Lo Spirito Santo

ALLA LUCE DELLO SPIRITO SANTO
Nella sua lettera apostolica Alle porte del terzo millennio il Papa dedica il
secondo anno della fase preparatoria allo Spirito Santo ed alla sua presenza
santificatrice all'interno della comunità dei discepoli di Cristo.
Egli ne dà pure le motivazioni:
l° Lo Spirito Santo nell'assoluto mistero di
Dio uno e trino è la Persona - Amore;
2° Per opera dello Spirito Santo si compì il
mistero dell'incarnazione;
3° Egli attualizza nella Chiesa di tutti i tempi e
di tutti i luoghi la rivelazione portata da Gesù Cristo rendendo la viva ed
efficace nell'animo di ciascuno.
Prima di toccare i singoli punti, cerchiamo di chiarire, per quanto è possibile
alla nostra minima capacità di capire Dio, chi sia lo Spirito Santo, la terza
Persona della santissima Trinità, tenendo ben presente che quando noi parliamo
di Dio non sappiamo altro che balbettare e, probabilmente, dire strafalcioni.
Dio è amore, questa è la vera definizione di Dio. Amare significa volere bene
e, poiché in Dio volere è fare, in lui volere il bene è darlo, comunicarlo.
Ora Dio è Amore Assoluto: tutto quello che è, è Amore, cioè dono. Perciò
Dio, da quando è Dio, è Amore che si dona; e si dona totalmente. Non solo
quello che ha, ma quello che è: la sua stessa natura, la sua stessa anima,
diremmo.
Il Figlio è uguale al Padre, perché ne ha ricevuta tutta la natura, tutta
l'anima! E quindi anch'egli é tutto amore, solo amore, nient'altro che amore; e
perciò anch'egli è Amore che si dona: totalmente, integralmente al Padre. Sa
di riceversi da lui per amore, e si ridà a lui con amore e gioia.
Amore che si dona
E lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo è
l'Amore scambievole, vicendevole, che lega indissolubilmente il Padre al Figlio,
e il Figlio al Padre. Infatti il Padre non sarebbe Padre senza il Figlio; né il
Figlio non sarebbe Figlio senza il Padre. La loro stessa natura di dono di sé
li lega l'Uno all'Altro da sempre, liberamente e gioiosamente.
Ecco: la circolazione dal Padre al Figlio e dal Figlio al Padre di questo Amore
che si dona è la Persona dello Spirito Santo. Egli è l'Amore vicendevole,
scambievole: eterno, infinito, libero e gioioso; e procede quindi
simultaneamente dal Padre e dal Figlio; è il loro reciproco legame d'amore
essenziale.
Perciò si può dire che il Dio cristiano è un solo Amore che si dona; e tre
diversi modi di donarsi: da Padre, da Figlio, da Spirito Santo. Un solo Dio, tre
Persone divine ...
Il vangelo di Luca riporta la risposta dell'angelo
Gabriele a Maria:
Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza
dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio
(Lc 12,34-35).
Gesù Cristo, noi lo sappiamo, è il Figlio di Dio fatto uomo, incarnato nella
natura umana; è il dono d'amore del Padre all'umanità, come dice il vangelo di
Giovanni:
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16).
Il Figlio incarnato a sua volta può affermare:
Per questo il Padre mi ama, perché io offro la mia vita... Nessuno mi toglie la
vita, ma la offro da me stesso. (Gv 10,17-18).
L'amore che lega Gesù Cristo al Padre è lo Spirito Santo.
Adesso, nella storia della incarnazione, lo Spirito Santo lega anche tutti i
credenti nel Figlio e, attraverso Lui, al Padre, e ne fa perciò una famiglia
divina.
San Giovanni può scrivere:"Quale
grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo
realmente!". (IGv 3,1).
Questa realtà che ci lega al Padre grazie al Figlio incarnato è opera dello
Spirito santo: l'amore vicendevole. Egli opera così all'interno della vita
trinitaria, nella esistenza stessa di Gesù Cristo Figlio di Dio incarnato, e
nella nuova realtà dei figli di Dio redenti da Gesù Cristo.
Nella vita di Dio
Come opera lo Spirito Santo nella nuova umanità redenta, fatta figlia di Dio,
chiamata quindi alla santità dei figli di Dio, come Gesù Cristo il Figlio
primogenito (Rm 8,29)?
Tutti noi siamo stati battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo. In forza della grazia sacramentale del battesimo siamo diventati davvero
figli di Dio a somiglianza dell'uomo Gesù Cristo, che è "il primogenito
tra molti fratelli" come si esprime san Paolo (Rm 8,29). Col battesimo
siamo entrati nella stessa vita trinitaria di Dio; e questo viene attribuito
all'opera dello Spirito Santo: l'amore scambievole, vicendevole, che unisce la
nostra nuova personalità (il battesimo dà una vita nuova: quella stessa di
Dio!) a Dio Uno e Trino; abbiamo la sua stessa sostanza, che è, amore
vicendevole, scambievole. Perciò siamo uniti a Dio e, insieme,
contemporaneamente a tutti gli altri fratelli e sorelle.
Siamo la nuova famiglia di Dio!
Questo istinto filiale (nei riguardi di Dio) e fraterno (nei riguardi di tutto
il prossimo) diventa la nostra seconda natura, la nostra vera natura di figli di
Dio. In altre parole: più noi ci rendiamo conto della nostra nuova realtà e più
viviamo in coerenza a questa realtà più viviamo! più ci realizziamo! e diamo
spessore e durata eterna alla nostra povera esistenza
La grazia battesimale (detta anche santificante o abituale) viene poi rafforzata
dal sacramento della Cresima, che ci fa crescere nella consapevolezza del nostro
essere figli e fratelli, e ci spinge a impostare l'esistenza in modo conforme
alla nostra realtà umano - divina.
