Lo Spirito Santo

La lettera Apostolica
"Tertio Millennio Adveniente"
In occasione del Giubileo del 2000 il Santo padre
ha approvato il seguente documento che riportiamo per intero.
Riportiamo l’indice e il contenuto della Lettera:
I. GESÙ CRISTO È LO STESSO IERI, OGGI
II. IL GIUBILEO DELL’ANNO 2000
III. LA PREPARAZIONE DEL GRANDE GIUBILEO
IV. LA PREPARAZIONE IMMEDIATA
a) prima fase
b) seconda fase
c) in vista della celebrazione
V. GESÙ CRISTO È LO STESSO SEMPRE
"GESÙ CRISTO E’ LO STESSO IERI,
OGGI..." (Eb. 13,8)
Dopo la presentazione generale sulla
scansione e la preparazione dell’Anno Santo (n.1) sul misero
dell’incarnazione, il documento, che prendiamo in esame per un commento ed una
preparazione all’Anno Santo, affronta una riflessione su Gesù Cristo è lo
stesso ieri, oggi. ( Eb.13,8).
Riportiamo qui di seguito, nella sua integralità il testo così come risuona
nell’edizione critica delle Elle di ci. collana servizio all’unità n. 89.
2. Nel suo
Vangelo Luca ci ha trasmesso una concisa descrizione delle circostanze
riguardanti la nascita di Gesù: "In quei giorni un decreto di Cesare
Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (...). Andavano
tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era
della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea
salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare
insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel
luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio
primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non
c'era posto per loro nell'albergo" (2,1.3-7).
Si compiva così quanto l'angelo Gabriele aveva predetto nell'Annunciazione.
Alla Vergine di Nazareth egli si era rivolto con queste parole: "Ti saluto,
o piena di grazia, il Signore è con te" (1,28).
Queste parole avevano turbato Maria e per questo il Messaggero divino si era
affrettato ad aggiungere: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo (...). Lo Spirito Santo scenderà
su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che
nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (1,30-32.35). La
risposta di Maria all'angelico messaggio fu univoca: "Eccomi, sono la serva
del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (1,38). Mai nella storia
dell'uomo tanto dipese, come allora, dal consenso dell'umana creatura.
3. Giovanni,
nel Prologo del suo Vangelo, riassume in una sola frase tutta la profondità del
mistero dell'Incarnazione. Egli scrive: "E il Verbo si fece carne e venne
ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito
dal Padre, pieno di grazia e di verità" (1,14). Per Giovanni, nel
concepimento e nella nascita di Gesù si attua l'Incarnazione del Verbo eterno,
consustanziale al Padre.
L'Evangelista si riferisce al Verbo che in principio era presso Dio, per mezzo
del quale è stato fatto tutto ciò che esiste; il Verbo nel quale era la vita,
vita che era la luce degli uomini (cf 1,1-5). Del Figlio unigenito, Dio da Dio,
l'apostolo Paolo scrive che fu "generato prima di ogni creatura" (Col
1,1 5).
Dio crea il mondo per mezzo del Verbo. Il Verbo è l'eterna Sapienza, il
Pensiero e l'Immagine sostanziale di Dio, "irradiazione della sua gloria e
impronta della sua sostanza" (Eb 1,3). Egli, generato eternamente ed
eternamente amato dal Padre, come Dio da Dio e Luce da Luce, è il principio e
l'archetipo di tutte le cose da Dio create nel tempo.
Il fatto che il Verbo eterno abbia assunto nella pienezza dei tempi la
condizione di creatura conferisce all'evento di Betlemme di duemila anni fa un
singolare valore cosmico. Grazie al Verbo, il mondo delle creature si presenta
come "cosmo", cioè come universo ordinato. Ed è ancora il Verbo che,
incarnandosi, rinnova l'ordine cosmico della creazione. La Lettera agli Efesini
parla del disegno che Dio ha prestabilito in Cristo, "per realizzarlo nella
pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
quelle del cielo come quelle della terra" (1,10).
4. Cristo, Redentore del mondo, è l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini e non vi è un altro nome sotto il cielo nel quale possiamo essere salvati (cf At 4,12). Leggiamo nella Lettera agli Efesini: in Lui "abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Dio l' ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza (...) secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi" (Ef 1,7-10). Cristo, Figlio consustanziale al Padre, è dunque Colui che rivela il disegno di Dio nei riguardi di tutta le creazione e, in particolare, nei riguardi dell'uomo. Come afferma in modo suggestivo il Concilio Vaticano II, egli "svela... pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione". Gli mostra questa vocazione rivelando il mistero del Padre e del suo amore. "Immagine del Dio invisibile", Cristo è l'uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio deformata dal peccato. Nella sua natura umana, immune da ogni peccato ed assunta nella Persona divina del Verbo, la natura comune ad ogni essere umano viene elevata ad altissima dignità: "Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato".
5. Questo
"farsi uno di noi" del Figlio di Dio è avvenuto nella più grande
umiltà, sicché non meraviglia che la storiografia profana, presa da fatti più
clamorosi e da personaggi maggiormente in vista, non gli abbia dedicato
all'inizio che fuggevoli, anche se significativi, cenni. Riferimenti a Cristo si
trovano, ad esempio, nelle Antichità Giudaiche, opera redatta a Roma dallo
storico Giuseppe Flavio tra il 93 e il 94 e soprattutto negli Annali di
Tacito, composti tra il 115 e il 120; in essi, riferendo dell'incendio di Roma
del 64, falsamente imputato da Nerone ai cristiani, lo storico fa esplicito
cenno a Cristo "suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto
l'impero di Tiberio". Anche Svetonio nella biografia dell'imperatore
Claudio, scritta intorno al 121, ci informa circa l'espulsione dei Giudei da
Roma perché "sotto istigazione di un certo Cristo suscitavano frequenti
tumulti". Fra gli interpreti è convinzione diffusa che tale passo si
riferisca a Gesù Cristo, divenuto motivo di contesa all'interno dell'ebraismo
romano. Di rilievo, a riprova della rapida diffusione del cristianesimo, è pure
la testimonianza di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, il quale
riferisce all'imperatore Traiano, tra il 111 ed il 113, che un gran numero di
persone solevano raccogliersi "in un giorno stabilito, prima dell'alba, per
cantare alternatamente un inno a Cristo come a un Dio"
Ma il grande evento, che gli storici non cristiani si limitano a menzionare,
acquista la sua luce piena negli scritti del Nuovo Testamento che, pur essendo
documenti di fede, non sono meno attendibili, nell'insieme dei loro riferimenti,
anche come testimonianze storiche. Cristo, vero Dio e vero uomo, Signore del
cosmo è anche Signore della storia, di cui è "l'Alfa e l'Omega" (Ap
1,8; 21,ó), "il Principio e la Fine" (Ap 21,ó). In Lui il Padre ha
detto la parola definitiva sull'uomo e sulla sua storia. È quanto esprime con
efficace sintesi la Lettera agli Ebrei: "Dio, che aveva già parlato nei
tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio"
(1,1-2).
6. Gesù è
nato dal Popolo eletto, a compimento della promessa fatta ad Abramo e
costantemente ricordata dai profeti. Questi parlavano a nome e in luogo di Dio.
L'economia dell'Antico Testamento, infatti, è essenzialmente ordinata a
preparare e ad annunziare la venuta di Cristo Redentore dell'universo e del suo
Regno messianico.
I libri dell'Antica Alleanza sono così testimoni permanenti di una attenta
pedagogia divina In Cristo questa pedagogia raggiunge la sua meta: Egli
infatti non si limita a parlare "a nome di Dio" come i profeti, ma è
Dio stesso che parla nel suo Verbo eterno fatto carne. Tocchiamo qui il punto
essenziale per cui il cristianesimo si differenzia dalle altre religioni, nelle
quali s'è espressa sin dall'inizio la ricerca di Dio da parte dell'uomo. Nel
cristianesimo l'avvio è dato dall'Incarnazione del Verbo. Qui non è soltanto
l'uomo a cercare Dio, ma è Dio che viene in Persona a parlare di sé all'uomo
ed a mostrargli la via sulla quale è possibile raggiungerlo. È quanto proclama
il Prologo del Vangelo di Giovanni: "Dio nessuno l' ha mai visto: proprio il
Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (1,18). Il
Verbo Incarnato è dunque il compimento dell'anelito presente in tutte le
religioni dell'umanità: questo compimento è opera di Dio e va al di là di
ogni attesa umana. È mistero di grazia. In Cristo la religione non è più un
"cercare Dio come a tentoni" (cf At 17,27), ma risposta di fede a Dio
che si rivela: risposta nella quale l'uomo parla a Dio come al suo Creatore e
Padre; risposta resa possibile da quell'Uomo unico che è al tempo stesso il
Verbo consustanziale al Padre, nel quale Dio parla ad ogni uomo ed ogni uomo è
reso capace di rispondere a Dio.
Più ancora, in quest'Uomo risponde a Dio l'intera creazione. Gesù Cristo è il
nuovo inizio di tutto: tutto in lui si ritrova, viene accolto e restituito al
Creatore dal quale ha preso origine. In tal modo, Cristo è il compimento
dell'anelito di tutte le religioni del mondo e, per ciò stesso, ne è l'unico e
definitivo approdo. Se da una parte Dio in Cristo parla di sé all'umanità,
dall'altra, nello stesso Cristo, l'umanità intera e tutta la creazione parlano
di sé a Dio, anzi, si donano a Dio. Tutto così ritorna al suo principio. Gesù
Cristo è la ricapitolazione di tutto (cf Ef 1,10) e insieme il compimento di
ogni cosa in Dio: compimento che è gloria di Dio. La religione che si fonda in
Gesù Cristo è religione della gloria, è un esistere in novità di vita a lode
della gloria di Dio (cf Ef 1,12). Tutta la creazione, in realtà, è
manifestazione della sua gloria; in particolare l'uomo (vivens homo) è epifania
della gloria di Dio, chiamato a vivere della pienezza della vita in Dio.
7. In Gesù
Cristo Dio non solo parla all'uomo, ma lo cerca. L'Incarnazione del Figlio di
Dio testimonia che Dio cerca l'uomo. Di questa ricerca Gesù parla come del
ricupero di una pecorella smarrita (cf Lc 15,1-7). È una ricerca che nasce
nell'intimo di Dio e ha il suo punto culminante nell'Incarnazione del Verbo.
Se Dio va in cerca dell'uomo, creato ad immagine e somiglianza sua, lo fa perché
lo ama eternamente nel Verbo e in Cristo lo vuole elevare alla dignità di
figlio adottivo. Dio dunque cerca l'uomo, che è sua particolare proprietà, in
maniera diversa di come lo è ogni altra creatura. Egli è proprietà di Dio in
base ad una scelta di amore: Dio cerca l'uomo spinto dal suo cuore di Padre.
