Lo Spirito Santo

L'Apostolo S. Paolo
scrivendo ai
Corinti circa i diversi doni che lo Spirito distribuisce in piena libertà e
secondo il suo sapientissimo disegno, spiega che ogni carisma viene concesso per
l'utilità e il bene di tutta la Chiesa: qualora tale dono non fosse più
necessario, avrebbe termine.
La Fede, la Speranza, la Carità, dette virtù teologali, non vengono mai meno
in quanto posti a fondamento della vita cristiana.
LA FEDE E' LA LUCE DI DIO IN NOI
La fede è la luce di Dio in noi; quanto più essa è pura e forte, tanto più
lo conosceremo, lo ameremo, lo serviremo per rendergli grazie e glorificarlo con
la nostra vita.
La fede apre l'anima a nuovi orizzonti e la rende capace di pensare, di amare e
di operare in modo nuovo. Chi crede, tende a Dio con tutto il proprio essere e
considera il prossimo e gli eventi alla luce della fede.
"Se aveste fede quanto un granellino di senapa potreste dire a questo gelso
: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe."
Gesù è la roccia della nostra fede: "Chiunque ascolta queste mie parole e
le mette in pratica, è simile ad un uomo saggio che ha costruito la sua casa
sulla roccia"
Credere è affidarsi, racchiudere la propria esistenza dentro la Parola di verità,
di potenza, di grazia.
La risposta di fede più bella e più gradita a Dio, è stata quella sbocciata
dal cuore della Vergine di Nazareth, Maria.
LA FELICITA DELL'UOMO E' DIO
L'uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, aspira all'infinito e
all'eterno. Dio soltanto può essere la sua felicità. La speranza ci aiuta a
dare il giusto valore ai beni materiali, orientando le scelte della vita ai beni
eterni, non fuggendo l'oggi, ma vivendolo in pienezza, per attuare, già su
questa terra, le promesse del Regno.
La virtù della speranza risponde all'aspirazione alla felicità, che Dio ha
posto nel cuore di ogni uomo; La speranza salvaguarda dallo scoraggiamento,
sostiene in tutti i momenti di abbandono, dilata il cuore nell'attesa della
beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall'egoismo e conduce
alla gioia della carità.
La speranza cristiana si fonda sul fatto che il Signore Gesù ha vinto la morte
e ci ha fatto partecipi della condizione di figli di Dio e eredi del Regno di
Dio.
È IL DONO PIÙ DESIDERABILE. DIO SI IDENTIFICA IN ESSA
"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità,
non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma
si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta."
La carità è il dono più desiderabile, Dio si identifica in essa.La carità è
il vincolo di perfezione, senza di essa anche le doti umane più ambite e le più
prodigiose perderebbero di valore e non gioverebbero all'uomo.
L'Apostolo afferma :"...se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti
i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da
trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla."
Dio è tutto amore, con tutto se stesso ama e vuole essere amato;perciò
vorrebbe che i suoi figli fossero interamente trasformati in Lui per amore.
"Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri, come Io ho
amato voi" dice il Signore. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il
suo Figlio unigenito, perchè chiunque creda in Lui non muoia, ma abbia la vita
eterna.
"Come le perle sono tenute insieme dal filo, così le virtù dalla carità.
E come se si rompe il filo, le perle cadono; così se viene meno la carità, le
virtù si disperdono" (P.Pio)
La carità, dunque, tra i doni infusi nel cuore degli uomini, agisce nel
progresso della vita spirituale come il vento che, gonfiando le vele spiegate di
un naviglio, lo spinge più agevolmente verso la meta.

1. "LO SPIRITO
DEL SIGNORE RIEMPIE L'UNIVERSO"
Nell'antico testamento la parola ebraica "RUAH", che ricorre 378 volte
ed è maschile circa 30 volte, ha due significati fondamentali fra loro affini:
quello di "vento" e quello di "respiro", o piccolo vento che
la respirazione produce; da questi ne derivano gli altri due, quelli di ruah
come "forza" e come "vita". Poi essi si specificano in
applicazioni concrete, che vanno dalla cosmologia i quattro venti dei quattro
punti cardinali) alla.fisica (i venti violenti e distruttori), dalla psicologia
(un uomo "corto di ruah", cioè oppresso: Es 6,9) alla teologia (ruah
come potenza di Iahvè, che si esercita nel cosmo e sulla storia degli uomini,
come popoli e come individui).
a) Lo Spirito come forza misteriosa e vitale
Portiamo qualche esempio di ruah nel significato di vento non c'è nell'ebraico
biblico un termine per "aria", senza movimento e di vita, con le
applicazioni che vengono fatte sia a Dio che all 'uomo.
1. Ruah come vento fisico è assai frequente nei
Salmi, ed è abituale in Giobbe.
Gli uomini della Bibbia notano volentieri le direzioni del vento, dal nord,
dall'est, dall'ovest; e anche se non ricordano quello dal sud, parlano dei
quattro venti per indicare i punti cardinali (per esempio Dan. E Ap.). La loro
genialità consiste nel fatto che mettono in rapporto il vento, con la sua forza
misteriosa, la sua origine inspiegabile e la sua suprema libertà di presenza e
di azione, con l'agire di Dio, sempre efficace e imprevedibile. Solo qualche
rara volta tale azione divina riguarda l'opera creatrice di Dio (forse già in
Gen 1,2); assai spesso invece si riferisce agii uomini nelle loro situazioni
storiche. Così, per esempio, per rendere possibile il passaggio del Mar Rosso
agli ebrei, "il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un
forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli israeliti
entrarono nel mare sull'asciutto..." (Es 14,21-22), e continuarono il
cammino verso la terra della loro libertà.
2. Passiamo dal significato fisico di ruah, vento,
al significato fisiologico di respirazione, sia degli uomini che degli animali.
In occasione del diluvio, Dio dice: "Ecco io manderò il diluvio, cioè le
acque sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui è alito di
vita "ruah hayyim" (Gen6,17). Con accenti di profonda religiosità il
Salmista canta: "Se nascondi il tuo volto (gli animali) vengono meno, togli
loro il respiro "ruah", muoiono e ritornano alla polvere. Mandi il tuo
spirito "ruah" e sono creati, e rinnovi la faccia della terra" (Sal
104,29-30). Ogni vivente, quindi, in quanto tale è sotto l'azione dello spirito
di Dio che produce la vita momento per momento. Ne segue che ruah equivale sì a
vita, ma con l'aggiunta di precarietà e di dipendenza. Dio solo possiede in la
ruah.
Siccome il ritmo della respirazione degli uomini s'accompagna alla varietà
delle emozioni che li occupa, ruah finisce per esprimere anche emozioni o
sentimenti: "A tali parole "di Gedeone" la loro ira "la loro
ruah, respirazione" contro di lui si calmò" (Gdc 8.3).
Questi messaggi incominciano già a preparare ciò che noi diciamo nel Credo:
credo nello Spirito Santo "che è Signore e dà la vita".
b) Lo Spirito nelle realtà concrete d'Israele
Oltre che essere fonte di forza e di vita, la ruah divina esercita un'azione
particolare su quanti dovevano svolgere compiti impegnativi nella comunità,
quali quello di giudice, profeta, re e altro.
