
L’atteggiamento dell’autorità ecclesiastica, ostile ai fatti di Kerizinen, non muto dopo il ciclo delle apparizioni. Alle due ordinanze di mons. Fauvel, vescovo di Quimper-et-Leon, di cui abbiamo parlato e con le quali egli vietava ogni forma di culto a Kerizinen, se ne aggiunse una terza dello stesso tenore, emanata i120 maggio 1973 dal nuovo vescovo mons. Barbu.
L’anno seguente, in seguito ad una supplica rivoltagli dai sostenitori delle apparizioni affinché concedesse libertà di culto nel luogo interdetto, il prelato s’intrattenne per tre quarti d’ora, il 28 dicembre 1974, nella canonica di Plounevez-Lochrist con Jeanne-Louise e, il 27 febbraio 1975, invio un dossier alla Congregazione della Dottrina della Fede a Roma. Un altro dossier fu inviato alla stessa Congregazione dal teologo padre Triclot, favorevole alle apparizioni. L’esito non fu positivo. Il 2 luglio 1975, venne emessa una quarta ordinanza non dissimile dalle precedenti.
L’entrata in vigore del decreto di Paolo VI col quale si toglieva ogni interdizione al racconto di rivelazioni, profezie, miracoli, approvati o no dalla competente autorità ecclesiastica, e si concedeva ai fedeli piena libertà di recarsi sui luoghi dove tali fatti si fossero svolti, consenti di erigere per conto dei sostenitori di Kerizinen un grande santuario nel luogo dove era avvenuta la prima apparizione.
L’oratorio già esistente venne inglobato nell’edificio sacro. Questo misura 57 metri di lunghezza e 36 di larghezza. L’inaugurazione si svolse il 17 settembre 1978, presenti 12 mila fedeli. Il tempio é privo d’altare, non avendo 1’autorità ecclesiastica concessa la celebrazione della messa. Nel 1979 vi furono poste le belle vetrate.
L’associazione dei Figli della Madonna di Kerizinen, sorta nel 1977, cura la manutenzione del tempio, anima i pellegrinaggi e si adopera a diffondere nel mondo i messaggi, trasmessi da Cristo e dalla Vergine alla veggente.
Indubbiamente 1’autorità ecclesiastica avrà i suoi motivi per opporsi ad un movimento religioso cosi imponente come quello che é sorto nel piccolo villaggio bretone. Ma è lecito chiedersi se siano state compiute le inchieste canoniche previste per casi del genere, se siano stati approfonditi i fatti prodigiosi che vi sarebbero accaduti.
In un’intervista fatta a Jeanne-Louise Ramonet nel 1958, in occasione del 20’ anniversario della prima apparizione, fu chiesto alla veggente, dopo le due ordinanze del vescovo di Quimper contrarie ai pellegrinaggi a Kerizinen, se fosse mai stata interrogata ufficialmente dall’autorità ecclesiastica. "Mai ufficialmente" fu la sua risposta (cfr. L’Impartial, organo bimestrale dei figli di N.S. de La Salette, 119, 1988).
Ne risulta alcuna seria indagine sui prodigi che vi sono accaduti. E non furono pochi.
Pensiamo alla danza del sole. La prima volta fu 1’8 dicembre 1953, all’apertura dell’anno mariano. Il fenomeno si ripeté tre volte nel 1954. Jeanne-Louise lo descrive
cosi nella citata intervista:
"Il sole perde il suo splendore e lo si può fissare senza occhiali neri, senza vetro affumicato. Gli occhi non ne risentono. La prima volta il sole s’è come spezzato in due: una parte girava a destra, una parte a sinistra. Noi lo vedevamo avvicinarsi, sempre più grande. Varie persone sembravano spaventate, mentre i bambini si dimostravano divertiti. Trovavano che era bello che il sole scendesse sulla terra. Il fenomeno si é manifestato sempre alla stessa ora, ossia alle tre del pomeriggio, dopo la recita del rosario. L’ultima volta é stata il 6 ottobre (1958), ma io non ero presente".