Cresce ancora nel sacramento del Matrimonio: la grazia sacramentale propria di
esso unisce un uomo e una donna perché diventino due in una sola carne, a
immagine e somiglianza di Dio: di Dio Uno e Trino. Quindi non saranno più due,
ma una sola esistenza umana! Questo significa fondere insieme due mentalità,
due volontà, due forze vitali diverse per diventare - gradualmente, a poco a
poco, faticosamente, ma nello sforzo continuo - un solo modo di vedere il senso
della vita e di affrontarla, unendo due diversi modi di vedere le cose e le
situazioni.
Una somma di valori, che insieme si moltiplicano! E questo è dono dello Spirito
Santo.
E' sempre dono dello Spirito Santo l'unità nella Chiesa. In che senso? Nel
senso che lui unisce la Chiesa di Gesù Cristo al suo capo, lo stesso Gesù
Cristo, e ne fa una cosa sola, una sola realtà, che viene paragonata al corpo,
a un tempio, ad un popolo solo: il popolo di Dio; e meglio ancora ad una
famiglia, la famiglia i Dio: di cui Dio è il Padre, Gesù Cristo il fratello
primogenito, noi vicendevolmente fratelli e sorelle.
Tutto grazie allo Spirito Santo: l'amore scambievole, vicendevole, unítivo.
Se vivessimo, noi cristiani credenti, in modo coerente alle realtà sacramentali
di grazia, allora la Chiesa diventerebbe davvero il nucleo di una umanità
aperta alla reciproca comprensione, accettazione, solidarietà, fraternità...
Sarebbe la realizzazione dell'opera dello Spirito Santo!
San Leonardo Murialdo e lo Spirito Santo
Conserviamo numerosi appunti di san Leonardo sullo Spirito Santo. Scelgo e
sintetizzo al massimo.
Da una sua esortazione ai confratelli, datata pochi mesi dopo la fondazione
della Congregazione, stralcio:
Lo Spirito Santo nella Chiesa anima il corpo mistico di Gesù Cristo in
generale: le leggi, le istituzioni, le mutue relazioni, gli avvenimenti; e anima
ogni membro in particolare.
La vera fondazione della Chiesa va attribuita allo Spirito Santo. Quando Gesù
Cristo morì i cristiani erano poco più di centoventi. Chi convertì i cuori?
Giovanni il Battista lo aveva predetto: Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo
(Mc 1,8).
Lo Spirito Santo lavò, mutò i cuori, li illuminò, fortificò, li accese di
amor divino.
Per ogni individuo lo Spirito Santo é luce, forza, calore, fuoco...
Così è per la nostra congregazione....
Ai Giovani artigianelli, preparandoli a
celebrare la festa di S. Giuseppe, ricorda:
In Gesù, Cristo c'erano due vite: una esterna, visibile (predicare, miracoli,
inginocchiarsi a pregare), l'altra interiore (pensieri, affetti, sentimenti
mossi dallo Spirito Santo inabitante nella sua anima umana: sguardo continuo a
Dio Padre, allo Spirito Santo per vedere ciò che volevano.
I santi, in particolare san Giuseppe sono sue copie: in tutti era e c'è
anche in noi se siamo in grazia - lo Spirito Santo. E lo Spirito non è inerte,
agisce continuamente: illumina l'intelletto, muove la volontà; è la grazia
attuale.
San Leonardo fu per oltre trent'anni insegnante di religione presso un istituto
femminile di Torino. Tra gli appunti delle sue lezioni si trova anche una
lezione sullo Spirito santo, che riporto:
Quanti cristiani sono come gli Efesini, i quali confessarono: Non abbiamo
nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo (At 19,2)...
Purtroppo regna ignoranza sullo Spirito Santo; ingratitudine verso di Lui...
I nostri doveri sono: adorarlo, pregarlo, ascoltarlo.
Il curato d' Ars lo chiamava "notre conducteur", è anzi colui che ci
porta.
Se chiedessimo ai dannati: Perché vi siete dannati?, risponderebbero: Perché
non abbiamo assecondato lo Spirito Santo.
Per una lezione di catechismo agli artigianelli scrive:
Tutto, il bene da lui: quello naturale e quello soprannaturale.
E' lo Spirito santificatore... I doni dello Spirito Santo ci dispongono a
obbedire prontamente allo Spirito Santo. Sono doni, cioè favori gratuiti,
benefici. Lo Spirito Santo stesso viene detto dono di Dio, e suo dono è la
grazia santificante o abituale. Quale bene averlo! Quale disgrazia perderlo!
Sul dono della pietà afferma:
Ci riempie di amore filiale verso Dio e ce lo fa onorare come padre. La virtù
della religione ci fa venerare Dio come creatore, il dono della pietà ce lo fa
venerare come padre; dà sentimenti di fiducia, ne fa desiderare la gloria. E'
dono necessario, perché l'insensibilità spirituale è grande ostacolo alla
salvezza.
Alle ragazze, raccolte dalla strada, dell' istituto del Buon Pastore, spiega gli
effetti della grazia sacramentale del battesimo e della cresima, prodotti
nell'anima dallo Spirito Santo:
Egli riposa sopra di noi, dimora in noi, ci anima. Animandoci illumina le nostre
menti e ci riempie di fortezza, di fede, di amor di Dio, e di ogni altra virtù;
e tanto maggiormente quanto migliori sono le disposizioni.
E conclude:
L'eterno Padre, oltre a darci in questi sacramenti mille e mille grazie, ci dona
in essi la stessa sorgente di tutte le grazie e di tutti i doni: lo Spirito
Santo, e chi ha in sé lo Spirito Santo che cosa non potrà fare? come non
diventerà santo?.
Esorta quindi le ragazze a pigliare l'uso di pregare sovente lo Spirito Santo
perché illumini le nostre menti a conoscere ciò che dobbiamo fare. Lo Spirito
Santo, illuminando le nostre menti e accendendo di amore di Dio i nostri cuori,
ci perfezionerà, ci santificherà..
San Leonardo non temeva di additare il cammino della santità a queste ragazze.
