
Il 28 maggio 1960 comincia 1’ultimo ciclo delle apparizioni.
"Di fronte ai castighi che colpiscono, permettetemi di ripetervi d’amare la volontà di Dio, d’amare sia la sua giustizia che la sua misericordia".
Iniziando con queste parole il suo messaggio, la Madonna si riferiva a due gravi sciagure accadute qualche mese prima: la rottura della diga di Malpasset, presso il Frejus, il 2 dicembre 1959, con 400 morti, e il terremoto del 29 febbraio 1960, che aveva raso al suolo la città d’Agadir, in Marocco, seppellendo sotto le macerie ben 22 mila persone.
L’amore che Dio porta all’uomo é infinito, prosegue la Vergine. In confronto 1’amore d’una madre per il suo figlio é paragonabile al gelo. Ma, quando 1’uomo rifiuta che Dio lo punisca? Anche nella punizione celeste affiora 1’amore. La Madonna sottolinea questo aspetto importante dell’azione divina. "Sappiate che in questi eventi terribili, guerre, inondazioni, terremoti, intere popolazioni distrutte da calamita, la Misericordia di Dio ha buon gioco su ogni anima colpita da morte orribile.
Lo spavento che precede questa morte serve sovente ad espiare un gran numero di peccati, anche le deviazioni (più riprovevoli).
In quell’istante supremo passano fra Dio e l’anima inenarrabili misteri di perdono. Così molti peccatori si salvano per il terrore inerente a questo genere di morte".
Ed esorta a temere, più che i mali del mondo, i peccati propri ed altrui. Apre infine i cuori alla speranza, annunciando che Dio la manda sulla terra perché prepari 1’avvento del regno di Cristo.
"La mia missione é di moltiplicare i figli della Luce, di raggruppare i consacrati e fedeli, come al tempo della Pentecoste, in una comunità che abbia un cuore solo ed un’anima sola, affinché ritorni l’era più bella vissuta sulla terra, quando Dio regnava, sovrano d’amore".
Prima che termini la visione, appaiono alla destra della Madonna S. Giuseppe ed in mezzo Gesù adolescente. Esso dimostra circa 12 anni, indossa una veste bianca; i suoi capelli, d’un biondo tendente al rosso, gli cadono sulle spalle. S. Giuseppe, benché non abbia più di 40-45 anni, ha il volto incorniciato da una barca grigia, come grigi sono i capelli. È coperto da una tunica rossa e da un manto dello stesso colore.
La Madonna e S. Giuseppe si chinano leggermente su Gesù, il quale dice con voce argentina:
"La Sacra Famiglia sia il vostro modello: modello di santità, di pietà, di lavoro".
"Da me imparate la santità".
"Imitate mia Madre nella preghiera, nell’unione del suo cuore a Me, per amare e adorare il nostro Padre celeste".
"Da S. Giuseppe imparate l’amore al lavoro. Cercando la vostra santificazione, la grazia di Dio, il perdono dei peccati, dovuti alla fragilità umana, i quali vi saranno sempre rimessi, il lavoro vi riuscirà più facile, proficuo, meritorio".
Subito dopo, la Ramonet vede la Sacra Famiglia, strettamente unita, salire lentamente in alto e scomparire.
In uno splendido mattino d’estate del 1960, mentre Jeanne-Louise é intenta ai suoi lavori quotidiani, le appare all’improvviso padre Pio. Si tratta indubbiamente di uno dei non rari fenomeni di bilocazione, che costellano la vita del grande mistico di Pietrelcina.
Certamente é venuto per infondere nella contadinella di Kerizinen nuove energie spirituali, che le consentano d’affrontare senza avvilirsi le difficoltà in mezzo alle quali svolge la sua non facile missione. La guarda, sorridendo, la benedice e scompare, senza rivolgerle una sola parola.
Il 1° ottobre 1960, appaiono alla veggente i due Cuori uniti.
La Vergine insorge contro la mentalità razionalistica oggi imperante, la quale si oppone alla fede, considerandola un rimasuglio del Medio Evo, mentre esalta la scienza umana, come vera fonte di felicità e di progresso.
"Il secolo dei lumi, Ella afferma, in realtà è il secolo delle tenebre. Che cosa non si fa per oscurare l’intelligenza? Gli uomini abusano della scienza per sorprendere la buona fede dei semplici che credono in Dio. (...) Guardatevi da quei perversi, restate figli della Luce. Con la preghiera la vostra fede rimarrà incrollabile fra le insidie che il demonio ed i cattivi vi tendono".
Come affrettare il regno d’Amore dei due Cuori celesti? Consacrando ad essi il mondo. La Vergine insiste su questo punto che nei disegni di Dio riveste un’importanza fondamentale.
"Questa consacrazione, Ella spiega, lenirebbe come un balsamo le piaghe del mondo, sarebbe come una luce che dissipa le tenebre da cui è avvolto, lo aiuterebbe ad uscire dal baratro in cui é sprofondato".
Jeanne-Louise comunica che molte famiglie hanno provato un senso di sollievo nell’apprendere dall’ultimo messaggio che parecchie anime si salverebbero nel momento supremo, quando la morte é causata da catastrofi.
"Dimenticate il prezzo del mio Sangue? le risponde Gesù. Oltre alle sofferenze che il più delle volte accompagnano la morte, la quale di per sé é già un’espiazione dei peccati, la grazia dei sacramenti e la mia Misericordia compiono la giustificazione dell’anima e l’ornano come una sposa, pronta a comparire davanti al suo Sposo celeste".
In tema di profezia, la Vergine tiene un’interessante catechesi, il 18 febbraio 1961.
"Le profezie sono sempre esistite nella Chiesa. L’Antico ed il Nuovo Testamento ne contengono molte e sono di fede. Lo spirito profetico é insito nella Chiesa cattolica. Perciò non credere alle profezie e alle manifestazioni celesti, in genere, anche moderne, significa rifiutare a Dio il diritto di parlare e di manifestarsi. Esse sono sempre grazie che vi avvertono dei pericoli incombenti e vi consolano, facendovi capire meglio il disegno della Provvidenza divina.