Perché lo cerca? Perché l'uomo si è da lui allontanato, nascondendosi come
Adamo tra gli alberi del paradiso terrestre (cf Gn 3,8-10). L'uomo si è
lasciato sviare dal nemico di Dio (cf Gn 3,13). Satana lo ha ingannato
persuadendolo di essere egli stesso dio e di poter conoscere, come Dio, il bene
e il male, governando il mondo a suo arbitrio senza dover tenere conto della
volontà divina (cf Gn 3,5). Cercando l'uomo tramite il Figlio, Dio vuole
indurlo ad abbandonare le vie del male, nelle quali tende ad inoltrarsi sempre
di più. "Fargli abbandonare" quelle vie, vuol dire fargli capire che
si trova su strade sbagliate; vuol dire sconfiggere il male diffuso nella storia
umana. Sconfiggere il male: ecco la Redenzione. Essa si realizza nel sacrificio
di Cristo, grazie al quale l'uomo riscatta il debito del peccato e viene
riconciliato con Dio. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, assumendo un corpo e
un'anima nel grembo della Vergine, proprio per questo: per fare di sé il
perfetto sacrificio redentore. La religione dell'Incarnazione è la religione
della Redenzione del mondo attraverso il sacrificio di Cristo, in cui è
contenuta la vittoria sul male, sul peccato e sulla stessa morte. Cristo,
accettando la morte sulla croce, contemporanea - mente manifesta e dà la vita,
poiché risorge e la morte non ha più alcun potere su di lui.
8. La
religione che trae origine dal mistero della Incarnazione redentiva è la
religione del "rimanere nell'intimo di Dio", del partecipare alla sua
stessa vita. Ne parla san Paolo nel passo riportato all'inizio: "Dio ha
mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà,
Padre!" (Gal 4,6). L'uomo eleva la sua voce a somiglianza di Cristo, il
quale si rivolgeva "con forti grida e lacrime" (Eb 5,7) a Dio,
specialmente nel Getsemani e sulla croce: l'uomo grida a Dio come ha gridato
Cristo e testimonia così di partecipare alla sua figliolanza per opera dello
Spirito Santo. Lo Spirito Santo, che il Padre ha mandato nel nome del Figlio, fa
si che l'uomo partecipi alla vita intima di Dio. Fa sì che l'uomo sia anche
figlio, a somiglianza di Cristo, ed erede di quei beni che costituiscono la
parte del Figlio (cf Gal 4,7).
In questo consiste la religione del "rimanere nella vita intima di
Dio", alla quale l'Incarnazione del Figlio di Dio dà inizio. Lo Spirito
Santo, che scruta le profondità di Dio (cf I Cor 2,10), introduce noi uomini in
tali profondità in virtù del sacrificio di Cristo.
II° IL GIUBILEO DELL'ANNO 2000
9. Parlando
della nascita del Figlio di Dio, san Paolo la situa nella "pienezza del
tempo" (cf Gal 4,4). Il tempo in realtà si è compiuto per il fatto stesso
che Dio, con l'Incarnazione, si è calato dentro la storia dell'uomo.
L'eternità è entrata nel tempo: quale "compimento" più grande di
questo? Quale altro "compimento" sarebbe possibile? Qualcuno ha
pensato a certi cicli cosmici arcani, nei quali la storia dell'universo, e in
particolare dell'uomo, costantemente si ripeterebbe. L'uomo sorge dalla terra e
alla terra ritorna (cf Gn 3,19): questo è il dato di evidenza immediata. Ma
nell'uomo vi è un'insopprimibile aspirazione a vivere per sempre. Come pensare
ad una sua sopravvivenza al di là della morte? Alcuni hanno immaginato varie
forme di reincarnazione: in dipendenza da come egli ha vissuto nel corso
dell'esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più
nobile o più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza,
molto radicata in alcune religioni orientali, sta ad indicare, tra l'altro, che
l'uomo non intende rassegnarsi alla irrevocabilità della morte. È convinto
della propria natura essenzialmente spirituale ed immortale. La rivelazione
cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l'uomo è
chiamato a realizzare nel corso di un'unica esistenza sulla terra. Questo
compimento del proprio destino l'uomo lo raggiunge nel dono sincero di sé, un
dono che è reso possibile soltanto nell'incontro con Dio. È in Dio, pertanto,
che l'uomo trova la piena realizzazione di sé: questa è la verità rivelata da
Cristo. L'uomo compie se stesso in Dio, che gli è venuto incontro mediante
l'eterno suo Figlio. Grazie alla venuta di Dio sulla terra, il tempo umano,
iniziato nella creazione, ha raggiunto la sua pienezza. "La pienezza del
tempo", infatti, è soltanto l'eternità, anzi Colui che è eterno, cioè
Dio. Entrare nella "pienezza del tempo" significa dunque raggiungere
il termine del tempo ed uscire dai suoi confini, per trovarne il compimento
nell'eternità di Dio.
10. Nel
cristianesimo il tempo ha un'importanza fondamentale. Dentro la sua dimensione
viene creato il mondo, al suo interno si svolge la storia della salvezza, che ha
il suo culmine nella "pienezza del tempo" dell'Incarnazione e il suo
traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Gesù
Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di Dio, che in se
stesso è eterno. Con la venuta di Cristo iniziano gli "ultimi tempi"
(cf Eb 1,2), l'"ultima ora" (cf l Gv 2,18), inizia il tempo della
Chiesa che durerà fino alla Parusia.
Da questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di santificarlo. È quanto
si fa, ad esempio, quando si dedicano a Dio singoli tempi, giorni o settimane,
come già avveniva nella religione dell'Antica Alleanza e avviene ancora, anche
se in modo nuovo, nel cristianesimo. Nella liturgia della Veglia pasquale il
celebrante, mentre benedice il cero che simboleggia il Cristo risorto, proclama:
"Il Cristo ieri e oggi, Principio e Fine, Alfa e Omega. A lui appartengono
il tempo e i secoli. A lui la gloria e il potere per tutti i secoli in
eterno". Egli pronuncia queste parole incidendo sul cero la cifra dell'anno
in corso. Il significato del rito è chiaro: esso mette in evidenza il fatto che
Cristo è il Signore del tempo; è il suo principio e il suo compimento; ogni
anno, ogni giorno ed ogni momento vengono abbracciati dalla sua Incarnazione e
Risurrezione, per ritrovarsi in questo modo nella "pienezza del
tempo". Per questo anche la Chiesa vive e celebra la liturgia nello spazio
dell'anno. L'anno solare viene così pervaso dall'anno liturgico, che riproduce
in un certo senso l'intero mistero dell’incarnazione e della Redenzione,
iniziando dalla prima Domenica d'Avvento e terminando nella solennità di
Cristo, Re e Signore dell'universo e della storia. Ogni domenica ricorda il
giorno della risurrezione del Signore.
11. Su tale
sfondo diventa comprensibile l'usanza dei Giubilei, che ha inizio nell'Antico
Testamento e ritrova la sua continuazione nella storia della Chiesa. Gesù di
Nazareth, recatosi un giorno nella sinagoga della sua città, si alzò per
leggere (cf Lc 4,16-30). Gli venne dato il rotolo del profeta Isaia, nel quale
egli lesse il seguente passo: "Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché
il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto
annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la
libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di
misericordia del Signore" (61,1-2).
Il Profeta parlava del Messia. "Oggi aggiunse Gesù si è adempiuta questa
Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi" (Lc 4,21), facendo
capire che il Messia annunziato dal Profeta era proprio lui e che in lui
prendeva avvio il "tempo" tanto atteso: era giunto il giorno della
salvezza, la "pienezza del tempo". Tutti i Giubilei si riferiscono a
questo "tempo" e riguardano la missione messianica di Cristo, venuto
come "consacrato con l'unzione" dello Spirito Santo, come
"mandato dal Padre". È lui ad annunziare la buona novella ai poveri.
È lui a portare la libertà a coloro che ne sono privi, a liberare gli
oppressi, a restituire la vista ai ciechi (cf Mt 11,4-5; Lc 7,22).
In tal modo egli realizza "un anno di grazia del Signore", che
annunzia non solo con la parola, ma prima di tutto con le sue opere. Giubileo,
cioè "un anno di grazia del Signore", è la caratteristica
dell'attività di Gesù e non soltanto la definizione cronologica di una certa
ricorrenza.
12. Le
parole e le opere di Gesù costituiscono in questo modo il compimento
dell'intera tradizione dei Giubilei dell'Antico Testamento. È noto che il
Giubileo era un tempo dedicato in modo particolare a Dio. Esso cadeva ogni
settimo anno, secondo la Legge di Mosè: era l’"anno sabbatico",
durante il quale si lasciava riposare la terra e venivano liberati gli schiavi.
L'obbligo della liberazione degli schiavi veniva regolato da prescrizioni
dettagliate contenute nel Libro dell'Esodo (23,10-11), del Levitico (25,1-28),
del Deuteronomio (15,1-6) e cioè, praticamente, in tutta la legislazione
biblica, la quale acquista così questa peculiare dimensione. Nell'anno
sabbatico, oltre alla liberazione degli schiavi, la Legge prevedeva il condono
di tutti i debiti, secondo precise prescrizioni. E tutto ciò doveva essere
fatto in onore di Dio. Quanto riguardava l'anno sabbatico valeva anche per
quello "giubilare", che cadeva ogni cinquant'anni.
Nell'anno giubilare però le usanze di quello sabbatico erano ampliate e
celebrate ancor più solennemente. Leggiamo nel Levitico: "Dichiarerete
santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i
suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua
proprietà e nella sua famiglia" (25,10). Una delle conseguenze più
significative dell'anno giubilare era la generale "emancipazione" di
tutti gli abitanti bisognosi di liberazione. In questa occasione ogni israelita
rientrava in possesso della terra dei suoi padri, se eventualmente l'aveva
venduta o persa cadendo in schiavitù. Non si poteva essere privati in modo
definitivo della terra, poiché essa apparteneva a Dio, né gli israeliti
potevano rimanere per sempre in una situazione di schiavitù, dato che Dio li
aveva "riscattati" per sé come esclusiva proprietà liberandoli dalla
schiavitù in Egitto.
13. Anche se
i precetti dell'anno giubilare restarono in gran parte una prospettiva ideale più
una speranza che una realizzazione concreta, divenendo peraltro una prophetia
futuri in quanto preannuncio della vera liberazione che sarebbe stata operata
dal Messia venturo, sulla base della normativa giuridica in essi contenuta si
venne delineando una certa dottrina sociale, che si sviluppò poi più
chiaramente a partire dal Nuovo Testamento.
L'anno giubilare doveva restituire l'eguaglianza tra tutti i figli d'Israele,
schiudendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso le loro proprietà
e perfino la libertà personale. Ai ricchi invece l'anno giubilare ricordava che
sarebbe venuto il tempo in cui gli schiavi israeliti, divenuti nuovamente uguali
a loro, avrebbero potuto rivendicare i loro diritti. Si doveva proclamare, nel
tempo previsto dalla Legge, un anno giubilare, venendo in aiuto ad ogni
bisognoso. Questo esigeva un governo giusto. La giustizia, secondo la Legge di
Israele, consisteva soprattutto nella protezione dei deboli ed un re doveva
distinguersi in questo, come afferma il Salmista: "Egli libererà il povero
che invoca e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri" (Sal 72[71],12-13). Le premesse di
simile tradizione erano strettamente teologiche, collegate prima di tutto con la
teologia della creazione e con quella della divina Provvidenza. Era convinzione
comune, infatti, che solo a Dio, come Creatore, spettasse il "dominium
altum", cioè la signoria su tutto il creato e in particolare sulla terra
(cf Lv 25,23). Se nella sua Provvidenza Dio aveva donato la terra agli uomini,
ciò stava a significare che l'aveva donata a tutti. Perciò le ricchezze della
creazione erano da considerarsi come un bene comune dell'intera umanità.