Nel giorno di Pentecoste del 1894 parla ai giovani del collegio Brandolini di
Oderzo (Treviso). Nella omelia descrisse gli effetti del dono dello Spirito
Santo sugli apostoli:
I dodici pescatori ignoranti, sanno improvvisamente intendere e spiegare tutte
le antiche profezie e le Sacre Scritture applicandole a Nostro Signore Gesù
Cristo... Altro miracolo è il coraggio con cui essi, già così timorosi, ora
osano predicarlo pubblicamente come Figlio di Dio, e seguiteranno poi sempre a
predicarlo, fino al martirio. Questi sono gli effetti che Egli è disposto a
produrre in noi.
Sul sacramento del Matrimonio si conservano diversi appunti di san Leonardo.
Riporto soltanto alcune frasi del discorso da lui pronunciato per le nozze di
una nipote.
Dal sacramento del matrimonio, che è detto "grande" dall'apostolo san
Paolo (Ef 5,32), voi venite ad attingere la forze e le grazie necessarie a poter
compiere tutti i doveri che il vostro nuovo stato di vita vi impone. Sì, perché
l'unione maritale è un vincolo che lega a dipendenza e che impone gravi doveri,
ma tale vincolo si converte in catena di rose quando viene benedetto da Dio e
dalla sua Chiesa, e quando ambedue gli sposi non vengono meno agli obblighi che
liberamente si assumono. Oh, come allora la vita trascorre placida e serena! E
come il mutuo amore raddoppia le gioie, lenisce i dolori! Che, se il Signore
concede figli degni e virtuosi, quale terrestre paradiso diventa la fortunata
famiglia.
Amatela, beneditela tutti e due quella religione che vi prepara la grazia
necessaria a conservarvi perpetuamente la vicendevole amorevolezza, la mutua
tolleranza, l'amore per la cura dei figli, l'affettuosa assistenza dell'uno con
l'altro sino alla morte: grazia di Spirito Santo!
Un centro comune di unione e di azione
C'è un altro frutto caratteristico della grazia dello Spirito Santo che san
Leonardo apprezza molto e predica sovente: l'unione delle forze cattoliche, in
un tempo in cui grandi erano le divisioni anche tra i cristiani italiani: prò e
contro la liberalizzazione della vita civile e del governo, prò e contro la
partecipazione alla vita pubblica, prò e contro la formazione di movimenti
laicali non direttamente dipendenti dall'autorità ecclesiastica.
Riporto alcune sue espressioni più significative.
Al primo congresso cattolico operaio tenutosi a Torino nel 1881 propose:
Io farei preghiera agli zelanti direttori di oratori e giardini festivi,
catechismi serali ed altre opere istituitesi a vantaggio della gioventù operaia
che quest'oggi stesso si concertasse per una data non troppo lontana un
convegno, in cui potessimo a vicenda comunicarci il bene da farsi, i metodi da
tenersi per ottenere a vantaggio della cara gioventù il maggior frutto
possibile.
Nel 1883, in occasione del decennale dell'Unione Cattolica Operaia di Rivoli
Torinese ripete: Mi limito a raccomandare il voto di una più salda, più
estesa, più efficace unione fra le varie nostre Unioni Cattoliche Operaie.
Ebbene ci siamo uniti nei singoli paesi, ma perché di tante piccole Unioni non
farne un fascio solo? Perché non fare una Associazione delle varie
associazioni, una Unione della varie unioni cattoliche operaie? Ecco dunque
quanto io proporrei: una unione più stretta, più efficace delle varie unioni
cattoliche operaie; almeno di quelle del Piemonte.
Al congresso francese di Bordeaux aveva già detto:
Questa vostra organizzazione con la sua assoluta fedeltà al sovrano Pontefice e
ai vescovi, con la sua comunanza di sforzi, con la sua divisa: che siano una
cosa sola, ci insegna la potenza irresistibile dell'azione comune nella carità.
Al posto di sforzi isolati provochiamo una vasta, solida organizzazione di forze
cattoliche di tutte le nazioni.

1. Il
Signore Gesù dona lo Spirito Santo
2. Chi è lo Spirito Santo?
3. Come accogliere lo Spirito di vita?
4. Qual è l'opera dello Spirito Santo: Quali doni fa alla Chiesa?
4.1. Dalla mediocrità alla santità
4.2. Dalla dispersione all'unità
4.3. Dalla disperazione alla speranza
4.4. Dalla paura al coraggio della missione
6. Conclusione
1. Il Signore Gesù dona lo Spirito Santo
Nel corso del 1997 la Chiesa di Amalfi - Cava de’ Tirreni ha contemplato il
volto di Gesù; la lettera pastorale dello scorso anno esortava: Teniamo lo
sguardo fisso su Gesù Cristo; e, nelle Missioni Popolari, nella Visita
Pastorale, nelle celebrazioni e nella catechesi, in tutte le nostre attività,
abbiamo cercato di proclamare ed approfondire la fede in Gesù Cristo salvatore
unico.
La lettera che il Papa Giovanni Paolo II ha inviato ai cristiani in preparazione
al grande Giubileo del Duemila, esorta a dedicare il secondo anno del triennio
(1997-1999) allo Spirito Santo. Il 1998 sarà dunque l’anno dello Spirito
Santo
Nel 1998 vogliamo dunque contemplare lo Spirito di Cristo, lo Spirito di luce,
che fa brillare ai nostri occhi lo splendore del volto di Cristo. Vogliamo
essere docili alla sua azione, perché ci aiuti a riconoscere nel volto del
Figlio l’amore del Padre.
Dice il Papa (Cf. TMA, 45) che rientra tra gli impegni primari della
preparazione al Giubileo, la riscoperta della presenza e dell’azione dello
Spirito. Questa riscoperta è parte essenziale del necessario cammino di
educazione alla fede. Senza lo Spirito, infatti, non c’è vita di Dio nel
credente e nella Chiesa; è la Sua presenza che ci unisce a Cristo e che ci
porta a Dio.
"Senza lo Spirito, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo
è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una
dominazione, la missione una propaganda, il culto un’evocazione, l’agire
cristiano una morale da schiavi.