Dio non ha annunciati, per mezzo dei suoi inviati, il diluvio, I’incendio di Sodoma, l’esilio babilonese, la rovina di Gerusalemme con la dispersione del popolo ebraico (...) Anche adesso ha cura d’avvertirvi dell’arrivo dei grandi castighi. Certo le profezie sono condizionate. Si tratta di avvertimenti paterni da parte di Dio, perché gli uomini, scossi da santo terrore, ritornino a Lui. Ed ecco il motivo per cui devono essere divulgati come un mezzo di conversione, in quanto il timore di Dio é l’inizio della sapienza.
"È indispensabile che i vescovi e i preti si ricordino di essere le sentinelle del popolo di Dio e si facciano un dovere di coscienza di mostrare l’uragano della Giustizia divina, che presto si scatenerà sulle Nazioni empie. Le Nazioni, intese come collettività, non avendo davanti a sé un’eternità che riguarda le singole anime, debbono essere punite quaggiù, visibilmente".
A questo punto la Signora pone un’angosciosa domanda:
"A dispetto dei grandi avvertimenti del secolo scorso, il popolo é più sommesso a Dio, più religioso, migliore?".
Ed ecco 1’amara risposta:
"Ahimè! Purtroppo no, giacche i due terzi degli uomini vivono in peccato mortale. Cosi e moralmente certo l’arrivo del ‘gran colpo’. Per sventarlo ci vorrebbe una conversione pubblica, sincera".
Interviene Cristo, la cui presenza silenziosa é una tacita conferma delle parole della sua Madre santissima, per manifestare ancora una volta 1’immensità della sua misericordia verso gli uomini in grave pericolo di perdersi.
"Io mi chiamo Amore e sono pieno di Misericordia. È difficile rivelarmi, perché le anime rifiutano le manifestazioni del mio Amore: l’umiltà, la carità, le umiliazioni, le abnegazioni. Se attendo fiducia dal mondo, è per gettargli a piene mani i miei perdoni".
Il 24 marzo 1961, il vescovo di Quimperet-Leon, mons. Fauvel, fa pubblicare nella rivista diocesana "Settimana religiosa" una seconda condanna di Kerizinen, perché sono state disattese le prescrizioni da lui antecedentemente emesse. Proibisce "formalmente ogni forma di devozione e di culto a Kerizinen", minacciando in caso contrario più severe sanzioni ecclesiastiche.
Il giorno seguente, 25 marzo, festa dell’Annunciazione, la Madonna compare alle 9 del mattino nella casa di Jeanne-Louise. Piange insieme alla veggente e la invita ad accettare quella sofferenza in espiazione dei suoi difetti, ad amarla come una benedizione. Imiti la pazienza di Gesù nella sua terribile agonia e gli chieda la grazia di fare anch’essa tesoro del dolore.
Il 26 aprile, 1’incontro avviene con Gesù e con sua madre. Questa esprime tutta la sua tristezza nel constatare che i suoi messaggi e le sue lacrime cadono nel vuoto.
Si diffonde quindi ad illustrare 1’importanza delle rivelazioni che accompagnano le sue visite. Rappresentano una grazia insigne accordata al mondo smarrito e cieco. Sono "un’Apocalisse" in pieno accordo con quella di S. Giovanni. Se fanno temere e tremare é, con ragione, nella prospettiva del futuro, debbono anche soprattutto consolare e fortificare gli animi. (...) Dio le concede non per soddisfare la curiosità, ma per spronare alla fede e alla speranza, per indicare come comportarsi nei pericoli preannunciati, per spingere i peccatori alla conversione.
Anche Gesù ha rivelato agli apostoli tanti segreti. Cosi ora, con quei messaggi, che vuole siano comunicati agli uomini del nostro tempo, li mette a parte di misteri che, studiati, approfonditi, possono attenuare le sciagure incombenti, portando gli animi alla resipiscenza. È nella conoscenza del soprannaturale che si acquista la vera sapienza!
Negli ultimi due secoli le miserie fisiche e morali hanno assunto una dimensione spaventosa. Oggi siamo alla vigilia d’una catastrofe immane. Se Dio non interviene, 1’intero genere umano può essere distrutto dalle armi micidiali messe a punto dagli scienziati.
È 1’inferno che continua il suo gioco infame, servendosi dei suoi accoliti.
Si sarebbe tentati di cadere nella disperazione, se non sapessimo dai messaggi venuti dal cielo che la vittoria finale sarà di Cristo, attraverso Maria, la quale veglia maternamente perché trionfi la pace, la vera pace. E la celeste Messaggera v’invita ad aiutarla nella conquista di questo dono ineffabile, attraverso opere di carità e preghiere incessanti.
Quando i posteri indagheranno sulla causa che avrà cambiato la faccia del mondo, scopriranno che non fu una rivoluzione o una guerra, ma una crociata di preghiere, scaturita da cuori ardenti, da anime generose.
Prende la parola Gesù, per esaltare Colei che gli ha consentito d’assumere la natura umana e la chiama intermediaria di speranza, il cui Cuore Egli ha modellato a somiglianza ed immagine del Suo.
Frattanto i pellegrini continuavano ad accorrere sul prato delle apparizioni, elevando canti e preghiere, ma Jeanne-Louise, obbediente al decreto vescovile, non si univa ad essi. La Vergine, apparendole 1’8 luglio 1961, le chiede di rivolgersi all’autorità ecclesiastica, perché modifichi il suo comportamento, che reca alle anime un danno enorme. La Madonna parla di migliaia di persone, la cui fede é messa a rischio, e deplora che i suoi messaggi vengano del tutto ignorati.
"L’ora presente é grave e dolorosa. Il cielo é solcato da nubi minacciose e l’uragano sta avanzando su tutti i fronti".
Così la Vergine, il 7 ottobre 1961, festa del S. Rosario.
Realmente, in quell’anno e nel seguente, la guerra fredda toccò il più alto livello, minacciando di risolversi in guerreggiamento.
Nell’aprile 1961, un contingente anticastrista, appoggiato da aerei americani, sbarcò a Cuba, nella baia dei Porci, tentando 1’invasione dell’isola, ma trovò una resistenza imprevista e 1’impresa miseramente falli, lasciando uno strascico d’odio, di rancori tra Fidel Castro e i dirigenti degli Stati Uniti d’America.
Per arrestare 1’esodo dei tedeschi dalla Repubblica dell’est, i russi, nell’agosto nel 1961, erigono a Berlino il famoso muro, che segnerà, fino al 1989, il confine fra i due mondi, tra loro incomunicabili.