Un altro prodigio sconvolgente: le comunioni mistiche che la Ramonet ha ricevuto più volte. Ecco il racconto d’una testimone oculare:
"Quando ho assistito a queste comunioni mistiche, davanti al ricettacolo di vetro, che fu poi sostituito dal piccolo oratorio, nel 1955, vi erano circa 20 o 30 persone. C’inginocchiavamo e Jeanne-Louise cominciava a recitare il rosario. Al termine d’una o due decine si fermava e alzava gli occhi al cielo, fissando qualche cosa che noi non potevamo vedere. Mi sembrava che camminasse sulle ginocchia, bianca in viso, con le mani giunte, estranea a cio che succedeva attorno a lei. Non credo d’esagerare, dicendo che era in estasi. Apriva la bocca, poi chinava il capo in un gesto di ringraziamento"
(Madame J. H., in Echos de Kerizinen, febbraio 1990).
Prodigiosa fu la sorgente scaturita in un luogo ritenuto privo d’acqua, dopo accurati sondaggi compiuti da esperti. La polla sgorgò all’improvviso, dopo uno scavo superficiale, il 131uglio 1952.
Dopo d’allora non ha più cessato di versare acqua, ritenuta giustamente miracolosa.
Ricorda la signora citata:
"Mio padre procedeva regolarmente alla pulizia della fontana e noi 1’aiutavamo: Jeanne-Louise, mia madre, i pellegrini presenti e io stessa".
Esprime la sua meraviglia nel vedere 1’acqua uscire in più luoghi dai meandri del granito, allorché si bloccava la sorgente per i lavori di pulitura e di restauro.
Quell’acqua aveva guarito un ragazzo di 15 anni, spacciato dai medici, dopo aver subito tre operazioni all’addome in seguito ad un attacco di peritonite. Era il 13 luglio 1955, esattamente il terzo anniversario della scaturigine della polla. La madre del ragazzo gli diede all’ospedale un cucchiaino di quell’acqua e subito la febbre scomparve, il drenaggio all’intestino si chiuse ed il dottore che visito 1’infermo, il giovedì seguente, noto con meraviglia 1’avvenuto miglioramento: "Potrà cavarsela" disse. In realtà la guarigione era già in atto (Echos de Kerizinen, cit.).
Abbiamo parlato della guarigione di Paolina Le Goff, degente nell’ospedale di Morlaix e ridotta in fin di vita, dopo che vennero sparse sul suo letto le margherite raccolte da Jeanne-Louise nel prato delle apparizioni.
Fu domandato alla veggente se fosse in grado di raccontare un caso autentico di malattia guarita in modo straordinario. Ella parlo d’una donna che si trascinava con difficoltà servendosi delle stampelle, perché affetta da decalcificazione delle anche. I medici di Parigi le avevano detto che soltanto con un’operazione sarebbe potuta guarire.
Ella era venuta a pregare due volte nel1’oratorio. Tutto qui. Era guarita senza operazione. Dopo tre anni, continuava a stare bene. Era già madre di due figli e ne ha avuto un terzo senza alcuna complicazione. Le sue stampelle erano state appese ad una parete dell’oratorio (cfr. L’Impartial, n. 119, cit.)
Ma quanti altri casi si sono verificati!
La signora M. R., dimorante nel Finistere del Nord, dichiara che la sua figlioletta Y., di sei anni, era affetta da una grave malattia al cuore. I medici non le davano alcuna speranza. Tutt’al più, quando la bambina avrebbe raggiunto i 10 anni, si poteva tentare un’operazione a cuore aperto. La madre, angosciata, si reco a pregare con la figlia nell’oratorio di Kerizinen. Era il 25 marzo 1960, festa della SS. Annunziata. La malata da allora sembro rinata a nuova vita. Quattro giorni dopo, un esame radiografico constato la perfetta guarigione (cfr. Les Messages de Kerizinen, p. 150, 1981).