Ma in Lui (nello Spirito)... il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno;
l’uomo lotta contro la carne; Gesù Cristo, Signore risorto, è presente; il
Vangelo è potenza di vita; la Chiesa è segno di comunione trinitaria;
l’autorità è servizio liberatore; la missione una Pentecoste; la liturgia è
memoriale e anticipazione; l’agire umano è deificato"1.
La TMA dice che è lo Spirito che ci comunica ogni dono di Dio. Perciò, aprirsi
allo Spirito significa potersi avvicinare più profondamente al mistero di
Cristo. Lo Spirito è la memoria e la profezia della Chiesa; se l’evento
dell’incarnazione è avvenuto per opera sua, ora solo Lui può farlo emergere
dalla memoria della Chiesa perché essa ne colga tutta la ricchezza salvifica
(cf. TMA, 44).
2. Chi è lo Spirito Santo?
E’ Gesù morente sulla croce che dona lo Spirito. L’evangelista Giovanni così
riporta: "Gesù disse: Tutto è compiuto, e chinato il capo emise lo
Spirito" (Gv 19,30), e "uno del soldati gli colpì il fianco con la
lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (Gv 19,34). Gesù crocifisso, che
effonde acqua dal suo fianco trafitto, manifesta la volontà di donare lo
Spirito. Egli nell’ultima cena aveva promesso lo Spirito Santo: "Quando
verrà il Consolatore, che io vi manderò dal Padre..., egli mi renderà
testimonianza" (Gv 15,16) e come Spirito di verità "vi insegnerà
ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Gv 14,26). Perciò
Gesù risorto può dire ai discepoli: "Io sono con voi tutti i giorni sino
alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Secondo la promessa fatta, Gesù è presente nella Chiesa nella potenza dello
Spirito! Nello Spirito il Cristo si offre come il Vivente; Cristo è vivo nello
Spirito: la distanza che ci separa da Lui è colmata grazie all’opera dello
Spirito che lo rende contemporaneo di noi. E’ nello Spirito che noi possiamo
dire: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" (Gal
2,20); grazie all’iniziativa del Padre che nella potenza del Consolatore rende
presente il Figlio nel tempo.
Lo Spirito è dunque l’estasi di Dio nel tempo degli uomini. E’ lo Spirito
che trasforma il nostro oggi nell’oggi di Dio, è Colui che fa della storia
umana una storia di salvezza perché per mezzo di Lui il mistero della Trinità
si rende presente tra noi come mistero datore di vita nuova. E’ quanto
sintetizza mirabilmente Gesù allorché dichiara: "Come il Padre dà la
vita, così anche il Figlio dà la vita" (Gv 5,22) e anche "lo Spirito
dà la vita" (Gv 6,63).
1 IV Assemblea Mondiale delle Chiese - Uppsala
1968. Discorso di Ignatios Hazim, metropolita di Lattaquiè Laodices del
Patriarcato Ortodosso greco di Antiochia in CdA, La Verità vi farà liberi, 174
Per questo, in ogni celebrazione festiva, proclamando la nostra fede nello
Spirito Santo, esclamiamo: Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la
vita. L’appellativo di Signore afferma la dignità divina dello Spirito, al
pari del Padre e del Figlio, così come si è andata esplicitando nella storia
del Popolo di Dio, dall’Antico Israele allorché ha parlato per mezzo dei
profeti fino al Nuovo. Crediamo dunque che lo Spirito Santo è Dio come il Padre
e il Figlio.
Crediamo nello Spirito Santo che dà la vita. La capacità di dare la vita,
secondo la rivelazione biblica, è caratteristica esclusiva di Dio. E Dio dona
agli uomini non soltanto la vita naturale, ma soprattutto la vita divina,
nell’agire salvifico.
Crediamo, infine, che Egli procede dal Padre e dal Figlio. La sua presenza e la
sua azione non sono quindi dissociabili dalle altre persone divine. Come perciò,
nella pienezza del tempo, egli scaturì come dono del Padre mediante il mistero
pasquale del Cristo morto e risorto, così ancora oggi, lungi dal manifestarsi
in modo autonomo e irrazionale, Egli è attingibile con certezza solo lì ove il
mistero pasquale si rinnova e si rende visibile nel tempo, cioè nella Liturgia
e nella Chiesa.
Credere nello Spirito significa dunque affidarsi a Lui, permettergli di
continuare la sua opera santificatrice nell’universo e nei credenti;
santificazione che è ricevere da Lui la partecipazione alla vita divina (cf.
2Pt 1,4), diventare familiari di Dio.
3. Come accogliere lo Spirito di vita?
Lo Spirito è da accogliere nei sacramenti, in modo particolare mediante quelli
che scandiscono le tappe dell’Iniziazione cristiana. E’ agendo in essi,
infatti, che Egli ci "fa" cristiani.
a. Spirito del Battesimo che ci inserisce nel
dialogo della Trinità
Voi tutti, battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
siamo diventati figli di Dio. Siamo dunque figli di Dio per opera dello Spirito,
il quale ci conforma a Cristo compiendo in noi un’azione simile a quella
compiuta in Lui al Giordano. Lo Spirito ci unisce a Cristo, Egli viene ad
abitare in noi come dice S. Paolo: "Non sapete che siete tempio di Dio e
che lo Spirito abita in voi?" (1 Cor 3,16). E lo Spirito con la vita nuova
ci dona tutti gli altri doni della salvezza
b. Spirito della Confermazione che ci rende
testimoni della Trinità
Il sacramento della Cresima approfondisce in noi il seme della divinizzazione
conferito nel Battesimo. Il sigillo dello Spirito è nei credenti il segno della
loro totale appartenenza a Dio e promessa della risurrezione finale, insieme ai
beni escatologici. La Confermazione imprime il sigillo dello Spirito nel
battezzato rendendolo pienamente conforme a Cristo. Di qui dovrebbe scaturire la
coerenza della vita cristiana nella testimonianza del mistero della Trinità che
è impegno di carità verso il mondo, come manifestazione della ricchezza e
della vitalità dello Spirito, che agisce nel credenti e, attraverso essi, per
la costruzione del Regno.