Nel 1962, la situazione s’aggrava. Mentre si assiste ai prodromi del sanguinoso conflitto, che sarebbe scoppiato nel Vietnam, i rapporti fra Stati Uniti e URSS si deteriorano a tal punto da far temere lo scoppio d’una guerra atomica. Fu quando Kruscev fece installare a Cuba missili a medio raggio e rampe di lancio in direzione degli Stati Uniti.
Kennedy ordinò il controllo di tutte le navi sovietiche dirette a Cuba e lo smantellamento delle postazioni missilistiche nell’isola. Il mondo stette col fiato sospeso, temendo lo scoppio d’una guerra nucleare.
Il Papa Giovanni XXIII, il 21 ottobre, rivolse ai diretti interessati e a tutto il mondo un messaggio di pace. Finalmente, su ordine di Kruscev, le navi sovietiche dirette a Cuba fecero marcia indietro e in seguito si provvide a smantellare i missili.
Aveva ben ragione quindi la Madonna di parlare di un’ora grave e dolorosa. Non solo a livello politico ma anche e soprattutto a livello spirituale. Infatti era in atto contro la Chiesa e contro tutto ciò che porta il nome di cristiano un assalto demoniaco talmente formidabile, quale la storia non ha mai registrato. Il mondo intero era vittima di quest’invasione diabolica. Lo sottolinea la Vergine:
"Le generose aspirazioni di libertà, di giustizia, di solidarietà fraterna che continuano a fermentare dal lievito cristiano e che danno l’impressione d’una primavera che annunci la nascita d’un mondo nuovo, carico di speranza, vengono contraffatte dallo Spirito del Male, pervertite, soffocate, fatte abortire con lo scatenamento di guerre, la schiavizzazione di popoli, la degradazione morale delle masse. Proprio perché soffia sul mondo una corrente sana, rinnovatrice, il Maledetto lavoro a tutto spiano in senso contrario, con la sua nefasta influenza, la sua malvagia azione corrompitrice".
Ma davanti al Dragone sta la Regina del Santo Rosario, la vincitrice di tutte le battaglie sostenute dalla cristianità contro gli assalti infernali.
Le frequenti visite che Ella compie sulla terra sono volute da Dio per vincere il degrado spirituale in cui versa il mondo e preparare la via allo Spirito Santo, che sconfiggerà lo Spirito del Male.
Le ore gravi e disperate sono le ore di Dio, gli scossoni che Egli da al mondo, perché riscopra la fede e ritorni, fidente, fra le sue braccia.
Il 3 marzo 1962, Cristo e la Vergine appaiono, mostrando i loro Cuori.
Ancora esortazioni, da parte della Madre di Dio, a diffondere nel mondo la devozione ai due Cuori, afflitti per 1’ingratitudine degli uomini. Nel rattristarli purtroppo si distinguono molti che pur si professano cristiani, ma che invece di partecipare alla crociata d’amore verso ogni forma d’ingiustizia, d’oppressione, di egoismo, "s’engourdissent dans une dangereuse somnolence", impigriscono in una pericolosa sonnolenza. Letargo in qualche modo complice con le forze sataniche, intente, attraverso un dinamismo frenetico, a precipitare 1’umanità nella tragedia più spaventosa della storia.
"Cristiani, risvegliatevi! Siate apostoli! L’apostolo non si chiude nel suo piccolo mondo personale ed egoistico, ma cerca di portare lontano la fiaccola che illumina con la luce della Verità i cuori dei suoi fratelli".
La Settimana Eucaristica (21-28 giugno 1962)
Durante 1’ottava del Corpus Domini del 1962, dal 21 al 28 giugno, Gesù appare tutti i giorni a Jeanne-Louise, comunicandole stupendi messaggi, che hanno per argomento il suo amore "eucaristico".
Le apparizioni avvengono verso le 8 del mattino nella casa della veggente. Temendo di dimenticare quei messaggi, Jeanne-Louise, prima di scriverli, li ripete più volte mentalmente.
21 giugno: Festa del Corpus Domini, L’Ostia é stata inventata dall’Amore, perché sia la Vita della nostra vita. In essa Cristo s’é abbassato per farci salire, si é annientato, si é fatto nostro schiavo. Solo cosi attraverso la comunione, la forza si unisce alla debolezza, la santità alla miseria. Solo cosi, un torrente di grazie invade 1’anima, un incalcolabile tesoro 1’arricchisce. Eppure chi apprezza un dono cosi grande?
22 giugno: Quanta voglia di miracoli hanno gli uomini! Quanto desiderio di novità! Ma quale miracolo può eguagliare 1’Eucaristia? Parecchi vorrebbero vedere Gesù con i loro occhi, ma ignorano che una comunione vale più di tutte le visioni esteriori. Il suo Cuore, vivente nell’Ostia, non é un miracolo costante, perenne?
Ai piedi dell’altare i credenti possono sintonizzare il battito dei loro cuori con quello ardente e amoroso del Cuore di Gesù.
23 giugno: Cristo ha sete di anime ed invita i pavidi ad accostarsi al suo Amore eucaristico. Senza paura s’appressino alla Mensa celeste! Vi si accostino, malgrado le loro miserie, i loro difetti, anzi proprio per questo, perché 1’Eucaristia non é una ricompensa dovuta ai meriti e alla santità, ma il mezzo, lo strumento per arrivarci.
L’Eucaristia fortifica la vita spirituale, rifà, consente, rinvigorisce le anime sotto tutti gli aspetti. Colui che consentì che essa agisse nel suo interno, viene trasformato in un ciborio vivente, il quale lascia dietro di se un raggio di luce, una scia di profumo celeste.
24 giugno: È domenica, Jeanne-Louise si reca nella chiesa parrocchiale, dove riceverà la comunione non da Gesù, come a Kerizinen, ma dalle mani del sacerdote che celebra la Messa. Gesù la illumina sull’aspetto sacrificale dell’Eucaristia, la quale perpetua nei secoli la sua immolazione sul Golgota. Egli vorrebbe che i sacerdoti all’altare elevassero sempre con mani pure 1’Ostia santa. Vorrebbe che fossero il suo appoggio, i suoi buoni cirenei. Gioisce ogni volta che nasce fra le mani dei suoi eletti. Li stringe a se come fece con Giovanni nell’ultima cena.