L’abbé Gustavo Albert da molto tempo soffriva d’una malattia alla colonna vertebrale. Nel 1966, all’età di 62 anni, venne riconosciuto invalido all’85%. Approfittando d’un momento in cui i dolori erano meno intensi, egli si reco con alcuni confratelli a Kerizinen, il 2 ottobre 1968. Dopo aver salutato la Ramonet, recita il rosario nell’oratorio, si reca alla sorgente. Beve 1’acqua e con la mano bagnata si fa un massaggio sulla schiena. Parte con una tanica piena d’acqua del peso di 10 kg e non s’accorge che lo fa senza sentire alcun dolore. Cosi capisce d’essere guarito: da allora cammina spedito, sale e scende le scale senza far uso del bastone. Le radiografie non mettono più in evidenza 1’ernia al disco.
Il dott. Olivieri, per lungo tempo direttore del Bureau Medical di Lourdes, ha lasciato una dichiarazione in cui riconosce la straordinarietà, 1’istantaneità, la stabilita, del tutto umanamente inspiegabili, di quella guarigione. Ed aggiunge che, fra i 62 miracoli di Lourdes, esistono due casi analoghi.
Perché 1’autorità ecclesiastica diocesana non prende in esame serio questi fatti? Perché continua ad ignorarli, come se nulla fosse accaduto?
E le conversioni? Interrogata su questo punto, Jeanne- Louise rispose che molti a Kerizinen avevano abbandonato la vita immorale e 1’incredulità religiosa per ritornare in seno alla fede e alla pratica della vita cristiana. E i più erano rimasti fedeli alla grazia ricevuta (L’Impartial, n. 119, cit.). Anche il libro contenente i messaggi di Kerizinen conferma con esempi il fatto. Dall’Impartial del secondo trimestre 1995, n. 145, riporto la seguente testimonianza.
Una cattolica fervente, di cui si cita soltanto 1’iniziale del nome, F, direttrice d’una casa di riposo per sacerdoti anziani, era di religione calvinista e riteneva una montatura le apparizioni di Kerizinen. Essendo laureata in psicologia e specializzata nell’assistenza di handicappati mentali, riteneva la veggente né più né meno un’inferma di questo tipo.
Nel 1973 si recò con un’amica, anch’ella calvinista, a Kerizinen, persuasa di smascherare 1’impostura che, senza dubbio, era alla base di quella vicenda.
A questo punto riferiamo testualmente la relazione dell’abate B., in data 24 giugno 1992.
"Ecco dunque le nostre due giovani a Kerizinen. Ottengono di parlare con Jeanne-Louise. La conversazione era appena cominciata e la veggente non aveva detto che poche parole del tutto comuni, quando all’improvviso la signorina F. sente nel suo interno qualcosa d’insolito, d’incredibile.
È come se tutto il suo castello dottrinario calvinista crollasse e, su queste rovine, s’accorse innanzi tutto di credere alle apparizioni in quel villaggio ed in seguito all’insieme della dottrina cattolica, che peraltro ella conosceva molto vagamente. Certo le occorsero due anni per superare gli ostacoli che si frapposero alla rinuncia al calvinismo e per arrivare ad essere un’eccellente cattolica. I suoi genitori erano amareggiati nel vedere la loro figlia passare al cattolicesimo, ma, grazie a Dio, non le dichiararono guerra.
Ora ella é in ottimi rapporti col padre e la madre che, a dire il vero, sono più inclini all’incredulità moderna che ad un calvinismo integrale, intransigente, né manifestano alcuna intenzione d’avvicinarsi alla fede cattolica e questo addolora la loro figlia.
Ebbene, se questo fatto, che io garantisco nei suoi dettagli, non é un segno di Dio riguardo alle apparizioni di Kerizinen, vuol dire che io, prete cattolico, non ho capito nulla della Rivelazione cristiana".