1. I condottieri carismatici
La Bibbia li chiama "giudici". Mediante la loro opera Israele,
nei difficili primi tempi del suo insediamento in Canaan, quando le tribù erano
ancora disunite e deboli, riesce a fronteggiare le mire espansionistiche dei
popoli circostanti. Ebbene, è lo Spirito di Dio che chiama questi individui e
si serve di essi per portare il popolo alla vittoria. L'autore sacro dice di
Otniel: "Lo spirito del Signore fu su di lui ed egli fu giudice d'Israele;
uscì a combattere e il Signore gli diede nelle mani Cusan-Risataim, re di Aram"
(Gdc 3,10).
Ancora. Quando Dio chiama Gedeone, perché liberi gli ebrei dalle continue
invasioni dei madianiti, egli cosi risponde: "Signore mio, come salverò
Israele? Ecco, la mia famiglia è fra le più povere di Manasse e io sono il più
piccolo nella casa di mio padre" (Gdc 6,15). Il testo continua: "Ma lo
spirito del Signore investì "avvolse, come fa un vestito con chi lo
porta" Gedeone; egli suonò la tromba e gli Abiezeriti "gli uomini del
suo clan" furono convocati per seguirlo" (6,34). Così, la vittoria
strepitosa che ne seguì, non poté essere attribuita se non all'azione efficace
dello Spirito.
Situazione analoga si ripete per Iefte, "figlio di una prostituta" e
scacciato da casa dai fratelli (11,1-2). Egli riuscì a vincere gli ammoniti
perché "lo spirito del Signore venne su di Iefte" (11,29).
La cosa si ripete - ed è interessante anche per la terminologia nuova che viene
usata per Sansone, un giudice a metà, perché compie solo azioni
personali e di disturbo contro i filistei: "Lo spirito del Signore cominciò
a investirlo "muoverlo dentro, agitarlo, incitarlo col desiderio"
quando era a Macane Dan (13,25). In seguito lo Spirito lo
"investe""lo penetra, lo pervade" ed egli porta così a
compimento le sue imprese personali (14,6.19; 15,14).
Il messaggio che già questi testi racchiudono è notevole: mediante il dono del
suo Spirito, la cui azione è indicata con
termini che dicono presenza, investitura, sprone e aiuto, Dio porta avanti il
suo piano di salvezza pur con persone inadeguate allo scopo. È un anticipo dei
frutti neotestamentari dello Spirito Santo che sono la libertà, l'unità e la
pace (2 Cor 3,17; 13,13; Gal 5,16.22).
2. I veggenti e profeti
Nei credo diciamo che lo Spirito Santo ha parlato per mezzo dei profeti
(cf 2 Pt 1,21). Nell'Antico Testamento questa dottrina si ha in modo certo solo
con Ezechiele, cioè dopo il profetismo estatico e i profeti classici
antecedenti all'esilio.
Infatti il più antico profetismo d'Israele era estatico, rumoroso, contagioso,
ed esternamente si differenziava forse assai poco da quello dei cananei.
"Mentre entrerai in città [dice Samuele a Saul] incontrerai un gruppo di
profeti che scendono dall'altura preceduti da arpe, timpani, flauti e cetre in
atto di fare i profeti. Lo spirito del Signore investirà anche te e ti metterai
a fare il profeta in mezzo a loro e sarai trasformato in un altro uomo" (7
Sam 10,5-6); e infatti "...lo spirito del Signore lo investì e si mise a
fare il profeta in mezzo a loro" (v. 10). Il testo attribuisce, quindi,
allo spirito di Dio questo tipo di "profetismo".
Ma né Amos, né Osea, Isaia, Michea, Geremia, ascrivono (però vi sono alcuni
testi discussi) le loro profezie allo Spirito di Dio; forse per prendere le
distanze dai profeti estatici? Ma Ezechiele stabilisce per primo il connubio tra
Spirito e profezia: "Lo spirito del Signore venne su di me e mi disse:
"Parla, dice il Signore...". Tale rapporto continua in seguito; tanto
che nel post-esilio il profeta Zaccaria rimprovera gli ebrei perché indurirono
il cuore come un diamante per non udire la legge e le parole che Dio
"rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo dei profeti del
passato" (Zc 7,12). Quindi lo spirito profetico accompagna, sia pure in
modi e misure diverse, l'Israele dell'antica alleanza.
3. Anziani, re, persone del popolo
II brano di Nu 11,10-30, che parla
dell'effusione dello Spirito sui settanta anziani, raccoglie riflessioni
protrattesi per secoli e riguardanti la condivisione della guida del popolo di
Dio nella responsabilità e sotto l'azione dello Spirito. Dato che Mosè da solo
non riusciva più a governare il popolo, Dio gli ordina di radunare settanta
anziani davanti alla tenda del convegno, perché vuole farli partecipare dello
stesso Spirito del condottiero. E Jahvè "prese lo spirito che era su di
lui "Mosé" e lo infuse sui settanta anziani: quando lo spirito si fu
posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito"
(Nu 11,25). Quindi, con lo spirito, Dio abilita quegli uomini a collaborare con
Mosè: per questo prende lo spirito da Mosè, che ha lo specifico spirito di
governo, e lo pone su di loro. E uno di essi, Giosuè, "uomo in cui è lo
spirito"succederà poi a Mosè: A questo contenuto di fondo. il testo
attuale affianca il rimando al profetismo estatico "quelli
profetizzarono"; anche il caso di Aldad e Medad"; richiama tale
profetismo anche quando Mosè si augura: "Fossero tutti profeti nel popolo
del Signore e volesse il Signore dar loro il suo spirito!" (11,29).
Nella prima fase della monarchia, il re, forse perché visto come continuatore
del giudice carismatico, viene presentato come uno che ha ricevuto lo Spirito.
E' quanto si realizza per Saul e Davide.
Da questi testi presentati possiamo concludere che in Israele
le tutte le funzioni a servizio della comunità supponevano uno spirito o dono
corrispondente. Si pensa subito alla dottrina di Paolo sui carismi.
c) Lo Spirito prepara ai tempi messianici
Nello stesso tempo che tiene conto delle situazioni del presente, lo Spirito
prepara e fa vivere in una certa misura il futuro dello Spirito, sia sul Messia
che sui tempi messianici.
1. Lo Spirito del Signore sul Messia futuro
La prima profezia dello Spirito sul
Messia. Si colloca poco dopo la terribile invasione di Sennacherib nel 701,
quando del regno di Giuda rimase poco più che la capitale Gerusalemme. Ebbene,
da quel "tronco di Iesse" spunterà "un germoglio-virgulto",
il Messia, il quale rovescerà la situazione presente; perché "su di lui
si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del
Signore. Si compiacerà nel timore del Signore" (Is ll,2-3a). Questa è
l'unica volta in cui la Bibbia parla di uno così favorito dallo Spirito di Iahvè,
nominato ben quattro volte e in modo assai solenne. Anche se il verbo
"posarsi" si ha pure altrove, qui dall'insieme risulta che lo Spirito
scende e dimora sul Messia in modo definitivo (Gv 1,33 parlerà di
"scendere e rimanere"). Invece "di timore del Signore", del
v. 2, la traduzione greca e latina hanno "di pietà". Questa lettura
porta a "sette" i doni dello Spirito Santo, numero tradizionale nella
Chiesa cattolica. Per lo Spirito che possiede, il Messia riassumerà in sé in
modo eminente, le qualità dei grandi personaggi biblici. come la sapienza e
l'intelligenza di Salomone, la fortezza e l'abilità di Davide, il timore di Dio
delle persone sante. Governerà con giustizia e lealtà, badando specialmente al
debole: per cui il suo regno sarà un regno di pace tra uomini e uomini, e tra
uomo e animale, e il paese sarà pieno della conoscenza di Dio (vv. 2b-9).