25 giugno: Nell’Eucaristia 1’amore di Cristo raggiunge il colmo della follia. Da quando 1’istituì nel cenacolo, Egli è 1’eterno prigioniero, 1’eterno pellegrino sulla via d’Emmaus, 1’eterno compagno che fornisce il viatico a noi esuli, in marcia verso la Patria.
Amore veramente folle, ma poco compreso e meno corrisposto! Questa scarsa corrispondenza fa soffrire Colui che tutto ha dato per la felicita dei suoi figli.
Ricevendo 1’Ostia, lacerino i credenti il velo che lo nasconde, si troveranno a faccia a faccia con Lui e, assorti in umile adorazione, meglio comprenderanno la vastità del suo amore, capace di trasformare le anime in fiamme vivide, in presenze angeliche, perché di queste anime, luminose, trasparenti, celestiali, ha bisogno il mondo, per scuotersi dal sonno in cui e immerso.
26 giugno: Molti onorano la Passione di Cristo sul Calvario, ma dimenticano la Passione mistica che Egli soffre nell’anima dei peccatori. Passione d’amore e passione d’odio.
Passione d’amore. Ogni giorno egli pianta la Croce sul1’altare per applicare alle genti di buona volontà i meriti delle sue sofferenze e per lavarle nel suo Sangue prezioso
Passione d’odio. È quella che Egli patisce dai nemici dell’Eucaristia, i quali con le loro bestemmie e i loro sacrilegi rinnovano gli spasimi atroci della sua crocifissione.
Gesù ha sete d’anime. Ognuna d’esse vale il prezzo del suo olocausto! Ma quanto é solo nei tabernacoli di marmo o di legno dorato! Quanti tabernacoli viventi vorrebbe accanto a se, perché lo consolassero delle ingratitudini che riceve! È sua delizia restare tra i figli degli uomini.
27 giugno: Poco compresa é la nera ingratitudine degli uomini che calpestano le più belle testimonianze dell’amore del Figlio di Dio: la greppia di Betlemme, la Croce, ma soprattutto, 1’Ostia. Si accumulano crimini su crimini.
Come Erode, molti lo perseguitano. L’odio verso di Lui cresce di giorno in giorno. Malgrado cio Egli resta sempre il Dio d’amore e di misericordia.
28 giugno: Egli batte a tutte le porte, ma pochi gli aprono. Ha bisogno d’anime generose che riparino le freddezze e le indifferenze di tanti cristiani, gli oltraggi d’ogni sorta di cui é vittima nel sacramento d’Amore. Che gioia poter dire: "Con questa comunione ho reso a Gesù la gloria che gli tolgono i peccatori, i sacrileghi". Perché il tabernacolo si trasforma non di rado per Lui nella prigione del sinedrio dove trascorse la notte dal giovedì al venerdì santo. "Il torrente d’insulti, d’obbrobri, di bestemmie di quella notte è nulla, Egli dice, di fronte al torrente che da venti secoli s’abbatte contro la mia amorevole dimora eucaristica. Tradimenti, sacrilegi, abbandoni che deturpano la mia Figura e feriscono il mio Cuore".
29 giugno: Festa del S. Cuore. Tema del lungo messaggio che Cristo affida alla veggente é la piaga aperta nel suo costato dalla lancia del centurione romano. Quella piaga continua a sanguinare per i colpi inferti dalla crudeltà e dall’ingratitudine umana. Ma anche dall’indifferenza dei giusti. Essa blocca, paralizza lo slancio dei cuori. Povere anime! Un freddo glaciale le intorpidisce.
Si disinteressano della solitudine in cui Egli é lasciato nei tabernacoli. Gli passano davanti e non sanno cosa dirgli, mentre tutto potrebbero strappargli dalla sua inesauribile generosità. Si comportano con Lui come i tre apostoli nell’orto del Getsemani, mentre agonizzava. Ciò nonostante Egli non si stanca di chiamare, d’attendere.
Per grazia del Cielo esistono stuoli d’anime generose che, dimentiche di se, vere ostie viventi, rispondono ai suoi appelli accorati, gli tolgono dal Cuore le spine, gli asciugano il sangue che sgorga dalla ferita del costato, si offrono in olocausto, perché il Regno di Amore si estenda dovunque ed anche le anime più restie siano attratte da quella fonte perenne di salvezza. Termina la "settimana eucaristica" con questa consolante constatazione.
30 giugno 1962: Appare Gesù con la sua Madre celeste nella casa umile e disadorna di Jeanne-Louise e da la comunione alla veggente. Poi prende la parola la Vergine.
Anch’ella fa appello affinché si onori il suo Cuore Immacolato, legato da rapporti d’ineffabile Amore al Cuore del suo Figlio diletto. Da buona Madre esulta quando vede anime belle accostarsi alla Mensa eucaristica e trascorrere ore deliziose davanti al tabernacolo in dolce adorazione del Cuore del suo Figlio.
Poiché in quel giorno ricorre la festa del suo Cuore Immacolato, Ella domanda che tutte le sue feste abbiano un riferimento all’Eucaristia, spingano a ricevere 1’Ostia santa.
Ancora Cristo e la Vergine sono presenti coi loro Cuori uniti nell’apparizione del 2 febbraio 1963, festa della presentazione di Gesù al tempio.
La Vergine, come sempre, indica nel ritorno alla fede e nel ripudio della mentalità del mondo la salvezza del1’umanità, che si dibatte in una cupa atmosfera, impregnata d’odio e d’egoismo, fra guerre, stragi ed orrori d’ogni genere. Al generale marasma, che ingenera disperazione, fanno da contrappeso 1’attesa del ritorno di Cristo, 1’avvento del suo regno d’amore, di giustizia e di pace.
Vivere alla presenza di Dio che attende, paziente, nei tabernacoli il tributo d’amore, d’adorazione, di gratitudine dei suoi figli prediletti. Prestare orecchio, nel silenzio, al bisbiglio della sua parola, imprimerla nell’intimità dello spirito, farne la regola di vita.
Questo il segreto che conduce all’intima unione con Dio, che dà la forza di resistere alle tentazioni, le quali assillano di continuo anche i buoni, che infonde coraggio nelle prove, nelle sofferenze, nelle crisi, inevitabili, dell’esistenza terrena.
All’opposto, la dimenticanza di questa Presenza apre la porta del cuore a tutti i vizi. I peccatori non hanno Dio davanti agli occhi. Per questo i loro pensieri, le loro parole, le loro opere, risultano inquinate dai miasmi della corruzione.