Urge pertanto, nelle nostre Comunità cristiane, riscoprire e valorizzare il
sacramento della Cresima, curando di infondere in coloro che si preparano a
riceverlo, non soltanto i semi della retta dottrina, ma anzitutto il desiderio
di far risplendere nell’incidenza della vita la ricchezza interiore profusa
dallo Spirito di Cristo. E’ dalla maturazione di questo atteggiamento che può
cominciare un serio cammino di formazione e di responsabilità nella fede da cui
scaturisca una pastorale che non sia tanto attuazione vana di progetti umani, ma
azione da cui realmente germoglino i frutti dello Spirito.
c. Spirito dell’Eucaristia che nella Trinità ci
unisce ai fratelli
Questo itinerario nello Spirito porta il credente a tendere alla pienezza della
vita cristiana che è la vita eucaristica. Nell’Eucaristia Cristo viene a
farsi nostro cibo per condividere la nostra vita, trasformare la nostra
esistenza e così introdurci nella comunione con il Padre. Questa nuova
condizione ripristina completamente in noi l’immagine e la somiglianza di
Dio-Trinità rendendoci uomini della comunione con Dio e con i fratelli.
Infatti, celebrando la Divina Liturgia, noi invochiamo il Padre affinché
"per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo lo Spirito Santo ci
riunisca in un solo corpo".
In questo consiste la divinizzazione, tema così caro ai Padri della Chiesa.
Tutto ciò è opera dello Spirito Santo, che porta avanti la sua opera di
santificazione rendendo Cristo presente e permettendo l’assimilazione a Lui.
Allora, più siamo docili allo Spirito, più ci lasciamo plasmare da Lui, più
cresce in noi la vita divina, dove la meta è raggiungere la statura di Cristo,
la comunione piena con Dio.
La vita del cristiano è, dunque, vita secondo lo Spirito. . Paolo con le sue
lettere ce ne svela la fisionomia. Dice Paolo: "Nessuno può dire: Gesù è
il Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo" (1Cor 12,3).
Infatti i cristiani sono "coloro che si lasciano guidare dallo
Spirito" (Rm 8,14) e "che camminano seguendo lo Spirito" (Gal
5,25). Egli "grida nei nostri cuori: Abbà, Padre" (Gal 4,6) e ci
suggerisce che cosa sia conveniente chiedere (cf. Rm 8,26). Lo Spirito è la
sorgente della vita della comunità, la edifica come Corpo di Cristo, e
riconduce la ricchezza delle sue manifestazioni nei credenti, i doni e i
carismi alla comunione nella carità. "E in realtà noi tutti
siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo" (1 Cor
12,13).L’esperienza della vita nello Spirito si manifesta nei frutti che Egli
produce nel vari stati di vita del cristiano, particolarmente in quelli
consacrati dai sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine, ove lo stesso Spirito
dona una grazia particolare per l’edificazione del medesimo Corpo:
"Frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà,
fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).
4. Qual è l’opera dello Spirito: quali doni fa alla
Chiesa?
4. 1. Dalla mediocrità alla
santità
L’urgenza di spiritualità denunciata a Palermo non può essere evasa. Oggi,
più che mai, è avvertita l’esigenza di interiorità. ’ necessario che
impariamo a darci spazi e tempi di silenzio per dare ascolto allo Spirito di
santità. Chi di noi, in certi momenti dell’esistenza, non ha desiderato
ritirarsi per qualche giorno, per qualche mese o qualche anno "nel deserto,
in un rifugio per viandanti" (Ger 9,1)? André Neher dice a questo
riguardo: "Dove si trova il rifugio nel deserto, che non tiene il registro
degli ospiti? Non c’è strada che vi conduca, non è segnato in nessuna guida.
Eppure è in questo luogo senza ubicazione, in questo ricovero privo di
abitazioni, in questa dimora senza domicilio che è la residenza di Dio".
Ma che cos’è il silenzio?
Provatevi a definire, a descrivere i diversi volti del silenzio... Dice il Card.
Martini: "Il silenzio è quella condizione mediante la quale io riesco ad
ascoltare veramente una persona; dunque, quando ascolto veramente me stesso
allora comincio a capire che cos’è il silenzio".
Il silenzio è, dunque, la condizione perché io possa entrare in comunione vera
con me stesso, con la natura, con gli altri, con Dio. Allora è necessario fare
esperienza del silenzio nei suoi gradi più semplici ed elementari: ascoltando
un brano musicale, passeggiando da soli in un bosco o in montagna... Chi sa
ascoltare il silenzio impara a gustare le bellezze della natura e le gioie della
vita; impara a comprendere ogni frammento come parte di un tutto; gli
accadimenti e le prove di ogni giorno situati nel mistero più grande
dell’esistenza: il mistero dell’uomo nel mistero di Dio. Dio parla nel
silenzio, Dio è prima silenzio e poi parola, invita all’ascolto prima del
dialogo.
Tra le disposizioni umane, i luoghi in cui meglio si rende presente il Divino,
c’è il silenzio2.Nel silenzio risuona la Parola. Il silenzio umano "é
preparazione, destinatario, accoglienza, spazio aperto per il sorprendente nuovo
inizio, ascolto nella attesa di essere fecondato dalla Parola"3. Il
silenzio dell’attesa anela al Silenzio originario da cui proviene e a cui
rimanda e dischiude. Accoglie veramente la Parola solo chi ascolta il Silenzio:
"Chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato" (Gv 13,20). Se il
Padre è il Silenzio originario, lo Spirito è il Silenzio in cui vive e risuona
in noi la Parola, come nel grembo della Vergine Madre4.
"Il Padre pronunziò una Parola, che fu suo Figlio, e sempre la ripete in
un eterno silenzio; perciò in silenzio essa dev’essere ascoltata
dall’anima" (S. Giovanni della Croce).