Concludendo, notiamo come il brano stabilisce un nesso intimo tra il dono dello
Spirito sul Messia e il tipo di regno che il Messia instaura; la rivelazione
successiva determinerà la natura di tale regno
Ancora. nel primo carme del Servo di Iahvè, Dio, presentando il Servo, afferma:
"Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle
nazioni" (Is 42,1). Qui il dono dello Spirito al Messia future non è in
funzione regale, come nel testo di prima, ma profetica, in quanto il Servo deve
proclamare il diritto divino alle nazioni, con le doti di mitezza e di tenacia
che un tale compito richiede (vv. 2-4).
Infine, arriviamo al ben noto e solenne testo, che continua i due precedenti:
"Lo spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato
con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri... a
proclamare l'anno di misericordia del Signore ..." (Is 61,1-3). Tutta
l'attività del Messia futuro, che qui ha per campo solo Israele, e non l'umanità
come nel precedente, poggia sulla presenza dello Spirito su di lui! Come
vedremo, il testo verrà citato da Luca (4,16-22a).
2. "Metterò il mio spirito dentro di voi"
Questa dottrina, della purificazione e
del rinnovamento interiore del popolo di Dio mediante l'effusione dello Spirito,
trova lo sviluppo più ampio in Ezechiele, soprattutto nei capi 36 e 37, quando
il profeta cerca di dare speranza ai deportati in Babilonia da Nabucodonosor.
Parlando agli esiliati mediante il profeta, Dio dice: "Prenderò dalle
genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò
con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre
sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di
voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore
di carne. Porrò in mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei
statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi" (Ez
36,24-27). Quattro sono le tappe previste: il radunamento in patria dei
deportati; poi la purificazione con acque pure (cf Zc 13,1; Gv 3,5); poi il dono
di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo "dentro di voi" (v. 26;
11,19); infine, la fedele osservanza delle leggi mediante lo Spirito. Una volta
fatto questo, Dio non nasconderà più il suo volto, "perché diffonderò
"safak, effondere: un verbo nuovo che la Bibbia riprenderà" il mio
spirito sulla casa d'Israele" (EZ 39,29). Qui Ezechiele preannuncia quella
che, con termini diversi, Geremia chiama "alleanza nuova" (Ger
31,31-34).
Dell'importante capo 37 di Ez ricordiamo
solo il v. 9: "Spirito... soffia su questi morti, perché rivivano"; e
specialmente il verbo "soffiare" (nafah) che prepara l'alitare di Gesù
Risorto sugli apostoli prima di dire loro: "Ricevete lo Spirito Santo"
(Gv 20,22). Lo Spirito vivifica e rende l'uomo una creatura nuova!
Zaccaria preannuncia così, a nome di Dio, l'azione dello Spirito:
"Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno
spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno
trafitto" (Zc 12,10).
Lo Spirito porterà alla conversione vera! Tralasciando altri testi, ricordiamo
Gioele, per il quale l'effusione dello Spirito "sopra ogni uomo" (Gio
3,1-5), produrrà vari effetti carismatici esteriori. Pietro citerà quel testo
(Atti, capo 2).
3. "Rinnova in me uno spirito soldo"
Lo Spirito esercita la sua azione anche
al presente. È quanto ci dice il "Miserere": "Non respingermi
dalla tua presenza, e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia di
essere salvato, sostieni in me un animo generoso" (Sal 51,13s). L'orante è
convinto che solo lo Spirito può mantenerlo nell'amicizia con Dio e
"creare" in lui un cuore puro. L'espressione "Spirito santo"
(alla lettera: Spirito di santità), tanto comune nel NT, nell'AT ebraico si ha
qui e in Is 63,10-11.
Conclusione
1. Da quanto abbiamo visto risulta facilmente che
ruah nell'Antico Testamento, a partire dall'idea di fondo di vento e vita e di
quelle che ne derivano, è una realtà essenzialmente dinamica. La sua azione si
esercita sul mondo creato, sulla storia in quanto guidata da Dio, sugli
individui nella loro vita stanante il libro recente della Sapienza afferma che
"lo spirito del Signore riempie l'universo" (Sap 1,7); e nello stesso
tempo stabilisce un rapporto di quasi identità tra "sapienza" e
"spirito": "La sapienza è uno spirito amico degli uomini"
(1,5). Lo Spirito. quindi, nell'Antico Testamento non è ancora una persona
divina, la terza della Trinità; questa rivelazione è riservata al Nuovo.
2. Invece, la ruah dell'Antico Testamento, nei suoi
elementi più vitali, è tutta protesa al Nuovo Testamento, dal quale attende la
luce definitiva della rivelazione e il compimento.
3. In realtà il Nuovo Testamento apporta almeno
queste quattro novità assolute: il rapporto del tutto unico tra lo Spirito e la
persona di Gesù Cristo, Figlio di Dio; la realizzazione dell'effusione dello
Spirito sul popolo cristiano; la permanenza dello Spirito nella Chiesa; la
personalità, di natura divina, dello Spirito.
Il Geovismo fa un grande torto alla Bibbia quando, per negare queste novità
assolute, si ferma al solo Antico Testamento, livellando il Nuovo con l'Antico,
e giungendo alla negazione totale della dottrina sullo Spirito, fino a dire che
per l'intera Bibbia lo Spirito non è persona divina, e neppure persona, ma solo
"la potenza attiva di Geova".

2. "HO VISTO
LO SPIRITO SCENDERE E RIMANERE SU DI LUI"
Ora leggiamo quei testi che riguardano Gesù e lo Spirito Santo, sia
nella concezione di Gesù da Maria, che nel battesimo e nella vita pubblica: cioè
lungo tutto l'arco della sua esistenza terrena.
a) La concezione di Gesù
I due Vangeli dell'infanzia di Gesù, che riportano fatti antichi, illuminati in
parte dalla luce del Risorto e dalla riflessione della Chiesa, concordano
nell'affermare, e in modo fra loro indipendente, che Gesù fu concepito nel seno
di Maria per opera dello Spirito Santo.
Matteo lo dice espressamente (1,18.23). In Luca l'angelo stenderà la sua ombra
la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio" (Lc 1,35). Riflettiamo su questo versetto, nei tre contenuti
che racchiude: la presentazione dello Spirito, la sua azione su Maria, la dignità
del nascituro.
La presentazione. Lo Spirito Santo, denominazione assai cara a Luca, qui viene
presentato come forza creatrice, una formula che non ricorre più altrove nel
Nuovo Testamento, anche se i due termini separati, Spirito e forza, si
incontravano già per il Battista ("con lo spirito e la forza di
Elia": 1,17) e verranno usati anche per i cristiani (At 1,8).
L'azione dello Spirito su Maria. Le due espressioni "scenderà su di
te" e "su te stenderà la sua ombra" non descrivono l'azione
dello Spirito su Maria, ma. Come si deduce da testi simili, la presentano
soltanto: dicono cioè che Maria viene presa in modo immediato dall'azione dello
Spirito di Dio. Così, per "scendere", il Risorto promette ai suoi:
"Avrete la forza dello Spirito Santo che "scenderà" su di voi e
mi sarete testimoni" At 1,8). Anche lo "stendere la sua ombra",
che richiama la nube della presenza di Dio sulla tenda del Convegno (Es 40,35) e
sugli apostoli nella trasfigurazione di Gesù (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,34), sta a
indicare che uno viene accolto nell'ambito della potenza protettrice di Dio (Sal
91,4). Luca, quindi, non vuole dire che si realizza un "matrimonio
sacro", ma solo che lo Spirito attira Maria nell'ambito della sua potenza e
in modo tale che essa diventi madre.