Jeanne-Louise sta attraversando una fase critica. Si sente indegna dei carismi di cui é resa partecipe. Pensa che per colpa sua i fatti prodigiosi di Kerizinen non decollino. L’approvazione dell’autorità ecclesiastica e quella conoscenza a largo raggio dei messaggi, che é volontà del Cielo sia raggiunta, restano un pio desiderio. Ciò la convince della sua incapacità, anzi della sua indegnità, al grande compito cui e chiamata.
È tentata di smettere di scrivere i messaggi che non trovano risposta nell’ambito del Clero e, rivolta a Gesù e alla Vergine, manifesta con palese rincrescimento la sua inadeguatezza.
"Perché vi rivolgete a me, che sono una peccatrice?".
Le risponde Cristo con parole vibranti.
Ella é stata scelta proprio per manifestare alle anime le meraviglie celesti attraverso la piccolezza, il nulla che é. Resti sempre così umile, piccola. E scriva.
Scriva quanto ama Gesù i suoi sacerdoti! Quanto é grato per il lavoro che compiono nell’intento di allargare il suo Regno. Ambisce stringerli ancor più strettamente al suo Cuore. Hanno tanto bisogno d’amore! Che non lo cerchino negli affetti precari e instabili della terra, ma davanti al tabernacolo. Dal Cuore di Cristo riceveranno il centuplo dell’affetto di cui sentono la necessita.
Che ogni prete consideri la dignità alla quale é stato elevato. Se berrà 1’acqua che il Maestro gli dispensa, non avrà più sete dell’acqua terrestre.
Scriva Jeanne-Louise e diffonda i messaggi che riceve, senza alcuna preoccupazione. I suoi superiori debbono conoscere i desideri provenienti dall’Alto. Si tratta della salvezza e della felicita d’un gran numero d’anime.
Il 26 marzo 1963, il solo Cristo appare. Lamenta come, sotto la spinta del materialismo, cresca 1’indifferenza religiosa e sprona le anime dei fedeli ad intensificare la loro devozione all’Eucaristia con comunioni riparatrici. Desidera che nel piccolo oratorio, costruito a Kerizinen, si possano celebrare le messe e distribuire le comunioni. Lo fanno soffrire certe usanze moderne che s’infiltrano un po’ dovunque e che sono contrarie alla fede e alla tradizione cattolica, soprattutto dal punto di vista liturgico, mettendo in pericolo lo stesso Sacramento del1’Eucaristia.
Cristo certamente allude agli abusi che si verificheranno nel postconcilio sia nella celebrazione della Messa, che nella conservazione dell’Eucaristia e nella sua distribuzione. E incita a formare una linea di difesa attorno al tabernacolo, una corona d’anime, che pongano al vertice dei loro pensieri e della loro attività 1’amore immenso, racchiuso nel piccolo disco bianco. Un amore cosi grande che appena lo può contenere il suo Cuore.
È come un oceano, i cui flutti battono con forza contro le dighe che gli impediscono di far breccia nei cuori. Molti di quei cuori respingono con altrettanta forza le sue sollecitazioni e ciò gli reca una grande pena, perché vorrebbe sommergere il mondo nel mare infinito della sua carità.
Se ha preso la forma di pane, lo ha fatto per nutrire le anime infiacchite dalla mancanza di quel cibo, per immedesimarsi sacramentalmente con i suoi figli. Queste calde espressioni, prorompenti dal Cuore dei cuori, commuovono la veggente.
"0 mio divino Maestro! ella esclama. Quale gioia rivedervi e come vorrei amarvi ancor più, consolarvi degli oltraggi che ricevete, guadagnarvi anime. Ma a quali deboli mani voi affidate un cosi grave compito".
E ritorna a dire che ritiene inutile scrivere i messaggi, ai quali nessuno vuole credere.
Ma Gesù insiste, esortandola a lasciar fare a Lui. Vuole servirsi proprio della debolezza di lei, per far meglio risaltare la potenza del suo amore. Tutti hanno potuto constatare le meravigliose trasformazioni compiute da Lui nei cuori che hanno creduto ai suoi appelli.
Pur lasciando liberi i superiori ecclesiastici, aspetta da loro un gesto che consenta la realizzazione dei suoi progetti d’amore. Le condanne certo non aiutano i suoi disegni e feriscono il suo Cuore. Non ascoltando le voci del Cielo, che mirano a contrastare il diffondersi del materialismo, si contribuisce a cancellare Dio e a distruggere la sua immagine in seno alla società moderna.
Lancia quindi un forte appello alla veggente: scriva, scriva. Manifesti il suo stato d’animo, di fronte al rifiuto e ai divieti dei superiori, perché costoro finalmente comprendano.
Scriva per contrapporsi a tanti che, indotti da un odio forsennato, pubblicano libri blasfemi, nell’intento di avvelenare le anime.
Non si scoraggi quando soffre persecuzioni a causa della verità, della giustizia, dell’amore. Anzi gioisca. Rispecchi il suo volto la gioia che allieta la sua anima. Sara una gioia comunicativa. S’irradierà nei cuori mediante il suo volto dolce ed amabile. Rifletta un raggio della bontà e della tenerezza di Colui, di cui ella è 1’ambasciatrice. La più bella testimonianza che ella possa dare é di attrargli anime, anime, anime...
30 marzo 1963 : Ancora Cristo con parole che toccano il cuore.
Egli traccia un quadro a vivi colori delle terribili sofferenze non solo da Lui accettate, ma ardentemente desiderate, per il bene degli uomini.
Realizzando il progetto, accarezzato fin dall’eternità, ha lasciato il seno del Padre per entrare nel seno d’una Madre Vergine e Immacolata. Ma la sua incarnazione ha pur sempre comportato il passaggio dalla luce alle tenebre, dal luogo delle delizie, inimmaginabili all’intelligenza umana, ad una valle di lacrime.
In cielo udiva benedizioni e canti di lode a Lui rivolti, in terra bestemmie e maledizioni. Nell’Empireo gli Angeli gli obbedivano, in terra si é voluto sottomettere non solo a Maria e Giuseppe, ma anche a carnefici spietati.
Sulla terra la sua faccia, risplendente di luce, é stata coperta di sputi. Invece d’un manto regale, gli hanno fatto indossare la veste d’un pazzo. E per diadema gli hanno calcato in testa una corona di spine.
