Passione e Risurrezione di Gesù
VANGELO
DI PIETRO *
[1,
1] Nessuno però degli Ebrei si lavò le mani, né Erode né alcuno dei suoi
giudici. Siccome essi non volevano lavarsi, Pilato si alzò. [2] Il re Erode,
allora, ordinò di condurre via il Signore dicendo loro: "Fate quanto vi ho
ordinato di fargli".
[2,
3] Si trovava là Giuseppe, l'amico di Pilato e del Signore. E allorché vide
che lo avrebbero crocifisso, andò da Pilato e gli chiese il corpo del Signore
per la sepoltura.
[4]
Pilato (lo) mandò da Erode e ne chiese il corpo.
[5]
Erode disse: "Fratello Pilato, anche se nessuno lo avesse chiesto, lo
avremmo seppellito noi; splende infatti il sabato. Poiché sta scritto nella
legge: "Non tramonti il sole sopra un ucciso!"".
E
lo consegnò al popolo il giorno prima degli azzimi, la loro festa.
[3,
6] Preso il Signore, essi lo spingevano correndo, e dicevano: "Trasciniamo
il figlio di Dio giacché abbiamo potere su di lui".
[7]
Lo vestirono di porpora, lo fecero sedere sulla sedia curule, dicendo:
"Giudica con giustizia, o re di Israele!". [8] Uno di loro portò una
corona di spine e la pose sul capo del Signore. [9] Altri che stavano lì, gli
sputavano sul volto; altri lo colpivano sulle guance; altri lo percuotevano con
una canna; altri lo flagellavano, dicendo: "Questo è l'onore che rendiamo
al figlio di Dio".
[4,
10] Condussero due malfattori e crocifissero il Signore in mezzo a loro. Ma lui
taceva quasi che non sentisse alcun dolore.
[11]
Quando drizzarono la croce, vi scrissero: "Questo è il re di
Israele".
[12]
Posero le vesti davanti a lui, le divisero e su di esse gettarono la sorte.
[13]
Ma uno di quei malfattori li rimproverò, dicendo: "Noi soffriamo così a
causa delle azioni cattive che abbiamo commesso. Ma costui, divenuto salvatore
degli uomini, che male vi ha fatto?".
[14]
Indignati contro di lui, ordinarono che non gli fossero spezzate le gambe e così
morisse tra i tormenti.
[5,
15] Era mezzogiorno allorché le tenebre coprirono tutta la Giudea. Essi si
agitavano e angustiavano che il sole fosse già tramontato: egli infatti, era
ancora vivo. Giacché per loro sta scritto: "Non tramonti il sole sopra un
ucciso!".
[16]
E uno di loro disse: "Dategli da bere fiele con aceto". Fecero un
miscuglio e glielo diedero a bere. [17] E compirono ogni cosa e colmarono i
peccati sul loro capo.
[18]
Molti giravano con fiaccole e, pensando che fosse notte, se ne andarono a
riposare.
[19]
Ed il Signore gridò, dicendo: "Forza mia, forza mia, mi hai
abbandonato!". E mentre così diceva, fu assunto.
[20]
Nella stessa ora il velo del tempio di Gerusalemme si squarciò in due.
[6,
21] Estrassero allora i chiodi dalle mani del Signore e lo posero a terra. Si
scosse tutta la terra e vi fu un timore grande.
[22]
Allora risplendette il sole e ci si accorse che era l'ora nona.
[23]
Gli Ebrei si rallegrarono e diedero il suo corpo a Giuseppe, affinché lo
seppellisse: egli, infatti, aveva visto tutto il bene che aveva fatto.
[24]
Preso il Signore, lo lavò, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nel suo
proprio sepolcro, detto giardino di Giuseppe.
[7,
25] Gli Ebrei, gli anziani e i sacerdoti compresero allora il grande male fatto
a se stessi e cominciarono a lamentarsi battendosi il petto e a dire: "Guai
ai nostri peccati! Il giudizio e la fine di Gerusalemme sono ormai vicini".
[26]
Io ed i miei amici eravamo nella tristezza e, con l'animo ferito, ci
nascondevamo: eravamo, infatti, ricercati da loro come malfattori e come coloro
che volevano incendiare il tempio.
[27]
A motivo di tutte queste cose, digiunavamo e sedevamo lamentandoci e piangendo
notte e giorno, fino al sabato.
[8,
28] Gli scribi, i farisei e gli anziani allorché si radunarono insieme e
udirono che tutto il popolo mormorava e si lamentava battendosi il petto,
dicendo: "Se alla sua morte sono avvenuti segni così grandi, vedete quanto
egli era giusto!"; [29] ebbero paura e andarono da Pilato supplicandolo e
dicendo: [30] "Dacci dei soldati affinché la sua tomba sia vigilata per
tre giorni. Che non capiti che vengano a rubarlo i suoi discepoli, il popolo
creda ch'egli sia risorto dai morti e ci faccia del male".
[31]
Pilato diede loro il centurione Petronio con dei soldati per vigilare la tomba;
e con loro si recarono alla tomba gli anziani e gli scribi [32] e tutti quanti
erano là con il centurione; i soldati rotolarono una gran pietra, [33] la
posero sulla porta della tomba e vi impressero sette sigilli; quivi drizzarono
poi una tenda e montarono la guardia.
[9,
34] Di buon mattino, allo spuntare del sabato, da Gerusalemme e dai dintorni
venne una folla per vedere la tomba sigillata.
[35]
Ma durante la notte nella quale spuntava il giorno del Signore, mentre i soldati
montavano la guardia a turno, due a due, risuonò in cielo una gran voce, [36]
videro aprirsi i cieli e scendere di lassù uomini, in un grande splendore, e
avvicinarsi alla tomba.
[37]
La pietra che era stata appoggiata alla porta rotolò via da sé e si pose a
lato, si aprì il sepolcro e vi entrarono i due giovani.
[10,
38] A questa vista quei soldati svegliarono il centurione e gli anziani,
anch'essi, infatti, stavano di guardia; [39] e mentre spiegavano loro quanto
avevano visto, scorgono ancora tre uomini uscire dal sepolcro: i due reggevano
l'altro ed erano seguiti da una croce; [40] la testa dei due giungeva al cielo,
mentre quella di colui che conducevano per mano sorpassava i cieli.
[41]
Udirono dai cieli una voce che diceva: "Hai tu predicato ai
dormienti?". [42] E dalla croce si udì la risposta: "Sì!".
[11,
43] Allora quelli deliberarono tra loro di andare a manifestare queste cose a
Pilato.
[44]
E mentre ancora stavano ragionando, apparvero nuovamente i cieli aperti ed un
uomo scese ed entrò nella tomba.
[45]
A questa vista, il centurione e quelli che erano con lui si affrettarono, nella
notte, da Pilato, lasciando il sepolcro che avevano vigilato e, grandemente
agitati, spiegarono tutto quanto avevano visto e dissero: "Veramente era
figlio di Dio!".
[46]
Pilato rispose: "Io sono puro dal sangue del figlio di Dio, siete voi che
avete deciso così".
[47]
Tutti poi si accostarono pregando e supplicandolo affinché ordinasse al
centurione e ai soldati di non dire a nessuno le cose viste.
[48]
Dicevano: "Per noi, infatti, è meglio essere colpevoli davanti a Dio del
più grande peccato, che non cadere nelle mani del popolo ebraico ed essere
lapidati".
[49]
Pilato dunque ordinò al centurione e ai soldati di non dire nulla.
[12,
50] All'alba del giorno del Signore, Maria Maddalena, discepola del Signore, che
per timore degli Ebrei Ä che bruciavano d'ira, Ä non avendo fatto alla tomba
del Signore quanto solevano fare le donne per i morti da loro amati, [51] prese
con sé le amiche e andò alla tomba dove era stato posto.
[52]
Esse temevano di essere viste dagli Ebrei, e dicevano: "Se nel giorno in
cui fu crocifisso non abbiamo potuto piangere e lamentarci battendoci il petto,
facciamolo ora almeno alla sua tomba.
[53]
Ma chi ci rotolerà la pietra posta sulla porta della tomba, affinché possiamo
entrare, sederci attorno a lui e compiere il nostro debito? [54] Ä grande,
infatti, era la pietra Ä e temiamo che qualcuno ci veda. Se non possiamo,
deponiamo almeno sulla porta ciò che portiamo in sua memoria: piangeremo e ci
lamenteremo percuotendoci il petto fino a quando ritorneremo a casa
nostra".
[13,
55] Quando giunsero, trovarono il sepolcro aperto. Avvicinatesi, si chinarono e
videro un giovane seduto in mezzo al sepolcro: era bello e vestito di una
risplendentissima stola; disse loro: [56] "Perché siete venute? Chi
cercate? Quello, forse, che fu crocifisso? E' risorto e se n'è andato. Se non
ci credete, chinatevi e guardate il luogo dove giaceva: non c'è più! E'
infatti risorto e se n'è andato là donde era stato mandato".
[57]
Allora le donne fuggirono impaurite.
[14,
58] Era l'ultimo giorno degli azzimi. Molti se ne andavano via e ritornavano
alle proprie case: la festa era finita.
[59]
Ma noi, i dodici apostoli del Signore, piangevamo e ci rattristavamo; ognuno,
pieno di tristezza per quanto era avvenuto, se ne andò a casa.
[60]
Io invece, Simon Pietro, e mio fratello Andrea, prendemmo le nostre reti, ci
recammo al mare. Con noi c'era Levi, figlio di Alfeo, che il Signore...
VANGELO
DI NICODEMO
(Memorie
di Nicodemo)
I
Recensione
greca "A" **
PROLOGO
Io
Anania, protettore 1, ufficiale pretoriano, versato nella legge, avvicinatomi
con cuore fedele alle sacre Scritture riconobbi che Gesù Cristo è il nostro
Signore, e fui riconosciuto degno del santo battesimo.
Indagando
sulle memorie dei fatti accaduti in quel periodo a proposito del padrone nostro
Gesù Cristo e su quanto fu divulgato per scritto dagli Ebrei su Ponzio Pilato,
trovai queste memorie scritte in lingua ebraica e, per volontà di Dio, le
tradussi in lingua greca affinché ne possano prendere conoscenza tutti coloro
che invocano il nome di nostro Signore Gesù Cristo: era l'anno diciassettesimo
del regno del signore nostro Flavio Teodosio e il quinto del nobilissimo Flavio
Valentiniano, l'indizione nona 2.
Voi
tutti dunque che leggete e copiate questo, in altri libri, pensate a me e
pregate per me, affinché Dio abbia misericordia di me e perdoni i peccati che
ho commesso contro di lui.
Pace
ai lettori e salute a tutti quanti udranno e ai loro domestici: Amen.
Nell'anno
quindicesimo del regno di Tiberio Cesare 3, imperatore dei Romani, l'anno
diciannovesimo della dominazione di Erode, figlio di Erode, re della Galilea,
nell'ottavo giorno 4 prima delle calende di aprile e cioè il venticinquesimo
giorno del mese di marzo, sotto il consolato di Rufo e Rubellione, il quarto
anno dell'olimpiade duecentodue, mentre era sommo sacerdote degli Ebrei
Giuseppe, figlio di Caifa.
Quanto
Nicodemo 5 scrisse e tramandò a proposito della croce e della passione del
Signore nostro Gesù Cristo, Dio salvatore, e passò ai sommi sacerdoti e gli
altri Ebrei Ä Nicodemo però scrisse in lingua ebraica Ä suona circa così:
[1,
1] Accuse delle autorità ebraiche. I sommi sacerdoti e scribi, Anna e Caifa,
Seme, Datae e Gamaliele, Giuda, Levi e Neftali, Alessandro e Giairo e gli altri
Ebrei tennero consiglio e andarono da Pilato ad accusare Gesù di molte azioni
malvagie, dicendo: "Sappiamo che è figlio del falegname Giuseppe e di
Maria, ma egli afferma di essere figlio di Dio e re; non solo, ma viola il
sabato e dissolve la legge dei nostri padri".
Domandò
Pilato: "Che cosa fa dunque, che cos'è che vuole distruggere?".
Risposero gli Ebrei: "Noi abbiamo una legge che ci proibisce di guarire
qualsiasi persona nel giorno di sabato. Ma costui ha guarito, maliziosamente,
nel giorno di sabato, zoppi, sordi, impotenti, paralitici, ciechi, lebbrosi e
indemoniati".
Pilato
domandò: "In che modo, maliziosamente?". Essi gli risposero: "E'
un mago, ed in nome di Beelzebub scaccia i demoni e gli sono soggette tutte le
cose". Pilato disse loro: "Lo scacciare i demoni non è un'azione di
spirito immondo, ma della potenza del dio Esculapio".
[2]
Gesù sul sudario del cursore. Gli Ebrei gli dissero: "Preghiamo la tua
grandezza di ordinare che comparisca davanti al tuo tribunale". Ma Pilato
li chiamò e disse loro: "Come posso, io che sono un governatore, esaminare
un re?". Essi gli risposero: "Noi non diciamo che egli sia re, bensì
è lui che lo afferma di se stesso".
Pilato
allora chiamò un cursore e gli disse: "Mi sia condotto qui Gesù, ma con
gentilezza!". Il cursore uscì fuori e quando riconobbe Gesù, l'adorò,
stese a terra il sudario che aveva in mano, e gli disse: "Signore, cammina
qui sopra e vieni, ché il governatore ti chiama". Gli Ebrei, vedendo ciò
che faceva il cursore, mandarono alte grida e dissero a Pilato: "Perché
non l'hai convocato per mezzo di un araldo, ma gli hai inviato un cursore? Il
cursore, infatti, vedendolo l'adorò, distese a terra il suo sudario e ve lo
fece camminare (sopra) come un re".
[3]
Allora Pilato, chiamato a sé il cursore, gli domandò "Perché hai fatto
questo: hai steso a terra il tuo sudario e hai fatto camminare sopra Gesù?".
Il cursore gli rispose: "Signore governatore, allorché tu mi inviasti da
Alessandro a Gerusalemme, lo vidi che sedeva sopra un asino e i fanciulli ebrei
con delle frasche in mano gridavano, mentre altri stendevano i loro vestiti
davanti a lui, dicendo: "Salva ora, tu che abiti nelle altezze! Benedetto
colui che viene nel nome del Signore!"".
[4]
Gli Ebrei risposero al cursore gridando: "I fanciulli ebrei gridavano in
ebraico, come fai tu a saperlo in greco?". Il cursore rispose loro:
"Ho domandato a un Ebreo: "Che cosa gridano costoro in
ebraico?"". Gli Ebrei gli risposero: "Osanna membrome baruchamma
Adonai". Pilato domandò: "Che cosa significa "Osanna" e il
resto?". Gli risposero: "Salva ora, tu che abiti nelle altezze!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!". Pilato allora disse:
"Voi stessi dunque confermate che i fanciulli dicevano queste parole; in
che cosa ha dunque mancato il cursore?". Ed essi tacquero.
Gesù
e i vessilli romani. Il governatore disse al cursore: "Va' e introducilo
nel modo che più ti aggrada". Il cursore uscì, fece come la prima volta e
disse a Gesù: "Signore, entra! Il governatore ti chiama".
[5]
Allorché Gesù entrò, le immagini che i vessilliferi portavano sulle insegne
si inchinarono da sole e adorarono Gesù. Gli Ebrei, vedendo come le immagini si
erano inchinate da sole adorando Gesù, gridarono al di là di ogni misura
contro i vessilliferi. Ma Pilato disse agli Ebrei: "Non stupite che le
immagini si siano piegate e abbiano adorato Gesù?". Gli Ebrei risposero:
"Abbiamo visto che i vessilliferi le hanno fatte piegare ad adorarlo".
Il
governatore chiamò allora i vessilliferi e disse loro: "Perché avete
fatto così?". Risposero a Pilato: "Siamo Greci e adoriamo nei templi.
Che motivo avevamo noi per adorarlo? Mentre noi tenevamo le insegne, esse si
piegarono da sole e l'adorarono".
[6]
Disse allora Pilato ai capi della sinagoga e agli anziani del popolo:
"Scegliete voi stessi uomini forti e robusti e fate tenere loro le insegne
e vedremo se si piegano da sole".
Gli
anziani degli Ebrei presero dodici uomini forti e robusti e li posero, per sei,
a tenere le insegne davanti al tribunale del governatore. Pilato disse al
cursore: "Prendilo dal pretorio e introducilo nel modo che più ti
aggrada". E Gesù uscì, con il cursore, dal pretorio. Pilato chiamò
davanti a sé coloro che avevano tenuto le insegne prima, e disse loro: "Ho
giurato, per la salute di Cesare, che se gli stendardi non si piegheranno quando
entra Gesù, vi farò tagliare le mani". Il governatore ordinò che Gesù
entrasse per la seconda volta. Il cursore fece come la prima volta e pregò
molto Gesù affinché camminasse sul suo sudario; egli vi camminò sopra ed entrò.
Or quando egli entrò gli stendardi si piegarono di nuovo e adorarono Gesù.
[2,
1] La moglie di Pilato. Vedendo questo, Pilato fu colto da spavento, e prese a
levarsi dalla sua sedia curule. Quand'egli era in procinto di alzarsi, sua
moglie gli mandò a dire: "Non avere nulla a che fare con quest'uomo
giusto, giacché questa notte ho sofferto molto a causa sua".
Pilato
allora chiamò a sé tutti gli Ebrei e disse loro: "Sapete bene che mia
moglie teme Dio ed è piuttosto favorevole agli usi ebraici". Essi gli
risposero: "Sì, è vero". Pilato proseguì: "Ed ecco che mia
moglie ha mandato a dirmi: "Non immischiarti nelle faccende di quest'uomo
giusto, giacché questa notte ho sofferto molto a causa sua"". Ma gli
Ebrei risposero a Pilato: "Non ti avevamo detto che è un mago? Ecco,
infatti, che ha mandato, nel sogno, una visione a tua moglie".
[2]
Accuse contro Gesù e la sua famiglia. Pilato chiamò a sé Gesù e gli domandò:
"Che cos'è che costoro attestano contro di te? Non hai nulla da
dire?". Gesù rispose: "Se non ne avessero il potere non direbbero
nulla. Ogni uomo, infatti, ha il potere di dire, con la sua bocca, sia il bene
sia il male. Se la vedranno loro!".
[3]
Gli anziani degli Ebrei dissero a Gesù: "Che cosa vedremo? Anzitutto che
sei nato da fornicazione; in secondo luogo che la tua nascita a Betlemme fu la
causa di una strage di bambini; in terzo luogo che tuo padre Giuseppe e tua
madre Maria fuggirono in Egitto perché non godevano della fiducia del
popolo".
[4]
La difesa. Alcuni Ebrei tra i presenti, meno cattivi degli altri, dissero:
"Noi non diciamo che egli venga dalla fornicazione. Sappiamo che Giuseppe
era sposato con Maria ed egli non nacque da fornicazione".
A
quelli che avevano affermato che era nato da fornicazione, Pilato disse:
"Questo vostro dire non è giusto. Ci sono stati gli sponsali, come
attestano costoro che sono della vostra stessa nazione". Anna e Caifa
dissero a Pilato: "Tutta una moltitudine grida che è nato da fornicazione,
e noi non siamo credenti! Costoro sono proseliti e sono suoi discepoli".
Pilato
chiamò a sé Anna e Caifa e disse loro: "Chi sono i proseliti?". Gli
risposero: "Sono figli di Greci che si sono fatti Ebrei".
Poi
coloro che avevano detto che egli non era nato da fornicazione, tra i quali
c'erano Lazzaro, Asterio, Antonio, Giacomo, Amne, Zena, Samuele, Isacco, Finee,
Crispo, Agrippa e Giuda, dissero: "Non siamo nati proseliti, ma siamo figli
di Ebrei ed è vero quanto affermiamo. In verità, noi eravamo presenti agli
sponsali di Giuseppe e Maria".
[5]
Pilato chiamò a sé quei dodici uomini che avevano detto che non era nato da
fornicazione e disse loro: "Vi scongiuro per la salute di Cesare! Sono vere
queste cose che avete detto e cioè che non è nato da fornicazione?". Essi
risposero a Pilato: "Abbiamo una legge che ci vieta di giurare, perché è
peccato. Ordina a quelli là di giurare per la salute di Cesare che non è vero
quanto noi abbiamo detto, e saremo rei di morte".
Pilato
disse ad Anna e Caifa: "Non rispondete nulla a queste cose?". Anna e
Caifa dissero a Pilato: "Si crede a questi dodici uomini che asseriscono
che egli non è nato da fornicazione, ma tutta la nostra moltitudine grida che
è nato da fornicazione, che è un mago e che egli disse di essere Figlio di Dio
e re, e a noi non si crede".
[6]
Perché si vuole uccidere Gesù. Pilato ordinò a tutta la moltitudine di
andarsene, e tenendo solo i dodici uomini che avevano detto che non era nato da
fornicazione, ordinò che Gesù fosse posto in disparte, e disse loro: "Per
qual motivo quelli desiderano che sia messo a morte?". Risposero a Pilato:
"Essi sono gelosi perché egli guarì di sabato". Rispose Pilato:
"Desiderano metterlo a morte per un'opera buona?". Gli risposero:
"Sì".
[3,
1] Indignato, Pilato uscì dal pretorio e disse agli Ebrei: "Chiamo il sole
a testimonio! In quest'uomo non ho trovato alcuna colpa". Gli Ebrei
risposero al governatore dicendo: "Se quest'uomo non fosse un malfattore,
non te lo avremmo consegnato". Pilato disse: "Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra legge". Risposero gli Ebrei: "A noi non
è lecito mettere qualcuno a morte". Pilato disse: "Forse che Dio l'ha
proibito a voi, e l'ha permesso a me?".
[2]
Il regno di Gesù. Pilato ritornò nel pretorio, chiamò Gesù in disparte e gli
disse: "Sei tu il re degli Ebrei?". Gesù rispose a Pilato, dicendo:
"Tu dici questa cosa da te, o te l'hanno detta altri di me?". Rispose
Pilato: "Sono, forse, io un Ebreo? La tua nazione e i sacerdoti ti hanno
consegnato a me, che hai fatto?".
Gesù
rispose: "Il mio regno non è di questo mondo. Se, infatti, il mio regno
fosse di questo mondo i miei servi avrebbero resistito ed io non sarei stato
consegnato agli Ebrei. Ma il mio regno non è qui". Pilato gli domandò:
"Allora, sei tu re?". Gesù gli rispose: "Tu dici che io sono re.
Per questo sono nato e sono venuto, affinché chiunque è della verità ascolti
la mia voce".
Pilato
gli domandò: "Che cos'è la verità?". Gesù gli rispose: "La
verità è dal cielo". Pilato disse: "Non c'è verità sulla
terra?". Rispose Gesù: "Tu vedi come quelli che dicono la verità
sono giudicati da coloro che hanno autorità sulla terra".