Infine, la concezione per opera dello Spirito Santo rivela la vera natura del
nascituro: "Per questo colui che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di
Dio", cioè apparterrà totalmente alla sfera divina. Luca, quindi, collega
le qualifiche di "santo" e "Figlio di Dio", due attributi
divini, non alla preesistenza di Gesù, ma alla sua concezione verginale.
Quello Spirito che è sceso su Maria, mediante la Madre e il suo Divin Figlio,
esercita il suo influsso sul precursore su Simeone (2,26).
b) Il battesimo nel Giordano
Tuttavia la tradizione biblica lega l'agire di Gesù nella potenza dello Spirito
non alla sua concezione, ma al battesimo nel Giordano.
1. Battesimo, discesa dello Spirito, voce del Padre
Sono questi i tre contenuti principali, e
assai legati fra loro, che ritroviamo nei sinottici quando essi, badando che al
battesimo cristiano, raccontano il battesimo di Gesù. Ecco tre rilievi su
questo importante evento.
Innanzitutto, il battesimo segna l'apertura ufficiale dell'attività di Gesù
(cf At l ,22). Con tale atto, che creava difficoltà alla chiesa apostolica
(riecheggiata dal dialogo fra il Battista e Gesù in Mt 3,14-15), egli,
"santo, innocente, senza macchia" (Ebr 7,26), si mette gomito a gomito
coi peccatori e si rende solidale con loro per salvarli. È il caso di badare
bene che altrove Gesù presenta la sua passione redentrice con la metafora del
battesimo: "C'è un battesimo che devo ricevere..." (Lc 12,50; cf Mc
10,38).
Inoltre, in occasione del battesimo, "ecco si aprirono i cieli ed egli
"Gesù" vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su
di lui" (Mt 3,16). Il fatto è registrato anche da Marco e Luca:
"Uscendo dall'acqua, "Gesù" vide aprirsi i cieli e lo Spirito
discendere su di lui come una colomba" (Mc 1,10); "Mentre Gesù,
ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese
su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba"
(Lc3,20-21). Il quarto Vangelo, che non racconta il battesimo, riporta la
testimonianza del Battista, con l'aggiunta importante che lo Spirito
"rimane" su Gesù (Gv 1,32.33).
Infine, c'è la voce del Padre: "Ecco una voce dal cielo che disse:
"Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto"" (Mt 3,17); voce che in Marco e Luca s'indirizza non alla
folla come in Matteo, ma a Gesù stesso: "Tu sei il mio Figlio prediletto,
in te mi sono compiaciuto" (Mc 1,11); Lc 3,22). Tale voce, formulata con
testi messianici (Sal 2,7; Is 42,1) e con l'accenno ad Abramo che sta per
offrire il suo figlio "diletto" (Gen 22,2), indica la compiacenza del
Padre verso il Figlio e la docilità piena del Figlio; in concreto allude a quel
piano divino che il Figlio fa suo fino al sacrificio del Calvario, come risulta
anche dai racconti della trasfigurazione, dove la voce risuona di nuovo e viene
un po' spiegata (specialmente da Le 9,32.35).
Ora ci chiediamo: quale importanza ha la discesa dello Spirito su Gesù in
occasione del battesimo? Rispondiamo che è triplice, in quanto riguarda la
persona di Gesù, la sua missione e la rivelazione biblica.
Per scoprire l'aspetto che riguarda Gesù dobbiamo tenere presente, e bene, il
mistero dell'incarnazione: che il Figlio dell'Altissimo, in quanto anche vero
uomo, cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini" (Lc
2,52). Ebbene, il battesimo segna un momento fondamentale nel rapporto di Gesù
con il Padre. Possiamo dire così: lo Spirito, che scende "dai cieli"
che si sono aperti su Gesù (cf Mc 1,10) e che "rimane" su di lui (cf
Gv 1,33), stabilisce un legame necessario fra il Padre e il Figlio, legame che
si esprime nel dialogo filiale di Gesù con Colui che lo ha presentato come
Figlio prediletto nel quale si è compiaciuto. Ne segue che la discesa dello
Spirito Santo su Gesù è un momento decisivo per la crescita, in quanto uomo,
del suo vero rapporto con il Padre.
Inoltre, oltre all'identità della propria persona, Gesù scopre e fa sua la
vera natura della propria missione, in quanto riceve una specie di consacrazione
profetica: nello Spirito accoglie la parola de1 Padre, parola che lo porterà
fino a quel battesimo che è la nostra redenzione. Dice giustamente Luca negli
Atti che "Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il
quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere
del diavolo, perché Dio era con lui..." Essi 1o uccisero appendendolo alla
croce, ma Dio lo ha risuscitato a1 terzo giorno" (At 10,38-40). Lo Spirito,
quindi, unse Gesù per il ministero, la passione e risurrezione.
Infine, le profezie dell'Antico Testamento, che riguardano la definitiva
effusione dello Spirito nel futuro, ora connesse con il Messia ora no, trovano
proprio nella persona di Gesù i1 loro vero punto di unificazione e i1 loro
compimento. Poi si realizzeranno, mediante Lui, nei cristiani.
Non a torto, quindi, il NT sottolinea il battesimo nel Giordano.
2. Le tentazioni nel deserto
Esse danno un esempio de1 comportamento
di Gesù sotto l'azione dello Spirito. "Gesù, pieno di Spirito Santo, si
allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per
quaranta giorni, fu tentato dal diavolo" (Lc 4,1). Il demonio voleva
distogliere Gesù da quel piano di salvezza, che prevedeva il Calvario, fissato
dal Padre: era un attentato al rapporto filiale del battesimo! Dopo aver
riportato piena vittoria, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito
Santo" (4,14).
c) La vita pubblica
Secondo Luca Gesù dà inizio al suo ministero, e lo porta avanti, sotto
l'azione dello Spirito Santo. Infatti, nella sinagoga di Nazaret Gesù legge
questo celebre testo: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi
ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto
messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia" (Is
61,1-2a). In questa lunga citazione la mano di Luca si rivela, per esempio, nel
fatto che vi aggiunge la frase di Is 58,6 "per rimettere in libertà gli
oppressi" e tralascia la frase di Isaia che dice: "un giorno di
vendetta per il nostro Dio" (Is 61,2b). Viene, quindi, esplicitata la
"consacrazione" nello Spirito che Gesù aveva ricevuta nel battesimo.
Il messaggio d'insieme del brano risulta ben chiaro, e ci è già noto: 1o
Spirito Santo accompagna e programma la missione di Gesù.
In piena attività pubblica, Luca ricorda il grido di giubilo che Gesù emette
"nello Spirito Santo" o: "sotto l'azione..." vedendo che
sono i "piccoli" ad accettare la rivelazione (Lc 10,21). Per Matteo,
poi, Gesù è il Servo di Iahvè che realizza Is 42,1-4: "Porrò il mio
spirito sopra di lui..." (Mt 12,15-21); ed è il potente che scaccia i
demoni "per virtù dello Spirito di Dio" (12,29).
Lo Spirito quindi porta Gesù a parlare (Luca) o a compiere le opere del Regno
(Matteo), lungo tutta la sua vita terrena.

3. "RICEVETE
LO SPIRlTO SANTO"
Sappiamo che Gesù, a partire dal battesimo, era "pieno di Spirito
Santo" (Lc 4,1). Però gli occorreva la risurrezione, sia per elargirlo
agli altri, sia perché lui stesso, mediante lo Spirito, entrasse nella sua
nuova qualifica di Risorto.