Come scettro gli hanno dato una canna e per trono una croce. Da Re del Cielo lo hanno declassato al rango di re da strapazzo.
Gli abbracci in Cielo del Padre si sono mutati in terra nel cinico abbraccio d’un discepolo traditore, nell’orrendo abbraccio con una croce alla quale 1’ hanno inchiodato.
Se si riconoscesse la catena d’amore che lega il Cuore di Cristo all’umanità, il cui primo anello é 1’incarnazione e 1’ultimo il Calvario! Vero abisso insondabile, é stato quell’Amore a sostenere la vittima lungo la Via Crucis ed in vetta al Golgota. Quando cadeva sotto il peso della croce, non erano le braccia dei carnefici a rialzarlo, né i loro calci a fargli fare un passo avanti, ma 1’Amore, unicamente il grande, immenso, inenarrabile Amore ch’Egli nutre per gli uomini, ingrati.
Avrebbe dovuto essere già morto, quando i carnefici gli hanno posto sulle spalle la croce. Dopo una notte in preda alle contumelie, agli sputi, agli schiaffi degli sgherri del Sinedrio, dopo la selvaggia e barbara flagellazione, dopo la coronazione di spine, il corpo delicato che gli aveva dato la più pura delle madri avrebbe dovuto soccombere. La forza di resistere gli derivava dal1’Amore. La sua immolazione, fortemente voluta, ardentemente desiderata per il bene dell’umanità peccatrice, doveva essere consumata nella sua interezza.
Quest’immolazione, iniziata il giorno del "fiat" di Maria, é proseguita nel nascondimento di Nazareth, negli anni della vita pubblica, caratterizzati da discorsi e miracoli, che sempre lo seguiva la cupa scena della crocifissione. Né gli sfuggiva 1’inutilità dei tormenti, cui andava incontro, per i molti che lo avrebbero ripagato con rifiuti, scherni, odio, empietà. Questa massiccia ingratitudine lo fa soffrire più dei flagelli, delle spine, dei chiodi, della lancia, giacche ogni anima vale il prezzo della sua Passione e, quando essa gli si ribella, compie lo stesso gesto del centurione, gli trapassa il Cuore, traboccante invano d’amore.
Il segno più evidente della sua immolazione é il sangue, che copre il suo corpo dalla testa ai piedi. I primi cristiani raccoglievano con pietà e venerazione il sangue dei martiri. Lo facevano nel ricordo del sangue versato dal redentore. Un sangue purtroppo caduto su un terreno ingrato. I primi ad esserne attinti furono gli uomini addetti alla crocifissione. E continua ad irrorare quel sangue la terra, perché gli uomini se ne servano come lavacro per la purificazione dai peccati. Ma quanti ne approfittano, accostandosi al sacramento della riconciliazione?
Immenso é il valore della sofferenza. Coloro che ne sono colpiti, dovrebbero essere grati a Cristo, il quale, non potendo ripetere fisicamente la sua Passione, la continua misticamente nei suoi figli. S. Paolo era certo di compiere, soffrendo, ciò che mancava ai dolori del Maestro.
Se uno batte volontariamente la testa contro un muro é giudicato un pazzo. E i cristiani, membri del Corpo mistico di Cristo, cosa colpiscono, da veri pazzi, se non il loro Capo, danneggiando naturalmente se stessi?
E tanti fanno peggio: si staccano dal Corpo come poveri tralci che, separati dalla vite, sono destinati ad inaridire e ad essere gettati nel fuoco. Quanto lo fanno soffrire!
Gesù invita la veggente a pregare per le troppe anime che corrono il rischio della perdizione eterna. Esse sono, fra i redenti, le più misere, le più infelici: hanno bisogno della solidarietà di quanti quaggiù portano la loro croce.
Il 24 maggio 1963, appaiono Cristo e la Vergine ancora con i loro Cuori uniti.
Gesù ha parole d’esaltazione per la sua Madre santissima.
Più che regina, ella é la Madre di tutti e di ciascun uomo. Il suo compito é di condurre le anime a Dio, di risvegliare 1’amore, la fiducia in Lui, d’insegnare 1’abbandono alla sua volontà. Ma le sue preferenze e non é in cio che si distingue una mamma? vanno agli afflitti, ai disperati, agli infermi, ai poveri, ai peccatori, la porzione prediletta del gregge di Cristo.
Il momento in cui Maria spiega la sua vigilanza suprema e ingaggia col demonio la lotta più feroce é quello dell’agonia di ciascuno dei suoi figli. In quel momento si gioca il tutto per tutto. Ella lavora per la salvezza dell’agonizzante finche 1’angelo del giudizio non dice: "Non c’e più tempo".
Se la Vergine non occupa il posto che le compete, nella famiglia, nella parrocchia, nella Chiesa, subentrano il disordine, la confusione, il caos.
Anziché costituire un attentato alla Sovranità divina, gli onori resi a Lei glorificano la SS. Trinità.
Non si deve separare ciò che 1’Eterno ha unito. Senza Maria, non vi sarebbero stati il Salvatore, la Redenzione, la Chiesa. Cristo 1’ ha voluta presente nel cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando la Chiesa ha cominciato il suo cammino, perché ne fosse la Madre.
Ella ha vegliato con tenerezza veramente materna la Chiesa nascente ed ha continuato nei secoli a svolgere il ruolo di mediatrice e di modello, alimentando la fede in Cristo, la speranza d’un mondo migliore, la solidarietà fraterna fra i popoli.
Svolgere il doppio ruolo di mediatrice e di modello rientra essenzialmente nei compiti di una madre. La madre non solo trasmette la vita ai figli, ma cerca anche di plasmarli a sua immagine.
Maria, contribuendo alla nascita della vita spirituale dei cristiani, si sforza anche d’imprimere in essi il riflesso delle virtù, che fanno di Lei il modello perfetto della Sposa "senza ruga e senza macchia", come si legge nella Sacra Scrittura.
Le lacerazioni, avvenute nella cristianità nel corso della storia, 1’ hanno crudelmente addolorata. Ella molto di più di noi é in grado di misurare la gravita dello strappo recato alla tunica inconsutile del suo Figlio. Il suo più vivo desiderio é che si rinnovi in seno alla Chiesa 1’atmosfera del cenacolo, 1’unanimità nell’amore. Ed é Lei a infondere in noi la speranza che questo miracolo un giorno si avveri.