Chi possedeva questi beni come sua proprietà, ne era in verità soltanto un
amministratore, cioè un ministro tenuto ad operare in nome di Dio, unico
proprietario in senso pieno, essendo volontà di Dio che i beni creati
servissero a tutti in modo giusto. L'anno giubilare doveva servire proprio al
ripristino anche di questa giustizia sociale. Nella tradizione dell'anno
giubilare ha così una delle sue radici la dottrina sociale della Chiesa, che ha
avuto sempre un suo posto nell'insegnamento ecclesiale e si è particolarmente
sviluppata nell'ultimo secolo, soprattutto a partire dall'Enciclica Rerum
novarum.
14. Occorre
sottolineare tuttavia ciò che Isaia esprime con le parole: "predicare un
anno di grazia del Signore". Il Giubileo, per la Chiesa, è proprio questo
"anno di grazia": anno della remissione dei peccati e delle pene per i
peccati, anno della riconciliazione tra i contendenti, anno di molteplici
conversioni e di penitenza sacramentale ed extravsacramentale. La tradizione
degli anni giubilari è legata alla concessione di indulgenze in modo più largo
che in altri periodi. Accanto ai Giubilei che ricordano il mistero
dell'Incarnazione, al compiersi dei cento, dei cinquanta e dei venticinque anni,
vi sono poi quelli che commemorano l'evento della Redenzione: la croce di
Cristo, la sua morte sul Golgota e la sua risurrezione.
La Chiesa, in queste circostanze, proclama "un anno di grazia del
Signore" e si adopera affinché di questa grazia possano più ampiamente
usufruire tutti i fedeli. Ecco perché i Giubilei vengono celebrati non soltanto
"in Urbe", ma anche "extra Urbem": tradizionalmente ciò
avveniva l'anno successivo alla celebrazione "in Urbe".
15. Nella
vita delle singole persone i Giubilei sono legati solitamente alla data di
nascita, ma si celebrano anche gli anniversari del Battesimo, della Cresima,
della prima Comunione, dell'Ordinazione sacerdotale o episcopale, del sacramento
del Matrimonio. Alcuni di questi anniversari hanno un riscontro nell'ambito
laico, ma i cristiani attribuiscono sempre ad essi un carattere religioso. Nella
visione cristiana, infatti, ogni Giubileo, quello del 25° di Sacerdozio o di
Matrimonio, detto "d'argento", o quello del 50°, detto
"d'oro", o quello del 60°, detto "di diamante"costituisce
un particolare anno di grazia per la singola persona che ha ricevuto uno dei
sacramenti elencati. Quanto abbiamo detto dei Giubilei individuali può essere
pure applicato alle comunità o alle istituzioni. Cosi dunque si celebra il
centenario, o il millennio di fondazione di una città o di un comune.
Nell'ambito ecclesiale si festeggiano i Giubilei delle parrocchie e delle
diocesi.
Tutti questi Giubilei personali o comunitari rivestono nella vita dei singoli e
delle comunità un ruolo importante e significativo.
Su tale sfondo, i duemila anni della nascita di Cristo (prescindendo
dall'esattezza del computo cronologico)
rappresentano un Giubileo
straordinariamente grande non soltanto per i cristiani, ma indirettamente per
l'intera umanità, dato il ruolo di primo piano che il cristianesimo ha
esercitato in questi due millenni. Significativamente il computo del decorso
degli anni si fa quasi dappertutto a partire dalla venuta di Cristo nel mondo,
la quale diventa così il centro anche del calendario oggi più utilizzato. Non
è forse anche questo un segno del contributo impareggiabile recato alla storia
universale dalla nascita di Gesù di Nazareth?
16. Il
termine Giubileo parla di gioia; non soltanto di gioia interiore, ma di un
giubilo che si manifesta all'esterno, poiché la venuta di Dio è un evento
anche esteriore, visibile, udibile e tangibile, come ricorda san Giovanni (cf I
Gv 1,1). E’ giusto quindi che ogni attestazione di gioia per tale venuta abbia
una sua manifestazione esteriore. Essa sta ad indicare che la Chiesa gioisce per
la salvezza. Invita tutti alla gioia e si sforza di creare le condizioni,
affinché le energie salvifiche possano essere comunicate a ciascuno. Il 2000
segnerà perciò la data del Grande Giubileo.
Quanto al contenuto, questo Grande Giubileo sarà, in un certo senso, uguale ad
ogni altro.
Ma sarà, al tempo stesso, diverso e di ogni altro più grande. La Chiesa
infatti rispetta le misure del tempo: ore, giorni, anni, secoli. Sotto questo
aspetto essa cammina al passo con ogni uomo, rendendo consapevole ciascuno di
come ognuna di queste misure sia intrisa della presenza di Dio e della sua
azione salvifica. In questo spirito la Chiesa gioisce, rende grazie, chiede
perdono, presentando suppliche al Signore della storia e delle coscienze umane.
Tra le suppliche più ardenti di questa ora eccezionale, all'avvicinarsi del
nuovo Millennio, la Chiesa implora dal Signore che cresca l'unità tra tutti i
cristiani delle diverse Confessioni fino al raggiungimento della piena
comunione. Esprimo l'auspicio che il Giubileo sia l'occasione propizia di una
fruttuosa collaborazione nella messa in comune delle tante cose che ci uniscono
e che sono certamente di più di quelle che ci dividono. Quanto gioverebbe in
tale prospettiva che, nel rispetto dei programmi delle singole Chiese e Comunità,
si raggiungessero intese ecumeniche nella preparazione e realizzazione del
Giubileo: esso acquisterà così ancora più forza testimoniando al mondo la
decisa volontà di tutti i discepoli di Cristo di conseguire al più presto la
piena unità nella certezza che "nulla è impossibile a Dio".
III° LA PREPARAZIONE DEL GRANDE GIUBILEO
17. Ogni giubileo è preparato nella storia della Chiesa dalla divina Provvidenza. Ciò vale anche per il Grande Giubileo dell'Anno 2000. Convinti di ciò, noi oggi guardiamo con senso di gratitudine non meno che di responsabilità a quanto è avvenuto nella storia dell'umanità a partire dalla nascita di Cristo, e soprattutto agli eventi tra il Mille e il Duemila. Ma in modo tutto particolare ci volgiamo con sguardo di fede a questo nostro secolo, cercandovi ciò che rende testimonianza non solo alla storia dell'uomo, ma anche all'intervento divino nelle umane vicende.
18. In
questa prospettiva si può affermare che il Concilio Vaticano II costituisce un
evento provvidenziale, attraverso il quale la Chiesa ha avviato la preparazione
prossima al Giubileo del secondo Millennio. Si tratta infatti di un Concilio
simile ai precedenti, eppure tanto diverso; un Concilio concentrato sul mistero
di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al mondo. Questa apertura è
stata la risposta evangelica all'evoluzione recente del mondo con le
sconvolgenti esperienze del XX secolo, travagliato da una prima e da una seconda
guerra mondiale, dall'esperienza dei campi di concentramento e da orrendi
eccidi. Quanto è successo mostra più che mai che il mondo ha bisogno di
purificazione; ha bisogno di conversione.
Si ritiene spesso che il Concilio Vaticano II segni una epoca nuova nella vita
della Chiesa. Ciò è vero, ma allo stesso tempo è difficile non notare che
l'Assemblea conciliare ha attinto molto dalle esperienze e dalle riflessioni del
periodo precedente, specialmente dal patrimonio del pensiero di Pio XII. Nella
storia della Chiesa, "il vecchio" e "il nuovo" sono sempre
profondamente intrecciati tra loro. Il "nuovo" cresce dal
"vecchio", il "vecchio" trova nel "nuovo" una sua
più piena espressione. Così è stato per il Concilio Vaticano II e per
l'attività dei Pontefici legati all'Assemblea conciliare, iniziando da Giovanni
XXIII, proseguendo con Paolo VI e Giovanni Paolo I, fino al Papa attuale.
Ciò che è stato da essi compiuto durante e dopo il Concilio, il magistero non
meno che l'azione di ciascuno di loro ha certamente recato un contributo
significativo alla preparazione di quella primavera di vita cristiana che dovrà
essere rivelata dal Grande Giubileo, se i cristiani saranno docili all'azione
dello Spirito Santo.
19. Il Concilio, pur non assumendo i toni severi di Giovanni Battista, quando sulle rive del Giordano esortava alla penitenza ed alla conversione (cf Lc 3,1-17), ha manifestato in sé qualcosa dell'antico Profeta, additando con nuovo vigore agli uomini di oggi il Cristo, l'"Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo" (cf Gv 1,29), il Redentore dell'uomo, il Signore della storia. Nell'Assise conciliare la Chiesa, proprio per essere pienamente fedele al suo Maestro, si è interrogata sulla propria identità, riscoprendo la profondità del suo mistero di Corpo e di Sposa di Cristo. Ponendosi in docile ascolto della Parola di Dio, ha riaffermato la universale vocazione alla santità; ha provveduto alla riforma della liturgia, "fonte e culmine" della sua vita; ha dato impulso al rinnovamento di tanti aspetti della sua esistenza a livello universale e nelle Chiese locali; si è impegnata per la promozione delle varie vocazioni cristiane, da quella dei laici a quella dei religiosi, dal ministero dei diaconi a quello dei sacerdoti e dei Vescovi; ha riscoperto, in particolare, la collegialità episcopale, espressione privilegiata del servizio pastorale svolto dai Vescovi in comunione col Successore di Pietro. Sulla base di questo profondo rinnovamento, il Concilio si è aperto ai cristiani delle altre Confessioni, agli aderenti ad altre religioni, a tutti gli uomini del nostro tempo. In nessun altro Concilio si è parlato con altrettanta chiarezza dell'unità dei cristiani, del dialogo con le religioni non cristiane, del significato specifico dell'Antica Alleanza e di Israele, della dignità della coscienza personale, del principio della libertà religiosa, delle diverse tradizioni culturali all'interno delle quali la Chiesa svolge il proprio mandato missionario, dei mezzi di comunicazione sociale.
20.
Un'enorme ricchezza di contenuti ed un nuovo tono, prima sconosciuto, nella
presentazione conciliare di questi contenuti, costituiscono quasi un annuncio di
tempi nuovi. I Padri conciliari hanno parlato con il linguaggio del Vangelo, con
il linguaggio del Discorso della Montagna e delle Beatitudini. Nel messaggio
conciliare Dio è presentato nella sua assoluta signoria su tutte le cose, ma
anche come garante dell'autentica autonomia delle realtà temporali.
La miglior preparazione alla scadenza bimillenaria, pertanto, non potrà che
esprimersi nel rinnovato impegno di applicazione, per quanto possibile fedele,
dell'insegnamento del Vaticano II alla vita di ciascuno e di tutta la Chiesa.
Con il Concilio è stata come inaugurata l'immediata preparazione al Grande
Giubileo del 2000, nel senso più ampio della parola. Se cerchiamo qualcosa di
analogo nella liturgia, si potrebbe dire che l'annuale liturgia dell'Avvento è
il tempo più vicino allo spirito del Concilio. L'Avvento ci prepara, infatti,
all'incontro con Colui che era, che è e che costantemente viene (cf Ap 4,8).