La veggente invecchiò nella sua casetta paterna, nel1’umiltà, nella semplicità, nella povertà. Come tante altre anime mistiche, sostenne impavida gli assalti del demonio, che scatenava su di lei la sua rabbia impotente. Ormai, più che ottantenne, si spostava nella sua veste da camera color malva dalla seggiola al letto e dal letto alla seggiola. Era sofferente di cuore, ma la sua mente conservava una perfetta lucidità.
Cosi un testimone racconta la sua morte:
"Viveva le sue ultime sofferenze in comunione con i santi del cielo e della terra, senza il minimo lamento. Conosceva il giorno della sua morte. Dopo una notte simile a quella di Gesù nell’Orto degli ulivi, cadde in una pace perfetta. Non rispondeva alle domande che le facevano e la luce che splendeva sul suo volto faceva credere a chi la guardava che fosse già in cielo. All’alba rese 1’ultimo respiro" (L’Impartial, n. 145, 1995).
Era il 19 febbraio 1995. Pierre Chapalain, sindaco di Plounevez, dispose che si acquistasse per lei la cassa più bella. I pellegrini, giunti a Kerizinen, appresa con vivo dolore la triste notizia, recitarono, come al solito, sul prato delle apparizioni, alle tre del pomeriggio, il santo rosario per la pace eterna di quell’anima eletta.
La sua spoglia mortale fu collocata nell’ospizio San Giuseppe, dove ricevette 1’omaggio di tutta la popolazione e dei pellegrini, giunti da ogni parte. Anche il sindaco volle partecipare a quell’omaggio collettivo di stima, d’amore, di gratitudine verso colei che aveva dato fama al piccolo villaggio bretone.
I funerali si svolsero il pomeriggio del 23 febbraio. La chiesa parrocchiale di Plounevez era troppo piccola per accogliere la folla accorsa. Si calcola che fossero presenti 2.500 persone, la maggior parte delle quali dovette assistere al rito fuori del tempio.
Otto preti concelebrarono con padre Yves Arzur, parroco di Plounevez. Nell’omelia il celebrante sottolineo il modesto tenore di vita della defunta, mentre avrebbe potuto vivere "royale- ment". Aggiunse che la pietà mariana aveva riempito la sua intera esistenza. Non volle o non poté dire di più. Concluse con questo generico saluto:
"Nous disous adieu a une des notres, a une baptisee".
Ma la folla andava oltre le reticenze del prete officiante.
Vedeva in quella "battezzata" un’eletta di Dio, una confidente della Vergine, una depositaria d’un terribile messaggio profetico, dall’accettazione o dal rifiuto del quale dipende la sorte della Chiesa e dell’intera umanità. Per questo erano accorsi al rito funebre e per questo certamente pregavano, mentre si levavano solenni e maestosi i canti funebri",.!. d’una Schola cantorum.
Si, addio, povera ed incompresa contadinella di Kerizinen. Sei entrata nel novero delle umili protagoniste d’eventi eccezionali. Resti, con Melania Calvat, con Bernardette, con Lucia di Fatima, negli annali della Chiesa come una pietra miliare, che segna il cammino della salvezza ad una umanità smarrita ed incosciente, ad una Chiesa squassata da una crisi che desta amarezza e paura. Addio!
La tua missione 1’ hai compiuta. Spetta a noi fronteggiare le prospettive d’un futuro non certo roseo, facendo tesoro di quanto Cristo e la Vergine ti hanno rivelato sul praticello della tua ferme. Dall’alto, tu certo per questo preghi e, più autorevole di quando quaggiù vedevi disattese le tue speranze, derise le tue ammonizioni, susciterai, speriamo una larga adesione a quelle Voci provenienti dall’Alto e di cui sei stata una fedele e coraggiosa ambasciatrice.