[4,
1] Pilato attesta l'innocenza di Gesù. Pilato, lasciato Gesù nel pretorio, uscì
verso gli Ebrei e disse loro: "Non trovo in lui colpa alcuna". Gli
Ebrei gli dissero: "Quest'uomo disse: "Posso distruggere questo tempio
e ricostruirlo in tre giorni"". Pilato disse: "Che tempio?".
Gli Ebrei risposero: "Quello che edificò Salomone in quarantasei anni, e
costui disse che lo distruggerà e ricostruirà in tre giorni". Pilato
disse loro: "Sono innocente del sangue di questo giusto! Vedetevela
voi!".
Gli
Ebrei dissero: "Il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli!".
[2]
Chiamati a sé gli anziani, i sacerdoti e i leviti, Pilato disse loro
segretamente: "Non fate così! Non c'è infatti nulla reo di morte in ciò
di cui l'accusate, la vostra accusa riguarda, infatti, le guarigioni e la
profanazione del sabato".
Gli
anziani, i sacerdoti e i leviti risposero: "Se uno bestemmia contro Cesare
è o non è reo di morte?". "E' reo di morte", rispose Pilato.
Gli Ebrei gli risposero: "Se è reo di morte chi bestemmia contro Cesare,
quest'uomo ha bestemmiato contro Dio".
[3]
Angoscia di Pilato. Allora il procuratore ordinò che tutti gli Ebrei uscissero
dal pretorio, chiamò a sé Gesù e gli disse: "Che debbo fare io di
te?". Gesù gli rispose: "Fa' come ti è stato dato!". Pilato gli
rispose: "Come è stato dato?". "Mosè e i profeti predissero la
mia morte e la mia risurrezione", disse Gesù.
Degli
Ebrei che si erano nascosti, udirono e dissero a Pilato: "Hai bisogno
ancora di udire un'altra bestemmia?". "Se questa parola è
blasfema", disse Pilato, "prendetelo per questa sua bestemmia,
portatelo nella vostra sinagoga e giudicatelo secondo la vostra legge". Gli
Ebrei risposero a Pilato: "Nella nostra legge c'è che se uno pecca contro
un altro uomo è reo di quaranta fustigate, meno una; ma se bestemmia contro
Dio, deve essere ucciso con la lapidazione".
[4]
Disse loro Pilato: "Prendetelo voi e punitelo a modo vostro!".
"Vogliamo che sia crocifisso", dissero gli Ebrei. "Non è reo
della morte in croce", disse Pilato.
[5]
Gettando uno sguardo sulla moltitudine degli Ebrei che stavano là, il
procuratore osservò che molti Ebrei piangevano, e disse: "Non è vero che
tutta la moltitudine desidera che sia messo a morte". Gli anziani degli
Ebrei dissero: "Noi e tutta la moltitudine siamo convenuti qui a questo
fine, affinché cioè sia messo a morte". Pilato domandò agli Ebrei:
"Per qual motivo dovrebbe morire?". Gli Ebrei risposero: "Perché
egli si dice Figlio di Dio e re".
[5,
1] Intervento di Nicodemo. Ma un Ebreo di nome Nicodemo venne davanti al
procuratore e gli disse: "Ti prego, o pio, permettimi di dire poche
parole". Pilato rispose: "Parla pure!".
"Io
ho detto agli anziani, ai sacerdoti, ai leviti e a tutta la moltitudine degli
Ebrei Ä affermò Nicodemo Ä nella sinagoga: "Che cosa avete voi contro
quest'uomo? Egli ha compiuto molti e meravigliosi segni che mai alcun uomo ha
fatto né farà. Lasciatelo solo e non accampate alcuna malignità contro di
lui. Se i segni da lui compiuti provengono da Dio, resisteranno, ma se
provengono dagli uomini, si elimineranno. Mosè quando fu mandato da Dio in
Egitto fece molti segni che Dio gli aveva ordinato di compiere davanti al
faraone, re d'Egitto; vi erano degli uomini servi del faraone, Jamne e Jambre,
che fecero non pochi dei suoi segni operati sicché gli Egiziani ritennero Jamne
e Jambre come dèi. Ma siccome i segni da essi compiuti non erano da Dio, essi
perirono e così pure quanti credevano in loro. Ed ora, lasciate andare libero
quest'uomo: egli, infatti, non è reo di morte"".
[2]
Gli Ebrei dissero a Nicodemo: "Tu sei diventato suo discepolo, e perciò
parli in suo favore". "Anche il procuratore, Ä rispose Nicodemo, Ä
è diventato suo discepolo, per il fatto che parla in suo favore? Non è forse
Cesare che l'ha posto nella sua dignità?".
Gli
Ebrei diventarono furibondi e digrignavano i denti contro Nicodemo. "Perché
siete furibondi e digrignate i denti contro di lui?", domandò Pilato,
"perché avete udito la verità?".
Gli
Ebrei dissero a Nicodemo: "Prenditi la sua verità ed entra nella sua
sequela!". "Amen, Amen Ä rispose Nicodemo Ä mi avvenga ciò che voi
avete detto!".
[6,
1] Testimonianza di un paralitico. Ed ecco che un altro Ebreo si fece avanti e
domandò di poter dire una parola al procuratore. Il procuratore gli disse:
"Se hai qualcosa da dire, parla!". L'Ebreo disse: "Io giacqui
trentotto anni su di un letto in preda a sofferenze; e quando venne Gesù furono
da lui guariti molti indemoniati e afflitti da diverse infermità; qualche
giovane ebbe pietà anche di me, mi prese con il mio letto e mi portò da lui;
quando Gesù mi vide ebbe compassione di me e mi disse una parola: "Prendi
il tuo letto e cammina!". Ed io presi il mio letto e camminai". Gli
Ebrei dissero a Pilato: "Domandagli in quale giorno fu guarito". Ed il
guarito spiegò: "Nel giorno di sabato". Gli Ebrei risposero:
"Non ti avevamo noi spiegato che egli guariva e scacciava demoni di
sabato?".
[2]
Altre testimonianze. Si fece avanti un altro Ebreo e disse: "Io nacqui
cieco. Udivo le parole ma non potevo vedere faccia d'uomo; al transito di Gesù
gridai a voce alta: "Abbi pietà di me, o figlio di David!". Egli ebbe
pietà di me: pose le sue mani sui miei occhi ed immediatamente acquistai la
vista".
Si
fece avanti un altro Ebreo e disse: "Io ero gobbo ed egli mi drizzò con
una parola". Ed un altro ancora disse: "Ero lebbroso ed egli mi guarì
con una parola".
[7,
1] Ed una donna gridando da lontano disse: "Soffrivo di una perdita di
sangue, toccai il lembo del suo manto e il flusso del mio sangue, del quale
soffrivo da dodici anni, si arrestò".
Gli
Ebrei dissero: "Secondo la nostra legge una donna non può
testimoniare".
[8,
1] Ed altri ancora, una moltitudine di uomini e donne, gridarono ad alta voce,
dicendo: "Quest'uomo è un profeta! Anche i demoni gli sono
soggetti!".
A
costoro che dissero che i demoni gli sono soggetti, Pilato disse: "Perché
non gli sono soggetti anche i vostri maestri?". Risposero: "Non lo
sappiamo".
Altri
affermarono che egli aveva fatto risorgere dalla tomba Lazzaro morto da quattro
giorni. Allora il procuratore cominciò ad avere paura e disse a tutta la folla
degli Ebrei: "Per qual motivo volete voi versare sangue innocente?".
[9,
1] Ultimi tentativi di Pilato. Chiamati a sé Nicodemo e i dodici uomini che
avevano affermato ch'egli non era nato da fornicazione, disse loro: "Che
debbo fare? Tra il popolo infatti scoppia una sommossa". Gli risposero:
"Non sappiamo. Se la vedano loro".
Pilato
chiamò di nuovo tutta la folla degli Ebrei e disse: "Voi sapete che c'è
l'uso che io vi liberi un prigioniero nel giorno della festa del pane azzimo.
Ora, in prigione, ho un condannato per omicidio, che si chiama Barabba, e questo
Gesù che avete di fronte e nel quale non trovo colpa alcuna. Chi volete che vi
liberi?". Ma gridarono: "Barabba!".
"Che
devo fare allora di Gesù, detto Cristo?", domandò Pilato. Gli Ebrei
risposero: "Deve essere crocifisso!". Ma alcuni Ebrei risposero:
"Se lasci quest'uomo libero, tu non sei amico di Cesare!
Egli,
infatti, si è detto Figlio di Dio e re: tu dunque vuoi questo re, e non
Cesare".
[2]
Pilato si stizzì e disse agli Ebrei: "Siete stati sempre un popolo
sedizioso e vi siete sempre opposti ai vostri benefattori". "Quali
benefattori?", domandarono gli Ebrei. "Da quanto ho sentito",
disse Pilato, "il vostro Dio vi ha liberato dalla dura schiavitù
dell'Egitto, e vi ha salvato attraverso il mare quasi fosse terra asciutta, nel
deserto vi nutrì con la manna e vi diede le quaglie, dalla roccia vi diede
acqua da bere e vi diede una legge. In tutto questo voi avete provocato l'ira
del vostro Dio: volevate un vitello di metallo fuso, amareggiaste così il
vostro Dio, il quale perciò voleva annientarvi. Ma Mosè supplicò per voi e
così fuggiste alla morte. Ed ora voi mi accusate di odiare l'imperatore".
[3]
S'alzò dalla sedia curule per uscire, ma gli Ebrei gridarono dicendo: "Noi
riconosciamo Cesare qual re, e non questo Gesù! Certo, i magi gli portarono
doni dall'Oriente come ad un re, e quando Erode seppe dai magi che era nato un
re, cercò di ucciderlo; saputolo, suo padre Giuseppe lo prese con la madre e
fuggirono in Egitto. Allorché Erode lo venne a sapere fece strage dei bambini
ebrei che erano nati in Betlemme"
[4]
Udite queste cose, Pilato ebbe paura. Alla folla che ancora gridava, ordinò di
tacere e domandò: "Questo è dunque il ricercato da Erode?". Gli
Ebrei risposero: "Sì, è proprio lui!".
Pilato
allora prese dell'acqua, si lavò le mani davanti al sole, dicendo: "Sono
innocente del sangue di quest'uomo giusto. Vedetevela voi!". Gli Ebrei
gridarono nuovamente: "Il suo sangue sia su di noi e sui nostri
figli!".
[5]
La sentenza. Pilato allora ordinò che fosse tirato il velo davanti alla sedia
curule, e disse a Gesù: "Il tuo popolo ti accusa di pretendere il titolo
di re. Perciò ho decretato che, in ossequio alla legge dei pii imperatori, sia
prima flagellato e poi sospeso sulla croce nel giardino dove tu sei stato preso.
Disma e Gesta, ambedue malfattori, saranno crocifissi con te".
[10,
1] Gesù in croce tra i malfattori. Gesù uscì dal pretorio e con lui i due
malfattori. Quando giunsero al luogo (stabilito), lo spogliarono dei suoi abiti,
gli misero un perizoma di lino, e posero sul suo capo una corona di spine e lo
crocifissero; appesero con lui anche i due malfattori.
Ma
Gesù disse: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".
E i soldati divisero tra loro i suoi abiti.
Il
popolo se ne stava a guardarlo; i sommi sacerdoti, e con essi i capi, lo
deridevano dicendo: "Egli salvò altri, salvi se stesso. Se è Figlio di
Dio discenda dalla croce".
Anche
i soldati lo motteggiavano venendo a offrirgli aceto e fiele, e dicevano:
"Se tu sei il re degli Ebrei, salvati!".
Dopo
la sentenza, Pilato ordinò che l'accusa fosse scritta, qual "titolo",
in lettere greche, latine ed ebraiche, secondo l'accusa degli Ebrei, che cioè
egli fosse il re degli Ebrei.
[2]
Uno dei malfattori che erano appesi con lui, gli disse: "Se tu sei il
Cristo, salva te e noi!". Ma Disma gli rispose rimproverandolo, dicendo:
"Non temi Dio, proprio per nulla, vedendo che ti trovi nella sua stessa
condanna? Noi, per la verità, riceviamo il compenso delle nostre azioni, ma
quest'uomo non ha fatto nulla di male". E disse a Gesù: "Signore,
ricordati di me, nel tuo regno!". Gesù gli rispose: "Amen, Amen, ti
dico che oggi tu sarai con me in paradiso".
[11,
1] La morte. Verso l'ora settima, l'oscurità si estese sulla terra fino all'ora
nona, perché il sole si era oscurato. Il velo del tempio si stracciò in due, e
Gesù gridò a gran voce: "Padre, baddach efchid ruel, che significa:
"Nelle tue mani io affido il mio spirito"". Ciò detto, spirò.
Quando
il centurione vide l'accaduto, rese gloria a Dio, dicendo: "Quest'uomo era
giusto!". E tutta la folla che era venuta per vedere, davanti all'accaduto
batt‚ il proprio petto e se ne ritornò.
[2]
Ma il centurione riferì al procuratore quanto era avvenuto. All'udire ciò,
Pilato e sua moglie si rattristarono e non mangiarono né bevettero per tutto il
giorno. Pilato mandò a dire agli Ebrei: "Avete visto quanto è
avvenuto?". Ma essi risposero: "Ci fu una eclisse di sole, nel modo
consueto".
[3]
Lontano c'erano pure dei conoscenti e delle donne venute dalla Galilea, che
osservavano questi eventi.
Un
uomo di nome Giuseppe, consigliere della città di Arimatea, egli pure in attesa
del regno di Dio, andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo tirò giù,
l'avvolse in un panno di lino e lo depose in una tomba scavata nella roccia dove
non era stato deposto ancora mai alcuno.
[12,
1] Le autorità contro Giuseppe e Nicodemo. Udito che Giuseppe aveva chiesto il
corpo di Gesù, gli Ebrei lo cercarono e con lui le dodici persone che avevano
detto che Gesù non era nato da fornicazione, Nicodemo e molti altri che si
erano presentati a Pilato e avevano illustrato le sue buone azioni.
Ma
tutti si erano nascosti, e non videro che Nicodemo, perché era un capo degli
Ebrei. Disse loro Nicodemo: "Com'è che vi siete radunati nella
sinagoga?". Gli Ebrei gli risposero: "Come hai fatto a entrare nella
sinagoga? Tu sei infatti associato con lui e nella vita futura la sua parte sarà
con te". Nicodemo rispose: "Amen, amen".
Così
pure Giuseppe venne e disse loro: "Perché siete irritati verso di me per
il fatto che ho chiesto il corpo di Gesù? Vedete l'ho posto nella mia tomba
nuova, dopo averlo avvolto in un panno di lino, ed ho fatto rotolare la pietra
all'ingresso della caverna. Voi non vi siete comportati bene verso il giusto,
giacché non vi siete pentiti quando l'avete crocifisso, anzi lo avete ancora
trapassato con una lancia".
[2]
Ma gli Ebrei arrestarono Giuseppe e diedero ordine di mantenerlo sotto buona
custodia fino al primo giorno della settimana; e gli dissero: "Sappi che
l'ora non ci permette di agire contro di te, giacché sta spuntando il sabato,
ma sappi che tu non avrai mai l'onore di una tomba: la tua carne, infatti, sarà
gettata agli uccelli del cielo".
Rispose
Giuseppe: "Questo parlare è simile a quello del superbo Golia che si erse
contro il Dio vivente e il santo David. Giacché Dio disse, per mezzo del
profeta: Mia è la vendetta, io ricompenserò, dice il Signore. Ed ecco ora, uno
che era incirconciso, ma dal cuore circonciso, prese dell'acqua e si lavò le
mani dicendo: "Sono innocente del sangue di questa persona giusta.
Vedetevela voi!". Avete risposto a Pilato: "Il suo sangue sia su di
noi e sui nostri figli". Ed ora io temo che l'ira di Dio venga su di voi e
sui vostri figli, come avete detto".
Udite
queste parole, gli Ebrei si infuriarono, gli posero le mani addosso, lo legarono
e lo rinchiusero in una camera senza finestre e alla porta posero delle guardie;
e apposero i sigilli alla porta del luogo ove avevano rinchiuso Giuseppe.
[3]
Nel sabato, i capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti, emanarono una
ordinanza affinché, nel primo giorno della settimana, tutti gli uomini si
radunassero nella sinagoga. E tutto il popolo, s'alzò di buon mattino e, nella
sinagoga, tenne consiglio sul genere di morte da infliggergli. Allorché ebbe
luogo il consiglio, ordinarono che egli fosse introdotto, con grande disonore.
Aperta la porta non lo trovarono.
Tutto
il popolo restò stupito, perché i sigilli erano intatti e la chiave l'aveva
Caifa. E non osarono più mettere le mani su colui che, davanti a Pilato, aveva
parlato in favore di Gesù.
[13,
1] Testimonianza delle guardie. Mentre ancora sedevano nella sinagoga, stupiti a
motivo di Giuseppe, giunsero le guardie che gli Ebrei avevano chiesto a Pilato
per custodire il sepolcro di Gesù affinché i suoi discepoli non andassero a
rubarlo, ed annunziarono ai capi della sinagoga, sacerdoti e leviti, quanto era
accaduto. Come fosse avvenuto un grande terremoto e: "Abbiamo visto un
angelo discendere dal cielo, far rotolare la pietra dall'ingresso della tomba e
sedere su di essa, ed era splendente come la neve e come il lampo. Noi tremammo
dal grande spavento e restammo come morti. Udimmo la voce dell'angelo che
parlava con le donne, che attendevano alla tomba, dicendo: "Non temete! So,
infatti, che voi cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui! Risorse, come disse.
Venite a vedere il luogo dove giaceva il Signore, e andate subito a dire ai suoi
discepoli che egli risorse dai morti, ed è in Galilea"".
[2]
Gli Ebrei domandarono: "Con quali donne parlò?". Le guardie
risposero: "Non sappiamo chi erano". E gli Ebrei: "Che ora
era?". "La mezzanotte", risposero le guardie.
Gli
Ebrei domandarono: "E perché non avete preso le donne?". "A
causa della paura, eravamo diventati come morti", risposero le guardie,
"e pensavamo di non rivedere più la luce del giorno. E come avremmo potuto
prenderle?". Gli Ebrei risposero: "Quant'è vero che il Signore vive,
noi non vi crediamo".
Le
guardie dissero agli Ebrei: "In quell'uomo avete visto così tanti segni e
non credete; come dunque potreste credere a noi? Avete fatto proprio un
giuramento vero "quant'è vero che il Signore vive", egli infatti vive
veramente. Abbiamo udito Ä proseguirono le guardie Ä che avete rinchiuso quel
tale che ha chiesto il corpo di Gesù, che avete apposto alla porta i sigilli e,
quando l'avete riaperta, non l'avete trovato. Dateci dunque Giuseppe e noi vi
daremo Gesù".
Gli
Ebrei risposero: "Se n'è andato nella sua città". "Anche Gesù
risorse", dissero le guardie, "come abbiamo udito dall'angelo, ed è
in Galilea".
[3]
All'udire queste parole, gli Ebrei temettero grandemente e dissero: "Che
questo racconto non giunga alle orecchie del popolo e tutti si rivolgano a Gesù!".
Gli
Ebrei allora tennero consiglio, ammassarono una grande somma di denaro e la
diedero alle guardie, dicendo: "Dite che mentre voi dormivate, nella notte,
vennero i suoi discepoli e lo rubarono. Qualora il procuratore udisse questo,
gli parleremo noi affinché non abbiate da preoccuparvi". Ed essi preso (il
denaro) fecero come erano stati istruiti.
[14,
1] Gesù sul monte Mamilch. Ma dalla Galilea vennero a Gerusalemme un sacerdote,
Finee, uno scriba, Adas, un levita, Aggeo, ed annunziarono ai capi della
sinagoga, sacerdoti e leviti: "Abbiamo visto Gesù che sedeva sul monte
Mamilch con i suoi discepoli. Egli ordinò ai suoi discepoli: "Andate in
tutto il mondo ed annunziate a tutta la creazione: chi crederà e sarà
battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Questi sono i
segni che accompagneranno i credenti: nel mio nome scacceranno i demoni,
parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti, se berranno una bevanda
mortifera non farà loro alcun male, imporranno le mani sui malati e
guariranno". E abbiamo visto che mentre Gesù parlava ancora ai suoi
discepoli, fu preso in cielo".
[2]
Dissero allora gli anziani, i sacerdoti e i leviti: "Date gloria al Dio di
Israele e confessate davanti a lui se veramente avete udito e visto queste cose,
così come le avete presentate". Gli annunziatori risposero: "Quant'è
vero che vive il Signore, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, noi abbiamo udito
questo e abbiamo visto mentre era preso in cielo".
Gli
anziani, i sacerdoti e i leviti, risposero: "Siete venuti ad annunziarci
questa novella o siete venuti per presentare a Dio la vostra preghiera?".
"Per presentare a Dio la nostra preghiera", risposero. Dissero allora
gli anziani, i sacerdoti e i leviti: "Se siete venuti per presentare a Dio
la vostra preghiera, a che scopo queste ciance davanti al popolo?".
Il
sacerdote Finee, lo scriba Adas e il levita Aggeo risposero ai capi della
sinagoga, ai sacerdoti e leviti: "Se le parole che abbiamo detto e quanto
abbiamo visto sono peccato, eccoci davanti a voi! Fateci quanto è giusto ai
vostri occhi".
Essi
allora presero la legge e li scongiurarono di non ripetere mai più ad alcuno
queste parole. Poi diedero loro da mangiare e da bere e li scacciarono dalla
città dopo aver loro dato anche del denaro e tre uomini che li accompagnassero
fino in Galilea. E se ne partirono in pace.
[3]
Angoscia delle autorità ebraiche. Partiti questi uomini per la Galilea, si
radunarono nella sinagoga i sommi sacerdoti, i capi della sinagoga e gli
anziani, chiusero la porta ed elevarono una grande lamentazione dicendo:
"Perché avvenne questo segno di Israele?". Ma Anna e Caifa dissero:
"Di che vi turbate, che avete da piangere? Non sapete che i suoi discepoli
diedero molto denaro ai custodi del sepolcro e li ammaestrarono a dire che
discese un angelo dal cielo a far rotolare la pietra dall'ingresso della
tomba?".
Ma
i sacerdoti e gli anziani obiettarono: "Sia pure! I suoi discepoli rubarono
il corpo. Ma come ha fatto la sua anima ad entrare nel suo corpo sicché ora
egli si trova in Galilea?". Incapaci di rispondere a questo, alla fine con
sforzo conclusero: "Noi non dobbiamo credere agli incirconcisi".