Giovanni dice espressamente che "c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non
era stato ancora glorificato" (Gv 7,39). E Gesù stesso spiega agli
apostoli che lo Spirito di verità dimora presso di voi "in quanto egli,
che lo possiede, è con loro e sarà in voi una volta risorto" (14,17).
Accennavamo anche che, con la risurrezione, lo Spirito costituisce Gesù nella
sua piena dignità di Risorto. Infatti, egli, "nato dalla stirpe di Davide
secondo 1a carne", viene poi "costituito Figlio di Dio con potenza
secondo 1o Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti"
(Rm 1,3); diventa così "Spirito vivificante" (cf 1 Cor 15,45) e può
donarsi nell'Eucaristia (Gv 6,63).
La risurrezione, quindi, anche per quanto riguarda lo Spirito, segna lo
spartiacque non solo tra Antico e Nuovo Testamento, ma pure tra il Gesù terreno
e il Signore nella gloria.
In questa parte ci occuperemo di così grande dono e dei benefici che ne
derivano alla Chiesa nel suo insieme e ai singoli cristiani.
a) Il Risorto dona lo Spirito Santo
Ci interessiamo di due testi: di Gv capo 20, dove si ha "ricevete lo
Spirito Santo", e di Atti capo 2, che riferisce l'evento della Pentecoste.
1. Il testo di Giovanni capo 20
In Gv 20,19-23 abbiamo due momenti
dell'unica apparizione di Cristo Risorto: la scena dell'identificazione e quella
della missione. Nel primo venne Gesù dai discepoli, diede loro la pace, mostrò
le mani e il costato trafitti perché constatassero l'identità tra il
Crocifisso e il Risorto. Nel secondo, da unire bene al primo, Gesù disse loro
di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando
voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo
Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,19-23);
Notiamo: la cornice temporale dei due momenti dell'apparizione è quella del
giorno della risurrezione, cioè "la sera di quello stesso giorno, il primo
dopo il sabato" (v. 19), ossia la Pasqua. La cosa crea difficoltà e ci
ritorneremo in seguito. L'apparizione, poi, può essere divisa in tre elementi:
l'affidamento della missione, il dono dello Spirito, il potere di perdonare. La
missione, sia per la successione Padre Figlio e Figlio discepoli, di stile
giovanneo, sia per il verbo "mandare" senza limitazione del mandato,
riveste un'ampiezza senza precedenti, e dice che Gesù vuole continuare
"l'opera" che il Padre gli ha affidato, la salvezza, mediante i suoi
discepoli. Ne segue che il dono dello Spirito acquista un'importanza ben grande,
accresciuta anche dall'alitare che Gesù fa sui discepoli. Altrove lo Spirito
veniva dato, inviato, effuso; qui anche alitato, e dal Risorto! Lo stesso verbo
greco (emfysao), che ricorre solo qui in Giovanni, si ha in Gen 2,7 quando Iahvè
alita il soffio vitale nell'uomo che ha creato, in Sap 15,11, ed Et 37,9 quando
il profeta in nome di Dio rianima le ossa aride. Il gesto, quindi, si riporta a
un vero atto creativo; vuole, perciò, dire che lo Spirito, che Gesù sta per
dare, compie una nuova creazione negli apostoli, la quale li abilita a
continuare la sua stessa "opera". Ci rendiamo conto della portata
delle parole che seguono: "Ricevete lo Spirito Santo"! Infine, il
potere di perdonare, che viene accordato agli apostoli, è solo una parte della
missione, cioè non la esaudisce.
2. Il testo di Atti capo 2
La grandiosa narrazione dell'effusione
dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, da leggersi nell'insieme di tutto
il capitolo, è dovuta un po' anche all'esperienza cinquantennale della Chiesa
da parte di Luca, il quale ritiene che questa si è impiantata in buona parte
del bacino mediterraneo proprio mediante l'azione dello Spirito. È quindi un
racconto che mescola insieme storia di impegno missionario, vittoria nelle
difficoltà, consapevolezza della dignità delle comunità fondate, ottimismo
per i1 futuro: il tutto è tenuto insieme dalla constatazione di fede che lo
Spirito mandato dal Risorto opera di continuo nella Chiesa.
Scendiamo ora al particolare con questi quattro rilievi.
Primo. Per Luca, la Pentecoste è il punto di arrivo del piano di Gesù. Il
Risorto cosi parla agli apostoli: "Io manderò su di voi quello che il
Padre mio ha promesso" (Lc 24,49); inoltre: "Ordinò loro di non
allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del
Padre, "quella, disse, che avete udito da me: Giovanni ha battezzato con
acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni"
(At 1,4-5). Inoltre Pietro spiega così lo stesso evento: "Innalzato alla
destra di Dio, e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva
promesso, lo ha effuso come voi stessi potete vedere e udire" (2,33).
Meraviglioso testo cristologico, anzi trinitario! Ricordiamo che Atti 16,7 parla
de "lo Spirito di Gesù".
Secondo. La Pentecoste è un evento escatologico, che porta cioè della storia
umana quanto era stato promesso da Dio in Gioele 3,1-5, e ancor più dal Risorto
(Lc 24,46-49; At 1,4-8): la nascita della comunità degli ultimi giorni, con i
doni profetici e carismatici che l'accompagnano (profeteranno". At 2,18; cf
11,27; 13,1).
Terzo. La Pentecoste è un evento ecclesiale e missionario. Lo Spirito, scende
come lingue di fuoco", per dire che dà la forza di "annunziare la
parola di Dio con franchezza (4,31) e di prendere decisioni importanti, come
quella del Concilio di Gerusalemme (15,28). Per questo Luca dice spesso che la
fondazione di nuove comunità è accompagnata da nuove Pentecosti, con i doni
della prima; cosi per Cornelio e i suoi a Cesarea (10,44-48), per la chiesa di
Samaria (8,15-17), per gli ex seguaci del Battista a Efeso (19,5-6).
Quarto. La Pentecoste è un continuo evento di grazia per la Chiesa. Cioè, lo
Spirito porta all'ascolto della Parola, alla fede, al battesimo,
all'aggregazione alla Chiesa, alla comunione dei beni e alla "frazione de1
pane" eucaristico (cf At 2,37-47).
Concludiamo: i due testi concordano nella sostanza. Che dire della diversa
cronologia: il giorno di Pasqua (Gv), quaranta giorni dopo (At)? Forse Giovanni
ha voluto presentare in un'unica scena "la totalità del mistero
pasquale" (A. George). La presenza dello Spirito negli apostoli è la causa
efficace della loro partecipazione alla vita del Risorto.
b) Lo Spirito Santo nella vita della Chiesa
Il Nuovo Testamento presenta due missioni (invii). La prima: il Padre manda il
Figlio (Gv 6,44). La seconda: il Padre manda lo Spirito Santo nel nome del
Figlio (14,26), o è il Figlio stesso che lo manda (16,7; cf 20,22) dal Padre
(15,26). È questa duplice missione, del Figlio e dello Spirito Santo, che fa
nascere quella comunità che entra in una relazione nuova con la Trinità, cioè
la Chiesa. Ne segue che lo Spirito Santo è, insieme al Verbo Incarnato, il
costituente" (Congar) della Chiesa.
Vogliamo ora parlare del ruolo che lo Spirito Santo ha riguardo la nascita e la
vita della Chiesa. Con ciò ci ripromettiamo di crescere nella stima e
nell'amore della Chiesa universale e locale, la quale, nonostante i difetti che
possiamo riscontrarvi (e che sono anche i nostri), è tuttavia il popolo
radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
1. Forza e grazia per l'annuncio del Vangelo
L'attività nell'annuncio e la
penetrazione di tale annuncio, per gli Atti, sono dovuti allo Spirito Santo che
si serve di persone umane.