21. Nel cammino di preparazione all'appuntamento del 2000 si inserisce la serie di Sinodi, iniziata dopo il Concilio Vaticano II: Sinodi generali e Sinodi continentali, regionali, nazionali e diocesani. Il tema di fondo è quello dell'evangelizzazione, anzi della nuova evangelizzazione, le cui basi sono state poste dall'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, pubblicata nel 1975 dopo la terza Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi. Questi Sinodi costituiscono già per se stessi parte della nuova evangelizzazione: nascono dalla visione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa; aprono un ampio spazio alla partecipazione dei laici, dei quali definiscono la specifica responsabilità nella Chiesa; sono espressione della forza che Cristo ha donato a tutto il Popolo di Dio, facendolo partecipe della propria missione messianica, missione profetica, sacerdotale e regale. Molto eloquenti sono a tale riguardo le affermazioni del secondo capitolo della Cost. dogm. Lumen Gentium. La preparazione al Giubileo dell'Anno 2000 si attua così, a livello universale e locale, in tutta la Chiesa, animata da una consapevolezza nuova della missione salvifica ricevuta da Cristo. Questa consapevolezza si manifesta con significativa evidenza nelle Esortazioni postsinodali dedicate alla missione dei laici, alla formazione dei sacerdoti, alla catechesi, alla famiglia, al valore della penitenza e della riconciliazione nella vita della Chiesa e dell'umanità e, prossimamente, alla vita consacrata.
22.
Specifici compiti e responsabilità, in vista del Grande Giubileo dell'Anno
2000, spettano al ministero del Vescovo di Roma. In qualche modo hanno operato
in questa prospettiva tutti i Pontefici del secolo che sta per concludersi. Col
programma di rinnovare tutto in Cristo, san Pio X cercò di prevenire i tragici
sviluppi che la situazione internazionale di inizio del secolo andava maturando.
La Chiesa era consapevole di dover agire in modo deciso per favorire e difendere
i beni così fondamentali della pace e della giustizia, di fronte all'affermarsi
nel mondo contemporaneo di tendenze opposte. I Pontefici del periodo
preconciliare si mossero in tal senso con grande impegno, ciascuno da una
propria angolatura particolare: Benedetto XV si trovò di fronte alla tragedia
della prima guerra mondiale; Pio XI dovette misurarsi con le minacce dei sistemi
totalitari o non rispettosi della libertà umana in Germania, in Russia, in
Italia, in Spagna, e prima ancora in Messico. Pio XII intervenne nei confronti
della gravissima ingiustizia rappresentata dal totale disprezzo della dignità
umana, quale si ebbe durante la seconda guerra mondiale. Egli diede luminosi
orientamenti anche per la nascita di un nuovo assetto mondiale dopo la caduta
dei sistemi politici antecedenti.
Nel corso del secolo, inoltre, sulle orme di Leone XIII, i Papi hanno ripreso
sistematicamente i temi della dottrina sociale cattolica, trattando delle
caratteristiche di un giusto sistema nel campo dei rapporti tra lavoro e
capitale. Basti pensare all'Enciclica Quadragesimo anno di Pio XI, ai numerosi
interventi di Pio XII, alla Mater et Magistra e alla Pacem in terris di Giovanni
XXIII, alla Populorum progressio e alla Lettera apostolica Octogesima adveniens
di Paolo VI. Sull'argomento sono ritornato ripetutamente io stesso, dedicando
l'Enciclica Laborem exercens in modo specifico all'importanza del lavoro umano,
mentre con la Centesimus annus ho inteso ribadire, dopo cento anni, la validità
della dottrina della Rerum novarum. Con l'Enciclica Sollicitudo rei socialis
avevo precedentemente riproposto in modo sistematico l'intera dottrina sociale
della Chiesa sullo sfondo del confronto tra i due blocchi Est-Ovest e del
pericolo di una guerra nucleare. I due elementi della dottrina sociale della
Chiesa, la tutela della dignità e dei diritti della persona nell'ambito di un
giusto rapporto tra lavoro e capitale e la promozione della pace, si sono
incontrati in tale testo e si sono fusi insieme. Alla causa della pace intendono
inoltre servire gli annuali Messaggi pontifici del 1° gennaio, pubblicati a
partire dal 1968, sotto il pontificato di Paolo VI.
23.
L'attuale pontificato sin dal primo documento parla del Grande Giubileo in modo
esplicito, invitando a vivere il periodo di attesa come "un nuovo
avvento".Su questo tema è ritornato poi molte altre volte, soffermandovisi
ampiamente nell'Enciclica Dominum et vivificantem. Di fatto, la
preparazione dell'Anno 2000 diventa quasi una sua chiave ermeneutica.
Non si vuole certo indulgere ad un nuovo millenarismo, come da parte di qualcuno
si fece allo scadere del primo millennio; si vuole invece suscitare una
particolare sensibilità per tutto ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e alle
Chiese (cf Ap 2,7ss), come pure alle singole persone attraverso i carismi al
servizio dell'intera comunità. Si intende sottolineare ciò che lo Spirito
suggerisce alle varie comunità, dalle più piccole, come la famiglia, sino alle
più grandi come le nazioni e le organizzazioni internazionali, senza trascurare
le culture, le civiltà e le sane tradizioni. L'umanità, nonostante le
apparenze, continua ad attendere la rivelazione dei figli di Dio e vive di tale
speranza come nel travaglio del parto, secondo l'immagine utilizzata con tanta
forza da san Paolo nella Lettera ai Romani (cf 8,19-22).
24. I
pellegrinaggi del Papa sono divenuti un elemento importante nell'impegno di
realizzazione del Concilio Vaticano II.
Iniziati da Giovanni XXIII, nell'imminenza dell'inaugura - zione del Concilio,
con un pellegrinaggio significativo a Loreto e ad Assisi (1962), hanno avuto un
cospicuo incremento con Paolo VI, il quale, dopo essersi recato anzitutto in
Terra Santa (1964), compì altri nove grandi viaggi apostolici che lo portarono
a diretto contatto con le popolazioni dei vari continenti.
Il pontificato attuale ha ampliato ancor più tale programma, cominciando dal
Messico, in occasione della III Conferenza Generale dell'Episcopato Latino
Americano, tenutasi a Puebla nel 1979. Vi è stato poi, in quello stesso anno,
il pellegrinaggio in Polonia durante il Giubileo per il 900° anniversario della
morte di san Stanislao vescovo e martire.
Le successive tappe di questo peregrinare sono conosciute. I pellegrinaggi sono
diventati sistematici, raggiungendo le Chiese particolari in tutti i continenti,
con una cura attenta per lo sviluppo dei rapporti ecumenici con i cristiani
delle diverse confessioni. Sotto quest'ultimo profilo rivestono un rilievo
particolare le visite in Turchia (1979), in Germania (1980), in Inghilterra e
Galles e in Scozia (1982), in Svizzera (1984), nei Paesi Scandinavi (1989) ed
ultimamente nei Paesi Baltici (1993).
Al momento presente, tra le mete di pellegrinaggio viva - mente desiderate, vi
è, oltre a Sarajevo in Bosnia ed Erzegovina, il Medio Oriente: il Libano,
Gerusalemme e la Terra Santa. Sarebbe molto eloquente se, in occasione dell'Anno
2000, fosse possibile visitare tutti quei luoghi che si trovano sul cammino del
Popolo di Dio dell'Antica Alleanza, a partire dai luoghi di Abramo e di Mosè,
attraverso l'Egitto e il Monte Sinai, fino a Damasco, città che fu testimone
della conversione di san Paolo.
25. Nella
preparazione dell'Anno 2000 hanno un proprio ruolo da svolgere le singole
Chiese, che con i loro Giubilei celebrano tappe significative nella storia della
salvezza dei diversi popoli. Tra questi Giubilei locali o regionali, eventi di
somma grandezza sono stati il millennio del Battesimo della Rus' nel 1988, come
pure i cinquecento anni dall'inizio della evangelizzazione nel continente
americano (1492). Accanto ad eventi di così vasto raggio, anche se non di
portata universale, occorre ricordarne altri non meno significativi: per
esempio, il millennio del Battesimo della Polonia nel 1966 e del Battesimo
dell'Ungheria nel 1968, insieme con i seicento anni del Battesimo della Lituania
nel 1987. Ricorreranno inoltre prossimamente il 1500° anniversario dell'arrivo
di Sant’Agostino a Canterbury (597), inizio dell'evangelizzazione del mondo
anglosassone.
Per quanto riguarda l'Asia, il Giubileo riporterà il pensiero all'apostolo
Tommaso, che già all'inizio dell'era cristiana, secondo la tradizione, recò
l'annuncio evangelico in India, dove intorno al 1500 sarebbero poi giunti i
missionari dal Portogallo. Cade quest'anno il settimo centenario
dell'evangelizzazione della Cina (1294) e ci apprestiamo a fare memoria della
diffusione dell'opera missionaria nelle Filippine con la costituzione della sede
metropolitana di Manila (1595), come del quarto centenario dei primi martiri in
Giappone (1597).
In Africa, dove pure il primo annuncio risale all'epoca apostolica, insieme ai
1650 anni della consacrazione episcopale del primo Vescovo degli Etiopi, san
Frumenzio (c. 340) e ai cinquecento anni dall'inizio dell'evangelizzazione
dell'Angola nell'antico regno del Congo (1491), nazioni quali il Camerun, la
Costa d'Avorio, la Repubblica Centroafricana, il Burundi, il Burkina-Faso stanno
celebrando i rispettivi centenari dell'arrivo dei primi missionari nei loro
territori. Altre nazioni africane lo hanno celebrato da poco.
Come tacere poi delle Chiese d'Oriente, i cui antichi Patriarchi si richiamano
così da vicino all'eredità apostolica e le cui venerande tradizioni
teologiche, liturgiche e spirituali costituiscono un'enorme ricchezza, che è
patrimonio comune di tutta la cristianità? Le molteplici ricorrenze giubilari
di queste Chiese e delle comunità che in esse riconoscono l'origine della loro
apostolicità evocano il cammino di Cristo nei secoli e approdano anch'esse al
Grande Giubileo della fine del secondo Millennio.
Vista in questa luce, tutta la storia cristiana ci appare come un unico fiume,
al quale molti affluenti recano le loro acque. L'Anno 2000 ci invita ad
incontrarci con rinnovata fedeltà e con approfondita comunione sulle sponde di
questo grande fiume: il fiume della Rivelazione, del cristianesimo e della
Chiesa, che scorre attraverso la storia dell'umanità a partire dall'evento
accaduto a Nazareth, e poi a Betlemme duemila anni fa. È veramente il
"fiume" che con i suoi "ruscelli", secondo l'espressione del
Salmo, "rallegra la città di Dio" (46[45],5).
26. Nella prospettiva della preparazione dell'Anno 2000 si situano anche gli Anni Santi dell'ultimo scorcio di questo secolo. È ancora fresco nella memoria l'Anno Santo che il Papa Paolo VI indisse nel 1975; nella stessa linea è stato celebrato successivamente il 1983 come Anno della Redenzione. Un'eco forse ancora maggiore ha avuto l'Anno Mariano 1987/88, molto atteso e vissuto profondamente nelle singole Chiese locali, specialmente nei santuari mariani del mondo intero. L'Enciclica Redemptoris Mater, allora pubblicata, ha posto in evidenza l'insegnamento conciliare sulla presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa: il Figlio di Dio duemila anni fa si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato dall'Immacolata Vergine Maria. L'Anno Mariano è stato quasi una anticipazione del Giubileo, contenendo in sé molto di quanto dovrà esprimersi pienamente nell'Anno 2000.
