La Salette

  "L'Apparizione ai veggenti"

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I veggenti Melania e Massimino, dopo aver fatto a voce un' incalcolabile numero di volte il racconto di come si è svolta l'apparizione, nel 1878 decidono di scriverlo. Viene pubblicato a Lecce il 15 Novembre 1879, con l'Imprimatur del Vescovo Monsignor Zola e ristampato "ne varietur" a Lione nel 1904, qualche mese prima della morte di Melania. Questa piccola pubblicazione è divenuta una rarità, sotto vi è riportato  il testo con fedeltà.

"Il 18 settembre 1846 vigilia della Santa Apparizione della Madonna, mi trovavo sola, come d'abitudine, per guardare le mucche dei miei padroni. Verso le undici del mattino, vidi avvicinarsi un ragazzino. Al vederlo, mi spaventai, mi sembrava infatti, che tutti dovevano sapere come io fuggissi ogni sorta di compagnia. Il ragazzo mi si avvicinò e mi disse: "Piccola, io vengo con te, anch'io sono di Corps".

A queste parole venne subito fuori il mio brutto temperamento, e ritirandomi di qualche passo, gli dissi: "Non voglio nessuno, voglio restare sola". Ma il ragazzo mi veniva dietro dicendo: "Su, lascia che venga con te, il mio padrone mi ha detto che debbo guardare le mucche con le tue: io sono di Corps". Io mi allontanai da lui e gli feci segno che non desideravo nessuno, e dopo essermi allontanata, mi sedetti sull'erba. Là mi misi a discorrere con i fiorellini del Buon Dio.

"Dopo un momento, diedi uno sguardo dietro di me e vidi Massimino seduto vicino a me. Mi disse subito: "Lasciami stare, sarò molto bravo". Ma il mio cattivo temperamento non ne volle sapere. Mi alzo con precipitazione e me ne scappo un pò più lontano senza dirgli nulla e mi rimetto a giocare con i fiorellini del Signore. Un momento dopo, Massimino era ancora là per ripetermi che sarebbe stato bravo e non avrebbe detto una parola, perché s'annoiava a stare da solo, e che il suo padrone l'aveva mandato con me, ecc. Questa volta mi fece pena e gli feci segno di sedersi, ed io continuai con i fiorellini del Buon Dio.

"Massimino non tardò a rompere il silenzio, si mise a ridere (e penso che si burlasse di me), io lo guardo e lui mi dice: "Divertiamoci, facciamo un gioco". Non risposi nulla, perché ero tanto ignorante che non capivo come si potesse giuocare con un'altra persona, essendo sempre stata sola. Io continuavo a giuocare, da sola, con i fiori, e Massimino essendosi del tutto avvicinato a me, non faceva che ridere dicendomi che i fiori non avevano orecchie per ascoltarmi e che dunque dovevamo giocare assieme. Ma io  non  mi sentivo affatto portata al gioco che mi faceva fare. Tuttavia incominciai a parlargli, e mi disse che i dieci giorni che doveva passare col suo padrone sarebbero presto finiti e che dopo se ne sarebbe andato a Corps da suo padre ecc....

"Mentre mi parlava s'udì la campana de La Salette, era l'Angelus; feci segno a Massimino di rivolgere il suo pensiero al Signore. Si scoprì il capo e rimase un momento in silenzio. Poi gli dissi: "Vuoi pranzare? - Si mi rispose. Andiamo". Ci sedemmo, presi dalla borsa le provvigioni che mi avevano dato  i miei padroni e, secondo la mia abitudine, prima di iniziare a tagliare il mio pane rotondo, con la punta del coltello, feci una croce sul pane, e nel mezzo un piccolo buco, dicendo: "Se c'è il diavolo, che se ne vada, se invece c'è il Signore, che vi resti"! E presto presto coprì il fiorellino.

Massimino scoppiò in una grande risata e diede una pedata al mio panino che mi scappò dalle mani, rotolò fino in basso alla montagna e si perse. Avevo con me un altro pezzo di pane; lo mangiammo insieme; e dopo ci mettemmo a giocare; ma capendo che Massimino doveva ancora aver fame, gli indicai un posto della montagna coperto di piccoli frutti. Lo spinsi ad andarseli a mangiare, ciò che fece subito; ne mangiò e ne riportò il cappello pieno. La sera discendemmo dalla montagna e ci promettemmo di ritornare a vigilare le nostre mucche assieme.

L'indomani 19 settembre, ero in cammino con Massimino. Stavamo salendo assieme alla montagna. Trovavo che Massimino era buonissimo, molto semplice, e parlava volentieri di ciò di cui volevo parlare, era anche molto arrendevole, rinunciando al suo modo di vedere; era solo un tantino curioso poiché, non appena io mi allontanavo da lui e vedeva che io mi fermavo, correva subito per vedere ciò che stavo facendo e sentire ciò che io dicevo ai fiori del Buon Dio; e se non arrivava in tempo mi domandava cosa io avessi loro detto.