Testo significativo è At 5,31-32, che presenta prima il contenuto
dell'annuncio, poi gli "annunciatori". "Dio lo "Gesù"
ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la
grazia della conversione e il perdono dei peccati" (v. 31): è l'essenziale
del messaggio cristiano, cioè Cristo, morto risorto e glorificato, quale
artefice della nostra salvezza. Ecco ora gli annunciatori del messaggio: "E
di questi atti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo" (v. 32). Quindi,
alla testimonianza degli apostoli, spesso ricordata negli Atti, si affianca la
testimonianza dello Spirito Santo. In che cosa consisteva quest'ultima? Forse
nel coraggio e nella volontà che lo Spirito dava agli apostoli, forse nei doni
particolari che ricevevano i venuti alla fede, forse per tutte e due queste
cose.
Lo Spirito suggerisce a Pietro ("lo Spirito gli disse": 10,19) di
ricevere gli inviati dal pagano Cornelio, di andare a casa di costui, e di
introdurli nella Chiesa senza la circoncisione: e la non richiesta di questo
rito fu di grandissima importanza dottrinale e pratica.
È lo Spirito che spinge la chiesa di Antiochia all'attività missionaria
itinerante, che la caratterizzerà in seguito: "Lo Spirito Santo disse:
"Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho
chiamati" (13,2); e questi partono inviati dallo Spirito Santo" (v.
4).
Tralasciando altri esempi, ricordiamo infine come lo Spirito Santo continui in
certo modo la sua opera con coloro che mette a capo delle comunità cristiane:
"Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito
Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è
acquistata con il suo sangue" (20,28).
In breve: lo Spirito Santo è il primo protagonista nell'annuncio del Vangelo e
rende missionaria la Chiesa di ogni tempo. Ma egli si serve delle persone; la
confermazione, che è
il tempo delle decisioni nella fede e per la fede, porti ad accogliere l'invito
dello Spirito.
2. Nella comunità dei credenti
Anche Paolo, del quale ora ci occupiamo,
sperimenta che il Vangelo si diffonde "non soltanto per mezzo della parola,
ma anche con potenza e con Spirito Santo" (1 Ts 1,5; cf 1 Cor 2,4). Però
egli si mostra assai profondo in altri punti, che ora rileveremo servendoci di
alcuni testi delle sue lettere maggiori, specialmente di Rrn 8.
Incominciamo col ruolo che Paolo assegna allo Spirito Santo nella vita dei
credenti considerati come un insieme. Giustificati da Dio in Cristo mediante la
fede (Rm capi 1-3) e liberati dalla legge (capo 7), essi vivono la vita
cristiana mediante l'azione dello Spirito Santo (capo 8). "Voi però non
siete sotto il dominio della carne "cioè dell'egoismo che aliena da
Dio", ma dello Spirito, dal momento che "o: a condizione che" lo
Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli
appartiene. (...) E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti
abita in voi, colui che ha risuscitato Gesù dai morti darà la vita anche ai
vostri corpi mortali per mezzo de1 suo Spirito che abita in voi" (Rm
8,9-1).
Quindi, lo Spirito, che proviene da Dio e da Cristo ."Spirito di Dio",
"Spirito di Cristo" e "abita in voi", accompagna
efficacemente la vita cristiana 1ungo tutto l'arco dell'esistenza, dal suo
sbocciare fino alla risurrezione finale. Lo Spirito fa sì che i redenti vivano
in modo conforme alla vita nuova che proviene da Dio mediante Cristo.
3. Figli nel vero Figlio mediante lo Spirito
Il cuore stesso di tale vita divina in
noi, che è l'adozione a figli di: Dio nel Figlio, si attua e si esercita
mediante lo Spirito.
Dopo la frase riassuntiva, che cioè "tutti quelli che sono guidati dallo
Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8,14), Paolo continua
dicendo: "E voi non avete ricevuto "nel battesimo" uno spirito da
schiavi per ricadere nella paura "situazione in cui erano ancora gli ebrei
non convertiti", ma avete ricevuto uno spirito di figli adottivi per mezzo
del quale "Spirito" gridiamo: "Abbà, Padre". Lo Spirito
stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo
anche eredi..." (8,14-16; cf Gal 4,4-7).
La nostra dignità spirituale è quella di figli nel Figlio, in quanto
partecipiamo della figliolanza divina che in Gesù è di natura e in noi di
adozione (Abbà fu già sulla bocca di Gesù: Mc 14,36); per questo anche noi
preghiamo col nome di Abbà. Ebbene, questa preghiera al Padre ci esplode dal di
dentro "gridiamo" proprio sotto l'azione dello Spirito Santo. Anzi,
secondo il passo parallelo di Gal 4,6, è lo stesso Spirito che prega in noi e
per noi: "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito de1 Figlio suo che
grida: Abbà, Padre"; quindi è Lui che "i nostri cuori grida",
cioè nel più profondo di noi stessi. Del resto, come Paolo diceva in un
capitolo precedente, il Padre ha messo nei nostri cuori il suo amore mediante lo
Spirito Santo: "La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato
riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato
donato" (5,5). Questo stretto 1egame tra amore di Dio per noi e Spirito
Santo, che ha qui la formulazione più chiara di tutto il NT, in Rm
5 è discendente, mentre in Rm 8 è ascendente.
4. Tempio di Dio e abitazione dello Spirito
È quanto Paolo dice per la comunità di
Corinto. Esortando quei cristiani, che si entusiasmavano fuori posto per i
predicatori, col pericolo di far scadere il messaggio evangelico in un
insegnamento filosofico, egli ricorda: "Non sapete che siete tempio di Dio
e che lo Spirito di Dio abita in voi?". Se uno distrugge il tempio di Dio,
Dio distruggerà anche voi. Perché santo è il tempio di Dio che siete
voi" (1 Cor 3,15-16; cf Ef 2,20-22). La comunità cristiana è
caratterizzata dalla presenza dello Spirito in essa (abita in voi" 9; il
che vale anche per il singolo cristiano: 1 Cor 6,19).
5. Membra della Chiesa mediante lo Spirito
Infine, ricordiamo che lo Spirito opera
in vista della Chiesa e nella Chiesa. Paolo inizia così il lungo testo col
quale paragona l'unità dei cristiani con quella delle membra in un corpo:
"Come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur
essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo "pur essendo uno,
unisce a sé tutti noi e con lui ci porta all'unità" (1 Cor 12,12). Poi
continua con la frase importante per il nostro tema: "E in realtà noi
tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo e
tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito" (v. 13). Cioè, mediante un
solo Spirito", e lo Spirito fa coesistere i molti nell'unità (come Paolo
diceva subito prima riguardo ai carismi: vv. 4-11), i "battezzati"
formano "un solo corpo". E l'Apostolo conclude i1 paragone affermando:
"Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per sua parte" (v.
27). Quindi, nel battesimo lo Spirito è la causa dell'entrata nell'unità del
corpo ecclesiale.
Ricordiamo che la seconda frase sullo Spirito, "e tutti fummo abbeverati in
un solo Spirito", viene spiegata in modi diversi: alcuni vi vedono un
accenno alla confermazione; altri all'eucaristia, alla quale Paolo ha fatto già
allusione con la frase "bevanda spirituale" (cf 10,4), anche se
l'aoristo "epotìsthemen" può creare qualche difficoltà; Ma che non
cambia il significato di fondo, riguardante l'unità ecclesiale mediante lo
Spirito, attestata anche altrove (per es., in Ef 4,4-6). Del resto, per Paolo lo
Spirito è causa di "koinonìa", comunione (2 Cor 13,13).