[15,
1] Alla ricerca di Gesù sui monti. S'alzò Nicodemo e stette in mezzo al
sinedrio, dicendo: "Dite bene! Non ignorate, popolo del Signore, gli uomini
che vennero dalla Galilea; temono Dio, sono uomini benestanti, odiano la
cupidigia, sono uomini di pace. Sotto giuramento essi dissero: "Abbiamo
visto Gesù sul monte Mamilch con i suoi discepoli" che insegnava quanto
avete udito da loro, ed ancora: "Lo abbiamo visto mentre era preso in
cielo". Nessuno ha domandato loro in che modo è stato preso. Come ci ha
insegnato il libro delle sacre Scritture, anche Elia fu preso in cielo, Eliseo
gridò a gran voce, Elia gettò il suo manto di montone sopra Eliseo, Eliseo
gettò il suo manto di montone sul Giordano, gli passò sopra e andò a Gerico.
I figli del profeta lo incontrarono e gli dissero: Eliseo, dov'è il tuo
signore, Elia? Ed egli rispose che era stato preso in cielo. Essi domandarono ad
Eliseo: Non l'ha rapito uno spirito e gettato su di una montagna? Prendiamo con
noi i nostri ragazzi e cerchiamolo.
Persuasero
così Eliseo: partirono con lui e andarono a cercarlo per tre giorni, ma non lo
trovarono; capirono così che era stato preso. Ed ora ascoltatemi. Mandiamo su
di ogni monte di Israele per vedere se il Cristo è stato rapito da uno spirito
e posato su di una montagna".
Questo
discorso piacque a tutti; mandarono su di ogni monte di Israele a cercare Gesù,
ma non lo trovarono. Trovarono invece Giuseppe da Arimatea, ma nessuno osò
afferrarlo.
[2]
Missione a Giuseppe da Arimatea. Ed annunziarono agli anziani, ai sacerdoti e ai
leviti: "Abbiamo percorso ogni montagna di Israele, e Gesù non lo abbiamo
trovato. Abbiamo invece trovato Giuseppe in Arimatea". Udito ciò su
Giuseppe, gioirono e glorificarono il Dio di Israele. I capi della sinagoga,
sacerdoti e leviti, tennero consiglio sul come incontrarsi con Giuseppe; presero
un rotolo di papiro e scrissero a Giuseppe così: Pace a te! Sappiamo di aver
peccato contro Dio e contro te. Abbiamo pregato il Dio di Israele affinché ti
fosse concesso di andare dai tuoi padri e dai tuoi figli, giacché tutti fummo
rattristati allorché, aperta la porta, non ti abbiamo più trovato. Sappiamo di
aver deliberato contro di te un consiglio maligno, ma il Signore rese vano il
nostro consiglio contro di te, onorevole padre Giuseppe.
[3]
E da tutto Israele scelsero sette uomini amici di Giuseppe e che lo stesso
Giuseppe riconosceva come amici; ad essi dissero i capi della sinagoga,
sacerdoti e leviti: "Vedete! Se ricevuta la nostra lettera la leggerà, è
segno che verrà da noi. Ma se non la leggerà è segno che è arrabbiato con
noi: salutatelo in pace e ritornate da noi". Essi benedissero questi uomini
e li mandarono.
Essi
andarono da Giuseppe, lo riverirono e gli dissero: "Pace a te!". Egli
rispose: "Pace a voi e a tutto il popolo di Israele". Gli diedero il
rotolo della lettera; ricevutolo, Giuseppe lo lesse, baciò la lettera e
benedisse Dio, dicendo: "Benedetto il Signore Dio che ha redento Israele, e
li ha trattenuti dallo spargere sangue innocente! Benedetto il Signore che ha
mandato il suo angelo e mi diede rifugio sotto le sue ali". Imbandì
davanti a loro una tavola: essi mangiarono, bevettero e là si riposarono.
[4]
Testimonianza di Giuseppe. Di buon mattino si alzarono e pregarono. Giuseppe
sellò la sua asina, andò con essi e giunsero nella città santa, Gerusalemme.
E tutto il popolo andò incontro a Giuseppe, gridando: "Pace a te, nel tuo
ingresso!". Egli rispose a tutto il popolo: "Pace a voi!". E li
baciò. Il popolo pregava con Giuseppe e alla sua vista restavano stupiti
Nicodemo
lo ricevette a casa sua; gli fece una grande festa e invitò Anna e Caifa, gli
anziani, i sacerdoti e i leviti a casa sua, e mangiarono e bevettero allegri con
Giuseppe. E inneggiando a Dio, ognuno se ne ritornò a casa sua. Giuseppe invece
rimase in casa di Nicodemo.
[5]
Il giorno dopo, era il giorno di preparazione, i capi della sinagoga, sacerdoti
e leviti, s'alzarono di buon mattino e andarono a casa di Nicodemo. Nicodemo andò
loro incontro dicendo: "Pace a voi!". Essi risposero: "Pace a te
e a Giuseppe, a tutta la tua casa e a tutta la casa di Giuseppe!". E li
introdusse in casa sua. Sedette tutto il sinedrio e Giuseppe sedette tra Anna e
Caifa, ma nessuno osava rivolgergli la parola.
"Perché
mi avete chiamato?", domandò Giuseppe. Essi fecero cenno a Nicodemo di
parlare lui a Giuseppe. Allora Nicodemo aprì la bocca e disse a Giuseppe:
"Padre, tu sai che i venerabili maestri, i sacerdoti e i leviti desiderano
sapere da te una cosa". "Domandate", disse Giuseppe.
[6]
Presa la legge, Anna e Caifa scongiurarono Giuseppe dicendo: "Da' gloria al
Dio di Israele e fa' la tua confessione. Achar, infatti, scongiurato dal profeta
Gesù non pronunciò un giuramento falso, ma gli annunziò ogni cosa e non gli
nascose una sola parola. Anche tu dunque non nasconderci neppure una
parola"
E
Giuseppe: "Non vi nasconderò una sola parola". Allora gli dissero:
"Siamo profondamente tristi perché hai chiesto il corpo di Gesù, lo hai
avvolto in una sindone pura e lo hai posto in una tomba. E' per questo che ti
avevamo messo in guardina in una camera senza finestre, la chiudemmo a chiave,
apponemmo i sigilli alle porte e lasciammo delle guardie al luogo ove tu eri
rinchiuso; al primo giorno della settimana, aprimmo, non ti trovammo e ne
restammo profondamente tristi, e lo stupore colpì tutto il popolo di Dio fino a
ieri. Or dunque annunziaci che cosa è avvenuto".
[7]
Giuseppe rispose: "Nel giorno della preparazione, dalle ore dieci circa,
quando mi avete chiuso, fino a tutto il sabato, io rimasi là. Nella mezzanotte,
mentre stavo su e pregavo, la camera nella quale mi avete chiuso fu presa ai
quattro angoli, sollevata in alto, ed io vidi con i miei occhi qualcosa come un
lampo splendente. Pieno di paura, caddi a terra. Qualcuno mi afferrò per la
mano sollevandomi dal luogo in cui ero caduto, mentre un umidore, come fosse
acqua, mi scorse da capo a piedi ed un profumo di unguento venne alle mie
narici. Egli asciugò il mio viso, mi baciò e disse: "Non temere,
Giuseppe! Apri gli occhi e vedi chi è colui che parla con te". Alzai lo
sguardo e vidi Gesù. Tremai e ritenevo che si trattasse di un fantasma. Allora
recitai i comandamenti ed egli li recitò con me. Non ignorate che se un
fantasma incontra qualcuno e ode i comandamenti scappa di corsa. Vedendo io che
li recitava con me, gli dissi: "Rabbi Elia!". Ma quello mi rispose:
"Non sono Elia". Gli domandai: "Chi sei dunque, signore?".
Mi rispose: "Io sono Gesù, di cui tu hai chiesto il corpo da Pilato; mi
hai avvolto in una sindone pura, hai posto un sudario sul mio viso, mi hai messo
nella tua tomba nuova e hai arrotolato una grande pietra alla porta della
tomba".
[8]
Dissi allora al mio interlocutore: "Indicami il luogo nel quale ti avevo
messo". Egli mi trasportò e mi fece vedere il luogo nel quale l'avevo
messo: là giacevano la sindone e il sudario che avevo posto sul suo viso. E
riconobbi che era Gesù. Mi prese per mano e, a porte chiuse, mi pose in mezzo a
casa mia, mi condusse al mio letto e mi disse: "Pace a te!". Poi mi
baciò e disse: "Per quaranta giorni non uscire di casa tua. Ecco, infatti,
ch'io vado in Galilea dai miei fratelli"".
[16,
1] All'udire queste parole di Giuseppe, i capi della sinagoga, i sacerdoti e i
leviti, diventarono come morti, caddero a terra e digiunarono fino all'ora nona.
Poi Nicodemo e Giuseppe confortarono Anna e Caifa, i sacerdoti e i leviti,
dicendo: "Alzatevi, state ritti sui vostri piedi, assaggiate del pane e
sostenete le anime vostre, giacché domani è il sabato del Signore". Essi
si alzarono, pregarono Dio, mangiarono e bevettero ed ognuno se ne andò a casa
sua.
[2]
Testimonianza di Levi. Nel sabato, i nostri maestri, sacerdoti e leviti,
sedettero indagando l'un l'altro, e dicendo: "Perché mai venne su di noi
quest'ira? Conosciamo, infatti, suo padre e sua madre". Il maestro Levi,
disse: "So che i suoi parenti temono Dio, adempiono i loro voti e pagano le
decime tre volte all'anno. Quando nacque Gesù i suoi genitori lo portarono in
questo luogo ed offrirono a Dio sacrifici ed olocausti. E quando il grande
maestro Simeon lo prese sulle sue braccia, disse:
"Ora
congedi il tuo servo, o padrone,
in
pace, conforme alla tua parola,
poiché
i miei occhi videro la tua salvezza,
da
te preparata al cospetto di tutti i popoli,
luce
per illuminare le nazioni
e
gloria del tuo popolo Israele".
Simeon
li benedisse e, rivolto a Maria, sua madre, disse: "Ti annunzio una lieta
notizia a proposito di questo fanciullo!". Maria domandò: "Lieta, mio
signore?". Simeon rispose: "Lieta! Ecco che costui è posto per la
caduta e per la risurrezione di molti in Israele e per segno contraddetto, e a
te stessa una spada trapasserà l'anima affinché siano svelati i pensieri di
molti cuori"".
[3]
Domandarono al maestro Levi: "E tu come sai queste cose?". Levi
rispose: "Non sapete ch'io ho imparato la legge da lui?". Il sinedrio
gli disse: "Vogliamo vedere tuo padre". Mandarono a chiamare suo
padre. Lo interrogarono ed egli rispose: "Perché non credete a mio figlio?
Il beato e giusto Simeon lo istruì nella legge". Il sinedrio domandò a
rabbi Levi: "E' vera la parola che hai detto?". Rispose: "E'
vera!".
Testimonianza
di Adas, Finee, Aggeo. Allora i capi della sinagoga, sacerdoti e leviti dissero
tra sé: "Su, mandiamo nella Galilea dai tre uomini che erano venuti qui a
parlarci della sua dottrina e della sua assunzione, e ci racconteranno come lo
abbiano visto assunto".
Questo
discorso fu gradito a tutti, e mandarono in Galilea i tre uomini che prima
avevano accompagnato, dicendo loro: "Dite a rabbi Adas, a rabbi Finee e a
rabbi Aggeo: "Pace a voi e a tutti coloro che sono con voi! Siccome nel
sinedrio è sorta una grande diatriba, noi siamo stati mandati ad invitarvi in
questo luogo santo, a Gerusalemme"".
[4]
Gli uomini dunque partirono verso la Galilea; li trovarono seduti in meditazione
della legge e li salutarono in pace. Gli uomini che erano in Galilea dissero a
quelli che erano andati da loro: "Sia pace a tutto Israele!". E poi
ancora dissero loro: "Perché siete venuti?". Gli inviati risposero:
"Il sinedrio vi chiama nella città santa, Gerusalemme".
Udendo
che erano ricercati dal sinedrio, gli uomini pregarono Dio e poi si posero a
tavola con gli (altri) uomini: mangiarono, bevettero, si lavarono e partirono in
pace per Gerusalemme.
[5]
Nel giorno seguente, il sinedrio tenne una seduta nella sinagoga; e li
interrogarono, dicendo: "Avete veramente visto Gesù sedere sul monte
Mamilch, mentre ammaestrava i suoi undici apostoli? L'avete visto mentre era
assunto?". Allora gli uomini risposero e dissero: "L'abbiamo visto
mentre egli era assunto, già l'abbiamo riferito!".
[6]
"Separateli l'un l'altro Ä disse Anna Ä e vediamo se il loro parlare
concorda". E li divisero l'uno dall'altro.
Poi
chiamarono prima Adas e gli dissero: "Come hai visto Gesù mentre era
assunto?". "Mentre ancora sedeva sul monte Mamilch Ä rispose Adas Ä
ed ammaestrava i suoi discepoli, abbiamo visto una nube che coprì con la sua
ombra sia lui sia i suoi discepoli. Poi la nube lo trasportò su in cielo,
mentre i suoi discepoli giacevano faccia a terra".
Poi
chiamarono il sacerdote Finee ed interrogarono anche lui dicendo: "Come hai
visto Gesù mentre era assunto?" Ed egli rispose nello stesso modo.
Interrogarono
ancora Aggeo, e anch'egli rispose nello stesso modo.
[7]
Testimonianze del sinedrio. Allora il sinedrio disse: "Nella legge di Mosè
è detto: "Qualsiasi fatto sarà stabilito sulla parola di due testimoni o
sulla parola di tre testimoni"".
Il
maestro Abutem disse: "Sta scritto nella legge: "Ed Enoc camminò con
Dio e non fu più, poiché Dio lo portò via"".
Il
maestro Giairo disse: "Noi abbiamo udito della morte del santo Mosè, ma
non l'abbiamo vista. Sta scritto infatti nella legge del Signore: "E Mosè
morì dalla bocca del Signore, e fino al giorno d'oggi l'uomo non conosce il suo
sepolcro"".
Rabbi
Levi disse: "Che cosa significa quanto disse rabbi Simeon allorché vide
Gesù: "Ecco, costui è posto per la caduta e per la risurrezione di molti
in Israele e per segno contraddetto?"".
E
rabbi Isaac disse: "Nella legge sta scritto: "Ecco ch'io mando il mio
angelo davanti al tuo cospetto, egli camminerà davanti a te per custodirti su
di ogni via buona, poiché su di lui fu invocato il mio nome"".
[8]
Conclusione di Anna e Caifa. Allora Anna e Caifa dissero: "Avete riferito
bene quanto è scritto nella legge di Mosè: "Nessuno vide la morte di'
Enoc, e nessuno ha nominato la morte di Mosè".
Ma
Gesù parlò con Pilato, l'abbiamo visto ricevere schiaffi e sputi sul suo
volto, i soldati lo circondarono con una corona di spine, fu flagellato,
ricevette la condanna da Pilato, fu crocifisso sul Cranio con due ladri, bevette
aceto con fiele, il soldato Longino trafisse il suo costato con una lancia, il
suo corpo fu chiesto dal venerato padre nostro Giuseppe e, secondo quanto egli
afferma, risorse; e i tre maestri affermano: "Lo abbiamo visto mentre era
assunto in cielo". Rabbi Levi testimoniò le cose dette da rabbi Simeon
assicurando: "Ecco, costui è posto per la caduta e la risurrezione di
molti in Israele e per segno contraddetto"".
Conclusione
della sinagoga e del popolo. E tutti i maestri dissero all'intero popolo del
Signore: "Se ciò è venuto da Dio ed è mirabile ai vostri occhi
certamente saprete, o casa di Giacobbe, che sta scritto: "Maledetto
chiunque è appeso ad un legno"; e un altro testo insegna: "Gli dèi
che non hanno fatto il cielo e la terra, periranno"".
I
sacerdoti e i leviti dissero l'un l'altro: "Se il suo ricordo (dura) fino
al Sommo, detto Jobel, saprete che prevarrà in eterno e si susciterà un popolo
nuovo".
Allora
i capi della sinagoga, sacerdoti e leviti, ammonirono tutto Israele, dicendo:
"Maledetta la persona che venera l'opera della mano di un uomo! Maledetta
la persona che venera creature a lato del Creatore!". E tutto il popolo
rispose: "Amen, Amen!".
[9]
Tutto il popolo inneggiò al Signore, dicendo: "Benedetto il Signore che ha
dato requie al popolo di Israele, in conformità di quanto aveva promesso. Non
è caduta una sola delle buone parole che disse a Mosè, suo servo. Il Signore
nostro Dio sia con noi come fu con i padri nostri. Non ci abbandoni e non
permetta che noi cessiamo dal rivolgere a lui il nostro cuore, dal camminare in
tutte le sue vie, dal custodire i suoi comandamenti e gli statuti che egli ha
ordinato ai padri nostri. In quel giorno il Signore sarà re su tutta la terra.
Uno sarà il Signore ed uno il suo nome: Re Signore nostro! Egli ci salverà.
Nessuno è simile a te, Signore. Tu, Signore, sei grande e grande è il tuo
nome.
Guarisci
con la tua potenza, Signore, e saremo guariti. Salvaci, Signore, e saremo salvi.
Noi, infatti, siamo tua parte ed eredità.
Il
Signore non abbandonerà il suo popolo, per amore del suo grande nome; giacché
il Signore ha iniziato a fare di noi il suo popolo".
E, inneggiando, se ne andarono ognuno a casa sua glorificando Dio. Poiché sua è la gloria per i secoli dei secoli. Amen.
VANGELO
DI NICODEMO
(Memorie
di Nicodemo)
I
Papiro
copto di Torino*
I
MISTERI DEGLI ATTI DEL SALVATORE
Gli
atti del Salvatore compiuti sotto il preside Ponzio Pilato
Io
Ainia, protettore 1, ero ebreo e conoscitore della legge, ma fui afferrato dalla
grazia del Signore e dal suo dono generoso.
Conobbi
Gesù Cristo dalla sacra Scrittura e mi slanciai verso di lui, credetti in lui
al fine di diventare degno del santo battesimo. Prima di tutto ho indagato per
rintracciare gli atti che in quel tempo erano stati stesi su nostro Signore Gesù
Cristo e pubblicati dagli Ebrei sotto Ponzio Pilato; e li ho rintracciati in
certi scritti che, per volere del Signore Gesù Cristo, erano stati lasciati in
ebraico. Io li ho tradotti nella lingua dei Greci, sotto il regno dei signori
nostri Teodosio, l'anno 17 del suo consolato, e l'anno 5 di Valentiniano,
durante la indizione nona.
Chiunque
legge questo libro o lo trascrive in un altro libro preghi per me, per me
piccolo Ainia, affinché Dio mi usi misericordia per i peccati da me commessi
contro di lui.
A
coloro che leggeranno queste cose e a tutta la loro casa sia pace per sempre.
Amen.
L'anno
nono di Tiberio Cesare, re dei Romani, quando Erode era re della Galilea
all'inizio del suo diciannovesimo anno, il venticinque di Paremhot del consolato
di Rufo e di Rubellione, l'anno quarto della duecentoduesima olimpiade, sotto
Giuseppe, detto pure Caifa, sommo sacerdote degli Ebrei, tutte queste cose
avvennero sia a nostro Signore Gesù Cristo sia dopo la sua crocifissione.
[1,
1] Accuse delle autorità ebraiche. Nicodemo, principe degli Ebrei, indagò
sulle cose che il sommo sacerdote e gli altri Ebrei fecero contro il Salvatore.
Nicodemo scrisse tutte queste cose in scritti ebraici, tali e quali erano
conservate nel ricordo. Questi sono i loro nomi: Anna, Caifa, Summis, Dotaim,
Gamaliel, Giuda, Levi, Neftali, Alessandro e Giairo e gli altri Ebrei: tutti
costoro andarono da Pilato ad accusare nostro Signore Gesù Cristo, dicendo:
"Noi conosciamo Gesù, figlio del falegname Giuseppe, generato da Maria;
costui dice: io sono figlio di Dio e sono re. Inoltre, contamina i sabati della
legge dei nostri padri e vuole distruggere la nostra legge". Gli Ebrei
dissero ancora: "La nostra legge ordina di non guarire alcuno nel giorno di
sabato. Ma Gesù, di sabato e in virtù di Beelzebul, principe dei demoni,
guarisce gli storpi, i lebbrosi, i sordi, i muti e chiunque è malato e
indemoniato".
[2]
Pilato disse loro: "Ma quali sono le sue azioni malvagie?". Gli Ebrei
risposero: "Egli compie queste cose in virtù di Beelzebul, principe dei
demoni, ed a lui è soggetta ogni cosa". Pilato disse loro: "Uno
spirito impuro non scaccia mai via un demone, bensì il demone viene scacciato
nel nome di Dio".
Gli
Ebrei risposero a Pilato: "Preghiamo la tua grandezza di farlo comparire al
tuo tribunale affinché tu possa ascoltarlo pubblicamente". Disse loro
Pilato: "Ditemi come! Non è decoroso che un governatore convochi un re in
tribunale!". Gli risposero: "Noi non diciamo che sia re".
[3]
Il turbante del cursore. Pilato chiamò dunque un cursore e gli disse:
"Conducimi Gesù, ma in modo pacifico". Il cursore uscì, e quando
riconobbe Gesù, l'adorò. Tolse poi dalla testa il suo turbante, lo stese sulle
sue mani, lo pose a terra sotto i piedi di Gesù e gli disse: "Signore,
cammina su questo luogo ed entra, giacché il governatore ti chiama".
Allorché
dunque gli Ebrei videro ciò che aveva fatto questo cursore, alzarono alte grida
a Pilato dicendo: "Perché non l'hai tu convocato per mezzo di un
banditore, ma l'hai, al contrario, onorato con un cursore? Il cursore, infatti,
non appena lo vide tolse dalla testa il suo turbante, lo prese nelle sue mani,
lo stese, lo depose per terra e poi gli disse: cammina sopra!".
Pilato
chiamò dunque il cursore e gli disse: "Perché ti sei comportato così?".
Il cursore rispose: "Il giorno in cui tu mi hai mandato a Gerusalemme, da
Alessandro, io l'ho visto sopra un trono, mentre i figli degli Ebrei gridavano e
gli rendevano onore tenendo dei rami nelle loro mani; altri invece stendevano le
loro vesti sotto i suoi piedi, dicendo: "Salvaci, tu che sei nelle altezze!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"".
[4]
Gli Ebrei si volsero contro il cursore e gli gridarono: "I figli degli
Ebrei parlavano in lingua ebraica. Come hai tu potuto sapere nella lingua dei
Greci ciò che essi dicevano?". Il cursore rispose loro: "Ho domandato
a un Ebreo: "Che cosa dicono costoro in questa lingua ebraica?". E
questi me lo spiegò".
Pilato
domandò loro: "Che cosa gridavano in ebraico?".
Risposero:
"Essi dicevano osanna". Pilato domandò: "Che cosa vuole dir
osanna?". Gli risposero: "Osanna vuol dire: salvaci!". Pilato
disse loro: "Se voi stessi testimoniate in favore delle parole degli
stranieri, qual peccato ha commesso il cursore?". Essi tacquero.