Lo Spirito Santo, dice S. Agostino, è il Maestro Interiore, quella voce che,
ascoltata nel silenzio, ci conforta, ci sostiene e ci permette di andare, tante
volte, oltre la tenebra del presente. Non vogliamo ritirarci dalla storia, non
vogliamo coprirci il volto di fronte alle situazioni di disperazione, ma
ricordarci delle parole di Gesù nella casa di Marta e Maria... "Marta,
Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui
c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà
tolta" (Lc 10,41-42). Perciò vogliamo dare spazio alla contemplazione,
alla contemplazione dello Spirito.
Il 1998 sarà l’anno dello Spirito, l’anno del silenzio. Se il Padre è il
Silenzio Originario, lo Spirito è il Divino Silenzio tra noi. E’ opportuno un
tempo di ascolto, di pausa, di gestazione, come agli inizi quando lo Spirito si
librava sulle acque..., è il tempo dei sogni e della fantasia. Quando tutto
tace ogni realtà prende voce. Mi sembra salutare proporci un anno di silenzio,
di ascolto reciproco, lasciando da parte le troppe parole delle manifestazioni
rumorose. E’ il tempo della semina e del riposo della terra. Tempo
dell’attesa ... di una rinnovata Pentecoste, di una nuova primavera di ciò
che lo Spirito ci farà capire. Tempo dell’invocazione sommessa e lacerante
per una umanità piagata e sconvolta.
2 Cf. FORTE B., La parola della fede, ed. S. Paolo,
Cinisello Balsamo 1996, 18-26
3 Ibidem 19
4 Cf. ibidem 24
Vogliamo essere contemplativi dello Spirito, vogliamo adorare lo Spirito lì
dove Egli agisce: nella vita e nella storia, ma in modo particolare nella
Liturgia. Ridiamo dignità alla liturgia. Occorre celebrare degne, attente e
devote. Che in quest’anno, entrando nelle nostre chiese si possa avere la
sensazione, per l’atmosfera di silenzio e di raccoglimento che vi si respira,
di essere sollevati sulle ali dello Spirito ed essere portati sulla soglia del
Mistero! L’esperienza liturgica è il momento più alto della vita della
comunità cristiana (cf. SC 10), dove essa, guidata dalla potenza dello Spirito,
viene introdotta nel mistero di Cristo morto e risorto ed entra in comunione con
Dio. E’ la presenza dello Spirito che permette l’esperienza di Dio, è la
sua forza invisibile che ci unisce e ci fa sentire popolo di Dio; ci suggerisce
come lodare Dio e che cosa implorare per il bene dell’umanità. Lo Spirito
santo è la sorgente della preghiera: è Lui che prega in noi e ci porta
all’intensità dell’orazione come desiderio di comunione. Instancabilmente
ci conforma a Cristo e ci porta a ricercare la pace e la comunione con tutti i
fratelli. La celebrazione liturgica è il luogo privilegiato dell’azione dello
Spirito; infatti in essa è sempre presente l'invocazione a Lui, che porta ogni
individuo a sintonizzarsi con l’assemblea per poter accogliere la comunione
divina. Perciò ogni vera liturgia porta con sé frutti di fraternità e di
comunione: è la comunione divina che si trasfonde nei rapporti umani.
Alla luce di questa visione sarebbe bello se, nel corso di quest’anno,
potessimo far precedere l’inizio di ogni celebrazione eucaristica da
un'invocazione allo Spirito Santo così come lodevolmente in uso presso i nostri
fratelli ortodossi. Ciò, oltre a immergere l’assemblea nel clima di profondo
raccoglimento, aiuterebbe la stessa a istruirsi nelle verità or ora rammentate.
E infine, essere adoratori dello Spirito, mettersi alla scuola dello Spirito di
santità significa riscoprire i tempi dello Spirito, nella spiritualità
personale e nella pastorale. Oltre ai momenti di silenzio, da ricercare,
riscopriamo le giornate di ritiro, gli esercizi spirituali anche per i laici, la
meditazione personale, le scuole di preghiera contemplativa. Le parrocchie
devono essere il luogo di aggregazione e di confronto, ma, in modo speciale,
esse devono qualificarsi come spazio in cui si coltiva l’uomo interiore,
centri dove si educa alla spiritualità e ai valori dello Spirito. Non può
bastare una religiosità basata su devozioni, né si alimenta la fede
partecipando a celebrazioni occasionali e frettolose. Se troviamo tempo per Dio
Egli viene ad abitare nei nostri cuori e ci riempie del suo Spirito di pace, del
suo Spirito di santità.
4.2. Dalla dispersione all’unità
La terza persona della Trinità è Spirito di pace. Egli è Spirito di
comunione, che assicura "l'intima connessione delle membra" (TMA 45),
l'unità della Chiesa, segno indispensabile dell’appartenenza a Cristo, ma
allo stesso tempo fa fiorire doni diversi che prolungano la carità di Cristo
per ogni uomo in ogni tempo. Oggi c’è più disponibilità da parte di molti a
guardare alle diversità come ricchezza e non come pericolo.
Si è parlato tanto di carismi e ministeri negli anni passati,
nell’effervescenza post-conciliare. Riflettere su questo tema, nel secondo
anno di preparazione al giubileo, costituisce un’occasione privilegiata, per
riconsiderare la presenza e il modo di operare dello Spirito Santo nella Chiesa.
Sappiamo come il tempo della Chiesa sia il tempo dello Spirito ed è Lui che
deve insegnarci a coniugare unità e diversità, rifuggendo l’uniformità e la
dispersione. Egli rinnova e vivifica continuamente la Sposa di Cristo:
"Egli guida la Chiesa verso tutta intera la verità, la unifica nella
comunione e nel servizio, la provvede di diversi doni gerarchici e carismatici,
con i quali la dirige, la abbellisce del suoi frutti" (LG 4). In questo
modo attualizza continuamente la Pentecoste, permette alla Chiesa di rinnovare
l’esperienza di Cristo risorto, e la rende idonea ed efficace per il servizio
al mondo. Occorre che ci convertiamo ancora allo Spirito Santo per riconoscere
la sua costante azione non solo nella Chiesa, ma anche nelle altre religioni e
confessioni cristiane, e nel mondo intero. Una Chiesa in ascolto dello Spirito
troverà più facilmente le strade per il dialogo interreligioso e per
l’ecumenismo. L’obiettivo non è la conversione degli altri alla Chiesa, ma
il porsi tutti in cammino verso l’unità della famiglia umana, prefigurazione
del Regno.