Concludiamo il tutto dicendo che lo Spirito Santo è la causa dell'apostolicità,
santità e unità della Chiesa; che è Colui che realizza nei cristiani il loro
essere "in Cristo" dalla fase iniziale fino al termine ultimo; in
breve: che è l'anima della Chiesa.
c) Lo Spirito Santo nella vita del singolo
Oltre che della Chiesa nella sua totalità, lo Spirito Santo è l'anima anche di
ciascun individuo, da quando entra nella Chiesa, a quando poi opera, prega,
lotta con essa. Ecco qualche esemplificazione.
1. Lo Spirito Santo e i sacramenti
Si entra singolarmente nella Chiesa col
battesimo, e si cresce in essa con gli altri sacramenti e con l'accettazione
della grazia che essi comportano. Ebbene, questo entrare e proseguire del
singolo si compie sempre sotto l'azione dello Spirito, per unirlo a Cristo e a
Dio Padre.
Dio mi ha salvati... per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e
di rinnovamento dello Spirito Santo, effuso su di noi abbondantemente per mezzo
di Gesù Cristo, salvatore nostro..." (R 3,5-6), Su questo passo notiamo
tre cose. Primo, è un testo trinitario, in quanto nomina le tre persone divine,
che operano a nostro favore, e sono ricordate in quest'ordine: Dio, Spirito
Santo, Gesù Cristo. Secondo, è anche battesimale, perché descrive il
battesimo con la frase "lavacro di rigenerazione e di rinnovamento".
Terzo, quest'opera "di rigenerazione e rinnovamento" è "nello
Spirito Santo" "o meglio", "dello Spirito Santo", così
in greco, cioè compiuta dallo Spirito, in quanto lo Spirito congiunge col Padre
e col Figlio il battezzato, dopo averlo rigenerato e purificato. Per cui lo
Spirito esercita la sua azione necessaria sull'individuo fin dalla nuova nascita
nel battesimo.
Ai samaritani, che erano già stati battezzati dal diacono Filippo, Pietro e
Giovanni "imponevano loro le mani, e quelli ricevevano lo Spirito
Santo" (At 8,15-17); Simon mago avverte bene che lo Spirito veniva
conferito con l'imposizione delle mani degli apostoli" (v. 18), tanto che
decide di comperare tale potere con il denaro. Ecco un altro momento
dell'incontro dello Spirito con un individuo, dopo quello del battesimo e in
stretta continuazione di quello. La Chiesa lo chiama sacramento della
confermazione perché uno, in genere ormai dodicenne, venga irrobustito da
questo nuovo dono dello Spirito per vivere con più forza la vita ecclesiale e
dare la testimonianza missionaria.
In un passo già accennato, Paolo chiama l'eucaristia "cibo
spirituale" e bevanda spirituale" (1 Cor 10,3-4). Infatti, Cristo si dà
nel pane e vino come spirito vivificante" (15,45), come Colui che, per la
sua passione e risurrezione, possiede in pienezza lo Spirito ed è in grado di
donarlo dando se stesso nel mistero eucaristico.
Lo Spirito Santo, effuso da Cristo Risorto anche per la remissione dei peccati
(cf Gv 20,22), raggiunge efficacemente un individuo quando questi si accosta al
sacramento della riconciliazione.
2. "Pregate mediante lo Spirito Santo"
Ma l'azione dello Spirito non si ha solo
nei Sacramenti. Nella parte finale della lettera, Giuda esorta così: "Ma
voi, carissimi, costituite il vostro edificio spirituale sopra la vostra fede,
pregate mediante lo Spirito Santo, convertitevi nell'amore di Dio, attendendo la
misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna" (w.
20-21). In questo meraviglioso testo trinitario, lo Spirito Santo, nominato per
primo, è in rapporto con la preghiera, il Padre con l'amore, il Figlio con la
misericordia. Pregando così, i lettori non si comporteranno come gli empi
"che non hanno lo Spirito" (v. 19). Da parte sua, Paolo dice:
"Siate ricolmi di Spirito Santo, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni,
cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore,
rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel Signore nostro Gesù
Cristo" (Ef 4,18-20). Lo Spirito, nominato anche qui per primo, suscita e dà
valore alla lode multiforme che, mediante Cristo, raggiunge il Padre: un testo
ugualmente trinitario.
Sappiamo già che c'è di più: lo Spirito prega con noi e al nostro posto (cf
Rm 8,15; Gal 4,6), "intercede con insistenza per noi, con gemiti
inesprimibili" (Rm 8,26).
3. La lotta per il bene
Il cristiano è nella necessità di
lasciarsi guidare o dallo Spirito o dalla carne; e Paolo elenca i frutti di bene
o di male che derivano dalla scelta che si fa (Gal S,16-23), e, nello stesso
tempo esorta: "Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a
soddisfare le opere della carne" (v. 16). Il camminare nello Spirito porta
alla vera libertà, perché "dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà"
(2 Cor 3,17).
4. I carismi
Infine, dobbiamo dire qualche cosa sui
carismi, che, a partire dal Vaticano II, sono entrati decisamente nella
teologia. La parola greca "chàrisma" s'incontra in Paolo (17 volte) e
in 1 Pt 4,10 (1 volta) ed ha più significati. Anche questo fluttuare del
termine, eccetto in pochi, ma importanti, versetti, fa sì che ci siano più
concezioni dei carismi già nella Bibbia e poi nelle elaborazioni dei teologi.
Fermiamo un po' l'attenzione su testi quasi tecnici. Sono quelli che parlano
della diversità e dell'unità dei carismi, e del loro legame con la grazia
dello Spirito Santo: "Ci sono diversità di carismi, ma uno solo è lo
Spirito", e il brano termina così: "Ma tutte queste cose è l'unico e
medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole" (1 Cor
12,4.11). "chàrisma" deriva da "charìzomai", mostrarsi
generoso, regalare qualche cosa, e richiama "chàris", grazia. E' lo
Spirito che distribuisce come vuole questi regali (vv. 29-30), li riconduce a
unità nella sua persona, li destina "per l'utilità comune" (v. 7).
Sia la diversità che l'accenno alla provenienza soprannaturale, si hanno anche
in Rm 12,6: "Abbiamo pertanto doni "charìsmata" diversi secondo
la grazia "chàris" data a ciascuno di noi", come pure in 1 Pt
4,10: "Come ciascuno ha ricevuto un dono "chàrisma", lo usi
l'uno per gli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia (poikìles
chàritos) di Dio". Questi testi dicono due cose: distinguono i carismi
dalle virtù "e dalla carità specialmente", perché queste devono
essere di tutti e in tutti; non assimilano i carismi ai semplici talenti umani,
che sono doni di natura.
Passiamo ora agli elenchi che usano con più di un significato il termine "charisma".
Essi attribuiscono i carismi ora allo Spirito Santo, ora a Dio (1 Cor 12,28).
Inoltre, mettono insieme, pur senza voler essere completi, i doni straordinari
"parlare in lingue, operare miracoli" e quelli ordinari
"insegnamento, servizio", i ministeri gerarchici (1 Cor 12,28; cf Ef
4,11) conferiti anche con l'imposizione delle mani (1 Rn 4,14; 2 1in 1,6) e
alcune attività (la beneficenza e l'esortazione). Paolo giudicava certamente in
modo positivo i carismi che riscontrava a Corinto, anche se non gli sfuggiva che
alcuni di essi si mescolavano un po' con la mentalità e le mode di
quell'ambiente; da ciò vengono le norme che dà in 1 Cor capo 14.