[5]
Gesù e i vessilli romani. Il governatore disse al cursore: "Esci, e
introduci Gesù nella maniera che tu vorrai". Uscito che fu, il cursore
fece di nuovo quanto aveva fatto all'inizio, e disse a Gesù: "Vieni
dentro, mio Signore! Il governatore ti chiama". Quando Gesù entrò, le
facce anteriori dei vessilli si inchinarono da sole e adorarono Gesù. Allorché
gli Ebrei videro il modo con cui avevano agito le insegne e come le loro facce
anteriori avevano adorato Gesù, gridarono contro gli uomini che le tenevano
asserendo che essi le avevano inchinate.
[6]
Il governatore disse agli Ebrei: "Non meravigliatevi del modo in cui le
facce anteriori dei vessilli si sono inchinate da sole e hanno adorato Gesù e
non gridate accusando i vessilliferi asserendo che siano stati loro a inchinarle
e a fare loro adorare Gesù". Gli Ebrei risposero a Pilato: "Noi
sappiamo in qual modo i vessilliferi hanno inchinato i vessilli fino a fare
adorare Gesù". Il governatore chiamò i vessilliferi e disse loro:
"E' così che vi siete comportati?". Risposero a Pilato: "Noi
siamo dei gentili e servitori di templi. Come potremmo adorarlo? E difatti,
mentre tenevamo i vessilli, le loro facce anteriori si sono inchinate da sole
per adorarlo".
[7]
Pilato disse ai capi della sinagoga e agli anziani del popolo: "Scegliete
voi stessi degli uomini forti e robusti che vengano dal popolo; afferrino essi i
vessilli e così vedremo se le facce anteriori si inchineranno da sole per
adorarlo". Gli anziani degli Ebrei, presero dodici uomini robusti e fecero
in modo che sei afferrassero un vessillo e sei l'altro vessillo davanti al
tribunale del governatore.
Pilato
disse al cursore: "Conduci fuori Gesù e poi introducilo nel modo che tu
vorrai". [8] Gesù uscì dal pretorio con il cursore. Il governatore chiamò
coloro che avevano tenuto i vessilli precedentemente e disse loro: "Giuro
per la salute di Cesare! Se questa volta quando entrerà Gesù i vessilli non si
inchineranno e non l'adoreranno, io prenderò la vostra testa". Il
governatore ordinò di fare entrare Gesù per la seconda volta. Il cursore fece
come la prima volta e pregò Gesù di camminare sul turbante della sua testa.
Gesù entrò. E quando entrò, i vessilli s'inchinarono e adorarono Gesù.
[2,
1] La moglie di Pilato. Allorché Pilato vide questo, ebbe timore e cercò di
alzarsi dal suo tribunale. Mentre rifletteva su di questo, sua moglie gli mandò
a dire: "Tienti lontano da quest'uomo giusto! Questa notte, in sogno, io ho
sofferto molto a causa sua".
Pilato,
dunque, chiamò tutti gli Ebrei e disse loro: "Voi sapete che mia moglie è
una persona che ama Dio e propende verso la parte degli Ebrei". Risposero:
"Sì, lo sappiamo". Disse Pilato: "Ecco che mia moglie mi ha
mandato a dire: tienti lontano da quest'uomo giusto! Questa notte, in sogno, io
ho sofferto molto a causa sua". Gli Ebrei risposero e dissero a Pilato:
"Non ti abbiamo detto, forse, che è un mago? Ecco che ha mandato un sogno
a tua moglie!".
[2]
Accuse contro Gesù e la sua famiglia. Pilato dunque chiamò Gesù e gli disse:
"Perché mai costoro ti accusano senza che tu proferisca parola?". Gesù
rispose: "Se non fosse stato conferito loro il potere, non potrebbero
parlare. Ognuno è signore della propria bocca per proferire il bene o il male.
Questi sanno ciò che fanno!". I sacerdoti ebrei risposero a Gesù:
"Che cos'è che noi sappiamo bene? Sappiamo anzitutto che tu sei stato
concepito nell'adulterio; in secondo luogo sappiamo che la tua nascita ebbe
luogo a Betlemme e che per causa tua fu uccisa quella grande moltitudine di
bambini; in terzo luogo sappiamo che tuo padre è Giuseppe e tua madre Maria.
Voi siete andati in Egitto perché non godevate della fiducia del popolo".
[3]
La difesa. Alcuni tra gli Ebrei presenti erano giusti, e dissero: "Sul suo
conto noi non affermiamo questo! Giacché non fu concepito nell'adulterio, ma
sappiamo che Giuseppe ricevette la mano di Maria: dunque non l'hanno concepito
nell'adulterio". Agli Ebrei che pretendevano che Gesù fosse venuto
dall'adulterio, Pilato disse: "Sì, questa è una vostra asserzione, ma non
è la verità, come è attestato proprio ora dai vostri stessi compatrioti che
asseriscono essere lei sposata a suo marito".
[4]
Anna disse: "O Pilato! Tutt'intera la nostra moltitudine afferma ch'egli
viene dall'adulterio, e tu non ci credi! Quelli là sono dei proseliti e sono
suoi discepoli". Domandò Pilato: "E che cos'è un proselito?".
Risposero gli Ebrei: "E' colui che nacque tra i Greci e divenne Ebreo in
questi giorni".
Coloro
che avevano asserito che egli non era stato generato nell'adulterio e cioè
Lazzaro, Asterio, Antonio, Giacomo, Ambiai Samuele, Isacco, Finee, Crispo,
Agrippa, Ami e Giuda, tutti costoro dissero con un'unica voce: "Noi non
siamo Greci, ma figli di Ebrei e diciamo la verità. Infatti, noi eravamo
presenti al matrimonio di Giuseppe e Maria".
[5]
Pilato chiamò gli uomini che avevano affermato ch'egli non era stato generato
nell'adulterio, e li scongiurò per la salute di Cesare, dicendo: "Quanto
voi avete affermato, e cioè che egli non è stato generato nell'adulterio, è
proprio la verità?". Gli Ebrei risposero a Pilato: "Abbiamo una legge
che ci vieta di giurare, perché è un peccato. Quelli là, giurino, per la
salute di Cesare, che noi non abbiamo detto la verità, e noi siamo pronti a
morire".
Pilato
disse ad Anna e a Caifa: "Voi non dite la verità in nulla e non replicate
alle parole che proferiscono questi?". Essi risposero a Pilato: "Sono
dunque quei dodici uomini che sono degni di fede, quelli che asseriscono che
egli non è nato nell'adulterio; mentre a noi, a tutta la nostra moltitudine,
che asseriamo ch'egli vi è nato, che è un mago e che egli ha detto: io sono un
re, a noi non si crede?".
[6]
Perché si vuole uccidere Gesù. Pilato ordinò di mandare via tutta la
moltitudine ad eccezione dei dodici che avevano testimoniato, asserendo che egli
non era un frutto dell'adulterio. Ordinò di fare mettere da parte Gesù, e
domandò loro: "Per qual motivo lo vogliono fare morire?". Risposero a
Pilato: "Ce l'hanno contro di lui perché guarisce nel giorno di
sabato". Esclamò Pilato: "E' dunque per questa azione buona che lo
vogliono fare morire!".
[3,
1] Pilato si indignò, uscì dal pretorio e disse loro: "Mi è testimone il
sole, ch'io non trovo neppure un motivo di accusa contro quest'uomo". Gli
Ebrei risposero e dissero al governatore: "Se non fosse un malfattore, noi
non te lo avremmo consegnato". Rispose Pilato: "Prendetelo voi stessi
e giudicatelo secondo la vostra legge". Gli Ebrei risposero: "A noi è
vietato giudicare gli uomini". Pilato disse: "Dio vi ha ordinato: non
ucciderete. Ma io...".
[2]
Il regno di Gesù. Pilato entrò nel pretorio, chiamò Gesù in disparte e gli
disse: "Tu sei il re degli Ebrei?". Rispose Gesù a Pilato: "Tu
lo dici da te stesso, oppure l'hanno affermato altri a mio proposito?".
Pilato rispose a Gesù: "Forse ch'io sono Ebreo? La tua nazione e i sommi
sacerdoti ti hanno consegnato a me". Gesù rispose: "Il mio regno non
è di questo mondo. Se fosse di questo mondo, i miei servi avrebbero lottato
affinché non mi si consegnasse agli Ebrei. Or dunque il mio regno non è di
questo mondo".
Pilato
domandò a Gesù: "Dunque, sei tu re?". Gesù rispose a Pilato:
"Tu l'hai detto! Io infatti sono stato generato per questo e per questo
motivo sono venuto, affinché chiunque è dalla verità ascolti la mia
voce!".
[3]
Pilato domandò: "Che cos'è la verità?". Gesù rispose: "La
verità viene dal cielo". Domandò Pilato: "Non c'è verità sulla
terra?". Gesù rispose a Pilato: "Tu vedi come coloro che posseggono
la verità sono giudicati da coloro che sulla terra posseggono la
potenza!".
[4,
1] Pilato attesta l'innocenza di Gesù. Dopo queste cose, Pilato lasciò Gesù
all'interno del pretorio, uscì verso gli Ebrei e disse loro: "Io non trovo
alcun motivo di accusa contro di lui". Gli Ebrei gli risposero:
"Costui ha affermato: ho il potere di distruggere il tempio e di farlo
risorgere il terzo giorno".
Pilato
domandò loro: "Che tempio?". Gli Ebrei gli risposero: "Quello
che Salomone ha edificato nel periodo di quarantasei anni. Egli infatti ha
detto: "Io lo distruggerò e io lo riedificherò in tre giorni"".
[2]
Pilato disse loro: "Io sono innocente del sangue di quest'uomo. Vedetevela
voi!". Gli Ebrei gli dissero: "Il suo sangue sia su di noi e sui
nostri figli"
Pilato
chiamò gli anziani, i sacerdoti, i leviti e disse loro in segreto: "Non
comportatevi così! Giacché non c'è (contro di lui) alcun capo d'accusa
capitale. Non c'è che la vostra accusa a proposito delle guarigioni e della
violazione della legge".
I
leviti dissero a Pilato: "Quando qualcuno bestemmia contro Cesare è o no
degno di morte?". Pilato rispose: "E' degno di morte". Gli Ebrei
dissero a Pilato: "Se colui che bestemmia contro Cesare è degno di morte,
costui ha bestemmiato contro Dio".
[3]
Angoscia di Pilato. Il governatore ordinò agli Ebrei di uscire dal pretorio,
poi chiamò Gesù e gli domandò: "Che hai fatto?". Gesù rispose:
"Mosè e i profeti furono i primi ad annunziare la mia morte e la mia
risurrezione".
Gli
Ebrei stavano attenti e l'ascoltarono proferire queste cose. Dissero a Pilato:
"Che vuoi udire ancora di più enorme di questa bestemmia?". Pilato
rispose agli Ebrei: "Se questa parola è una bestemmia, prendetelo voi
stessi nella vostra sinagoga e giudicatelo secondo la vostra legge".
Gli
Ebrei dissero a Pilato: "La nostra legge afferma: se un uomo pecca contro
un uomo è degno di ricevere quaranta colpi meno uno, ma colui che bestemmia
contro Dio viene lapidato" Pilato rispose: "Prendetevelo voi e fategli
quello che vorrete"
Gli
Ebrei gli dissero: "Noi lo vogliamo crocifiggere".
[4]
Mentre Pilato parlava con gli Ebrei e diceva loro: "Non è degno di essere
crocefisso", guardò coloro che stavano davanti alla moltitudine degli
Ebrei e vide un certo numero di persone che piangevano. E disse: "Non tutta
la folla vuole ch'egli muoia". Gli anziani risposero a Pilato: "Noi
tutti e la nostra moltitudine siamo venuti affinché egli muoia".
Pilato
domandò agli Ebrei: "Per qual ragione deve morire?". Gli Ebrei gli
risposero: "Lui stesso ha affermato: io sono il figlio di Dio, io sono
re".
[5,
1] Intervento di Nicodemo. Un Ebreo dal nome Nicodemo andò davanti a Pilato.
Gli disse: "Ti prego, o pio governatore, di ordinarmi di dire qualche
parola". Pilato gli rispose: "Dilla!".
Nicodemo
rispose dicendo: "Agli anziani, ai sacerdoti, ai leviti e anche a tutta la
moltitudine degli Ebrei e alla loro sinagoga io ho detto: che avete da fare voi
con quest'uomo? Ha operato miracoli e prodigi, prodigi grandi che nessuno ha mai
operato fino a oggi e che nessuno potrà operare in futuro. Lasciatelo, non
cercate di fargli del male. [2] Se questi miracoli sono da Dio, resteranno. Se
sono dagli uomini, si dissiperanno. Giacché Mosè, inviato da Dio in Egitto, ha
compiuto miracoli grandi che Dio gli aveva ordinato di compiere davanti al
faraone. Anche Iamne e Iambre fecero i miracoli di Mosè, ad eccezione di alcuni
che non riuscirono a fare. E gli Egiziani consideravano Iamne e Iambre come dèi,
ma in seguito i miracoli fatti da costoro, che non erano da Dio, perirono come
coloro che credevano in essi. Or dunque che avete da fare voi con quest'uomo?
Egli, infatti, non è degno di morte".
[3]Gli
Ebrei risposero a Nicodemo: "Tu sei diventato suo discepolo. E' per questo
che parli in suo favore". Nicodemo domandò: "Forse che il governatore
è diventato suo discepolo perché parla in suo favore? E' forse per questo che
Cesare l'ha posto in questo ufficio?".
Gli
Ebrei montarono in collera e digrignarono i denti contro Nicodemo. Allorché
Pilato li vide, disse loro: "Perché digrignate i denti? E' forse perché
avete udito la verità?".
Gli
Ebrei dissero a Nicodemo: "Tu riceverai la parte di Gesù". Nicodemo
rispose: "Amen! Ch'io la riceva come avete detto!".
[4]
Testimonianza di un paralitico. Un altro Ebreo prese coraggio e disse a Pilato:
"Ti prego di permettermi una parola". Il governatore gli rispose:
"Dì quello che vuoi". Quello gli parlò in questi termini: "Io
ho passato quarant'anni sdraiato su di un letto preso da grandi dolori e
sofferenze. Quando Gesù venne c'era un buon numero di indemoniati, di gente
affetta da varie malattie, e per opera sua tutti guarirono. Alcuni giovani
ebbero pietà di me. Mi sollevarono coricato sul letto, e mi portarono da lui.
Allorché il Signore mi vide, ebbe pietà di me e mi disse: "Amico, prendi
il tuo letto e vattene". E all'istante io fui guarito, presi il mio letto e
camminai".
[5]
Gli Ebrei dissero a Pilato: "Domandagli in qual giorno l'ha guarito".
Pilato disse a colui che era stato liberato dalla sua malattia: "Dì la
verità, in qual giorno ti ha guarito?". Egli rispose: "Un giorno di
sabato". Gli Ebrei dissero a Pilato: "Non è forse come ti abbiamo
detto? Guarisce e scaccia pure i demoni di sabato".
[6]
Altre testimonianze. Un Ebreo disse: "Io ero cieco dalla nascita. Udivo la
voce, ma non vedevo la figura delle persone; e quando Gesù passò gridai a gran
voce: "Abbi pietà di me, figlio di David, abbi pietà di me!". Egli
stese le sue mani sui miei occhi, e all'istante io vidi".
Un
altro prese coraggio verso di lui, e si espresse così: "Io ero storpio e
mi fece diritto con una parola della sua bocca".
Ed
ecco che un altro prese coraggio. Disse: "Io ero lebbroso e mi ha
purificato".
Una
donna di nome Veronica da lontano si alzò. Disse: "Io perdevo sangue;
toccai il suo vestito e la sorgente del mio sangue si arrestò".
Gli
Ebrei dissero: "Abbiamo per legge che una donna non può testimoniare o
proferire parola".
[7]
Numerosi altri, sia uomini che donne, gridavano: "Quest'uomo è un profeta
o un Dio. Gli obbediscono gli stessi demoni".
A
questi che dicevano: "Gli stessi demoni gli obbediscono", Pilato
domandò: "Perché non gli obbediscono i vostri dottori?". Essi
risposero a Pilato: "Risuscitò dai morti Lazzaro che era morto e si
trovava nella sua tomba".
Il
governatore ebbe paura. Disse a tutta la moltitudine degli Ebrei: "Perché
volete versare un sangue innocente?".
[6,
1] Ultimi tentativi di Pilato. Infine, Pilato chiamò nuovamente Nicodemo e i
dodici uomini che avevano detto ch'egli non era stato generato nell'adulterio e
disse loro: "Che farò io? Il popolo è in agitazione". Essi gli
risposero: "Noi non sappiamo, tocca a loro decidere".
[2]
Radunò ancora tutta la moltitudine degli Ebrei e disse loro: "Sapete che
tra voi c'è l'uso che ad ogni festa sia liberato un prigioniero. Ho in prigione
un brigante omicida, di nome Barabba, e Gesù, che è qui in piedi, nel quale
non trovo alcun motivo di condanna. Chi è quello che voi volete ch'io
liberi?". Gli Ebrei gridarono a gran voce: "Barabba!". Egli
domandò: "Che farò io di Gesù, detto Cristo?". Gli Ebrei risposero:
"Crocifiggilo!".
[3]
Altri Ebrei dissero: "Tu sei l'amico di Cesare. Ora egli ha detto: "Io
sono figlio di Dio e sono re"". Pilato salì in collera e disse agli
Ebrei: "In ogni tempo, la vostra nazione è stata ribelle. Voi lottate
contro colui che vi fa del bene".
[4]Gli
Ebrei domandarono a Pilato: "Chi ci ha fatto del bene?". Pilato
rispose: "Da quanto ho inteso, Dio vi ha tratto dalla terra d'Egitto, da
una schiavitù molto dura; il mare divenne allora per voi una strada come il
terreno secco, e nel deserto avete mangiato la manna e le quaglie. Per
dissetarvi estrasse per voi l'acqua da una roccia; vi diede una legge. E
malgrado tutto ciò avete irritato Dio. Dio voleva distruggervi. Mosè pregò
per voi, voi non siete morti e ora proferite del male contro di me".
[5]
Pilato si alzò dal suo tribunale. Cercò di andarsene, ma gli Ebrei gridarono e
dissero a Pilato: "Conosciamo il Cesare come re, ma Gesù non lo
conosciamo. I magi, infatti, dall'Oriente gli hanno portato dei doni come ad un
re, e quando Erode seppe dai magi che era stato generato un re, cercò di farlo
morire. Ma avendolo saputo, suo padre, Giuseppe, prese lui e sua madre e fuggì
in Egitto. Erode poi, a causa di quanto aveva saputo, uccise i bambini ebrei che
erano nati in Betlemme".
[6]
Udite queste parole pronunciate dagli Ebrei, Pilato ebbe timore. Impose silenzio
alla moltitudine che mandava alte grida e disse: "E' Costui che era cercato
da Erode?". Gli risposero: "Sì, è lui".
Pilato
prese allora dell'acqua e si lavò le mani davanti a tutti dicendo: "Io
sono innocente di questo sangue giusto. Vedete voi". Gli Ebrei gridarono:
"Il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli".
[7]
La sentenza. Allora Pilato ordinò di tirare il velo del tribunale sul quale era
seduto e diede la sentenza in questo tenore: "Sentenza di Pilato su Gesù.
La tua nazione ti accusa come re. E' per questo ch'io ti condanno. Ordino che
prima tu sia flagellato a motivo delle leggi degli imperatori, e che in seguito
tu sia crocifisso nel luogo in cui sei stato preso, con Dema e Cista, i due
ladri presi con te".
[7,
1] Gesù in croce tra i ladri. Dopo queste cose, Gesù uscì dal pretorio con i
due ladri. Quando giunse nel luogo designato, lo si spogliò dei vestiti, lo si
cinse di un linteum e si pose sulla sua testa una corona di spine. Allo stesso
modo furono crocifissi i due ladri. Dema alla sua destra e Cista alla sua
sinistra.
Gesù
disse: "Padre mio, perdona loro. Non sanno ciò che fanno".
[2]
I soldati si divisero i suoi vestiti e il popolo restò in piedi a guardare. I
sommi sacerdoti, i capi e il popolo lo deridevano dicendo: "Colui che ha
salvato gli altri, salvi se stesso, se è il figlio di Dio, da lui scelto".
I
soldati pure si burlavano di lui; presero coraggio e innalzarono verso di lui
aceto e fiele, dicendo: "Se tu sei il re degli Ebrei, salva te
stesso!".
[3]
Dopo la condanna, Pilato aveva ordinato di scrivere il titulus in lettere
greche, romane ed ebraiche, in base a ciò che era stato detto dagli Ebrei, cioè:
"Egli è il re degli Ebrei".
Uno
dei ladri tra i quali era stato crocifisso e il cui nome era Cista, gli disse:
"Se tu sei il Cristo, salva te e noi". L'altro il cui nome era Dema,
gli rispose rimproverandolo e gli disse con collera: "Non hai tu timore,
davanti a Dio? Noi subiamo la stessa sua condanna; ma noi giustamente, essendoci
dovuta per il male che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto alcun male".
[4]
Quando Dema ebbe terminati i suoi rimproveri a Cista, questo stesso Dema gridò
e disse: "Ricordati di me, mio Signore, quando sarai nel tuo regno!".
Gesù gli rispose: "In verità ti dico, oggi tu sarai con me nel
paradiso".
[5]
La morte. Era l'ora sesta. In quel giorno si fecero tenebre su tutta la terra
fino all'ora nona; nel momento in cui si oscurò il sole, il velo del tempio si
strappò in due, dall'alto in basso, e Gesù gridò a gran voce: "Padre
mio, rimetto l'anima mia tra le tue mani". Proferite queste parole, rese il
suo spirito.
[6]
Allorché il decurione vide quanto era accaduto, diede gloria a Dio e disse:
"Veramente, quest'uomo era giusto". E tutti coloro che erano venuti
per vedere ciò che capitava e videro queste cose, si battevano il petto e se ne
ritornavano.
[7]
Il decurione informò il governatore sugli avvenimenti. E allorché il
governatore e sua moglie ne vennero a conoscenza si afflissero molto. Quel
giorno non mangiarono a causa del loro grande dispiacere. [8] Infine Pilato mandò
a chiamare gli Ebrei. Disse loro: "Avete visto quanto è avvenuto?".
Essi tacquero.
[9]
Tutti coloro che lo conoscevano, si tennero al largo. Anche le donne che lo
avevano seguito dalla Galilea videro questo.
Ecco
che un uomo di nome Giuseppe, un levita buono e giusto che non aveva partecipato
al sinedrio né ai consigli tenuti dagli Ebrei poiché egli era ad Arimatea
nell'attesa del regno di Dio, venne a trovare Pilato, e gli chiese il corpo di
Gesù. Quando l'ebbe ricevuto l'avvolse in un panno molto bianco. Lo depose
nella sua tomba tagliata (nella roccia) nella quale non aveva ancora deposto
nessuno.