È inconcepibile per Lei che vi siano degli orfani volontari, ostinati nel respingere le carezze d’una Madre così tenera. Sotto il suo manto ognuno trova protezione e sicurezza.
Soprattutto i pastori d’anime facciano tesoro di questa Maestra incomparabile. Bevano a larghi sorsi dal suo Cuore Immacolato la dottrina forte e soave, luminosa e solida della Misericordia divina, per metterne a parte il loro gregge. La supplichino di donare ad essi il carisma preziosissimo dell’apostolato mariano. Guardino ai grandi santi che 1’ hanno praticato. Scopriranno in quegli apostoli il rigore e 1’intransigenza su principi inderogabili, ma anche una pietà immensa per tutte le miserie umane, quel misto di fermezza e d’indulgenza che hanno appreso alla scuola della Madre celeste; una bontà, una serenità, una dolcezza che li renderanno convincenti in parole, fecondi in opere sante.
Il 25 febbraio 1964, la sola Vergine appare alla sua prediletta, spiegandole che Ella esercita il ruolo di Madre della Chiesa, per volontà del suo Figlio divino. E sgorgano dal suo Cuore immacolato preziosi ammaestramenti, degni della saggezza di Colei che é invocata col titolo di "Sedes Sapientiae" e insieme della dolcezza di una vera "Mater amabilis".
"Io sono la via che conduce al Signore. Entrate in questa via. Non camminerete nelle tenebre, ma nella luce della vita che é Cristo. Quella luce trionferà in voi sulle tenebre del male, infonderà la forza, la pace, la gioia di Dio. Oh, come le gioie e gli affetti del mondo sarebbero pieni d’un fascino sconosciuto, se li subordinaste al dovere prioritario, che é quello d’amare innanzi tutto Gesù e in Lui e per Lui tutte le creature!".
La celeste Messaggera ricorda il viaggio in Terra Santa, compiuto da Paolo VI nel gennaio 1964.
"A Betlemme, Ella dice, ha fatto scendere sull’altare della Grotta il Bambino glorificato e adorato dai Re Magi. Più lontano, ha incontrato ed abbracciato l’altro pastore cristiano". La Madonna allude all’abbraccio fra Paolo VI ed il patriarca di Costantinopoli Atenagora, avvenuto a Gerusalemme il 6 gennaio, festa dell’Epifania.
Era la prima volta che dal 1493, dai tempi del concilio di Firenze, il capo della Chiesa cattolica s’incontrava col capo della Chiesa ortodossa. Questo abbraccio fra le guide di centinaia di milioni di cristiani stimoli tutti i fedeli a cercare 1’abbraccio con le anime ansiose di unita, di verità e di pace.
"Unitevi, amatevi, esorta la Vergine, aiutatevi, affinché tutti i popoli, liberati da false dottrine ed attratti da un cattolicesimo autenticamente mistico, colto, sociale, al seguito del S. Padre, s’inginocchino umilmente ai piedi di Cristo, re d’amore e di misericordia".
Il lungo ciclo delle apparizioni é prossimo al suo compimento. Sono gli ultimi appelli, gli ultimi consigli, gli ultimi suggerimenti quelli che riceve la contadinella di Kerizinen.
Nell’apparizione del 14 marzo 1964 la Madonna ritorna sul tema del dolore e della morte. Non é stato Dio che ha voluto queste realtà negative. Esse sono state introdotte nel mondo dal peccato. Ma 1’amore di Dio ha saputo trasformare questi frutti del peccato in meravigliosi strumenti di salvezza.
La sofferenza, accettata dalle mani del Signore con rassegnazione cristiana, diventa un elemento di purificazione. Diventa altresì una Maestra di saggezza. C’insegna a vivere nella fede, nella speranza, nella carità e ci spalanca le porte della gioia eterna.
Quando soffriamo, pensiamo a Cristo, che é accanto a noi, ci guarda, si china su di noi, per dare un senso al nostro dolore. Dopo Cristo, il dolore non é più un problema assillante, un enigma incomprensibile.
Esso, rovesciando gli schemi del raziocinio umano, fa di noi altrettanti Cristi, con le stigmate impresse nei nostri corpi.
Il soffrire per il credente, lungi dall’essere una mutilazione, uno scacco, é invece una vittoria. Ci conferisce un potere inaudito. Fa di noi dei corredentori, perché é Cristo che patisce in noi, agonizza in noi.
Se il nostro pellegrinaggio terrestre è scandito dalle stagioni della Via Crucis, sappiamo che, dopo la quattordicesima stazione, s’apre uno scenario di luce senza misura e senza fine, dove saremo sommersi in una felicita oggi inimmaginabile. Bisogna soffrire e morire con Cristo per vivere eternamente con Lui.
Le gioie di questo mondo c’ingannano, non le croci. Esse sono talmente preziose, che il nostro Padre celeste non vuole privarcene. Quando ci colpiscono, Dio parla a noi paternamente, in segreto, schiudendo le nostre anime alla sua grazia, le nostre labbra ad un atto di rassegnazione e di fede nel suo Amore, che prepara a noi il premio più ambito.
In cielo comprenderemo quanto Dio ci abbia amati attraverso la sofferenza. Vorremmo percorrere un cammino diverso da quello di Gesù Crocifisso?
Quel grido, che Egli lanciò prima di spirare, aveva il significato d’un appello, affinché 1’umanità intera si raccogliesse ai piedi della croce e guardasse come si ama, come si soffre, come si muore, prendendo a modello di vita la sua carità e le sue pene.
Il merito del dolore non é ristretto soltanto a chi lo patisce, ma si estende all’intero Corpo mistico del Cristo. Quante anime sono state aiutate, sostenute, salvate dalle preghiere e dal dolore d’un cuore generoso!
Se un braccio della croce ci fa una carezza che sa di sangue, offriamola coraggiosamente per le anime abbandonate, prive d’ogni soccorso, le quali lottano nel buio, cercando invano un raggio di luce, che illumini il loro cammino!
Così, invece di soffrire passivamente, senza scopo, senza merito, riporteremo vittoria sugli effetti del peccato, peccato nostro e peccato altrui, coglieremo 1’opportunità di compiere un’oblazione libera, gradita a Dio, utile a noi, provvidenziale per il nostro prossimo, la quale si configurerà in un trionfo della misericordia divina.