27. È
difficile non rilevare che l'Anno Mariano ha preceduto da vicino gli eventi del
1989. Sono eventi che non possono non sorprendere per la loro vastità e
specialmente per il loro rapido svolgimento. Gli anni ottanta si erano andati
caricando di un pericolo crescente, sulla scia della "guerra fredda";
il 1989 ha portato con sé una soluzione pacifica, che ha avuto quasi la forma
di uno sviluppo "organico". Alla sua luce ci si sente indotti a
riconoscere un significato addirittura profetico all'Enciclica Rerum novarum:
quanto il Papa Leone XIII vi scrive sul tema del comunismo trova in questi
eventi una puntuale verifica, come ho sottolineato nell'Enciclica Centesimus
annus. Si poteva del resto percepire che, nella trama di quanto accaduto, era
all'opera con premura materna la mano invisibile della Provvidenza: "Si
dimentica forse una donna del suo bambino...?" (Is 49,15).
Dopo il 1989 sono emersi, però, nuovi pericoli e nuove minacce. Nei Paesi
dell'ex blocco orientale, dopo la caduta del comunismo, è apparso il grave
rischio dei nazionalismi, come mostrano purtroppo le vicende dei Balcani e di
altre aree vicine. Ciò costringe le nazioni europee ad un serio esame di
coscienza, nel riconoscimento di colpe ed errori storicamente commessi, in campo
economico e politico, nei riguardi di nazioni i cui diritti sono stati
sistematicamente violati dagli imperialismi sia del secolo scorso che del
presente.
28.
Attualmente, sulla scia dell'Anno Mariano, stiamo vivendo, in analoga
prospettiva, l'Anno della Famiglia, il cui contenuto si collega strettamente col
mistero dell'Incarnazione e con la storia stessa dell'uomo. Si può dunque
nutrire la speranza che l'Anno della Famiglia, inaugurato a Nazareth, diventi,
come l'Anno Mariano, una ulteriore, significativa tappa della preparazione al
Grande Giubileo.
In tale prospettiva ho indirizzato una Lettera alle Famiglie, nella quale ho
inteso riproporre la sostanza dell'insegnamento ecclesiale sulla famiglia
portandolo, per così dire, all'interno di ogni focolare domestico. Nel Concilio
Vaticano II la Chiesa ha riconosciuto come uno dei suoi compiti quello di
valorizzare la dignità del Matrimonio e della famiglia. L'Anno della Famiglia
intende contribuire all'attuazione del Concilio in questa dimensione.
È perciò necessario che la preparazione al Grande Giubileo passi, in un certo
senso, attraverso ogni famiglia. Non è stato forse attraverso una famiglia,
quella di Nazareth, che il Figlio di Dio ha voluto entrare nella storia
dell'uomo?
IV LA PREPARAZIONE IMMEDIATA
29. Sullo
sfondo di questo vasto panorama sorge la domanda: si può ipotizzare uno
specifico programma di iniziative per la preparazione immediata del Grande
Giubileo? Per la verità, quanto sopra si è detto già presenta alcuni elementi
di un tale programma.
Una previsione più dettagliata di iniziative "ad hoc", per non essere
artificiale e di difficile applicazione nelle singole Chiese, che vivono in
condizioni così diversificate, deve risultare da una consultazione allargata.
Consapevole di ciò, ho voluto interpellare al riguardo i Presidenti delle
Conferenze Episcopali e, in particolare, i Padri Cardinali.
Sono riconoscente ai venerati Membri del Collegio Cardinalizio che, riuniti in
Concistoro Straordinario il 13 e 14 giugno 1994, hanno elaborato in merito
numerose proposte ed hanno indicato utili orientamenti. Ugualmente ringrazio i
Fratelli nell'Episcopato, i quali in vario modo non hanno mancato di farmi
pervenire apprezzati suggerimenti, che ho ben tenuto presenti nello stendere
questa mia Lettera apostolica.
30. Una
prima indicazione, emersa con chiarezza dalla consultazione, è quella relativa
ai tempi della preparazione.
Al 2000 mancano ormai pochi anni: è sembrato opportuno articolare questo
periodo in due fasi riservando la fase propriamente preparatoria agli ultimi tre
anni. Si è ritenuto infatti che un periodo più lungo avrebbe finito per
accumulare eccessivi contenuti, attenuando la tensione spirituale.
Si è giudicato pertanto conveniente avvicinarsi alla storica data con una prima
fase di sensibilizzazione dei fedeli su tematiche più generali, per poi
concentrare la preparazione diretta e immediata in una seconda fase, quella
appunto di un triennio, tutta orientata alla celebrazione del mistero di Cristo
Salvatore.
a) Prima fase
31. La prima
fase avrà dunque carattere antepreparatorio: dovrà servire a ravvivare nel
popolo cristiano la coscienza del valore e del significato che il Giubileo del
2000 riveste nella storia umana. Recando con sé la memoria della nascita di
Cristo, esso è intrinsecamente segnato da una connotazione cristologica.
Conformemente all'articolazione della fede cristiana in parola e sacramento,
sembra importante unire insieme, anche in questa singolare ricorrenza, la
struttura della memoria con quella della celebrazione, non limitandosi a
ricordare l'evento solo concettualmente, ma rendendone presente il valore
salvifico mediante l'attualizzazione sacramentale.
La ricorrenza giubilare dovrà confermare nei cristiani di oggi la fede in Dio
rivelatosi in Cristo, sostenerne la speranza protesa nell'aspettativa della vita
eterna, ravvivarne la carità, operosamente impegnata nel servizio ai fratelli.
Nel corso della prima fase (dal 1994 al 1996) la Santa Sede, grazie anche alla
creazione di un apposito Comitato, non mancherà di suggerire alcune linee di
riflessione e di azione a livello universale, mentre un analogo impegno di
sensibilizzazione sarà svolto, in maniera più capillare, da Commissioni simili
nelle Chiese locali. Si tratta, in qualche modo, di continuare quanto realizzato
nella preparazione remota e, contemporaneamente, di approfondire gli aspetti più
caratteristici dell'evento giubilare.
32. I1
Giubileo è sempre un tempo di particolare grazia, "un giorno benedetto dal
Signore": come tale, esso ha lo si è già rilevato, un carattere gioioso.
Il Giubileo dell'Anno 2000 vuol essere una grande preghiera di lode e di
ringraziamento soprattutto per il dono dell’incarnazione del Figlio di Dio e
della Redenzione da Lui operata. Nell'anno giubilare i cristiani si porranno con
rinnovato stupore di fede di fronte all'amore del Padre, che ha dato il suo
Figlio, "perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita
eterna" (Gv 3,16). Essi eleveranno inoltre con intima partecipazione il
loro ringraziamento per il dono della Chiesa, fondata da Cristo come
"sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità
di tutto il genere umano". Il loro ringraziamento si estenderà infine ai
frutti di santità maturati nella vita di tanti uomini e donne che in ogni
generazione ed in ogni epoca storica hanno saputo accogliere senza riserve il
dono della Redenzione.
Tuttavia la gioia di ogni Giubileo è in particolare modo una gioia per la
remissione delle colpe, la gioia della conversione. Sembra perciò opportuno
mettere nuovamente in primo piano ciò che costituì il tema del Sinodo dei
Vescovi nel 1984, cioè la penitenza e la riconciliazione. Quel Sinodo fu un
evento estremamente significativo nella storia della Chiesa postconciliare. Esso
riprese la questione sempre attuale della conversione ("metanoia"),
che è la condizione preliminare per la riconciliazione con Dio tanto delle
singole persone quanto delle comunità.
33. È
giusto pertanto che, mentre il secondo Millennio del cristianesimo volge al
termine, la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei
suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell'arco della
storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo,
offrendo al mondo, anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori
della fede, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di
antitestimonianza e di scandalo.
La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione a Cristo, non si stanca
di fare penitenza: essa riconosce sempre come propri, davanti a Dio e davanti
agli uomini, i figli peccatori. Afferma al riguardo la Lumen Gentium: "La
Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa
di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo
rinnovamento".
La Porta Santa del Giubileo del 2000 dovrà essere simbolicamente più grande
delle precedenti, perché l'umanità, giunta a quel traguardo, si lascerà alle
spalle non soltanto un secolo, ma un millennio. È bene che la Chiesa imbocchi
questo passaggio con la chiara coscienza di ciò che ha vissuto nel corso degli
ultimi dieci secoli. Essa non può varcare la soglia del nuovo millennio senza
spingere i suoi figli a purificarsi, nel pentimento, da errori, infedeltà,
incoerenze, ritardi. Riconoscere i cedimenti di ieri è atto di lealtà e di
coraggio che ci aiuta a rafforzare la nostra fede, rendendoci avvertiti e pronti
ad affrontare le tentazioni e le difficoltà dell'oggi.
34. Tra i
peccati che esigono un maggiore impegno di penitenza e di conversione devono
essere annoverati certamente quelli che hanno pregiudicato l'unità voluta da
Dio per il suo Popolo.
Nel corso dei mille anni che si stanno concludendo, ancor più che nel primo
Millennio, la comunione ecclesiale, "talora non senza colpa di uomini
d'entrambe le parti", ha conosciuto dolorose lacerazioni che contraddicono
apertamente alla volontà di Cristo e sono di scandalo al mondo. Tali peccati
del passato fanno sentire ancora, purtroppo, il loro peso e permangono come
altrettante tentazioni anche nel presente. È necessario farne ammenda,
invocando con forza il perdono di Cristo.
In quest'ultimo scorcio di millennio, la Chiesa deve rivolgersi con più
accorata supplica allo Spirito Santo implorando da Lui la grazia dell'unità dei
cristiani. È questo un problema cruciale per la testimonianza evangelica nel
mondo. Soprattutto dopo il Concilio Vaticano II sono state molte le iniziative
ecumeniche intraprese con generosità ed impegno: si può dire che tutta
l'attività delle Chiese locali e della Sede Apostolica abbia assunto in questi
anni un respiro ecumenico. Il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità
dei Cristiani è divenuto uno dei principali centri propulsori del processo
verso la piena unità.
Siamo però tutti consapevoli che il raggiungimento di questo traguardo non può
essere solo frutto di sforzi umani, pur indispensabili. L'unità, in definitiva,
è dono dello Spirito Santo.
A noi è chiesto di assecondare questo dono senza indulgere a leggerezze e
reticenze nella testimonianza della verità, ma mettendo in atto generosamente
le direttive tracciate dal Concilio e dai successivi documenti della Santa Sede,
apprezzati anche da molti tra i cristiani non in piena comunione con la Chiesa
cattolica.
Ecco, dunque, uno dei compiti dei cristiani incamminati verso l'Anno 2000.
L'avvicinarsi della fine del secondo Millennio sollecita tutti ad un esame di
coscienza e ad opportune iniziative ecumeniche, così che al Grande Giubileo ci
si possa presentare, se non del tutto uniti, almeno molto più prossimi a
superare le divisioni del secondo Millennio. È necessario al riguardo che
ognuno lo vede come uno sforzo enorme. Bisogna proseguire nel dialogo
dottrinale, ma soprattutto impegnarsi di più nella preghiera ecumenica. Essa s'è
molto intensificata dopo il Concilio, ma deve crescere ancora coinvolgendo
sempre più i cristiani, in sintonia con la grande invocazione di Cristo, prima
della Passione: "Padre... siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv
17,21).