Si può concludere il tutto dicendo che lo Spirito esercita il suo influsso in
ciascun credente lungo tutta la sua vita e in vari modi, che vanno dai
sacramenti ai diversi doni di grazia.
d) Il Paraclito, lo Spirito Santo
Ci interessiamo ora delle cinque promesse che Gesù fa dello Spirito Paraclito e
della natura personale dello Spirito Santo
Le cinque promesse
I cinque testi di Giovanni, che
riferiscono la promessa dell'invio dello Spirito Santo da parte di Gesù, sono
fra i più maturi del Nuovo Testamento, e raccolgano anche tanta esperienza e
riflessione da parte della Chiesa. Inoltre, essi legano intimamente il Paraclito
alla persona e all'opera di Gesù e al progetto del Padre; si riallacciano
quindi al messaggio centrale del quarto Vangelo sul Verbo mandato dal Padre come
datore di quella Verità che diventa Salvezza con la sua passione redentrice.
Infine, lo stesso fatto materiale, che vengano ambientati tutti nelle poche ore
che precedono l'inizio della passione, non è senza significato: è mediante la
sua passione risurrezione, la sua "ora", che Gesù possiede pienamente
lo Spirito e può anche darlo.
La prima promessa, che si ambienta bene nel
discorso che la contiene, suona così: "Io pregherò il Padre, ed egli vi
darà un altro Consolatore Paraclito perché rimanga tra voi per sempre, lo
Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo
conosce. Voi lo conoscete perché dimora presso di voi e sarà in voi" (Gv
14,16-17). Iniziando con una nitida formula trinitaria (Gesù, Padre,
Paraclito), Gesù promette un altro se stesso (cf 1 Gv 2,1), perché sia
nell'intimo dei discepoli ("in voi") e senza limiti di tempo "per
sempre", e li aiuti a crescere in quella verità che Gesù ha loro
insegnato e che è Lui stesso "lo Spirito di verità". Anche Gesù,
che dovrà separarsi per un po' da loro con la passione, tornerà ben presto con
la risurrezione: "Vado e tornerò a voi" (Gv 14,28).
Dopo la solenne promessa della presenza del Padre e del Figlio nel credente
animato dall'amore, "noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di
lui" (14,23), che completa quella della presenza del Figlio e dello Spirito
Santo, si ha il secondo preannuncio
dell'invio dello Spirito da parte del Padre nel nome del Figlio (altra
formula trinitaria): "Ma il Consolatore Paraclito, lo Spirito Santo che il
Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto
ciò che io vi ho detto" (14,26). Qui lo Spirito si presenta come il vero
maestro nella Chiesa, che la guida "alla verità tutta intera"
(16,13). Quando Giovanni scriveva, lo Spirito aveva già svolto un po' di questa
sua attività di ricordo e di penetrazione (cf 2,22; 12,16) e aveva fatto
superare alla Chiesa i pericoli delle prime eresie.
La terza promessa
parla della testimonianza nei
riguardi di Gesù, sia da parte dello Spirito Santo che dei discepoli:
"Egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza,
perché siete stati con me fin dal principio" (Gv 15,26). Continua così
nel tempo della Chiesa ciò che era avvenuto nel periodo apostolico: "Di
questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo" (At 5,32).
La quarta promessa presenta lo Spirito Santo come
l'accusatore del mondo che non ha voluto credere in Cristo, capovolgendo il
processo contro Gesù: non lui è ili condannato, ma il mondo (Gv 16,5-11).
La quinta promessa parla dello Spirito che guida la
Chiesa nella verità tutta intera e glorifica Gesù "egli mi glorificherà"
mediante i discepoli e nel corso della storia "vi annunzierà le cose
future" (Gv 16,12-15).
Questi testi davvero raccolgono e portano al vertice quanto abbiamo trovato in
quelli dei capitoli precedenti, Lo Spirito Santo non solo è intimamente unito a
Gesù, ma lo è anche con i redenti da Gesù, in cammino verso 1a verità e la
salvezza. Perché in quanto ricordo (14,26), vivo e operante, dell'Inviato del
Padre per la vita del mondo, rende loro possibile l'adorazione al Padre in
Spirito e verità (4,23-24), il battesimo (3,6-8), l'eucaristia (6,63), la
remissione dei peccati (20,22-23): sono le vie maestre dell'incontro col Padre
mediante il Figlio nello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è persona divina
Indichiamo semplicemente, perché lo
spazio è poco, solo due serie di testi per mettere in risalto questa dottrina
fondamentale.
Occorre valorizzare i testi biblici nei quali si parla insieme dello Spirito
Santo e delle altre due persone divine, cioè i testi trinitari; ne abbiamo
rilevati alcuni tra quelli che si presentavano. Il fatto che questi tre nomi
compaiano insieme e in tutti i possibili ordini di enumerazione, dice che sono
persone, che hanno la stessa dignità divina, anche se l'attribuzione dei
compiti salvifici varia per ciascuno. Invito il lettore a imparare a memoria, e
anche con la citazione, questo testo che enumera le tre persone divine in un
ordine diverso da quello nostro abituale: "La grazia del Signore Gesù
Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo (2 Cor 13,13: è
l'ultimo versetto di questa lettera). In direzione negativa c'è da ricordare
che "Spirito" o "Spirito Santo" non designano meccanicamente
la terza persona divina.
Inoltre, bisogna valorizzare proprio il termine "Paràkletos", reso
con Avvocato, Consolatore, o semplicemente trascritto con Paraclito. Questo nome
viene usato da Giovanni come equivalente o sostituto di "Spirito" o
"Spirito Santo" nelle prime quattro delle cinque promesse richiamate
sopra, cioè in Gv 14,16.26; 15,26; 16,7. Ebbene, nella prima promessa Gesù
dice che i1 Padre manderà "un altro Paraclito" (14,16). Ci chiediamo:
chi è quest'altro Paraclito"? Abbiamo la fortuna di poter rispondere, e
con un testo di tradizione giovannea, il solo dove ancora ricorre: è Gesù
stesso! Dice infatti: "Se qualcuno ha peccato, abbiamo un "Paràkletos"
presso il Padre: Gesù Cristo giusto" (1 Gv 2,1). Concludiamo quindi
rilevando: lo Spirito Paraclito è "un altro" rispetto a Gesù, quindi
tutti e due sono persona e sono anche persona divina. Recitiamo perciò con
fiducia il Credo, nel quale professiamo di Credere "in Dio Padre
Onnipotente", in Gesù Cristo" e "nello Spirito Santo".

Conclusione
Nell'unità dello Spirito Santo
Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo è
tutto relativo al Cristo, porta a Cristo gli uomini che santifica, edifica il
Corpo mistico di Cristo, e con la mediazione di Cristo poi tutti i redenti
diventano lode a Dio Padre per tutti i secoli dei secoli.
Questo sublime messaggio viene ricordato, e ancor più, attualizzato, nella
celebrazione, quando recitando la dossologia finale della preghiera eucaristica
e tendendo alzati in gesto di offerta il pane e il vino consacrati, il sacerdote
recita o, meglio, canta: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio
Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per
tutti i secoli dei secoli".
E i fedeli rispondono, o dovrebbero rispondere, con un fragoroso:
"Amen" di approvazione.