[8,
1] Le autorità contro Giuseppe e Nicodemo. Allorché gli Ebrei sentirono che
Giuseppe aveva preso il corpo di Gesù, lo cercarono e con lui i dodici uomini
che avevano detto che Gesù non era stato concepito nell'adulterio, tra i quali
c'era Nicodemo e un certo numero di altre persone, volendoli uccidere. Costoro
si erano presentati a Pilato e gli avevano rivelato i miracoli di Gesù.
[2]
Tutti coloro che erano ricercati dagli Ebrei, si nascosero. Soltanto Nicodemo
non si nascose, poiché era uno dei capi degli Ebrei. Disse loro: "Come
siete entrati nella sinagoga?". Gli risposero: "Siccome tu tieni per
lui, nel secolo futuro la tua parte sarà con lui". Nicodemo rispose:
"Amen, amen!".
Anche
Giuseppe andò a trovarli e disse: "Perché siete in collera contro di me?
E' forse perché ho chiesto il corpo di Gesù? Ecco: l'ho posto in una tomba
nuova, l'ho avvolto con un panno bianchissimo, ed ho arrotolato una pietra
davanti alla porta della caverna. Voi non avete compiuto una sola cosa che sia
rispettabile verso questo giusto; non vi siete neppure pentiti d'averlo
crocifisso e di averlo trafitto con una lancia".
[3]
Gli Ebrei montarono in collera. Si impadronirono di Giuseppe e ordinarono che
fosse custodito fino al giorno dopo. Gli dissero: "Sappi che non è ora il
momento di farti qualcosa giacché domani è sabato; ricordati, tuttavia, che
non permetteremo che tu abbia una sepoltura: daremo le tue carni agli uccelli
del cielo e alle bestie selvagge della terra". Giuseppe rispose loro:
"Questa è una parola accanita; ma io non ho paura. Ho con me il Dio vivo.
Dio ha detto: affidate il giudizio a me e io farò giustizia, dice il Signore.
[4] Avete visto che ora colui che è circonciso non nella carne ma nel cuore, ha
preso dell'acqua e si è lavato le mani davanti al sole dicendo: "Io sono
puro del sangue di questo giusto". Voi avete visto e avete risposto a
Pilato, dicendo: "Il suo sangue è su di noi e sui nostri figli". Ed
ora io temo che la collera di Dio venga su di voi e sui vostri figli, come avete
detto".
All'udire
questa parola, gli Ebrei afferrarono Giuseppe e lo gettarono in un luogo oscuro
senza luce e senza finestre. Vi posero a guardia degli uomini, e sigillarono la
porta con il loro sigillo.
[5]
L'indomani mattina, i capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti si
affrettarono a riunirsi tutti nella sinagoga. Tennero consiglio per vedere come
farlo morire. Allorché il sinedrio fu seduto, ordinarono di condurlo con
disprezzo. Ma quando fu aperta la porta, Giuseppe non fu trovato.
Tutto
il popolo alzò grida e si stupì, poiché la porta era stata trovata chiusa e
sigillata con il sigillo e le chiavi erano nella mano di Caifa.
Cessarono
dunque dal mettere la mano su coloro che avevano parlato bene di Gesù davanti a
Pilato.
[9,
1] Testimonianza delle guardie. Mentre tutto il popolo sedeva ancora nella
sinagoga pieno di stupore per Giuseppe, poiché non l'avevano trovato, alcuni
tra quelli della guardia andarono da loro: erano quelli cioè che gli Ebrei
avevano chiesto a Pilato per fare la guardia alla tomba di Gesù nel timore che
i suoi discepoli venissero a prenderlo di nascosto. Costoro avvertirono i sommi
sacerdoti, i sacerdoti e i leviti di quanto era accaduto e del terremoto che
ebbe luogo mentre essi vegliavano.
[2]
"Noi tutti Ä essi proseguirono Ä abbiamo visto un angelo del Signore che
discese dal cielo, fece rotolare la pietra che era davanti alla porta della
caverna e vi si sedette sopra in abiti bianchi come la neve. Dalla paura, siamo
rimasti come morti e udimmo la voce dell'angelo che parlava con le donne rimaste
davanti alla tomba di Gesù. Disse loro: "Non temete, voi! So chi cercate.
Voi cercate Gesù che è stato crocifisso. E' risorto come aveva detto. Venite e
vedrete il luogo ove era il Signore. Andate e dite ai suoi discepoli che è
risorto dai morti, ed ecco che vi precederà in Galilea. Lo vedrete in quel
luogo". Ecco, vi abbiamo riferito quanto abbiamo visto".
[3]
Gli Ebrei domandarono: "Chi erano le donne con le quali parlava
l'angelo?". Le guardie risposero: "Non sappiamo chi erano". Gli
Ebrei domandarono: "Che tempo era?". Le persone di guardia risposero:
"La mezzanotte". Gli Ebrei domandarono: "Perché non vi siete
impadroniti di queste donne?". Le guardie risposero: "Eravamo rimasti
come morti a causa della paura. Non pensavamo di rivedere la luce del giorno.
Come avremmo potuto impadronircene?". Gli Ebrei dissero alle guardie:
"Non vi crediamo".
[4]
Le guardie dissero agli Ebrei: "In quest'uomo avete visto tutti quei segni
miracolosi e non avete creduto in lui. E voi credeste a noi? Abbiamo inteso pure
un'altra cosa prodigiosa. Colui che ha domandato il corpo di Gesù, cioè
Giuseppe, voi l'avete chiuso in un luogo tenebroso e dietro di lui avete serrato
la porta, l'avete sigillata... dopo questo avete aperto la porta e non l'avete
trovato. Dateci dunque prima Giuseppe, e poi noi vi daremo Gesù".
[5]
Gli Ebrei dissero: "Dateci prima Gesù, e poi noi vi daremo Giuseppe".
Le guardie risposero: "Dateci prima Giuseppe, dopo vi daremo Gesù".
Gli Ebrei risposero: "Giuseppe se n'è andato nella sua città". Le
guardie dissero: "Anche Gesù se ne è andato in Galilea come abbiamo
inteso dire dall'angelo che rotolava la pietra davanti al sepolcro. Diceva:
"Egli vi precederà in Galilea"".
[6]
Allorché gli Ebrei udirono queste parole, ebbero timore che fossero divulgate e
tutti credessero in Gesù. Tennero dunque un consiglio. Diedero ai soldati molto
denaro dicendo: "Dite: durante la notte, mentre noi dormivamo, vennero i
suoi discepoli e lo presero furtivamente.
Se
la notizia giunge davanti al governatore, gli faremo credere questo e
distoglieremo da voi qualsiasi preoccupazione". Essi allora ricevettero il
denaro e fecero come era stato loro insegnato.
Tra
gli Ebrei, questa parola si divulgò fino al giorno d'oggi.
[10,
1] Gesù sul monte Mabrech. Un sacerdote di nome Finee, il dottore Adda e il
levita Ogia vennero a Gerusalemme, e cercarono i capi della sinagoga e il popolo
degli Ebrei, dicendo: "Abbiamo visto Gesù e i suoi undici discepoli. Era
assiso sulla montagna che si chiama Mabrech e diceva ai suoi discepoli:
"Andate nel mondo intero ed evangelizzate ogni creatura. Colui che crederà
e riceverà il battesimo sarà salvo. Colui che non crederà sarà condannato al
giudizio. [2] Quanto a voi, miei discepoli, ecco le cose che vi capiteranno nel
mio nome: scaccerete i demoni, parlerete lingue nuove, prenderete serpenti
velenosi nelle vostre mani senza che vi facciano del male; vi si darà a bere
delle bevande mortali per uccidervi, ma nulla vi potrà nuocere; poserete le
mani sui malati e saranno guariti. Tutte le cose che voi domanderete nel mio
nome, le riceverete". Abbiamo inteso Gesù dire queste parole. Dopo di ciò
salì al cielo in una grande e indicibile gloria".
[3]
Gli Ebrei, i capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti dissero loro:
"Rendete gloria al Dio di Israele e dategli l'attestazione che avete visto
e sentito queste cose". Essi risposero: "Per la vita del Signore Dio
di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, queste cose le abbiamo sentite e
abbiamo visto lui rapito in cielo".
[4]
Gli Ebrei dissero loro: "Voi siete dunque venuti in questo luogo per
evangelizzarci queste cose! Tacete! Se siete venuti per fare preghiera a Dio,
allora pregate per domandare perdono dell'insolenza che avete dimostrato davanti
al popolo". Il sacerdote Finee, lo scriba Adda, e il levita Ogia dissero:
"Se queste parole a proposito delle cose che noi abbiamo inteso e visto
sono considerate un peccato, ecco che noi siamo davanti a voi. Fateci ciò che
vi piacerà".
[5]
Gli Ebrei presero la legge e li fecero giurare di non ripetere assolutamente a
nessuno queste parole. Essi mangiarono. Bevettero. Furono gettati fuori della
sinagoga dopo che fu dato loro del denaro e tre uomini che li conducessero
fuori, nella Galilea. Essi andarono in pace.
Angoscia
delle autorità ebraiche. Quando questi uomini andarono in Galilea, gli Ebrei
tennero consiglio insieme. Si affliggevano con grande tristezza, dicendo:
"Che cos'è mai questa cosa straordinaria che è capitata in
Israele?".
[6]
Anna e Caifa dissero: "Perché la vostra anima è abbattuta in questo modo?
Non sono degni di fede; e così neppure i soldati che hanno detto che un angelo
del Signore è disceso e ha rotolato la pietra davanti alla porta della grotta.
Il fatto è invece che i discepoli hanno dato molto denaro ai soldati e hanno
preso il corpo di Gesù. [7] Sono essi che hanno insegnato la lezione, dicendo:
"Dite che un angelo del Signore è disceso e ha rotolato la pietra davanti
alla tomba". Ignorate forse che non bisogna credere nulla da chi è
incirconciso? Certo, comunque, che hanno ricevuto molto oro anche da noi ed
hanno agito nel modo che abbiamo detto loro".
[11,
1] Alla ricerca di Gesù sui monti. Quand'ebbero proferito queste parole,
Nicodemo si alzò in mezzo al sinedrio e si espresse così: "Voi parlate
bene, ma non conoscete gli uomini che sono discesi dalla Galilea, come essi
temano Dio; sono uomini che odiano il mercanteggiare e odiano l'amore esagerato
della ricchezza. Sono uomini pacifici e sono appunto essi che ci hanno detto,
con grandi giuramenti, queste parole: "Abbiamo visto Gesù assiso sulla
montagna di Mabrech con i suoi discepoli, e insegnava loro le cose che voi avete
sentito". E sono essi che lo videro rapito in cielo.
[2]
Anche Eliseo gridò e gettò il suo mantello sul Giordano, lo traversò e andò
a Gerico... I figli dei profeti vennero davanti a lui. Domandarono a Eliseo:
dov'è il tuo maestro Elia? Egli rispose: è stato trasportato in cielo.
Domandarono di nuovo a Eliseo: non sarà forse uno spirito che l'ha rapito e
l'ha trasportato su di una montagna? [3] Su, prendiamo con noi i nostri servi
per cercarlo; e persuasero Eliseo ad accompagnarli: ed egli andò con loro. Lo
cercarono per tre giorni, senza trovarlo. [4] Allora seppero ch'era stato
rapito.
Ora
dunque ascoltatemi e mandate verso ogni montagna di Israele per vedere, se per
caso, uno spirito non abbia preso Gesù e non l'abbia posato su di una
montagna".
Questa
parola piacque a tutti. Inviarono verso tutte le montagne di Israele per cercare
Gesù. Non lo trovarono. Trovarono però Giuseppe d'Arimatea. Nessuno di loro osò
afferrarlo. Mandarono ad avvertire gli anziani, i sacerdoti e i leviti in questi
termini: "Abbiamo percorso tutte le montagne di Israele, non abbiamo
trovato Gesù, ma abbiamo trovato Giuseppe d'Arimatea".
[5]Missione
a Giuseppe d'Arimatea. Quando essi intesero questo a proposito di Giuseppe,
resero gloria al Dio di Israele e tennero consiglio, sia i capi della sinagoga
sia tutta la moltitudine dicendo: "In che modo ci presenteremo a
Giuseppe?".
[6]
Convennero di prendere un foglio di carta e di scrivere a Giuseppe in questa
maniera: "Pace a te e a tutti coloro che sono con te! Sappiamo di avere
peccato contro Dio per ciò che abbiamo fatto contro di te. Prega dunque Dio e
degnati venire presso i tuoi padri e i tuoi figli. Noi tutti siamo afflitti per
ciò che ti abbiamo fatto. Allorché abbiamo aperto la porta e non t'abbiamo
trovato, abbiamo capito che era un disegno maligno quello che noi avevamo
compiuto. Dio ha fatto svanire il nostro disegno contro di te, o padre nostro
Giuseppe venerato da tutto il popolo".
[7] In tutto il popolo di Israele scelsero sette uomini amici di Giuseppe e amati dallo stesso Giuseppe. I capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti dissero loro: "Fate attenzione a questa parola. Se Giuseppe riceverà la lettera dalle vostre mani per leggerla capirete che verrà da noi, ma se invece capiterà che riceva la lettera senza leggerla e si affligge molto, allora abbracciatelo e venite verso di noi". E li condussero fuori.
[8]
Gli uomini che venivano dai loro paesi, andarono ad Arimatea presso Giuseppe. Lo
videro. L'adorarono e gli dissero: "Con te sia la pace!". Egli
rispose: "Pace sia a voi e a tutto il popolo di Israele". Gli diedero
la lettera. Egli la serrò contro di sé e benedisse Dio, dicendo:
"Benedetto sia il Signore che ha salvato Israele e non gli ha permesso di
versare un sangue innocente. Benedetto sia il Signore che ha mandato il suo
angelo e mi ha messo al riparo sotto le sue ali".
Li
abbracciò, li baciò e apparecchiò loro la tavola. Essi mangiarono, bevettero
e dormirono da lui.
[9]
Testimonianza di Giuseppe. All'indomani, alla prima ora, Giuseppe bardò la sua
asina e partì con gli uomini. Quando giunsero alla città santa di Gerusalemme,
tutto Israele venne davanti a Giuseppe, mandando grida e dicendo: "Pace al
tuo ingresso!". Giuseppe disse a tutto il popolo: "Pace a voi".
L'intero popolo abbracciò Giuseppe, meravigliato di vederlo.
[10]
L'accolse presso di sé Nicodemo. Lo ricevette in casa sua e fece per lui un
grande banchetto. Ordinò di invitare anche Anna e Caifa e gli anziani affinché
venissero in casa sua. Essi vennero, si rallegrarono e mangiarono e bevettero
con Giuseppe. Poi ognuno se ne ritornò a casa propria. Giuseppe restò nella
casa di Nicodemo.
[12,
1] L'indomani, i sommi sacerdoti, i sacerdoti e i leviti si affrettarono ad
andare nella casa di Nicodemo. Egli si presentò davanti a loro e disse:
"Pace a voi!". Gli risposero: "Pace a te, a Giuseppe, a tutta la
tua casa e a quella di Giuseppe". Entrarono in casa sua. Il sinedrio tutto
intero si sedette, e Giuseppe si assise in mezzo a loro. Giuseppe si assise in
mezzo ad Anna e Caifa e nessuno osò dirgli una parola.
[2]
Giuseppe disse loro: "Qual è il soggetto a proposito del quale mi avete
mandato a chiamare?". Essi fecero segno a Nicodemo di parlare a Giuseppe.
Nicodemo parlò a Giuseppe così: "Nostro padre Giuseppe, venerato da tutto
il popolo, tu sai che i più venerabili tra gli scribi, i sacerdoti e i leviti
anelano di udire una parola da te". Giuseppe disse: "Interrogate su ciò
che desiderate".
[3]
Anna e Caifa presero la legge. E fecero giurare Giuseppe dicendogli: "Rendi
gloria al Dio di Israele e fagli la confessione della verità. E' stato
scongiurato anche Achar e non ha giurato menzogne, ma ha detto la verità senza
nascondere una sola parola. Anche tu, non nasconderci nulla, neppure una
parola". Giuseppe rispose: "Io non vi nascondo nulla".
Gli
dissero: "Noi siamo rimasti molto rattristati perché tu hai chiesto il
corpo di Gesù, l'hai avvolto in un sudario molto bianco e l'hai deposto nella
tua tomba nuova. [4] A causa di ciò ti abbiamo rinchiuso in una casa che non
aveva finestre, per vegliare su di te, abbiamo chiuso la porta a chiave e
abbiamo posto i sigilli, nonché le guardie per vigilare sulla casa nella quale
eri stato rinchiuso. L'indomani abbiamo aperto la porta e non ti abbiamo visto.
Ci siamo rattristati molto e tutto il popolo del Signore fu preso da stupore
fino ad ora. Or dunque spiegaci quanto è accaduto".
[5]
Giuseppe disse: "Mi avete imprigionato il sesto giorno alla decima ora. Io
restai chiuso per tutto il sabato. Nel mezzo della notte ero in piedi a pregare.
La casa nella quale mi avevate chiuso fu sospesa per aria ai quattro angoli, e
una luce apparve ai miei occhi come un lampo. In quell'istante fui preso dalla
paura e caddi a terra. Nel luogo ove io ero caduto, qualcuno mi diede la mano,
sulla mia testa cadde dell'acqua discendendo poi in basso fino ai miei piedi, ed
un profumo giunse fino alle mie narici.
[6]
Colui che mi aveva estratto di là, asciugò la mia faccia, mi abbracciò e mi
disse: "Giuseppe, non temere! Apri i tuoi occhi e riconosci chi ti
parla". Alzai gli occhi, guardai, vidi Gesù, ed ebbi paura. Pensai che
fosse un fantasma e recitai i comandamenti. E lui pure li recitò con me. Voi
non ignorate che quando un fantasma viene a ingannare qualcuno, viene scacciato,
se ne va e l'abbandona a causa dei comandamenti.
Dunque,
quando vidi che li recitava con me, io dissi: "Rabbi Elia!". Egli mi
rispose: "Io non sono Elia". Gli dissi: "Chi dunque sei tu,
signore?". Mi rispose: "Io sono Gesù del quale tu ricevesti il corpo
dalla mano di Pilato, l'hai avvolto in un panno molto bianco, hai messo un
sudario sul mio viso, mi hai posto nella grotta nuova, hai rotolato una grande
pietra davanti alla porta della grotta, e l'hai chiusa".
[7]
A colui che parlava con me, io dissi: "Mostrami il luogo ove io ti ho
posto". Egli mi prese, mi mostrò il panno e il sudario ch'io avevo messo
sul suo viso, e riconobbi che era Gesù. Mi prese, mi condusse fuori a casa mia,
e, pur restando chiuse le porte, mi fece mettere sul mio luogo di riposo e mi
disse: "Pace e te!". Mi abbracciò, e disse: "Per quaranta giorni
non uscire di casa tua! Io andrò dai miei fratelli in Galilea"".
[13,
1] I capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti allorché sentirono queste
parole restarono come delle mummie, caddero a terra e digiunarono fino all'ora
nona.
Nicodemo
e Giuseppe dissero parole serene ad Anna e Caifa, ai sacerdoti e ai leviti, ed
aggiunsero: "Perseverate dritti sui vostri piedi, mangiate il pane e
sostenete il vostro cuore, poiché domani è il sabato del Signore". Essi
si alzarono. Pregarono Dio, mangiarono, bevettero, e ognuno andò a casa sua.
[2]
Testimonianza di Levi. L'indomani, sabato, gli scribi, i sacerdoti e i leviti
sedettero, dicendo: "Che è questa collera che ci ha colpito? Eppure
conosciamo suo padre e sua madre".
Lo
scriba Levi disse: "Io conosco i suoi genitori: temevano Dio, non
tralasciavano le preghiere, davano le decime tre volte all'anno. Allorché
nacque Gesù, i suoi genitori lo portarono in questo luogo e offrirono i loro
sacrifici e i loro olocausti a Dio.
[3]
E il gran dottore Simeone lo prese tra le sue braccia e disse: "Congeda il
tuo servo in pace, o Signore, poiché i miei occhi hanno visto la salvezza che
tu hai preparato al cospetto di tutti i popoli per illuminare gli occhi delle
nazioni ed essere la gloria del tuo popolo Israele". E Simeone li
benedisse. Disse a sua madre Maria "A proposito di questo piccolo, predico
che sarà grande, e che è posto per la caduta e risurrezione di molti in
Israele; quanto a te, alla tua anima, c'è una spada che verrà ad essa affinché
si manifestino i pensieri del cuore di moltissime persone"".
[4]
Anna e Caifa dissero: "Come hai tu saputo queste cose?". Lo scriba
Levi, rispose: "Ignorate voi ch'io sono stato ammaestrato nella legge da
Simeone?". Gli risposero: "Noi siamo il sinedrio dei tuoi padri; noi
pure vogliamo conoscere". Egli mandò a cercare suo padre.
Allorché
giunse suo padre, disse loro: "Perché non credete a mio figlio Levi? L'ha
istruito nella legge il beato e giusto Simeone".
Il
sinedrio disse: "La parola che tu hai detto è verità".
[5]
Testimonianza di Adda, Finee, Ogia. E i capi della sinagoga, i sacerdoti e i
leviti tennero consiglio insieme.
Dissero:
"Mandiamo in Galilea a cercare i tre uomini che sono venuti l'altra volta e
ci hanno parlato dell'insegnamento di Gesù e del modo con cui era stato rapito
in cielo, affinché ci dicano come l'hanno visto trasportato nei cieli".
Questa parola piacque a tutti e mandarono a prendere questi tre uomini dalla
Galilea.
Quando
giunsero, dissero: "Sei tu il rabbi Adda, siete voi Finee e Ogia? La pace
sia con voi e con tutti coloro che sono con voi. Nel sinedrio ci fu una grande
ricerca; sono stati inviati a voi questi uomini affinché veniate nel luogo
santo di Israele".
[6]
Gli uomini andarono in Galilea. Trovarono costoro seduti che leggevano la legge;
e li abbracciarono in pace. Dissero poi a coloro che erano venuti da loro:
"Sia pace al popolo di Israele! Perché siete venuti in questo
luogo?".
Gli
inviati risposero: "Il sinedrio vi chiama nella città santa di
Gerusalemme". Quando quegli uomini udirono che erano ricercati dal
sinedrio, ringraziarono Dio, si posero a tavola con gli uomini che erano venuti
a cercarli: mangiarono, bevettero, poi si alzarono e camminarono con essi, in
pace verso Gerusalemme.
[7]
L'indomani, il sinedrio aveva seduta nella sinagoga. Interrogarono quelli che
erano venuti, dicendo: "In verità, avete voi visto Gesù sul monte di
Mabrech, che ammaestrava i suoi undici discepoli, e l'avete visto anche quando
era rapito in cielo?".