35. Un altro
capitolo doloroso, sul quale i figli della Chiesa non possono non tornare con
animo aperto al pentimento, è costituito dall'acquiescenza manifestata, specie
in alcuni secoli, a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio
alla verità.
È vero che un corretto giudizio storico non può prescindere da un'attenta
considerazione dei condizionamenti culturali del momento, sotto il cui influsso
molti possono aver ritenuto in buona fede che un'autentica testimonianza alla
verità comportasse il soffocamento dell'altrui opinione o almeno la sua
emarginazione. Molteplici motivi spesso convergevano nel creare premesse di
intolleranza, alimentando un'atmosfera passionale alla quale solo grandi spiriti
veramente liberi e pieni di Dio riuscivano in qualche modo a sottrarsi. Ma la
considerazione delle circostanze attenuanti non esonera la Chiesa dal dovere di
rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno
deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l'immagine del suo
Signore crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile mitezza.
Da quei tratti dolorosi del passato emerge una lezione per il futuro, che deve
indurre ogni cristiano a tenersi ben saldo all'aureo principio dettato dal
Concilio: "La verità non si impone che in forza della stessa verità, la
quale penetra nelle menti soavemente e insieme con vigore".
36. Un serio
esame di coscienza è stato auspicato da numerosi Cardinali e Vescovi
soprattutto per la Chiesa del presente.
Alle soglie del nuovo Millennio i cristiani devono porsi umilmente davanti al
Signore per interrogarsi sulle responsabilità che anch'essi hanno nei confronti
dei mali del nostro tempo. L'epoca attuale, infatti, accanto a molte luci,
presenta anche non poche ombre.
Come tacere, ad esempio, dell'indifferenza religiosa, che porta molti uomini di
oggi a vivere come se Dio non ci fosse o ad accontentarsi di una religiosità
vaga, incapace di misurarsi con il problema della verità e con il dovere della
coerenza? A ciò sono da collegare anche la diffusa perdita del senso
trascendente dell'esistenza umana e lo smarrimento in campo etico, persino nei
valori fondamentali del rispetto della vita e della famiglia. Una verifica si
impone pure ai figli della Chiesa: quanto sono anch'essi toccati dall'atmosfera
di secolarismo e relativismo etico? E quanta parte di responsabilità devono
anch'essi riconoscere, di fronte alla dilagante irreligiosità, per non aver
manifestato il genuino volto di Dio, a causa dei "difetti della propria
vita religiosa, morale e sociale"?. Non si può infatti negare che la vita
spirituale attraversi, in molti cristiani, un momento di incertezza che
coinvolge non solo la vita morale, ma anche la preghiera e la stessa rettitudine
teologale della fede. Questa, già messa alla prova dal confronto col nostro
tempo, è talvolta disorientata da indirizzi teologici erronei, che si
diffondono anche a causa della crisi di obbedienza nei confronti del Magistero
della Chiesa.
E quanto alla testimonianza della Chiesa nel nostro tempo, come non provare
dolore per il mancato discernimento, diventato talvolta persino acquiescenza, di
non pochi cristiani di fronte alla violazione di fondamentali diritti umani da
parte di regimi totalitari? E non è forse da lamentare, tra le ombre del
presente, la corresponsabilità di tanti cristiani in gravi forme di ingiustizia
e di emarginazione sociale? C'è da chiedersi quanti, tra essi, conoscano a
fondo e pratichino coerentemente le direttive della dottrina sociale della
Chiesa. L'esame di coscienza non può non riguardare anche la ricezione del
Concilio, questo grande dono dello Spirito alla Chiesa sul finire del secondo
Millennio. In che misura la Parola di Dio è divenuta più pienamente anima
della teologia e ispiratrice di tutta l'esistenza cristiana, come chiedeva la
Dei Verbum? È vissuta la liturgia come "fonte e culmine" della vita
ecclesiale, secondo l'insegnamento della Sacrosanctum Concilium? Si consolida,
nella Chiesa universale e in quelle particolari, l'ecclesiologia di comunione
della Lumen Gentium, dando spazio ai carismi, ai ministeri, alle varie forme di
partecipazione del Popolo di Dio, pur senza indulgere a un democraticismo e a un
sociologismo che non rispecchiano la visione cattolica della Chiesa e
l'autentico spirito del Vaticano II? Una domanda vitale deve riguardare anche lo
stile dei rapporti tra Chiesa e mondo. Le direttive conciliari offerte nella
Gaudium et spes e in altri documenti di un dialogo aperto, rispettoso e
cordiale, accompagnato tuttavia da un attento discernimento e dalla coraggiosa
testimonianza della verità, restano valide e ci chiamano a un impegno
ulteriore.
37. La
Chiesa del primo Millennio nacque dal sangue dei martiri: "Sanguis martyrum
- semen christianorum". Gli eventi storici legati alla figura di Costantino
il Grande non avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale si
verificò nel primo Millennio, se non fosse stato per quella seminagione di
martiri e per quel patrimonio di santità che caratterizzarono le prime
generazioni cristiane. Al termine del secondo Millennio, la Chiesa è diventata
nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti
sacerdoti, religiosi e laici, hanno operato una grande semina di martiri in
varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del
sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e
protestanti, come rilevava già Paolo VI nella omelia per la canonizzazione dei
martiri ugandesi.
È una testimonianza da non dimenticare. La Chiesa dei primi secoli, pur
incontrando notevoli difficoltà organizzative, si è adoperata per fissare in
appositi martirologi la testimonianza dei martiri. Tali martirologi sono stati
aggiornati costantemente attraverso i secoli, e nell'albo dei santi e dei beati
della Chiesa sono entrati non soltanto coloro che hanno versato il sangue per
Cristo, ma anche maestri della fede, missionari, confessori, vescovi,
presbiteri, vergini, coniugi, vedove, figli.
Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi
"militi ignoti" della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non
devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze. Come è stato
suggerito nel Concistoro, occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non
lasciar perire la memoria di quanti hanno subìto il martirio, raccogliendo la
necessaria documentazione. Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una
eloquenza ecumenica.
L 'ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente. La communio
sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione. Il martyrologium
dei primi secoli costituì la base del culto dei santi. Proclamando e venerando
la santità dei suoi figli e figlie, la Chiesa rendeva sommo onore a Dio stesso;
nei martiri venerava il Cristo, artefice del loro martirio e della loro santità.
Si è sviluppata successivamente la prassi della canonizzazione, che tuttora
perdura nella Chiesa cattolica e in quelle ortodosse. In questi anni si sono
moltiplicate le canonizzazioni e le beatificazioni. Esse manifestano la vivacità
delle Chiese locali, molto più numerose oggi che nei primi secoli e nel primo
Millennio. Il più grande omaggio, che - tutte le Chiese renderanno a Cristo
alla soglia del terzo Millennio, sarà la dimostrazione dell'onnipotente
presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in
uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie
forme della vocazione cristiana.
Sarà compito della Sede Apostolica, nella prospettiva del terzo Millennio,
aggiornare i martirologi per la Chiesa universale, prestando grande attenzione
alla santità di quanti anche nel nostro tempo sono vissuti pienamente nella
verità di Cristo. In special modo ci si dovrà adoperare per il riconoscimento
dell'eroicità delle virtù di uomini e donne che hanno realizzato la loro
vocazione cristiana nel Matrimonio: convinti come siamo che anche in tale stato
non mancano frutti di santità, sentiamo il bisogno di trovare le vie più
opportune per verificarli e proporli a tutta la Chiesa a modello e sprone degli
altri sposi cristiani.
38.
Un'ulteriore esigenza sottolineata dai Cardinali e dai Vescovi è quella di
Sinodi a carattere continentale, sulla scia di quelli già celebrati per
l'Europa e per l'Africa. L'ultima Conferenza Generale dell'Episcopato Latino
americano, ha accolto, in sintonia con l'Episcopato Nordamericano, la proposta
di un Sinodo per le Americhe sulle problematiche della nuova evangelizzazione in
due parti dello stesso continente tanto diverse tra loro per origine e storia, e
sulle tematiche della giustizia e dei rapporti economici internazionali, tenendo
conto dell'enorme divario tra il Nord e il Sud.
Un Sinodo a carattere continentale sembra opportuno per l'Asia, dove più
marcata è la questione dell'incontro del cristianesimo con le antichissime
culture e religioni locali.
Una grande sfida, questa, per l'evangelizzazione, dato che sistemi religiosi
come il buddismo o l'induismo si propongono con un chiaro carattere
soteriologico. Esiste allora l'urgente bisogno che, in occasione del Grande
Giubileo, si illustri e approfondisca la verità su Cristo come unico Mediatore
tra Dio e gli uomini e unico Redentore del mondo, ben distinguendolo dai
fondatori di altre grandi religioni, nelle quali pur si trovano elementi di
verità, che la Chiesa considera con sincero rispetto, vedendovi un riflesso
della Verità che illumina tutti gli uomini.
Nel 2000 dovrà risuonare con forza rinnovata la proclamazione della verità:
"Ecce natus est nobis Salvator mundi". Anche per l'Oceania potrebbe
essere utile un Sinodo regionale. In questo Continente esiste, tra l'altro, il
dato di popolazioni aborigene, che evocano in modo singolare alcuni aspetti
della preistoria del genere umano. In tale Sinodo, dunque, un tema da non
trascurare, insieme con altri problemi del Continente, dovrebbe essere
l'incontro del cristianesimo con quelle antichissime forme di religiosità,
significativamente caratterizzate da un orientamento monoteistico.
b) Seconda fase
39. Sulla base di questa vasta azione sensibilizzatrice sarà poi possibile affrontare la seconda fase, quella propriamente preparatoria. Essa si svilupperà nell'arco di tre anni, dal 1997 al 1999. La struttura ideale per tale triennio, centrato su Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, non può che essere teologica, cioè trinitaria.
Imo anno: Gesù Cristo.
40. Il primo
anno, 1997, sarà pertanto dedicato alla riflessione su Cristo, Verbo del Padre,
fattosi uomo per opera dello Spirito Santo. Occorre infatti porre in luce il
carattere spiccatamente cristologico del Giubileo, che celebrerà l'Incarnazione
del Figlio di Dio, mistero di salvezza per tutto il genere umano. Il tema
generale, proposto per questo anno da molti Cardinali e Vescovi, è: "Gesù
Cristo, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre" (cf Eb 13,8).
Tra i contenuti cristologici prospettati nel Concistoro emergono i seguenti: la
riscoperta di Cristo Salvatore ed Evangelizzatore, con particolare riferimento
al capitolo quarto del Vangelo di Luca, dove il tema del Cristo mandato ad
evangelizzare e quello del Giubileo si intrecciano; l'approfondimento del
mistero della sua Incarnazione e della sua nascita dal grembo verginale di
Maria; la necessità della fede in Lui per la salvezza. Per conoscere la vera
identità di Cristo, occorre che i cristiani, soprattutto nel corso di questo
anno, tornino con rinnovato interesse alla Bibbia, "sia per mezzo della
sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per
mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi".(24) Nel
testo rivelato, infatti, è lo stesso Padre celeste che ci si fa incontro
amorevolmente e si intrattiene con noi manifestandoci la natura del Figlio
unigenito e il suo disegno di salvezza per l'umanità.