"Massimino mi domandò di insegnarli un gioco. La mattina era già abbastanza inoltrata. Gli dissi di raccogliere dei fiori per fare il "Paradiso". Tutti e due ci mettemmo all'opera; presto avevamo una quantità di fiori di diversi colori. Si fece sentire l'Angelus del villaggio, perché il cielo era bello e senza nuvole. Dopo aver detto al Signore quello che sapevamo, dissi a Massimino che dovevamo condurre le mucche su un pianoro presso la scarpata, dove avremmo trovato delle pietre per costruire il "Paradiso". Conducemmo le mucche al posto designato e dopo consumammo il nostro piccolo pasto; poi ci mettemmo a trasportare pietre e a costruire la nostra piccola casa che consisteva in un pianterreno che avrebbe fatto da cosiddetta nostra abitazione, e un piano superiore che, secondo noi, era il "Paradiso".

"Questo piano era addobbato di fiori di diversi colori, con corone tenute dai gambi dei fiori stessi. Questo "Paradiso"   era coperto da un'unica pietra larga che avevamo coperto di fiori, tutt'intorno vi avevamo anche sospeso delle corolle. Costruito il "Paradiso" lo guardavamo; sopraggiunse il sonno, ci allontanammo da lì non più   di due passi e ci addormentammo sull'erba.

"Essendomi svegliata e non avendo visto le mucche, chiamai Massimino e raggiunsi la montagnola. Avendo visto da lassù che le mucche erano tranquillamente distese, ridiscesi, e Massimino stava salendo, quando ad un tratto vidi una bella luce più brillante di quella del sole ed ebbi appena il tempo di dire queste parole: "Massimino vedi tu laggiù? Ah! Mio Dio!". allo stesso istante lasciai cadere il bastone che tenevo in mano. Non so quale cosa deliziosa si passasse in quel momento in me, ma mi sentii attirare, provai un gran rispetto pieno d'amore ed il mio cuore avrebbe voluto correre più veloce di me.

"Guardavo con molta forza quella luce che era immobile, e come se si fosse aperta, scorsi un'altra luce ancora più brillante della prima che si muoveva e, in quella luce, una bellissima signora seduta sul nostro Paradiso con la testa fra le mani".

"La bella Signora si alza, incrocia piano le sue braccia guardandoci e ci dice: "Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura, sono qui Per Annunciarvi una grande notizia". Queste dolci e soavi parole mi fecero voltare fino a lei, mentre il mio cuore avrebbe voluto attaccarsi a lei per sempre.

"Arrivata vicinissimo alla Bella Signora, davanti a le, alla sua destra, Ella inizia il suo discorso, mentre anche le lagrime cominciano a scendere dai suoi begli occhi:

"Se il mio popolo no vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare  andare la mano di mio Figlio. Essa regge a fatica e si è tanto appesantita che non posso più trattenerla.

Da quanto tempo che soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, debbo pregarlo continuamente. E voi, non ne fate alcun caso. Ma avrete un bel pregare, un bel fare, non ricompenserete mai la pena che mi sono presa per voi".

"Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo si vuole accordare. È questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio".

"I conducente dei carri non sanno parlare senza mettervi in mezzo il nome di mio Figlio.

Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se i raccolti si guastano, è per colpa vostra. Ve l' ho fatto vedere l'anno scorso con le patate, non l'avete voluto capire; anzi ogni volta che si trovavano quelle guaste, voi bestemmiavate e  mettevate in mezzo il nome di mio Figlio. Ma esse continueranno a guastarsi, e a Natale non ne avrete più".

A questo punto io cercavo di capire la parola "patate"; e credevo si trattasse di "mele".

La Buona Bella Signora, indovinando il mio pensiero, ripiglia così: "Voi non capite, figli miei, ve lo dirò in altro modo".

La traduzione del francese è la seguente:

"Se il raccolto si rovina, è per causa vostra; ve l' ho fatto vedere l'anno scorso con le patate, e voi non l'avete voluto capire; anzi, al contrario, ogni volta che si trovavano quelle guaste, voi bestemmiavate e vi servivate del nome di mio Figlio. Esse continueranno a guastarsi e, a Natale non ce ne saranno più. Se avete del grano non bisogna seminarlo.

Tutto quello che seminerete lo mangeranno le bestie; e ciò che verrà, allorché lo trebbierete, diventerà polvere. Ci sarà una grande carestia. Prima che arrivi la carestia i bambini al di sotto dei sette anni saranno colti da un tremore e moriranno fra le mani di coloro che li tengono; gli altri faranno penitenza per mezzo della fame. Le noci diverranno cattive; l'uva diverrà fradicia"

A questo punto la Bella Signora, che mi rapiva, rimase un momento senza che io la sentissi; la vedevo però continuare, come se parlasse, a muovere con grazia le sue amabili labbra. Massimino allora riceveva il suo messaggio. Poi, indirizzandosi a me, la SS. Vergine mi parlò e mi diede un segreto in francese. Questo segreto, eccolo per intero e tal quale me l' ha dato.

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