Anna
disse: "Prendeteli e separateli l'uno dall'altro, per vedere se la loro
parola concorda". Li separarono. Li posero separati l'uno dall'altro.
[8]
Chiamarono prima Adda e gli domandarono: "Dì, come l'hai visto allorché
era rapito in cielo?". Adda rispose in questi termini: "Mentre era
ancora assiso sul monte di Mabrech ammaestrando i suoi discepoli, abbiamo visto
una nube luminosa che lo copriva con i suoi discepoli. Quando Gesù si alzò, la
nube lo trasportò in cielo. I suoi discepoli erano invece stesi a terra e
pregavano".
Chiamarono
il sacerdote Finee. L'interrogarono in questi termini: "Come l'hai visto
allorché era rapito in cielo?". Ed anche lui disse la stessa parola.
Interrogarono
Ogia alla stessa maniera, ed egli rispose ancora la stessa parola.
Allora
i membri del sinedrio dissero l'un l'altro: "La legge di Mosè afferma che
ogni cosa sarà stabilita dalla bocca di due o tre testimoni".
[14,
1] Testimonianze del sinedrio. Uno degli scribi prese la parola, e disse:
"E' scritto che Enoc fu trasportato e che non lo si trovò perché era
stato trasportato".
Anche
lo scriba Hierio disse: "Anche della morte di Mosè abbiamo sentito
parlare, ma non l'abbiamo vista, giacché è scritto nella legge del Signore:
"Mosè è morto al cospetto del Signore e nessuno, fino al giorno d'oggi,
ha conosciuto la sua tomba"".
[2]
Il rabbi Levi si espresse così: "Quando Simeone vide Gesù, disse:
"Ecco che costui è posto per la rovina e per la risurrezione di una
moltitudine in Israele"".
Un
altro, di nome Isacco, disse: "E' scritto nella legge: "Ecco ch'io
manderò un angelo davanti a te affinché vegli su di te in tutti i tuoi
sentieri, giacché su di te è il mio nome"".
[3]
Conclusione di Anna e Caifa. Presero la parola anche Anna e Caifa, in questi
termini: "Avete ricordato in modo esatto le cose scritte nella legge, cioè:
nessuno ha visto la morte di Enoc e nessuno ha parlato della morte di Elia. Ma
Gesù, l'abbiamo visto parlare con Pilato, l'abbiamo visto allorché era
schiaffeggiato, allorché si sputava sulla sua persona, allorché sulla sua
testa era posta una corona di spine e lo si flagellava. Pilato inoltre ha
ordinato che fosse crocifisso nel luogo del Cranio.
[4]
Due persone, Dema e Cista, furono appese con lui. Fu abbeverato di aceto e
fiele, il suo petto fu trapassato da una lancia dal soldato Longino, il nostro
venerato padre Giuseppe chiese il suo corpo, ed egli è risuscitato dai morti
come aveva detto secondo quanto hanno riferito i tre dottori, dicendo: l'abbiamo
visto mentre era rapito in cielo. Inoltre, il rabbi Levi ha testimoniato sulle
cose dette da Simeone, cioè: "Costui è posto per la caduta e per la
risurrezione di una moltitudine in Israele e come un segno contro il quale si
combatterà"".
[5]
Conclusione della sinagoga e del popolo. I dottori, in mezzo a tutto il popolo
del Signore, dissero: "Costui doveva essere come una persona che suscita
stupore davanti ai nostri occhi, ed invece sappiate, o casa di Giacobbe, che sta
scritto: "Maledetto chiunque è sospeso a un legno". E la Scrittura ci
insegna ancora che gli dèi che non hanno creato il cielo e la terra
morranno".
I
sacerdoti e i leviti dissero l'un l'altro: "Il suo ricordo durerà fino a
Sum e fino al cosiddetto Iobel. Se è così, vedrete che il suo nome durerà per
sempre e lascerà, dopo di sé, un popolo nuovo".
[6]
I capi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti annunziarono al popolo di Israele:
"Sia maledetto l'uomo che adora l'opera della mano degli uomini, sia
maledetto colui che adora una creatura preferendola al Creatore". E tutto
il popolo rispose: "Amen, amen, amen".
[7]
Tutto il popolo cantò inni al Signore, dicendo: "Benedetto sia il Signore
che ha dato pace al popolo di Israele in conformità di tutte le parole ch'egli
aveva detto. Non cadrà neppure una sola parola della sua bontà e così sarà
di tutte le parole che ha detto per mezzo di Mosè, suo servitore, di tutte
quelle che ci ha detto il Signore, secondo quanto ha detto ai nostri padri.
Non
abbandonarci, Signore, non permettere che ci allontaniamo da te! Fai sì che noi
umiliamo il nostro cuore davanti a te, che camminiamo sulle tue vie, che siamo
vigilanti sui tuoi comandamenti. Non vergogniamoci di abbandonarci a te,
Signore.
Signore,
proteggici! I tuoi giudizi sono sempre davanti a noi e così le tue verità a
proposito delle quali ci hai fatto un obbligo, come già ai nostri padri.
[8]
Il Signore è re su tutta la terra, oggi il Signore rimasto in piedi è uno
solo. Il suo nome è: Signore nostro re! E' lui che ci salverà. Nessuno ti
assomiglia, o Signore, tu solo sei grande! E grande è il tuo nome.
[9]
Guariscici, Signore, e salvaci, giacché siamo la tua parte, siamo la tua eredità.
Il
Signore non abbandonerà il suo popolo, a causa del suo grande nome.
Il
Signore ha cominciato a fare di noi il suo popolo".
Terminato
quest'inno, ognuno se ne ritornò a casa sua in pace. Amen.
VANGELO
DI NICODEMO *
(Memorie
di Nicodemo)
I
Recensione
latina**
PROLOGO
Io
Enia, protettore, di stirpe ebraica, e seguace della legge, fui afferrato dalla
grazia del Salvatore e dal suo grande dono. Conobbi Cristo Gesù nella santa
Scrittura, a lui mi avvicinai e ho abbracciato la sua fede per divenire degno
del suo santo battesimo.
Per
prima cosa cercai le memorie scritte in quei tempi a proposito di nostro Signore
Gesù Cristo, pubblicate dagli Ebrei all'epoca di Ponzio Pilato, e le abbiamo
trovate scritte in caratteri ebraici all'epoca del Signore Gesù Cristo. Io le
ho tradotte in lettere etniche mentre regnavano le eccellenze Teodosio, che
compiva il diciassettesimo consolato, e Valentiniano, quinto console, durante la
nona indizione.
Voi
tutti che leggete questo libro e lo trascrivete in altri codici, ricordatevi di
me Enia, piccolissimo servo del Signore, affinché egli abbia misericordia di me
e perdoni i peccati che io ho commesso contro di lui.
Sia
pace a tutti coloro che leggeranno queste cose e a tutta la loro famiglia, per
sempre. Amen.
Si
era nell'anno decimo ottavo di Tiberio Cesare imperatore dei Romani e nell'anno
decimo ottavo del regno di Erode, figlio di Erode, re della Galilea, nell'ottava
calenda di aprile, cioè il giorno venticinque del mese di marzo, durante il
consolato di Rufino e di Rubellione, nel quarto anno della olimpiade
duecentesimaseconda, sotto il principato dei sacerdoti degli Ebrei Giuseppe e
Caifa.
Le
cose compiute dai prìncipi dei sacerdoti e dagli altri Ebrei le ha narrate
Nicodemo dopo la croce e la passione del Signore e lo stesso Nicodemo ha
ordinato che fossero scritte in lettere ebraiche.
[1,
1] Accuse delle autorità ebraiche. Anna e Caifa, Summa e Datan, Gamaliel,
Giuda, Levi, Neftali, Alessandro e Giairo e tutti gli altri Ebrei vennero da
Pilato accusando il Signore Gesù Cristo di molte cose e dicendo: "Sappiamo
che costui è figlio del falegname Giuseppe ed è nato da Maria, e dice di
essere figlio di Dio e re; non solo, ma viola il sabato e vuole abrogare la
nostra legge paterna".
Pilato
domanda: "Che cos'è che fa e quale legge vuole abrogare?". Gli
rispondono gli Ebrei: "Abbiamo una legge che vieta di curare nel giorno di
sabato: costui invece, con opere malvagie, di sabato cura zoppi, gobbi, ciechi,
paralitici, lebbrosi e indemoniati".
Pilato
domanda: "Con quali opere malvagie?". Gli rispondono: "E' un
mago, e caccia i demoni per opera di Belzebub principe dei demoni e tutti gli
sono sottomessi". Pilato dice: "Questo non è uno scacciare i demoni
per opera di uno spirito immondo, ma per opera del dio Asclepiade".
[2]
Gli Ebrei gli dissero: "Preghiamo la tua grandezza di convocarlo in udienza
al tuo tribunale". Pilato chiama a sé gli Ebrei e dice loro: "Ditemi,
come posso, io che sono preside, udire un re?". Gli rispondono: "Noi
non affermiamo che egli sia re, è lui stesso che lo dice".
Gesù
sul sudario del cursore. Chiamato un cursore, Pilato gli dice: "In un modo
conveniente, sia convocato Gesù". Il cursore uscì, lo riconobbe, lo adorò,
stese a terra il fazzoletto che portava in mano per asciugare il sudore e gli
disse: "Signore, cammina su di questo ed entra, perché il preside ti
chiama". Gli Ebrei, vedendo quanto aveva fatto il cursore, gridarono contro
Pilato, dicendo: "Perché non l'hai convocato con il banditore invece che
con il cursore? Il cursore, infatti, al vederlo, l'adorò, e stese a terra
davanti a sé il fazzoletto che teneva in mano per asciugare il sudore e gli
disse: "Signore, il preside ti convoca"".
[3]
Chiamato il cursore, Pilato gli domandò: "Perché hai fatto questo e hai
onorato Gesù detto Cristo?". Gli rispose il cursore: "Quando mi
mandasti in Gerusalemme da Alessandro, lo vidi che sedeva su di un asino e i
ragazzi ebrei che spezzavano i rami di alberi e li stendevano sul cammino,
mentre altri tenevano dei rami in mano, altri stendevano le loro vesti sul
cammino gridando e dicendo: "Salve, dunque, tu che sei nei luoghi eccelsi!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore"".
[4]
Gli Ebrei gridarono contro il cursore dicendo: "I ragazzi ebrei gridavano
in ebraico, e tu, che sei gentile, come potevi capire?". Risponde loro il
cursore: "Interrogai un Ebreo dicendo: "Che cos'è che dicono in
ebraico?". E quello me lo spiegò". Pilato domanda loro: "Come
gridavano in ebraico?". Gli Ebrei rispondono: "Osanna negli
altissimi". Pilato li interrogò: "Che cosa significa: Osanna negli
altissimi?". Gli rispondono: "Salva, tu che sei nei luoghi
eccelsi!". Disse loro Pilato: "Se voi stessi attestate le voci e le
parole con le quali acclamavano i ragazzi, che ha fatto di male il
cursore?". E tacquero.
Gesù
e i vessilli romani. Il preside dice al cursore: "Esci, e introducilo nel
modo che tu vorrai". Il cursore, uscito, fece come prima, e disse a Gesù:
"Signore, entra, poiché il preside ti chiama".
[5]
Entrato Gesù, i vessilli portati dai vessilliferi inchinarono da soli le loro
cime e adorarono Gesù. Gli Ebrei alla vista dei vessilli che si erano inchinati
e avevano adorato Gesù, gridarono ancor più contro i vessilliferi. Pilato dice
però agli Ebrei: "Non vi meravigliate che i vessilli si siano inchinati e
abbiano adorato Gesù?". Rispondono gli Ebrei a Pilato: "Noi abbiamo
visto come gli uomini che portano i vessilli si siano inchinati e abbiano
adorato Gesù".
Il
preside, chiamati i vessilliferi, dice loro: "Perché avete agito così?".
Rispondono a Pilato: "Noi siamo uomini gentili e servi dei templi. Come
potevamo adorarlo? E' piuttosto che mentre noi li tenevamo, le facce dei
vessilli si curvarono da sole e lo adorarono".
[6]
Pilato dice ai prìncipi della sinagoga e agli anziani del popolo:
"Scegliete voi degli uomini forti e robusti che tengano i vessilli e
vedremo se si inchinano da soli".
Gli
anziani degli Ebrei presero dodici uomini fortissimi e robustissimi, fecero
tenere loro i vessilli sei a sei e li posero davanti al tribunale del preside.
Pilato dice al cursore: "Manda Gesù fuori del pretorio, e poi introducilo
di nuovo nel modo che vorrai". Uscirono dunque fuori del pretorio sia Gesù
che il cursore. Pilato chiamò coloro che avevano tenuto le insegne prima e
disse loro: "Per la salute del Cesare, se i vessilli, quando entra Gesù,
non si inchineranno, vi amputerò la testa". E il preside ordinò di
introdurre Gesù per la seconda volta. Il cursore si comportò come prima e
supplicò molto Gesù affinché passasse sopra e camminasse sul suo fazzoletto
per asciugare il sudore. Gesù vi passò sopra ed entrò. All'ingresso di Gesù,
i vessilli subito si inchinarono e adorarono Gesù.
[2,
1] La moglie di Pilato. Vedendo questo, Pilato fu preso dal timore, e volle
subito alzarsi dalla sedia curule. Mentre pensava di alzarsi e andarsene, sua
moglie gli mandò a dire: "Non ci sia nulla tra te e quest'uomo giusto:
questa notte, infatti, ho sofferto molto a causa sua".
Radunati
gli Ebrei, Pilato disse loro: "Sapete che mia moglie è devota verso Dio e
riguardo al giudaismo simpatizza con voi". Gli Ebrei gli rispondono:
"Così è, lo sappiamo". Pilato dice loro: "Ecco che mia moglie
mi ha mandato a dire: non ci sia nulla tra te e quest'uomo giusto. Questa notte,
infatti, ho sofferto molto a causa sua". Gli Ebrei risposero a Pilato,
dicendo: "Non ti abbiamo detto, forse, che è un mago? Ecco che ha inviato
a tua moglie i fantasmi dei sogni".
[2]
Accuse contro Gesù e la sua famiglia. Pilato chiamò Gesù e gli disse:
"Che ne è di ciò che costoro attestano contro di te? E non rispondi loro
nulla?". Gesù rispose: "Se non ne avessero il potere, non
parlerebbero. Ognuno ha la padronanza della sua bocca per dire cose buone e cose
cattive: essi vedranno".
[3]
Gli anziani degli Ebrei risposero dicendo a Gesù: "Che cosa abbiamo da
vedere noi? Primo, che tu sei nato dalla fornicazione; secondo, che alla tua
nascita in Betlemme è stata fatta l'esecuzione dei bambini; terzo, che tuo
padre Giuseppe e tua madre Maria fuggirono in Egitto perché non avevano fiducia
nel popolo".
[4]
La difesa. Alcuni degli Ebrei presenti erano benevoli e dissero: "Noi non
affermiamo che egli venga dalla fornicazione, ma sappiamo che Maria è sposata a
Giuseppe e non è nato dalla fornicazione".
Pilato,
rivolto agli Ebrei che avevano asserito ch'egli era (nato) dalla fornicazione,
dice: "Questo vostro parlare non è veritiero, poiché c'è stato il
matrimonio, come affermano le stesse persone della vostra gente". Anna e
Caifa dissero a Pilato: "Noi con tutta una moltitudine affermiamo che è
nato dalla fornicazione e che è un mago: costoro poi sono proseliti e suoi
discepoli".
Chiamati
Anna e Caifa, Pilato domanda loro: "Chi sono i proseliti?". Gli
rispondono: "Coloro che per nascita sono figli di gentili e ora si sono
fatti Ebrei".
Coloro
che avevano affermato che Gesù non era nato dalla fornicazione, e cioè Lazzaro
e Asterio, Antonio e Giacomo, Anne e Azara, Samuele e Isacco, Finee e Crispo,
Agrippa e Giuda, risposero: "Noi non siamo nati proseliti, ma siamo figli
di Ebrei e diciamo la verità. Infatti eravamo presenti al matrimonio di
Maria".
[5]
Convocati a sé questi dodici uomini che asserivano come Gesù non era nato
dalla fornicazione, Pilato disse loro: "Vi scongiuro per la salute del
Cesare, ditemi se è vero che Gesù non è nato dalla fornicazione". Quelli
rispondono a Pilato: "Noi abbiamo una legge che ci vieta di giurare, perché
è peccato. Giurino essi, per la salute del Cesare, che non è come abbiamo
detto, e noi saremo rei di morte".
Allora
Pilato domandò ad Anna e a Caifa: "Non rispondete a ciò che attestano
costoro?". Anna e Caifa rispondono a Pilato: "Si crede a questi dodici
che non sia nato nella fornicazione. Mentre tutto il popolo grida che è nato
dalla fornicazione, che è mago, che si dice figlio di Dio e re, e non siamo
creduti".
[6]
Perché si vuole uccidere Gesù. Pilato ordinò di fare uscire tutta la
moltitudine, ad eccezione dei dodici uomini che avevano detto ch'egli non è
nato dalla fornicazione; e ordinò di separare Gesù da loro. Poi domanda loro
Pilato: "Per quale motivo gli Ebrei vogliono uccidere Gesù?". Gli
rispondono: "Gli sono rivali perché guarisce di sabato". Pilato
disse: "Per una buona opera, lo vogliono uccidere?". Gli rispondono:
"Proprio così, signore".
[3,
1] Pieno di ira, Pilato uscì fuori dal pretorio e dice loro: "Mi è
testimone il sole ch'io non trovo in quest'uomo una sola colpa". Gli Ebrei
risposero e dissero al preside: "Se costui non fosse un malfattore, mai te
lo avremmo consegnato". Dice loro Pilato: "Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra legge". Gli ebrei risposero: "A noi non
è lecito uccidere alcuno". Dice loro Pilato: "Dio ha detto a voi di
non uccidere alcuno. Disse dunque a me di uccidere?".
[2]
Il regno di Gesù. Entrato di nuovo nel pretorio, Pilato chiamò a sé Gesù
segretamente, e gli disse: "Tu sei il re degli Ebrei?". Gesù rispose
a Pilato: "Parli da te, oppure sono altri che te lo dissero a mio
riguardo?". Pilato risponde: "Forse ch'io sono ebreo? Il tuo popolo e
i pontefici ti consegnarono a me; che hai fatto?". Gesù rispose: "Il
mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei
servi certo combatterebbero affinché non fossi consegnato agli Ebrei. Ma ora il
mio regno non è di qui".
[3]
Gli disse Pilato: "Dunque sei tu re?". Dice a lui Gesù: "Tu lo
dici perché io sono re. Io, infatti, sono nato così e per questo sono venuto,
per rendere testimonianza alla verità e ognuno che è dalla verità ascolta la
mia voce". Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?". Gesù
risponde: "La verità è dal cielo". Pilato domanda: "Non c'è
verità, in terra?". Gesù risponde a Pilato: "Osserva come coloro che
dicono la verità sono giudicati da coloro che hanno autorità sulla
terra".
[4,
1] Pilato attesta l'innocenza di Gesù. Lasciato Gesù nel pretorio, Pilato uscì
fuori dagli Ebrei e dice loro: "Io non trovo in lui alcuna colpa". Gli
Ebrei gli dicono: "Costui disse: "Posso distruggere questo tempio e in
tre giorni risuscitarlo"". Disse loro Pilato: "Che tempio?".
Gli rispondono gli Ebrei: "Quello che Salomone edificò in quarantasei
anni. E costui parla di distruggerlo e di edificarlo in tre giorni". Dice
loro Pilato: "Io sono innocente del sangue di quest'uomo. Vedrete
voi". Gli Ebrei gli risposero: "Il sangue sopra di noi e sopra i
nostri figli".
[2]
Chiamati gli anziani, i sacerdoti e i leviti, Pilato disse loro segretamente:
"Non fate così! Mentre voi lo accusate, io non l'ho trovato degno di
morte, né per la guarigione né per la violazione del sabato".
I
sacerdoti, i leviti e gli anziani gli dicono: "Dì un po', se qualcuno
bestemmia il Cesare, non è forse degno di morte?". Risponde Pilato:
"E' degno di morte". Gli risposero gli Ebrei: "Tanto più è
degno di morte costui che ha bestemmiato Dio".
[3]
Angoscia di Pilato. Il preside ordinò che gli Ebrei uscissero dal pretorio e,
chiamato Gesù, gli disse: "Che ti debbo fare?". Gesù rispose a
Pilato: "Come ti è stato dato". E Pilato. "Come è stato
dato?". Rispose Gesù: "Mosè e i profeti preconizzarono la mia morte
e la mia risurrezione".
All'udire
queste cose, gli Ebrei dicono a Pilato: "Desideri ancora sentire una
bestemmia?". Disse Pilato: "Se questo parlare è blasfemo, prendetelo
voi, conducetelo alla vostra sinagoga e giudicatelo secondo la vostra
legge". Gli Ebrei rispondono a Pilato: "Nella nostra legge sta
scritto: se un uomo peccherà contro un uomo, è degno di ricevere quaranta
fustigate meno una; ma se bestemmierà contro Dio è degno di essere
lapidato".
[4]
Disse loro Pilato: "Dunque giudicatelo secondo la vostra legge". Gli
dicono gli Ebrei: "Vogliamo che sia crocifisso". Rispose loro Pilato:
"Non è reo di essere crocifisso".
[5]
Guardando il circostante popolo ebraico, il preside vide che molti lacrimavano,
e disse: "Non tutta la moltitudine vuole ch'egli muoia". Gli anziani
dicono a Pilato: "E' per questo che noi e tutta questa moltitudine siamo
venuti, affinché muoia". Pilato disse agli Ebrei: "Che ha fatto per
morire?". Quelli gli risposero: "Ha affermato di essere figlio di Dio
e re".
[5,
1] Intervento di Nicodemo. Ma un Ebreo, Nicodemo, si presentò davanti al
preside e gli disse: "Ti supplico, misericordioso, ordinami di dire poche
parole". Pilato gli rispose: "Dì!".
Nicodemo
dice: "Agli anziani, ai sacerdoti, ai leviti e a tutta la moltitudine degli
Ebrei io dissi nella sinagoga: che avete con quest'uomo? Quest'uomo fa molti
segni e molte cose mirabili che nessun uomo ha mai fatto né può fare.
Lasciatelo e non vogliate comportarvi malamente contro di lui: se i segni che fa
sono da Dio, dureranno; se invece dagli uomini, si dissolveranno. Poiché anche
Mosè, inviato da Dio in Egitto, compì molti segni che Dio gli aveva ordinato
di compiere davanti al faraone, re d'Egitto; c'erano presenti i maghi curatori
Iamne e Mambre, ed anch'essi compirono i segni fatti da Mosè Ä non tutti però
Ä, e gli Egiziani ritennero Iamne e Mambre come dèi: ma i segni compiuti da
costoro non erano da Dio perciò perirono sia essi sia coloro che avevano ad
essi creduto. E ora lasciate quest'uomo: non è, infatti, degno di morte".