41. L'impegno di attualizzazione sacramentale sopra accennato potrà far leva, nel corso dell'anno, sulla riscoperta del Battesimo come fondamento dell'esistenza cristiana, secondo la parola dell'Apostolo: "Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27). Il Catechismo della Chiesa Cattolica, da parte sua, ricorda che il Battesimo costituisce "il fondamento della comunione tra tutti i cristiani, anche con quanti non sono ancora nella piena comunione con la Chiesa cattolica". Proprio sotto il profilo ecumenico, questo sarà un anno molto importante per volgere insieme lo sguardo a Cristo unico Signore nell'impegno di diventare in Lui una cosa sola, secondo la sua preghiera al Padre. La sottolineatura della centralità di Cristo, della Parola di Dio e della fede non dovrebbe mancare di suscitare nei cristiani di altre Confessioni interesse e favorevole accoglienza.
42. Tutto
dovrà mirare all'obiettivo prioritario del Giubileo che è il rinvigorimento
della Sede e della testimonianza dei cristiani. È necessario, pertanto,
suscitare in ogni fedele un vero anelito alla santità, un desiderio forte di
conversione e di rinnovamento personale in un clima di sempre più intensa
preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più
bisognoso. Il primo anno sarà, dunque, il momento favorevole per la riscoperta
della catechesi nel suo significato e valore originario di "insegnamento
degli Apostoli" (At 2,42) circa la persona di Gesù Cristo ed il suo
mistero di salvezza. Di grande utilità, a questo scopo, si rivelerà
l'approfondimento del Catechismo della Chiesa Cattolica, che presenta "con
fedeltà ed in modo organico l'insegnamento della Sacra Scrittura, della
Tradizione vivente nella Chiesa e nel Magistero autentico, come pure l'eredità
spirituale dei Padri, dei santi e delle sante della Chiesa, per permettere di
conoscere meglio il mistero cristiano e di ravvivare la fede del popolo di
Dio".
Per essere realisti, non si dovrà trascurare di illuminare la coscienza dei
fedeli sugli errori riguardo alla persona di Cristo, mettendo nella giusta luce
le opposizioni contro di Lui e contro la Chiesa.
43. La Vergine Santa, che sarà presente in modo per cosi dire "trasversale" lungo tutta la fase preparatoria, verrà contemplata in questo primo anno soprattutto nel mistero della sua divina Maternità. È nel suo grembo che il Verbo si è fatto carne! L'affermazione della centralità di Cristo non pub essere dunque disgiunta dal riconoscimento del ruolo svolto dalla sua Santissima Madre. Il suo culto, se ben illuminato, in nessun modo può portare detrimento "alla dignità e all'efficacia di Cristo, unico Mediatore". Maria infatti addita perennemente il suo Figlio divino e si propone a tutti i credenti come modello di fede vissuta. "La Chiesa, pensando a Lei piamente e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, penetra con venerazione e più profondamente nell'altissimo mistero dell'Incarnazione e si va ognor più conformando al suo Sposo".
II° anno: lo Spirito Santo
44. Il 1998,
secondo anno della fase preparatoria, sarà dedicato in modo particolare allo
Spirito Santo ed alla sua presenza santificatrice all'interno della Comunità
dei discepoli di Cristo. "Il grande Giubileo, conclusivo del secondo
Millennio, scrivevo nell'Enciclica Dominum et vivificantem (...) ha un profilo
pneumatologico, poiché il mistero dell'incarnazione si è compiuto "per
opera dello Spirito Santo". L'ha "operato" quello Spirito che
consustanziale al Padre e al Figlio è, nell'assoluto mistero di Dio uno e
trino, la Persona amore, il dono increato, che è fonte eterna di ogni
elargizione proveniente da Dio nell'ordine della creazione, il principio diretto
e, in certo senso, il soggetto dell'autocomunicazione di Dio nell’ordine della
grazia. Di questa elargizione, di questa divina autocomunicazione il mistero
dell'Incarnazione costituisce il culmine".
La Chiesa non può prepararsi alla scadenza bimillenaria "in nessun altro
modo, se non nello Spirito Santo. Ciò che "nella pienezza del tempo"
si è compiuto per opera dello Spirito Santo, solo per opera sua può ora
emergere dalla memoria della Chiesa".
Lo Spirito, infatti, attualizza nella Chiesa di tutti i tempi e di tutti i
luoghi l'unica Rivelazione portata da Cristo agli uomini, rendendola viva ed
efficace nell'animo di ciascuno: "Il Consolatore, lo Spirito Santo che il
Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto
ciò che io vi ho detto" (Gv 14,26).
45. Rientra
pertanto negli impegni primari della preparazione al Giubileo la riscoperta
della presenza e dell'azione dello Spirito, che agisce nella Chiesa sia
sacramentalmente, soprattutto mediante la Confermazione, sia attraverso
molteplici carismi, compiti e ministeri da Lui suscitati per il bene di essa:
"Uno è lo Spirito, il quale per l'utilità della Chiesa distribuisce i
suoi vari doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità
dei servizi (cf I Cor 12,1-11). Fra questi doni viene al primo posto la grazia
degli apostoli, alla cui autorità lo stesso Spirito sottomette anche i
carismatici (cf I Cor 14). Ed è ancora lo Spirito stesso che, con la sua forza
e mediante l'intima connessione delle membra, produce e stimola la carità tra i
fedeli".
Lo Spirito è anche per la nostra epoca l 'agente principale della nuova
evangelizzazione.
Sarà dunque importante riscoprire lo Spirito come Colui che costruisce il Regno
di Dio nel corso della storia e prepara la sua piena manifestazione in Gesù
Cristo, animando gli uomini nell'intimo e facendo germogliare all'interno del
vissuto umano i semi della salvezza definitiva che avverrà alla fine dei tempi.
46. In
questa prospettiva escatologica, i credenti saranno chiamati a riscoprire la
virtù teologale della speranza, di cui hanno "già udito l'annunzio dalla
parola di verità del Vangelo" (Col 1,5). Il fondamentale atteggiamento
della speranza, da una parte, spinge il cristiano a non perdere di vista la meta
finale che dà senso e valore all'intera sua esistenza e, dall'altra, gli offre
motivazioni solide e profonde per l'impegno quotidiano nella trasformazione
della realtà per renderla conforme al progetto di Dio. Come ricorda l'apostolo
Paolo: "Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad
oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo
le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli,
la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati
salvati" (Rm 8,22-24). I cristiani sono chiamati a prepararsi al Grande
Giubileo dell'inizio del terzo millennio rinnovando la loro speranza
nell'avvento definitivo del Regno di Dio, preparandolo giorno dopo giorno nel
loro intimo, nella Comunità cristiana a cui appartengono, nel contesto sociale
in cui sono inseriti e così anche nella storia del mondo.
È necessario inoltre che siano valorizzati ed approfonditi i segni di speranza
presenti in questo ultimo scorcio di secolo, nonostante le ombre che spesso li
nascondono ai nostri occhi: in campo civile, i progressi realizzati dalla
scienza, dalla tecnica e soprattutto dalla medicina a servizio della vita umana,
il più vivo senso di responsabilità nei confronti dell'ambiente, gli sforzi
per ristabilire la pace e la giustizia ovunque siano state violate, la volontà
di riconciliazione e di solidarietà fra i diversi popoli, in particolare nei
complessi rapporti fra il Nord ed il Sud del mondo...; in campo ecclesiale, il
più attento ascolto della voce dello Spirito attraverso l'accoglienza dei
carismi e la promozione del laicato, l'intensa dedizione alla causa dell' unità
di tutti i cristiani, lo spazio dato al dialogo con le religioni e con la
cultura contemporanea...
47. La riflessione dei fedeli nel secondo anno di preparazione dovrà convergere con sollecitudine particolare sul valore dell'unità all'interno della Chiesa, a cui tendono i vari doni e carismi suscitati in essa dallo Spirito. A questo proposito si potrà opportunamente approfondire l'insegnamento ecclesiologico del Concilio Vaticano II contenuto soprattutto nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Questo importante documento ha espressamente sottolineato che l'unità del Corpo di Cristo è fondata sull'azione dello Spirito, è garantita dal ministero apostolico ed è sostenuta dall'amore vicendevole (cf I Cor 13,1-8). Tale approfondimento catechetico della fede non potrà non portare i membri del Popolo di Dio ad una più matura coscienza delle proprie responsabilità, come pure ad un più vivo senso del valore dell'obbedienza ecclesiale.
48. Maria, che concepì il Verbo incarnato per opera dello Spirito Santo e che poi in tutta la propria esistenza si lasciò guidare dalla sua azione interiore, sarà contemplata e imitata nel corso di quest'anno soprattutto come la donna docile alla voce dello Spirito, donna del silenzio e dell'ascolto, donna di speranza, che seppe accogliere come Abramo la volontà di Dio "sperando contro ogni speranza" (Rm 4,18). Ella ha portato a piena espressione l'anelito dei poveri di Jahvè, risplendendo come modello per quanti si affidano con tutto il cuore alle promesse di Dio.
III° anno: Dio Padre
49. Il 1999,
terzo ed ultimo anno preparatorio, avrà la funzione di dilatare gli orizzonti
del credente secondo la prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del
"Padre che è nei cieli" (cf Mt 5,45), dal quale è stato mandato ed
al quale è ritornato (cf Gv 16,28).
"Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che
hai mandato, Gesù Cristo" (Gv 17,3). Tutta la vita cristiana è come un
grande pellegrinaggio verso la casa del Padre, di cui si riscopre ogni giorno
l'amore incondizionato per ogni creatura umana, ed in particolare per il
"figlio perduto" (cf Lc 15,11-32). Tale pellegrinaggio coinvolge
l'intimo della persona allargandosi poi alla comunità credente per raggiungere
l'intera umanità.
Il Giubileo, centrato sulla figura di Cristo, diventa così un grande atto di
lode al Padre: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui
ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed
immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1,3-4).
50. In
questo terzo anno il senso del "cammino verso il Padre" dovrà
spingere tutti a intraprendere, nell'adesione a Cristo Redentore dell'uomo, un
cammino di autentica conversione, che comprende sia un aspetto
"negativo" di liberazione dal peccato sia un aspetto
"positivo" di scelta del bene, espresso dai valori etici contenuti
nella legge naturale, confermata e approfondita dal Vangelo. E’ questo il
contesto adatto per la riscoperta e la intensa celebrazione del sacramento della
Penitenza nel suo significato più profondo.
L'annuncio della conversione come imprescindibile esigenza dell'amore cristiano
è particolarmente importante nella società attuale, in cui spesso sembrano
smarriti gli stessi fondamenti di una visione etica dell'esistenza umana. Sarà
pertanto opportuno, specialmente in questo anno, mettere in risalto la virtù
teologale della carità, ricordando la sintetica e pregnante affermazione della
prima Lettera di Giovanni: "Dio è amore" (4,8.16). La carità, nel
suo duplice volto di amore per Dio e per i Fratelli è la sintesi della vita
morale del credente. Essa ha in Dio la sua scaturigine e il suo approdo.
51. In
questa prospettiva, ricordando che Gesù è venuto ad "evangelizzare i
poveri" (Mt 11,5; Lc 7,22), come non sottolineare più decisamente
l'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati? Si deve anzi
dire che l'impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il nostro,
segnato da tanti conflitti e da intollerabili disuguaglianze sociali ed
economiche, è un aspetto qualificante della preparazione e della celebrazione
del Giubileo. Così, nello spirito del Libro del Levitico (25,8-28), i cristiani
dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come un
tempo opportuno per pensare, tra l'altro, ad una consistente riduzione, se non
proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di
molte Nazioni.