Tutto il popolo di Dio è responsabile di questo cammino di comunione. Con il
Battesimo ogni uomo entra a far parte del Popolo di Dio e, ricevendo lo Spirito,
è corredato da numerosi e inediti doni. Per carisma (da charis = grazia) si
intende un dono dall’alto, cioè un dono gratuito di Dio, (come insegna S.
Paolo; il cap. 12 della 1 Corinti rimane un punto di riferimento ineludibile)
non da utilizzare per se stessi, ma per l’utilità comune (cf. 1 Cor 12,7). Il
carisma ha le caratteristiche della gratuità, libertà e temporaneità, e
manifesta l’attenzione, la risposta dello Spirito a precise necessità della
Chiesa (cf. LG 12). Per ministero si intende un compito stabile, riconosciuto ed
affidato dalla Chiesa, in ordine a servizi e bisogni della vita della comunità,
che sono quelli di sempre ma anche nuovi.
Lo Spirito parla attraverso i segni dei tempi ed è la comunità credente, in
particolare i Pastori, che devono saper riconoscere ed accogliere con
gratitudine l’abbondante messe di doni dello Spirito per la missione della
Chiesa. La missione della Chiesa appartiene a tutti i battezzati, sorretti dallo
Spirito, che assicura la sua presenza all’intera comunità dei credenti,
suscitandole energie sempre nuove lungo il suo cammino. Dobbiamo considerare
carismi quelli offerti per la vita della comunità al suo interno, e quelli dati
per il mondo della cultura, del sociale e del politico. Occorre saper accogliere
associazioni, gruppi e movimenti, che, nella loro specificità, assicurano
l’attenzione alle varie esigenze di vita e di spiritualità. Siamo grati allo
Spirito perché anche nella nostra Chiesa sono presenti diversi gruppi,
movimenti, associazioni; mentre invito al rispetto per la specificità di
ciascuno, esorto tutti a collaborare di più e a riscoprirsi ognuno come dono
dello Spirito per l’utilità comune, cioè per il bene del popolo santo di
Dio. Come a nessuna parrocchia è lecito isolarsi, chiudersi in se stessa, al
punto che non avrebbe senso il suo cammino di fede, così nessun gruppo,
associazione o movimento che voglia dirsi ecclesiale può percorrere un cammino
parallelo a quello della Chiesa, né ritenersi superiore o più autentico
rispetto ad altri. Cristo ha voluto una sola Chiesa e tutto ciò che inneggia
alla separazione o a qualsiasi tensione o divisione all’interno di essa, è
peccato contro lo Spirito Santo, che lavora per l’unità e la comunione.
L’unità e la molteplicità nella Chiesa non sono valori contrastanti, ma la
varietà dei doni è a servizio dell’unità.La comunione ecclesiale è
caratterizzata dall’organicità, cioè ognuno ha un suo posto e compito
specifico, come in un corpo. In esso la diversità richiama sempre la
complementarietà per il bene di tutto il corpo. Perciò nella chiesa non
possono esistere concorrenza o competizione perché nessun compito o servizio è
più importante di un altro e solo la carità deve animare ogni impegno (cf. 1
Cor 12, 12-27).
Perciò è giusto, secondo i suggerimenti dello Spirito, riconoscere lo spazio
specifico del laicato, soprattutto attraverso l’ascolto e la formazione, perché
esso è parte integrante del Popolo santo di Dio, che, per troppo tempo, ha
vissuto nella passività. Occorre seguire in questo la nuova teologia del
laicato descritta nella Christifideles Laici e dare sempre più risalto agli
Organi di partecipazione nella vita ecclesiale (cf. LG 30). Non é facile
camminare nella comunione e nell’unità, ma esse sono segni imprescindibili
della Chiesa di Cristo, che lo Spirito ci chiede di ricercare con più
convinzione in quest’ora della storia (cf. TMA 47).E’ bello riconsiderare i
caldi accenti di S. Paolo nell’inno all’unità di Efesini 4,1-6.
4.3. Dalla disperazione alla speranza
Dice il Papa che quest’anno in particolare occorrerà imparare a discernere, a
riconoscere all’interno e all’esterno della Chiesa i segni di speranza, con
cui lo Spirito feconda la storia dell’uomo (cf. TMA 46).
C'è un compito particolare che spetta da sempre al cristiano: custodire la
speranza. Oggi c’è tanto bisogno di speranza: paura e angoscia per il futuro
limitano lo spazio della speranza; quali grandi contraddizioni intorno a noi,
mentre il mondo vive sempre più come un villaggio globale! Si assiste alle
spinte esasperate di localismo, crescono l’egoismo e l’individualismo. Una
delle punte emergenti della crisi della speranza è il disagio giovanile con i
suicidi, il lancio dei sassi, le droghe... non riconducibili a cause evidenti.
E’ piuttosto evidente che nell’era della comunicazione crescono la
solitudine e l’incomprensione tra le persone. Forse è provvidenziale, con
l’approssimarsi della fine del Millennio ed il riproporsi dell’interrogativo
sulla fine di ogni cosa, che i cristiani riflettano, come i primi credenti, sul
ritorno glorioso del Salvatore, ed imparino a resistere alla delusione delle
proprie attese, mentre apprendano a saper accogliere la salvezza come e quando
la dona il Signore, sino alla fine dei tempi.
Ma che cos’è la speranza?
La speranza ... "è l’aurora dell’atteso nuovo giorno che colora ogni
cosa della sua luce" (J. Moltmann). Credere nella speranza è dare fiducia
ad ogni briciola di luce e di vita, anche quando al presente tutto sembra andare
alla deriva e verso la distruzione. Il cristiano vive in uno stato di tensione e
di attesa, anche in una situazione ostile, in una speranza crocifissa. La
speranza cristiana passa proprio attraverso itinerari di sofferenza e di dolore,
si nutre delle promesse di Dio che garantisce: il futuro dell’uomo non sarà
il fallimento e la morte ma la pienezza di vita nella pace della Patria, che
comincia già da ora, e perciò si coniuga nel quotidiano come etica della
responsabilità ed impegno nella gratuità.