[2]
Gli Ebrei rispondono a Nicodemo: "Tu sei diventato suo discepolo e parli in
suo favore". Risponde loro Nicodemo: "Forse che il preside è
diventato suo discepolo perché parla in suo favore? Non l'ha forse costituito
Cesare in questa dignità?".
Gli
Ebrei fremevano e digrignavano i denti contro Nicodemo Dice loro Pilato:
"Perché, all'udire la verità, digrignate i denti contro di lui?".
Gli Ebrei risposero a Nicodemo: "Accetta pure la sua verità e abbi parte
con lui!". Nicodemo rispose: "Amen, amen, amen! Accetterò come
dite".
[6,
1] Testimonianza di un paralitico. Balzò fuori un altro Ebreo a pregare il
preside di permettergli una parola. Il preside gli dice: "Dì quello che
vuoi dire". E disse: "Da trentotto anni io giacevo infermo su di un
lettuccio, in un tremendo dolore. E all'arrivo di Gesù furono da lui guariti
molti indemoniati e colpiti da varie infermità. Alcuni giovani ebbero pietà di
me, mi presero sul lettuccio, e mi portarono davanti a lui. A questa vista, Gesù
ebbe pietà di me e mi disse le parole: "Prendi il tuo lettuccio e
cammina". E subito fui guarito. Presi il mio lettuccio e camminai".
Gli Ebrei dissero a Pilato: "Domandagli in quale giorno fu guarito".
Rispose: "Di sabato". Dicono gli Ebrei: "Non avevamo forse
avvertito che guarisce e scaccia i demoni di sabato?".
[2]
Altre testimonianze. Un altro Ebreo balzò fuori, e disse: "Io sono nato
cieco. Udivo la voce, ma non vedevo nessuno. Mentre Gesù passava, gridai a gran
voce: "Abbi pietà di me, figlio di David!". Ed ebbe pietà di me.
Pose le sue mani sui miei occhi e subito vidi".
Balzò
fuori un altro Ebreo, che disse: "Io ero gobbo e, con una parola, mi
raddrizzò". E un altro disse: "Io ero lebbroso, e mi guarì con una
parola".
[7,
1] Così una donna, di nome Veronica, da lontano gridò al preside: "Da
dodici anni avevo un flusso di sangue; toccai un lembo del suo vestito, e subito
il flusso del mio sangue si arrestò".
Dissero
gli Ebrei: "Abbiamo una legge che vieta alle donne di testimoniare".
[8,
1] Ed altri, una moltitudine di uomini e di donne, gridarono dicendo:
"Quest'uomo è un profeta, e i demoni gli sono soggetti". A coloro che
avevano affermato che i demoni sono soggetti, Pilato domanda: "E perché
non gli sono soggetti i vostri maestri?". Rispondono a Pilato: "Non
sappiamo". Altri risposero a Pilato: "E' perché suscitò da morte
Lazzaro, dopo che da tre giorni era nella tomba". Udendo queste cose,
Pilato ebbe paura e disse a tutta la moltitudine degli Ebrei: "Perché
volete versare sangue innocente?".
[9,
1] Ultimi tentativi di Pilato. Chiamato Nicodemo e i dodici uomini che avevano
affermato che egli non era nato da fornicazione, Pilato dice loro: "Che
debbo fare? Tra il popolo, infatti, c'è sommossa". Rispondono: "Noi
non sappiamo. Vedano loro".
Pilato
convocò nuovamente la moltitudine degli Ebrei e disse: "Sapete che presso
di voi c'è la consuetudine che per il giorno degli azimi io vi mandi in libertà
un prigioniero. Ho in carcere un notissimo prigioniero omicida che si chiama
Barabba, e Gesù detto Cristo nel quale non trovo alcun motivo di morte. Chi
volete ch'io vi mandi in libertà?". Tutti gridarono: "Mettici in
libertà Barabba".
Dice
loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù, detto Cristo?".
Tutti
esclamarono: "Sia crocifisso!". Dissero ancora gli Ebrei: "Non
sei amico di Cesare, se metti questo in libertà: giacché disse di essere
figlio di Dio e re. A meno che tu voglia che sia lui il re, e non Cesare".
[2]
Pieno di furore, allora disse loro Pilato: "La vostra stirpe fu sempre
sediziosa e voi foste contrari a coloro che erano favorevoli a voi". Gli
risposero gli Ebrei: "E chi sono coloro che ci sono favorevoli?". Dice
loro Pilato: "Il vostro Dio, che vi ha tolto dalla dura servitù degli
Egiziani, che vi ha condotto fuori dall'Egitto attraverso il mare come
attraverso una terra secca e nel deserto vi cibò con manna e pernici, e per voi
estrasse acqua da una pietra e vi dissetò, e vi diede una legge: in tutti
questi eventi avete irritato il vostro Dio e vi siete ricercato come dio un
vitello di metallo fuso. Avete esacerbato il vostro Dio, ed egli volle
uccidervi. Ma Mosè supplicò in vostro favore affinché non foste fatti morire.
E ora affermate ch'io odio il re!".
[3]
E alzatosi dal tribunale, volle uscire fuori. Ma gli Ebrei gridarono e dissero:
"Sappiamo che il re è Cesare e non Gesù. Anche i magi, infatti, gli
offrirono doni come a un re, ma Erode, udito dai magi che era nato un re, lo
volle uccidere. Saputo questo, suo padre, Giuseppe, prese lui e sua madre, e
fuggirono in Egitto. A questa notizia, Erode uccise i bambini ebrei che erano
nati in Betlemme".
[4]
All'udire queste parole, Pilato ebbe timore e, ordinato il silenzio tra il
popolo che gridava, domandò: "Dunque, questi è colui che era ricercato da
Erode?". Gli risposero: "E' questo!".
Presa
dell'acqua, Pilato si lavò le mani davanti al popolo dicendo: "Io sono
innocente del sangue di questo giusto. Vedete voi". Gli Ebrei gridarono di
nuovo, dicendo: "Il suo sangue su di noi e sui nostri figli!".
[5]
La sentenza. Poi Pilato ordinò di togliere il velo e disse a Gesù: "La
tua gente ti ha condannato come re. Per questo ho ordinato che prima tu sia
flagellato a motivo degli statuti dell'imperatore, e poi tu sia crocifisso in
croce".
[10,
1] Gesù in croce tra i ladroni.
Pilato
consegnò agli Ebrei Gesù flagellato, affinché fosse crocifisso, e con lui due
ladroni: uno aveva nome Disma, l'altro aveva nome Gesta. Quando giunsero al
luogo, lo spogliarono delle sue vesti, lo cinsero con un panno di tela e posero
sul suo capo una corona di spine. Appesero con lui i due ladroni: Disma a
destra, e Gesta a sinistra.
Gesù
diceva: "Padre, perdona loro, non sanno, infatti, quello che fanno".
I
soldati si divisero i suoi vestiti. E il popolo stava ad aspettare, mentre i prìncipi
dei sacerdoti e i loro giudici lo deridevano, dicendo tra sé: "Salvò gli
altri, ora salvi se stesso; se è figlio di Dio, discenda dalla croce". I
soldati lo schernivano inchinandosi davanti a lui, offrendogli aceto con fiele,
e dicendo: "Se sei il re degli Ebrei, libera te stesso!".
Dopo
la sentenza, Pilato aveva ordinato che il titolo fosse scritto in caratteri
ebraici, greci e latini, in base a quanto avevano detto gli Ebrei: "Questo
è il re degli Ebrei".
[2]
Uno dei ladri appesi, di nome Gesta, gli disse: "Se tu sei il Cristo libera
te stesso e noi". Ma Disma lo pose in imbarazzo, dicendo: "Neppure tu,
che sei in questa sentenza, temi Dio? Noi, infatti, riceviamo giustamente ed
equamente quanto abbiamo fatto. Ma costui non ha fatto nulla di male". E
diceva a Gesù: "Ricordati di me, Signore, nel tuo regno!". Gesù gli
rispose: "Ti dico, in verità, che oggi sarai con me in paradiso".
[11,
1] La morte. Era quasi l'ora sesta, quando apparvero le tenebre su tutta la
terra, si oscurò il sole, e il velo del tempio si stracciò nel mezzo, allorché
Gesù disse a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido il mio
spirito". E così dicendo, spirò.
Il
centurione vedendo quanto era accaduto, glorificò Dio, esclamando:
"Quest'uomo era giusto!". E tutti i popoli presenti a questo
spettacolo, visto l'accaduto, se ne ritornavano percotendo il loro petto.
[2]
Il centurione riferì poi al preside quanto era avvenuto. All'udire questo, il
preside e sua moglie furono molto rattristati; e in quel giorno né mangiarono né
bevettero. Convocati gli Ebrei Pilato disse loro: "Avete visto quanto è
avvenuto?". Risposero al preside: "Avvenne una comune eclisse di
sole".
[3]
Alla vista di queste cose, anche i suoi amici e le donne che l'avevano seguìto
dalla Galilea stavano lontani.
Ed
ecco un uomo di nome Giuseppe, membro della curia, uomo buono e giusto, che non
acconsentì né ai loro consigli né alle loro azioni, da Arimatea, città
ebrea, anch'egli in attesa del regno di Dio, andò da Pilato e chiese il corpo
di Gesù. E, depostolo dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo pose
nel suo sepolcro nuovo nel quale non era stato posto ancora nessuno.
[12,
1] Le autorità contro Giuseppe e Nicodemo. Gli Ebrei, udito che Giuseppe aveva
chiesto il corpo di Gesù, cercavano lui, quei dodici uomini che avevano
affermato che non era nato da fornicazione, Nicodemo e molti altri che erano
stati davanti a Pilato e avevano manifestato le sue opere buone.
Essendo
tutti nascosti, apparve loro soltanto Nicodemo, poiché era principe degli
Ebrei, e domanda a essi: "Come siete entrati nella sinagoga?". Gli
Ebrei gli rispondono: "E tu come sei entrato nella sinagoga, essendo
d'accordo con essi? Abbi la sua parte nel secolo futuro". Disse Nicodemo:
"Amen, amen, amen!".
Anche
Giuseppe, uscito fuori, disse loro: "Perché vi rattristate contro di me,
per il fatto ch'io ho chiesto il corpo di Gesù? Ecco che l'ho posto nella mia
tomba nuova, dopo averlo avvolto in un lenzuolo mondo, poi ho rotolato la pietra
all'ingresso della caverna. Non vi siete comportati bene verso un giusto, poiché
crocifiggendolo e perforandolo con la lancia non vi siete ricordati quanto è
stato profetato a suo riguardo".
[2]
Gli Ebrei, dunque, trattennero Giuseppe, ordinarono di custodirlo, a causa del
sabato, e gli dissero: "Sappi che l'ora non permette che si faccia qualcosa
contro di te giacché spunta il sabato. Sappi però che non sei neppure degno
della sepoltura, ma daremo le tue carni in pasto ai volatili del cielo e alle
bestie della terra".
Giuseppe
rispose loro: "Questo è il parlare superbo di Golia che bestemmiò il Dio
vivo contro il santo David. Ma Dio disse: "A me la vendetta, io ricompenserò",
dice il Signore. Con una stretta al cuore, Pilato prese dell'acqua e si lavò le
mani davanti al sole, dicendo: "Io sono innocente del sangue di questo
giusto; vedrete voi". Rispondendo a Pilato, avete detto: "Il suo
sangue su di noi e sui nostri figli! Ed ora temo che venga l'ira di Dio su di
voi e sui vostri figli come avete detto".
All'udire
queste cose, il cuore degli Ebrei si amareggiò e, preso Giuseppe, lo chiusero
in una camera senza finestra, alla porta misero delle guardie e posero i sigilli
alla porta del luogo ove era stato chiuso Giuseppe.
[3]
Il sabato mattina fecero un consiglio con i sacerdoti e i leviti per radunarsi
poi tutti dopo il giorno di sabato. Svegliatasi presto, tutta la moltitudine
prese consiglio, nella sinagoga, con quale morte l'avrebbero ucciso. Durante la
seduta ordinarono che, con molte ingiurie, fosse introdotto; ma, aperta la
porta, non lo trovarono. Tutto il popolo ne fu spaventato e preso da un enorme
stupore giacché i sigilli furono trovati intatti, e le chiavi le aveva Caifa. E
non osarono più mettere le mani su coloro che, davanti a Pilato, avevano
parlato in favore di Gesù.
[13,
1] Testimonianza delle guardie. Mentre sedevano nella sinagoga e altercavano a
proposito di Giuseppe, giunsero alcuni dei custodi che avevano richiesto da
Pilato per custodire il sepolcro di Gesù affinché non venissero a rubarlo i
suoi discepoli. E agli archisinagoghi, ai sacerdoti e leviti annunziarono quanto
era accaduto e come avvenne il grande terremoto, dicendo: "L'angelo del
Signore discese dal cielo, rotolò la pietra dall'ingresso della tomba e sedette
su di essa con un aspetto folgorante e i vestiti come la neve. E dalla paura noi
siamo diventati come morti. E abbiamo udito la voce dell'angelo che parlava alle
donne venute al sepolcro, dicendo: "Non temete, voi! So, infatti, che
cercate Gesù crocifisso. Non è qui! Risorse come aveva detto. Venite a vedere
il luogo dove era stato posto il Signore. E andate subito a dire ai suoi
discepoli che è risorto dai morti, e vi precederà in Galilea, come vi ha
detto"".
[2]
Gli Ebrei domandano: "A quali donne parlava?". I soldati rispondono:
"Non sappiamo che donne erano!". Gli Ebrei domandano: "Che ora
era?". I custodi rispondono: "Mezzanotte".
Gli
Ebrei domandano: "E perché non le avete prese?". I custodi
rispondono: "Dalla paura dell'angelo eravamo diventati come morti, e più
non speravamo di vedere la luce del giorno. E come potevamo prenderle?".
Gli Ebrei dicono: "Viva il Signore Dio! Non vi crediamo". I custodi
risposero agli Ebrei: "In quell'uomo avete visto tanti miracoli e non avete
creduto, come potete credere a noi che il Signore vive? Infatti, avete giurato
proprio bene che il Signore Gesù Cristo vive!". I custodi dicono ancora
agli Ebrei: "Abbiamo sentito che avete chiuso in carcere Giuseppe che ha
chiesto il corpo di Gesù, che avete posto i sigilli con i vostri anelli, e
quando poi avete aperto non l'avete più trovato. Dateci dunque Giuseppe e noi
vi daremo Gesù Cristo".
Gli
Ebrei risposero: "Giuseppe è andato ad Arimatea, la sua città". I
custodi dicono agli Ebrei: "E Gesù è in Galilea, come abbiamo udito
dall'angelo".
[3]
Udendo queste parole, gli Ebrei ebbero una grande paura e dicevano: "Che
non si divulghi questa notizia, e tutti credano in Gesù!". E gli Ebrei
fecero consiglio tra loro: tirarono fuori del denaro sufficiente e lo diedero ai
soldati, dicendo: "Dite: "Mentre noi dormivamo vennero i suoi
discepoli e l'hanno rubato". Se questo giungerà alle orecchie del preside,
noi lo rassicureremo e voi sarete tranquilli". I soldati, ricevutolo,
dissero come era stato loro intimato dagli Ebrei: e presso tutti si sparsero le
loro parole.
[14,
1] Gesù sul monte Mambre. Ma un certo sacerdote, Finee, il maestro Adda e il
levita Egia discesero dalla Galilea a Gerusalemme e riferirono agli
archisinagoghi, ai sacerdoti e ai leviti che avevano visto Gesù seduto e con
lui i suoi discepoli sul monte degli Ulivi, che si chiama Mambre, o Malech, e
diceva ai suoi discepoli: ""Andate in tutto il mondo, annunziate a
tutte le creature il vangelo del regno. Colui che crederà e sarà battezzato,
sarà salvo; colui invece che non crederà, sarà condannato. Questi sono i
segni che accompagneranno coloro che credono: nel mio nome scacceranno i demoni,
parleranno lingue nuove, prenderanno i serpenti e se berranno qualcosa di
velenoso non farà loro male, porranno le mani sui malati e guariranno".
Mentre Gesù così parlava ai suoi discepoli, lo abbiamo visto elevato in
cielo"
[2]
I sacerdoti, i leviti e gli anziani, dicono loro: "Date gloria al Dio di
Israele e confessategli se queste cose che avete narrato le avete udite e
viste". Quelli che avevano riferito, dicono: "Viva il Signore Dio dei
padri nostri, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe! Abbiamo udito e
abbiamo visto". Gli Ebrei gli domandano: "E' per questo che siete
venuti a darcene notizia, oppure siete venuti ad elevare una preghiera a
Dio;" Essi risposero: "Siamo venuti ad elevare una preghiera a
Dio". Gli anziani, i prìncipi dei sacerdoti e i leviti dicono loro:
"E se siete venuti ad elevare una preghiera a Dio, che cosa siete andati
mormorando davanti a tutto il popolo su questa stravaganza?".
[3]
Il sacerdote Finee, il maestro Adda e il levita Egia dicono agli archisinagoghi,
ai sacerdoti e ai leviti: "Se le parole che abbiamo detto su quanto abbiamo
visto e udito sono un peccato, ecco che siamo al vostro cospetto: fateci quanto
è bene ai vostri occhi".
Ed
essi, presa la legge, li fecero giurare di non raccontare più a nessuno quelle
cose. Poi diedero loro da mangiare e da bere, e li cacciarono fuori della città.
Dopo aver dato loro del denaro e tre uomini che li accompagnassero fino in
Galilea.
[4]
Angoscia delle autorità ebraiche. Allora, mentre quelli salivano nella Galilea,
gli Ebrei si consigliarono tra loro, si chiusero nell'archisinagoga e si
avvilivano con furore grande, dicendo: "Perché accadde questo segno in
Israele?". Anna e Caifa dicono: "Sono tristi le vostre anime? Dobbiamo
credere ai soldati che l'angelo del Signore discese dal cielo e rotolò la
pietra dalla porta della tomba? I suoi discepoli diedero molto oro a quelli che
custodivano il sepolcro e presero Gesù, e li ammaestrarono affinché dicessero:
"Dite che un angelo del Signore discese dal cielo e rotolò la pietra
dall'ingresso della tomba". Ignorate che agli Ebrei non è lecito credere
alcuna parola da stranieri? Quelli stessi che ricevettero da noi oro abbondante,
dissero come abbiamo loro insegnato".
[15,
1] Alla ricerca di Gesù sui monti. Ma Nicodemo, alzatosi, stette in mezzo al
consiglio, e disse: "Gli uomini discesi dalla Galilea non temono forse Dio,
non sono uomini di pace, odiatori della menzogna? Anch'essi raccontarono sotto
giuramento di avere visto Gesù sul monte Mambre che sedeva con i suoi
discepoli, che insegnava mentre essi udivano, e che lo videro elevato in cielo.
Nessuno li interrogò sul come è stato elevato in cielo. Come ci insegna la
Scrittura, i Libri Sacri, anche sant'Elia è stato elevato in cielo: Eliseo gridò
a gran voce ed Elia gettò la sua pelle di pecora sopra Eliseo; a sua volta,
Eliseo gettò la sua pelle di pecora sopra il Giordano e così passò e andò a
Gerico. E gli andarono incontro i figli dei profeti e gli dissero: "Dov'è
il tuo signore Elia?". E rispose: "E' stato elevato in cielo". E
dissero a Eliseo: "Lo ha rapito uno spirito e lo ha gettato su di una
montagna? Prendiamo piuttosto con noi i nostri figli e cerchiamolo".
Persuasero
Eliseo e andò con loro. Lo cercarono per tre giorni e tre notti, e non lo
trovarono perché è stato elevato. Ed ora, uomini, ascoltatemi: mandiamo in
tutto Israele, che Gesù non sia stato elevato in qualche luogo e sia stato
gettato in una montagna".
Questo
parlare piacque a tutti. Mandarono dunque in tutte le montagne di Israele a
cercare Gesù, e non lo trovarono. Trovarono invece Giuseppe d'Arimatea, ma
nessuno osò prenderlo.
[2]Missione
a Giuseppe d'Arimatea. Annunziarono agli anziani, ai sacerdoti e ai leviti:
"Abbiamo girato per tutte le montagne di Israele e non abbiamo trovato Gesù;
abbiamo invece trovato Giuseppe d'Arimatea". All'udire di Giuseppe, si
rallegrarono e diedero gloria al Dio di Israele. Gli archisinagoghi, i sacerdoti
e i leviti tennero consiglio sul modo con cui mandare da Giuseppe: presero un
foglio di carta e scrissero a Giuseppe. "Pace a te e a tutti i tuoi!
Abbiamo compreso di avere peccato verso Dio e verso te. Hai supplicato il Dio di
Israele e ti ha liberato dalle nostre mani. Degnati ora di venire dai tuoi padri
e dai tuoi figli, poiché siamo terribilmente tristi. Tutti noi ti abbiamo
cercato, dopo che, aperta la porta, non ti avevamo trovato. Sappiamo di avere
preso una cattiva deliberazione contro di te, ma il Signore ha rovesciato la
nostra deliberazione. Sei onorabile da tutto il popolo, o padre Giuseppe".
[3]
Da tutte le tribù scelsero sette uomini amici di Giuseppe, noti anche a lui
come amici, e gli archisinagoghi, i sacerdoti e i leviti dicono loro:
"Osservate. Se riceverà la lettera e la leggerà, certamente verrà con
voi da noi; se invece non la leggerà sappiate che macchina contro di noi:
salutatelo e ritornate in pace qui da noi". Li benedissero e li
congedarono.
Giunsero
in Arimatea da Giuseppe, lo adorarono con la faccia a terra e gli dissero:
"Pace a te e a tutti i tuoi!". Giuseppe rispose: "Pace a voi e a
tutto il popolo di Israele!". E gli diedero il rotolo della lettera.
Giuseppe prese la lettera, la lesse, se la strinse al petto, benedisse Dio e
disse: "Benedetto il Signore Dio che liberò Israele dallo spargere sangue
innocente! Benedetto Dio, che ha mandato il suo angelo e mi ha coperto con le
sue ali". Li baciò, preparò loro la mensa, mangiarono, bevettero e
dormirono.
[4]
Testimonianza di Giuseppe. Al mattino, quando si alzarono, Giuseppe preparò la
sua asina, andò con loro ed entrarono nella città santa, Gerusalemme. Tutto il
popolo andò incontro a lui acclamando e dicendo: "Pace al tuo ingresso,
padre Giuseppe!". Egli rispose: "La pace del Signore, a tutto il
popolo".
E
tutti lo baciarono. Pregarono con Giuseppe, e al vederlo avevano paura.