Il Giubileo potrà pure offrire l'opportunità di meditare su altre sfide del
momento quali, ad esempio, le difficoltà di dialogo fra culture diverse e le
problematiche connesse con il rispetto dei diritti della donna e con la
promozione della famiglia e del Matrimonio.
52.
Ricordando, inoltre, che "Cristo (...) proprio rivelando il mistero del
Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la
sua altissima vocazione", due impegni saranno ineludibili specialmente nel
corso del terzo anno preparatorio: quello del confronto con il secolarismo e
quello del dialogo con le grandi religioni.
Quanto al primo, sarà opportuno affrontare la vasta tematica della crisi di
civiltà, quale è venuta manifestandosi soprattutto nell'Occidente
tecnologicamente più sviluppato, ma interiormente impoverito dalla dimenticanza
o dall'emarginazione di Dio. Alla crisi di civiltà occorre rispondere con la
civiltà dell'amore, fondata sui valori universali di pace, solidarietà,
giustizia e libertà, che trovano in Cristo la loro piena attuazione.
53. Per
quanto riguarda invece l'orizzonte della coscienza religiosa, la vigilia del
Duemila sarà una grande occasione, anche alla luce degli avvenimenti di questi
ultimi decenni, per il dialogo interreligioso, secondo le chiare indicazioni
date dal Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni
della Chiesa con le religioni non cristiane.
In tale dialogo dovranno avere un posto preminente gli ebrei e i musulmani.
Voglia Dio che a sigillo di tali intenzioni si possano realizzare anche incontri
comuni in luoghi significativi per le grandi religioni monoteiste.
Si studia, in proposito, come predisporre sia storici appuntamenti a Betlemme,
Gerusalemme e sul Sinai, luoghi di grande valenza simbolica, per intensificare
il dialogo con gli ebrei e i fedeli dell'Islam, sia incontri con rappresentanti
delle grandi religioni del mondo in altre città. Sempre tuttavia si dovrà far
attenzione a non ingenerare pericolosi malintesi, ben vigilando sul rischio del
sincretismo e di un facile e ingannevole irenismo.
54. In tutto
questo ampio orizzonte di impegni, Maria Santissima, figlia prescelta del Padre,
sarà presente allo sguardo dei credenti come esempio perfetto di amore, sia
verso Dio che verso il prossimo. Come Ella stessa afferma nel cantico del
Magnificat, grandi cose ha fatto in lei l'Onnipotente, il cui nome è Santo (cf
Lc 1,49). Il Padre ha scelto Maria per una missione unica nella storia della
salvezza: quella di essere Madre dell'atteso Salvatore. La Vergine ha risposto
alla chiamata di Dio con una piena disponibilità: "Eccomi, sono la serva
del Signore" (Lc 1,38). La sua maternità, iniziata a Nazareth e vissuta
sommamente a Gerusalemme sotto la Croce, sarà sentita in quest'anno come
affettuoso e pressante invito rivolto a tutti i figli di Dio, perché facciano
ritorno alla casa del Padre ascoltando la sua voce materna: "Fate quello
che Cristo vi dirà" (cf Gv 2,5).
c) In vista della celebrazione
55. Un
capitolo a sé è costituito dalla celebrazione stessa del Grande Giubileo, che
avverrà contemporaneamente in Terra Santa, a Roma e nelle Chiese locali del
mondo intero. Soprattutto in questa fase, la fase celebrativa, l'obiettivo sarà
la glorificazione della Trinità, dalla quale tutto viene e alla quale tutto si
dirige, nel mondo e nella storia. A questo mistero guardando i tre anni di
preparazione immediata: da Cristo e per Cristo, nello Spirito Santo, al Padre.
In questo senso la celebrazione giubilare attualizza ed insieme anticipa la meta
e il compimento della vita del cristiano e della Chiesa in Dio uno e trino.
Essendo però Cristo l'unica via di accesso al Padre, per sottolinearne la
presenza viva e salvifica nella Chiesa e nel mondo, si terrà a Roma, in
occasione del Grande Giubileo, il Congresso eucaristico internazionale. Il
Duemila sarà un anno intensamente eucaristico: nel sacramento dell'Eucaristia
il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad
offrirsi all'umanità come sorgente di vita divina.
La dimensione ecumenica ed universale del Sacro Giubileo, potrà opportunamente
essere evidenziata da un significativo incontro pancristiano. Si tratta di un
gesto di grande valore e per questo, ad evitare equivoci, esso va proposto
correttamente e preparato con cura, in atteggiamento di fraterna collaborazione
con i cristiani di altre Confessioni e tradizioni, nonché di grata apertura a
quelle religioni i cui rappresentanti volessero esprimere la loro attenzione
alla gioia comune di tutti i discepoli di Cristo. Una cosa è certa: ciascuno è
invitato a fare quanto è in suo potere, perché non venga trascurata la grande
sfida dell'Anno 2000, a cui è sicuramente connessa una particolare grazia del
Signore per la Chiesa e per l'intera umanità.
V "GESÙ CRISTO E LO STESSO (...)
SEMPRE" (Eb 13,8)
56. La
Chiesa perdura da 2000 anni. Come l'evangelico granello di senapa, essa cresce
fino a diventare un grande albero, capace di coprire con le sue fronde l'intera
umanità (cf Mt 13,31-32). Il Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica
sulla Chiesa, considerando la questione dell'appartenenza alla Chiesa e della
ordinazione al Popolo di Dio, così si esprime: "Tutti gli uomini sono
quindi chiamati a questa cattolica unità del Popolo di Dio (...) alla quale in
vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri
credenti in Cristo, sia, infine, tutti gli uomini, che dalla grazia di Dio sono
chiamati alla salvezza". Paolo VI, da parte sua, nell'Enciclica Ecclesiam
suam illustra l'universale coinvolgimento degli uomini nel disegno di Dio,
sottolineando i vari cerchi del dialogo della salvezza.
Alla luce di tale impostazione si può comprendere meglio anche la parabola
evangelica del lievito (cf Mt 13,33): Cristo, come lievito divino, penetra
sempre più profondamente nel presente della vita dell'umanità diffondendo
l'opera della salvezza da Lui compiuta nel Mistero pasquale. Egli avvolge
inoltre nel suo dominio salvifico anche tutto il passato del Adamo. A lui
appartiene il futuro genere umano, cominciando dal primo: "Gesù Cristo è
lo stesso ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8). La Chiesa da parte sua "mira
a questo solo: a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l'opera
stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla
verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito".
57. E perciò,
sin dai tempi apostolici, continua senza interruzione la missione della Chiesa
all'interno della universale famiglia umana. La prima evangelizzazione interessò
soprattutto la regione del Mediterraneo. Nel corso del primo millennio le
missioni, partendo da Roma e da Costantinopoli, portarono il cristianesimo
nell'intero continente europeo. Contemporaneamente esse si diressero verso il
cuore dell'Asia, fino all’India ed alla Cina. La fine del XV secolo, insieme
con la scoperta dell'America, segnò l'inizio dell'evangelizzazione in quel
grande continente, al sud e al nord. Nello stesso tempo, mentre le coste sub
sahariane dell'Africa accoglievano la luce di Cristo, san Francesco Saverio,
patrono delle missioni, giungeva fino al Giappone. A cavallo dei secoli XVIII e
XIX, un laico, Andrea Kim, recò il cristianesimo in Corea; in quella stessa
epoca l'annuncio evangelico raggiunse la Penisola indocinese, come pure
l'Australia e le isole del Pacifico.
Il XIX secolo ha registrato una grande attività missionaria tra i popoli
dell'Africa. Tutte queste opere hanno dato frutti che perdurano fino ad oggi. Il
Concilio Vaticano II ne dà conto nel Decreto Ad Gentes sull'attività
missionaria. Dopo il Concilio la questione missionaria è stata trattata
nell'Enciclica Redemptoris missio, relativa ai problemi delle missioni in
quest'ultima parte del nostro secolo. La Chiesa anche in futuro continuerà ad
essere missionaria: la missionarietà infatti fa parte della sua natura. Con la
caduta di grandi sistemi anticristiani nel conti - nente europeo, del nazismo
prima e poi del comunismo, si impone il compito urgente di offrire nuovamente
agli uomini e alle donne dell'Europa il messaggio liberante del Vangelo.
Inoltre, come afferma l'Enciclica Redemptoris missio, si ripete nel mondo la
situazione dell'Areopago di Atene, dove parlò san Paolo. Oggi sono molti gli
"areopaghi", e assai diversi: sono i vasti campi della civiltà
contemporanea e della cultura, della politica e dell'economia. Più l'Occidente
si stacca dalle sue radici cristiane, più diventa terreno di missione, nella
forma di svariati "areopaghi".
58. Il futuro del mondo e della Chiesa appartiene alle Giovani generazioni, che, nate in questo secolo, saranno mature nel prossimo, il primo del nuovo millennio. Cristo attende i giovani, come attendeva il giovane che gli pose la domanda: "Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" (Mt 19,16). Alla stupenda risposta che Gesù gli diede ho fatto riferimento nella recente Enciclica Veritatis splendor, come, in precedenza, nella Lettera ai giovani di tutto il mondo del 1985. I giovani, in ogni situazione, in ogni regione della terra non cessano di porre domande a Cristo: lo incontrano e lo cercano per interrogarlo ulteriormente. Se sapranno seguire il cammino che Egli indica, avranno la gioia di recare il proprio contributo alla sua presenza nel prossimo secolo e in quelli successivi, sino al compimento dei tempi. "Gesù è lo stesso ieri, oggi e sempre".
59. In
conclusione, tornano opportune le parole della Costituzione pastorale Gaudium et
spes: "La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all'uomo,
mediante il suo Spirito, luce e forza perché l'uomo possa rispondere alla
suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini, in cui
possano salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la
chiave, il centro e il fine dell'uomo nonché di tutta la storia umana.
Inoltre la Chiesa afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte
cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è
sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli. Così nella luce di Cristo, immagine
del Dio invisibile, primogenito di tutte le creature, il Concilio intende
rivolgersi a tutti per illustrare il mistero dell'uomo e per cooperare nella
ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo". (41)
Mentre invito i fedeli ad elevare al Signore insistenti preghiere per ottenere i
lumi e gli aiuti necessari nella preparazione e nella celebrazione del Giubileo
ormai prossimo, esorto i Venerati Fratelli nell'Episcopato e le Comunità
ecclesiali a loro affidate ad aprire il cuore ai suggerimenti dello Spirito.
Egli non mancherà di muovere gli animi perché si dispongano a celebrare con
fede rinnovata e generosa partecipazione il grande evento giubilare. Affido
questo impegno di tutta la Chiesa alla celeste intercessione di Maria, Madre del
Redentore. Ella, la Madre del bell'amore, sarà per i cristiani incamminati
verso il grande Giubileo del terzo millennio la Stella che ne guida con
sicurezza i passi incontro al Signore. L'umile Fanciulla di Nazareth, che
duemila anni fa offerse al mondo il Verbo incarnato, orienti l'umanità del
nuovo millennio verso Colui che è "la luce vera, quella che illumina ogni
uomo" (Gv 1,9).
Con questi sentimenti a tutti imparto la mia
Benedizione.
Dal Vaticano, il 10 novembre dell'anno 1994, diciassettesimo di Pontificato.
GIOVANNI
PAOLO PP. II