Permettetemi di riprendere le parole di un maestro di speranza del nostro tempo
mons. Tonino Bello: "Chi spera cammina, non fugge. Si incarna nella storia,
non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende soltanto. Ha la grinta del
lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Ha la passione del veggente, non
l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce. Chi
spera è sempre uno che ha "dei buoni motivi", anche se i suoi
progetti portano sempre incorporato un alto tasso di timore".
Ci sono segni di speranza oggi?
Sì. A cominciare dall’impegno umile e nascosto di tante mamme e tanti papà,
pur nella difficoltà economica. I tanti giovani che continuano a sognare un
mondo più umano pur nella confusione. La battaglia per eliminare la pena di
morte, la lotta per la pace, il desiderio di rispettare l’ambiente per le
future generazioni. Sicuramente voi ne riconoscerete tanti altri. Alcuni però
tocca a noi produrli. Anzitutto l'unità e la comunione nella Chiesa;
l’accoglienza dei poveri, il dialogo verso tutti; l’impegno sereno e gioioso
nell’oggi per preparare il domani.
E’ bene che quest’anno facciamo la lectio divina con il libro
dell’Apocalisse, il libro della consolazione e della speranza, dove lo Spirito
parla alle Chiese. Per la catechesi sarà molto utile il CdA: la Verità vi farà
liberi, nella seconda parte: "Nell’unità dello Spirito Santo" e la
lettura dell’Enciclica: Dominum et Vivificantem di Giovanni Paolo II. In
quest’anno guarderemo Maria, come colei che è stata docile alla voce dello
Spirito, e quindi è modello di speranza per tutti coloro che si affidano alle
promesse di Dio (cf. TMA 48).
4.4 Dalla paura al coraggio della missione
Oggi si richiede un modo nuovo di essere cristiani: tutti impegnati nella
costruzione del Regno, tutti missionari del Vangelo, tutti responsabili nella
Chiesa e nella società nessuno è consentito di stare alla finestra o a
rimpiangere il passato. Essere docili allo Spirito significa essere aperti al
nuovo, non aver paura di confrontarsi con culture non più cristiane per una
nuova inculturazione del Vangelo. La Chiesa ha preso coscienza che la comunità
credente è minoranza nella società odierna e accetta la sfida di una nuova
evangelizzazione. Dunque né nostalgia del passato né disimpegno, tirarsi fuori
della storia, sognando tempi migliori, perché anche l’uomo di oggi ha diritto
di conoscere Gesù Cristo. Oggi la chiesa riconosce la presenza dello Spirito
nei coniugi; invita a ripartire dalla famiglia per rifondare la comunità e la
società.Anche la nostra Chiesa locale si è data un Piano Pastorale sulla
famiglia. Abbiamo cominciato a conoscerlo, ora è necessario dare vigore e
slancio alla sua realizzazione. Esso è un segno dello Spirito per la nostra
Chiesa. Lo Spirito è presente nei sacramenti, nel vescovo, nei sacerdoti e nei
coniugi cristiani: è necessario che tutti gli sposi riscoprano che la loro
unione ha ricevuto la consacrazione nello Spirito di Cristo. Essi sono segno di
una Chiesa nuova per un mondo nuovo.
Ci rendiamo sempre più conto come sia difficile la vita cristiana oggi; nella
società scristianizzata la testimonianza non gode del supporto del pensare
comune; nella pastorale spesso le richieste, i bisogni non denotano chiare
motivazioni di fede; sia gli operatori pastorali sia, soprattutto, i sacerdoti
avvertono le difficoltà nel dover accogliere, da parte di molti dei cosiddetti
credenti, modi di pensare non più cristiani. Cosa fare? Ci arrendiamo di fronte
a una realtà così poco agevole? S. Pietro ci ricorda del dovere di annunciare
la nostra fede e la nostra speranza in ogni tempo (cf. 1 Pt 3,15). E’ questa
la sfida raccolta dai vescovi italiani a Palermo formulando il Progetto
culturale di ispirazione cristiana. In queste due direzioni dunque si
concretizza oggi l’impegno dei credenti:
A. da una parte la riformulazione culturale della
fede, creando, promuovendo modelli di vita e di pensiero cristiani;
B. dall’altra la conversione pastorale: non
tendere a conservare l’esistente che si va sfaldando, ma a partire dalla
famiglia rinnovare tutta la prassi pastorale. La famiglia oggi deve diventare
crocevia o luogo unificante di tutta la pastorale. "La famiglia...
dev’essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si
irradia" (EN 71). Occorre perciò profondere energie per la formazione
degli operatori della pastorale familiare, mentre vanno aiutate tutte le
famiglie cristiane a riconoscere il proprio carisma da vivere a servizio della
comunità.
6. Conclusione
"Lo Spirito Santo dimora nel mondo. Egli ci è dato, e guai a noi se non
siamo nello Spirito! Ma noi preghiamo e attendiamo un nuovo dono della
pentecoste universale, una nuova risposta a interrogativi senza risposta, una
nuova creazione, una nuova ispirazione che trasfigurerà la vita e la trascinerà
incontro a Cristo che viene. Irrigati misteriosamente dalla rugiada dello
Spirito nei sacramenti, con essi e in essi, aspettiamo un nuovo mistero di vita,
il dono del Consolatore, venuto, e dimorante in noi. Nella sua agonia il mondo
conosce la consolazione e attende il Consolatore; riconosce in lui l’amore di
Dio per il mondo; e ama l’Amore".
Lascia che il vento dello Spirito gonfi le tue vele! Possa tu amare l’Amore
per restituire a questa terra il volto della speranza preparando l’avvento di
quella Terra ove tutto sarà Amore!