Sappiamo che la vittoria su Satana, autore d’ogni infelicità, d’ogni sventura, é assicurata, grazie alla vita di Cristo e alla sua resurrezione. La Resurrezione! Per raggiungerla mette conto abbracciare la Croce e spiegare agl’ignari le ragioni della nostra speranza, inducendo anch’essi a dissetarsi alla sorgente che da vita. Questa é la testimonianza che attende da noi il Cristo risorto.
La devozione ai Cuori di Gesù e di Maria, uniti nel vincolo d’amore dello Spirito Santo, é 1’oggetto della visione del 5 giugno 1964, primo venerdì del mese.
Gesù invita tutte le anime di buona volontà a riscaldarsi alla fiamma del suo cuore e le sprona a portargli tante anime. Quanto più le Nazioni si allontanano da Lui e lo respingono, tanto più la sua Madre celeste lo esorta ad aprire i tesori infiniti, del suo Cuore adorabile.
In seguito alle apparizioni a S. Margherita Alacoque, nel 1673, a Parayle Monial, la devozione al Sacro Cuore si é molto diffusa con grande beneficio delle anime. Ma Maria prega il suo Figlio ad aprire ulteriormente lo scrigno delle sue grazie, arricchendo tante altre anime, immergendole nell’Oceano della sua misericordia.
La Madonna tiene in mano la chiave di quello scrigno, ed invita noi ad approfittare dell’effusione dei tesori che ne scaturiscono e ci presenta il Cuore del suo Figlio come modello di vita. Amiamo ciò che Esso ha amato, odiamo ciò che ha odiato. Agendo cosi, gusteremo quaggiù un anticipo delle delizie del Cielo.
Ancora i due Cuori uniti si presentano nella penultima apparizione, il 4 dicembre 1964, primo venerdì del mese.
È appena finito il Congresso eucaristico di Bombay e Gesù ritorna sul tema dell’Eucaristia.
"Quando, la vigilia della mia morte, Egli dice, trovai nel mio Cuore e nella mia Onnipotenza il segreto d’essere nello stesso tempo il Dio che va e il Dio che resta, ho creato l’Eucaristia, ho creato il Sacerdozio e (ho predisposto) gli onori pubblici, che nel corso dei secoli sarebbero stati resi a questa invenzione del mio Amore. Immaginate il gaudio che invase il mio Cuore divino, quella sera, dopo l’istituzione di questo sacramento, pensando alla gioia, alla forza, all’amore che tante anime, nel corso dei secoli, avrebbero trovato in esso!".
Poi il suo pensiero va al papa Paolo VI, che nel settembre dell’anno seguente avrebbe pubblicato 1’enciclica "Mysterium fidei", in cui ripropone la dottrina cattolica sulla presenza reale del Cristo nell’Eucaristia, prendendo posizione contro le moderne interpretazioni di certi teologi su quel dogma.
"Creando il papato ho creato la S. Chiesa. Io l’amo come una sposa. Quale Sposo fedele, con quanta tenerezza veglio su di lei, le presto aiuto e assistenza. Nascosto nell’Ostia, le dono vita, forza, luce, grazia".
E si paragona al sole che riscalda la terra, intirizzita dal gelo invernale. Sarà 1’Eucaristia a risollevare la società dal baratro in cui é caduta, a comunicare la purezza ai cuori, la fortezza alle anime nella lotta contro il mondo e contro gli assalti di Satana.
Non é un miracolo la grandezza spirituale di certe anime che riflettono la luce dell’Eucaristia? Non é fiorita nella Chiesa cattolica la santità a tutti i livelli in virtù dell’Ostia consacrata?
Ritornando al Congresso eucaristico di Bombay, Egli rileva che si é commosso di fronte alla compostezza, al rispetto dimostrati da un popolo di religione diversa, durante le grandi manifestazioni congressuali. Quanto diversi coloro che, cresciuti in seno alla Chiesa, ostentano indifferenza, disprezzo, ostilità verso il grande mistero, per cui Egli é presente sulla terra!
E siamo giunti all’ultima apparizione, la settantunesima. È il 1° ottobre 1965, primo venerdì del mese. Sono presenti Cristo e la Vergine coi loro Cuori uniti, ma parla soltanto Maria. È un congedo da Jeanne-Louise, da Kerizinen, dai fedeli che sostano in preghiera sul luogo delle apparizioni.
La celeste Creatura promette che resterà a vegliare su tutte le miserie che affliggono l’umanità, su tutti gli sforzi per uscire da uno stato avvilente, per intraprendere un tenore di vita che rispecchi quello proclamato quaggiù dal suo Figlio divino. Per vincere la battaglia dobbiamo anche noi prendere coscienza di questo mondo pullulante di mali inenarrabili, assillato da incessanti bisogni, da impellenti necessita. Dobbiamo pregare ed amare, lottare e, se del caso, morire con le armi in pugno. Armi spirituali, s’intende.
"Bisogna bandire dai vostri pensieri ogni sentimento ostile, ogni rancore. Bisogna amare. L’amore é il frutto perfetto dello spirito. Esso s’impegna, per lenire le piaghe, favorire l’armonia fra i popoli, dare al mondo pace e benessere. Ma, per agire in questo spirito d’amore, occorre che Dio sia presente nelle coscienze. Concentrate il vostro pensiero in questa presenza divina, (...) pensate fermamente che Dio agisce in voi. Volete riportare vittoria non solo sul campo di battaglia, ma anche nel disgelo dei vostri cuori? Recitate il santo rosario".
"Attraverso i secoli ho dimostrato quanto mi sia cara questa preghiera, che è un riassunto del vangelo. È il rimedio provvidenziale ai mali, di cui soffre l’umanità. Ma, per essere efficace, deve condurre all’imitazione delle virtù del mio Figlio, che si rivelano a voi, semplicemente e potentemente, nei quindici misteri proposti olla vostra considerazione. Sforzatevi d’approfondire la conoscenza, per diventare, nella vostra piccolezza, ma realmente, anche voi artefici della pace, attirando sulla Chiesa e sul mondo lo Spirito di Luce e d’Amore".
"I vostri rosari formeranno una catena, la quale arresta le forze del male, scatenate per la rovina degli uomini, affrettando, senza guerre o rivoluzioni, il trionfo pacifico del mio Cuore Immacolato, in un’atmosfera di giustizia, di pace, d’amore, largamente effusi dal cuore del mio Figlio divino".