Nicodemo
lo ricevette in casa sua, fece un gran convito, e invitò in casa sua Anna e
Caifa, gli anziani, i prìncipi dei sacerdoti e i leviti. Assieme a Giuseppe
scherzarono, mangiarono, bevettero, e benedissero Dio; ognuno andò poi a casa
propria. Mentre Giuseppe rimase con Nicodemo.
[5]
Il giorno dopo era la vigilia; i sacerdoti, gli archisinagoghi e i leviti
vegliarono e andarono in casa di Nicodemo. Andò loro incontro Nicodemo, e disse
loro: "Pace a voi!". Gli risposero: "Pace a te e a Giuseppe, alla
tua casa e alla casa di Giuseppe". Nicodemo li introdusse in casa sua. Vi
fu una seduta di consiglio, e Giuseppe sedette in mezzo tra Anna e Caifa: e
nessuno osò dire parola.
Giuseppe
disse loro: "Perché mi avete chiamato?". Essi, con gli occhi, fecero
segno a Nicodemo di parlare a Giuseppe. Aperta la bocca, Nicodemo disse:
"Padre Giuseppe, sai che i venerabili maestri, i sacerdoti e i leviti
desiderano udire da te una parola". Giuseppe disse: "Domandate!".
[6]
Anna e Caifa, presa la legge, scongiurarono Giuseppe dicendo: "Da' gloria
al Dio di Israele e fa' a lui la confessione di non nasconderci alcuna
cosa". E gli dissero: "Ci ha rattristato molto che tu abbia chiesto il
corpo di Gesù, l'abbia avvolto in un panno puro e l'abbia posto in una tomba.
Per questo ti abbiamo rinchiuso nella camera ove non c'era alcuna finestra,
abbiamo chiuso a chiave e sulla porta abbiamo posto i sigilli; e, passato il
sabato, aperta la porta, non ti abbiamo trovato. Siamo quindi rattristati molto
e lo stupore ha invaso tutto il popolo di Dio. Perciò sei stato chiamato, ed
ora annunziaci quanto è accaduto".
[7]
Allora Giuseppe, disse: "Nel giorno della vigilia, verso l'ora decima, voi
mi avete rinchiuso e ivi rimasi per tutto il sabato. Giunta la mezzanotte,
mentre io ero dritto e pregavo, la casa dove mi avete rinchiuso è stata sospesa
ai quattro angoli e passò nei miei occhi un bagliore di luce. Tremante, caddi a
terra. Poi qualcuno mi alzò dal luogo ove ero caduto, mi inondò con abbondante
acqua da capo a piedi, pose un odore di unguento profumato alle mie narici, con
la stessa acqua mi ha sfregato la faccia come per lavarmi, mi ha baciato e mi ha
detto: "Giuseppe non temere! Apri i tuoi occhi e vedi chi è che ti
parla". Guardai e vidi Gesù; ma, tremante, pensavo trattarsi di un
fantasma. Gli parlai con la preghiera e con i precetti: ma lui recitava con me.
Gli dissi: "Tu sei rabbi Elia?". Mi rispose: "Io non sono
Elia". Dissi: "Chi sei, signore?". Mi rispose: "Io sono Gesù,
il cui corpo tu hai chiesto a Pilato e lo hai avvolto in un panno puro, e hai
messo un sudario sulla mia faccia, e mi hai posto in un sepolcro nuovo, e hai
arrotolato una pietra all'ingresso".
[8]
Allora dissi a colui che parlava: "Signore, fammi vedere dove ti ho
posto". E mi condusse e mi fece vedere il luogo ove lo avevo posto, il
panno che gli avevo messo e il sudario nel quale avevo avvolto la sua faccia: e
conobbi che era Gesù. Mi prese con la sua mano e, a porte chiuse, mi pose in
mezzo alla mia casa, mi mise sul mio letto e mi disse: "Pace a te!".
Mi baciò e mi disse: "Per quaranta giorni non uscire da casa tua. Ecco.
infatti, che vado in Galilea dai miei fratelli"".
[16,
1] Gli archisinagoghi, i sacerdoti e i leviti, udendo da Giuseppe queste parole,
diventarono come morti, caddero a terra e digiunarono fino all'ora nona.
Giuseppe e Nicodemo li pregarono dicendo: "Alzatevi e state dritti sui
vostri piedi, prendete del pane e irrobustite le vostre anime, giacché domani
è il sabato del Signore". Si alzarono, pregarono il Signore, mangiarono,
bevettero, e ognuno se ne andò a casa propria.
[2]
Testimonianza di Levi. Sabato, poi, i maestri e i dottori sedettero
interrogandosi l'un l'altro e dicendo: "Che è quest'ira che ci sovrasta?
Abbiamo, infatti, conosciuto suo padre e sua madre". Il maestro Levi disse:
"Conobbi i suoi genitori. Sono timorati di Dio, non si allontanano mai
dalla preghiera e danno le decime tre volte l'anno. E quando Gesù nacque, i
suoi genitori lo portarono in questo luogo e offrirono al Signore sacrifici e
olocausti. Anche Simeone, il grande maestro, lo prese tra le sue braccia,
dicendo: "Ora congeda in pace il tuo servo, Signore, secondo la tua parola,
giacché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato al cospetto
di tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele".
E
benedisse Maria, sua madre, e disse: "E' su questo bambino che ti
annunzio". Maria rispose: "Bene, o mio signore?". E Simeone
disse: "Bene!". Ed ancora: "Ecco che costui è posto in Israele
in rovina e risurrezione di molti, e in segno di contraddizione; e una spada
trapasserà la tua stessa anima, affinché si manifestino i pensieri di molti
cuori"".
[3]
Ma gli Ebrei dissero a Levi: "E tu come sai questo?". Levi rispose:
"Non sapete ch'io ho imparato la legge da lui?". Questi del consiglio
gli dissero: "Vogliamo vedere tuo padre". Interrogarono suo padre e
vennero a conoscenza di tutto; ed egli domandò loro: "Perché non avete
creduto a mio figlio? E' il beato e giusto Simeone che gli ha insegnato la
legge". Il consiglio dice a rabbi Levi: "Le parole che hai detto sono
vere".
Testimonianza
di Adda, Finee, Egia. Gli archisinagoghi, i prìncipi dei sacerdoti e i leviti
deliberarono: "Su, mandiamo in Galilea da quei tre uomini che vennero qui e
raccontarono della sua dottrina e assunzione, affinché ci riferiscano come
l'hanno visto assunto in cielo". Queste parole furono gradite a tutti.
[4]
Mandarono allora tre uomini in Galilea, dicendo: "Andate a dire a rabbi
Adda, a rabbi Finee e a rabbi Egia: "Pace a voi e ai vostri! Nel consiglio
sono state compiute molte ricerche su Gesù; perciò siamo stati inviati ad
invitarvi nel luogo santo, in Gerusalemme"".
Gli
uomini andarono in Galilea e li trovarono seduti che meditavano sulla legge. Si
salutarono in pace. Essi domandarono: "Perché siete venuti?". I
legati risposero: "Il consiglio vi invita nella città santa,
Gerusalemme". Quegli uomini, udito che erano cercati dal consiglio,
pregarono Dio, sedettero con gli altri uomini e mangiarono e bevettero con loro.
All'indomani, alzatisi, partirono per Gerusalemme, in pace.
[5]
Il giorno seguente si tenne consiglio, e li interrogarono dicendo:
"Veramente avete visto Gesù seduto sul monte Mambre mentre ammaestrava i
suoi discepoli e mentre fu assunto in cielo?". Rispose per primo il maestro
Adda: "Sì, l'ho proprio visto seduto sul monte Mambre che ammaestrava i
suoi discepoli; e una nube luminosa coprì lui e i discepoli con la sua ombra, e
poi egli salì in cielo, mentre i suoi discepoli pregarono con la faccia a
terra".
[6]
Chiamato il sacerdote Finee, interrogarono pure lui domandando: "Come hai
visto Gesù assunto?". Ed egli disse come l'altro.
Chiamarono
ancora il terzo, rabbi Egia, e lo interrogarono: egli rispose come il primo e il
secondo.
Testimonianza
del sinedrio. Quelli che erano in consiglio dissero: "La legge di Mosè
afferma che dalla bocca di due o tre testimoni è concluso ogni fatto".
Il
maestro Abude, uno dei dottori, affermò: "Nella legge sta scritto:
"Enoc camminò con Dio e fu trasferito, giacché Dio lo prese"".
Il
maestro Giairo disse: "Abbiamo udito della morte di san Mosè, ma non
l'abbiamo visto. Sta scritto, infatti, nella legge del Signore: "Dalla
bocca del Signore Mosè morì, ma nessun uomo conobbe, fino ad oggi, il suo
sepolcro"".
Il
rabbi Levi disse: "Per quale motivo rabbi Simeone disse: "Ecco che
costui è per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, e in segno di
contraddizione?"".
Il
rabbi Isacco disse: "Nella legge sta scritto: "Ecco ch'io mando il mio
angelo che preceda la tua faccia per custodirti, sulla buona strada, poiché ho
portato il suo nome nuovo"".
[7]
Conclusione di Anna e Caifa. Allora Anna e Caifa dissero: "Avete detto bene
che queste cose sono scritte nella legge di Mosè. Nessuno infatti ha visto la
morte di Enoc e nessuno ha ricordato il sepolcro di san Mosè. Ma Gesù parlò
con Pilato, lo abbiamo visto sotto i flagelli e ricevere sputi sulla faccia; i
soldati gli posero una corona di spine ed ebbe la sentenza da Pilato; poi è
stato crocifisso, gli diedero da bere aceto e fiele, e con lui sono stati
crocifissi anche due ladri, e il soldato Longino gli perforò il costato con la
lancia; il suo corpo fu chiesto dal nostro prezioso padre Giuseppe: poi risorse
e, a quanto dicono, tre maestri lo videro assunto in cielo. E rabbi Levi ha
testimoniato quanto è stato detto dal vecchio Simeone, cioè che è stato posto
a rovina e a risurrezione di molti in Israele, e quale segno di
contraddizione".
[8] Allora il maestro Dida, disse a tutta l'assemblea: "Se in Gesù si sono avverate tutte le cose che questi hanno testimoniato, ciò viene da Dio: non desti meraviglia ai vostri occhi". I prìncipi della sinagoga, i sacerdoti e i leviti dissero tra loro: "Nella nostra legge sta scritto: "Il suo nome sarà benedetto nei secoli; il suo luogo è anteriore al sole e alla luna; in lui saranno benedette tutte le tribù della terra e tutte le genti lo serviranno; i re verranno da lontano per adorarlo e magnificarlo"".
VANGELO
DI NICODEMO
(Discesa
di Gesù agli inferi)
II
Recensione
greca *
[1,
1] (17) Invito di Giuseppe. Disse Giuseppe: "E perché vi stupite che Gesù
sia risorto? Ciò non costituisce una meraviglia; la meraviglia sta invece nel
fatto che egli non sia risorto solo bensì siano risorti anche molti altri morti
e siano apparsi, in Gerusalemme, a parecchie persone. E se finora non conoscete
altri, conoscete almeno Simeon, che ricevette Gesù, e i suoi due figli che ha
fatto risorgere: almeno questi li conoscete. Li abbiamo, infatti, sepolti da
poco tempo, ed ora i loro sepolcri furono visti aperti ed essi sono vivi ed
abitano ad Arimatea".
Mandarono
allora degli uomini e videro le loro tombe aperte e vuote. Giuseppe esclamò:
"Andiamo a trovarli ad Arimatea".
[2]
Due risorti. Sorsero allora i sommi sacerdoti Anna e Caifa Giuseppe, Nicodemo,
Gamaliel ed altri con essi ed andarono ad Arimatea e trovarono coloro di cui
aveva parlato Giuseppe. Fecero dunque una preghiera, si salutarono l'un l'altro,
vennero con essi a Gerusalemme, li condussero nella sinagoga e sprangarono le
porte; poi posero nel mezzo l'Antico (Testamento) degli Ebrei e i sommi
sacerdoti dissero loro: "Vogliamo che giuriate per il Dio di Israele e per
Adonai, e diciate così la verità sul modo in cui siete risorti e su chi vi ha
fatto risorgere dai morti".
[3]
Udito ciò, gli uomini che erano risorti si fecero il segno della croce sul viso
e dissero ai sommi sacerdoti: "Dateci carta, inchiostro e penna!".
Allorché furono loro consegnati, essi si sedettero e scrissero così.
[2,
1] (18) Signore Gesù Cristo, risurrezione e vita del mondo, dacci la grazia di
potere parlare della tua risurrezione e delle meravigliose opere che tu hai
compiuto nell'Ade.
Abramo,
Isaia, Giovanni Battista. Allora abitavamo nell'Ade con tutti i morti
dell'eternità. E nell'ora di mezzanotte in quei luoghi oscuri sorse e
risplendette una luce come quella del sole, ne restammo tutti illuminati e ci
vedemmo l'un l'altro.
Subito
il nostro padre Abramo e con lui i patriarchi e i profeti furono ripieni di
gioia e dissero l'un l'altro: "Questa luce viene da un luminare
grande".
Il
profeta Isaia che era là presente disse: "Questa luce viene dal Padre, dal
Figlio e dallo Spirito santo, come ho profetizzato quando ero tra i vivi,
dicendo: "La terra di Zabulon e la terra di Neftali, il popolo seduto nelle
tenebre, vide una grande luce"".
[2]
Poi, dal deserto venne là in mezzo un asceta, e i patriarchi gli domandarono:
"Chi sei tu?". Egli rispose: "Io sono Giovanni, l'ultimo dei
profeti, colui che ha appianato le vie del figlio di Dio ed ha annunziato al
popolo la penitenza nella remissione dei peccati. Venne da me il figlio di Dio
e, vedutolo, da lontano, dissi al popolo: "Ecco l'agnello di Dio che toglie
il peccato dal mondo". Con le mie mani io lo battezzai nel fiume Giordano e
vidi, come colomba, lo Spirito santo discendere su di lui, e udii la voce di Dio
Padre che gli diceva: "Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono
compiaciuto". Per questo mi ha mandato anche da voi per annunziare che
l'unigenito figlio di Dio viene quaggiù affinché chiunque crede in lui sia
salvo, e chiunque non crede sia condannato. Dico quindi a tutti voi di venerarlo
tutti, non appena lo vedrete, giacché a voi, solo ora è concesso un tempo di
penitenza per voi, per gli idoli che avete venerato nel mondo vano e per i
peccati che avete commesso; ed è impossibile che questo capiti in un altro
tempo".
[3,
1] (19) Adamo e l'albero della misericordia. Mentre Giovanni stava così
ammaestrando quelli dell'Ade, il primo creato e il primo padre, Adamo, udì
anche lui e disse a suo figlio Set: "Set, figlio mio, voglio che tu dica ai
primi padri e ai profeti dove ti ho mandato allorché caddi nella malattia di
cui morii".
Disse
allora Set: "Profeti e patriarchi, udite! Mio padre Adamo, il primo creato,
allorché giunse alla fine mi mandò a compiere una preghiera a Dio,
nell'immediata vicinanza della porta del paradiso affinché fossi condotto da un
angelo all'albero della misericordia per prendere l'olio e ungere mio padre e
farlo risorgere dalla sua infermità. Ed è quanto io feci.
Dopo
la preghiera venne un angelo del Signore e mi disse: "Che cosa chiedi, Set?
Chiedi l'olio che fa risorgere gli infermi oppure l'albero dal quale scorre
quell'olio per l'infermità di tuo padre? Ciò ora non si può trovare. Vai
dunque e dì a tuo padre che dopo che saranno compiuti cinquemila e cinquecento
anni dalla creazione del mondo, discenderà sulla terra l'unigenito figlio di
Dio fatto uomo: egli lo ungerà con questo olio e risorgerà; con acqua e
Spirito santo monderà sia lui sia i suoi discendenti e allora guarirà da ogni
malattia. Ora però questo è impossibile"".
All'udire
questo i patriarchi e i profeti gioirono moltissimo.
[4,
1] (20) Alterco tra Satana e l'Ade. E mentre tutti si godevano questa gioia,
venne Satana, l'erede delle tenebre, e disse all'Ade: "O tu che divori
tutto e sei insaziabile, ascolta le mie parole! Per un mio artifizio gli Ebrei
hanno messo in croce un certo Gesù della stirpe degli Ebrei; egli chiama se
stesso figlio di Dio, ma è un uomo, ed ormai che è finito è pronto per essere
qui rinchiuso. So infatti ch'egli è un uomo e l'ho udito affermare:
"L'anima mia è terribilmente triste fino alla morte". Nel mondo di
sopra, allorché viveva con i mortali, mi ha fatto molto male. Ovunque trovava
dei miei servi, li perseguitava, e quelli che io avevo reso storpi, ciechi,
lebbrosi, zoppi, o simili, li guariva solo con una parola e diede vita a molti
che erano ormai pronti per essere sepolti, solo con la parola".
[2]
L'Ade disse: "E' proprio così possente da poter fare, con la sola parola,
cose del genere? E se è così, gli puoi tu resistere? A me pare che nessuno
potrà resistergli. Tu dici di avere udito che era timoroso della morte: ma egli
disse ciò per ridere e giocarsi di te, volendo afferrarti con mano forte. E
guai, guai a te in eterno, per sempre!".
Satana
rispose: "O tu che divori tutto e sei insaziabile, hai tanta paura per
quanto hai udito a proposito del comune nostro nemico? Io non ne ebbi paura, ma
lo consegnai in mano agli Ebrei che lo misero in croce e l'abbeverarono con
aceto e fiele. Preparati dunque ad afferrarlo fortemente allorché verrà".
[3]
L'Ade rispose: "O erede delle tenebre, figlio della perdizione, diavolo, tu
mi hai detto or ora che, con la sola parola, egli ha dato la vita a molti che
erano ormai pronti per essere sepolti: se ha liberato altri dal sepolcro, come e
con quale forza potrà essere egli trattenuto presso di noi?
In
verità, poco tempo addietro io inghiottii un morto di nome Lazzaro e dopo poco
tempo uno di tra i vivi lo strappò dalle mie viscere con la sola parola. Penso
che costui sia quello di cui tu hai parlato. Temo dunque che se lo riceviamo
qui, metteremo in pericolo anche gli altri. Io ho inghiottito tutti gli uomini
fin dall'inizio; ma ecco che sono agitati, ed io ho male alla pancia. Per me non
è un buon segno quel Lazzaro che mi è stato strappato: egli infatti fuggì da
me non come morto, ma come un'aquila; la terra lo respinse fuori istantaneamente
così. Ti scongiuro, perciò, per tutto ciò che è caro a te e a me, di non
condurlo quaggiù. Penso, infatti, che verrà qua per risuscitare tutti i morti.
Questo ti dico: in verità, per le tenebre che ci circondano, non portarlo
quaggiù se no in me non rimarrà più alcun morto".
[5,
1] (21) Aprite le porte! Mentre Satana e l'Ade parlavano così tra loro, ci fu
una voce grande come un tuono, che diceva: "Alzate le vostre porte, o prìncipi,
aprite le vostre porte eterne ed entrerà il re della gloria". L'Ade udì e
disse a Satana: "Esci e resistigli, se puoi!". Satana dunque venne
fuori, e l'Ade disse ai suoi demoni: "Rafforzate bene le porte bronzee,
tirate le spranghe di ferro, osservate tutte le chiusure, vigilate tutti i
punti. Se egli entra qui, guai a noi!".
[2]
Udito ciò, i primi padri incominciarono a disprezzarlo, dicendo: "O tu che
divori tutto e sei insaziabile, apri affinché possa entrare il re della
gloria!".
Il
profeta David disse: "Non sai, o cieco, che quando vivevo nel mondo
profetai questa parola: "Alzate le vostre porte, o prìncipi"?".
Isaia
disse: "Illuminato dallo Spirito santo io previdi e dissi: "I morti
risorgeranno e coloro che sono nelle tombe saranno svegliati e si rallegreranno
quanti si trovano sulla terra"; e: "Dov'è il tuo pungolo, o morte?
Dov'è la tua vittoria, o Ade?"".
[3]
Venne allora una voce che diceva: "Aprite le porte!".
Udita
questa voce per la seconda volta, l'Ade rispose come se non lo conoscesse,
dicendo: "Chi è questo re della gloria?". Gli angeli del padrone gli
risposero: "Un Signore forte e potente, un Signore potente in
guerra!".
A
queste parole, le porte bronzee furono subito infrante e ridotte a pezzi, le
sbarre di ferro polverizzate, e tutti i morti, legati in catene, furono liberati
e noi con essi. Ed entrò, come un uomo, il re della gloria e furono illuminate
tutte le tenebre dell'Ade.
[6,
1] (22) Satana legato fino alla seconda venuta. L'Ade gli gridò subito:
"Siamo stati vinti, guai a noi! Ma chi sei tu che hai una tale autorità e
potenza? Chi sei tu che, senza peccato, sei venuto qui? Tu che sembri piccolo e
puoi compiere grandi cose, sei umile e alto, servo e padrone, soldato e re, ed
eserciti la tua autorità sui morti e sui vivi? Tu sei stato inchiodato alla
croce, deposto nel sepolcro, e ora sei diventato libero ed hai sciolto tutta la
nostra potenza. Sei tu dunque Gesù del quale ci ha parlato l'archisatrapo
Satana e che per opera della croce e della morte sei in procinto di ereditare
tutto il mondo?".
[2]
Poi il re della gloria afferrò per il capo l'archisatrapo Satana e lo consegnò
agli angeli, dicendo: "Con catene ferree legategli mani e piedi, collo e
bocca! Poi datelo in potere dell'Ade dicendo: "Prendilo e tienlo fino alla
mia seconda venuta!"".
[7,
1] (23) Preso Satana, l'Ade gli disse: "O Beelzebul, erede del fuoco e del
tormento, nemico dei santi, che cos'è che ti ha costretto a determinare la
morte in croce del re della gloria sicché venisse qui a spodestarci? Guardati
attorno e osserva come a noi non è più rimasto alcun morto e come tutti quanti
avevi guadagnato per mezzo del legno della conoscenza, li hai persi tutti per il
legno della croce, e tutta la tua gioia s'è mutata in tristezza: mentre volevi
dare la morte al re della gloria, hai dato la morte a te stesso. Avendoti
ricevuto per tenerti ben sicuro, imparerai per esperienza quali mali addosserò
su di te.
[2]
O arcidiavolo, principio della morte, radice del peccato, compimento di ogni
male, che cosa hai trovato di male in Gesù che hai brigato per la sua
distruzione? Come hai osato compiere un male così grande? Come hai potuto
agognare di introdurre in queste tenebre un uomo simile lasciandoti togliere da
lui tutti coloro che sono morti fin dall'inizio?".
[8,
1] (24) Il re della gloria e Adamo. Mentre l'Ade così parlava con Satana, il re
della gloria stese la sua mano, afferrò e drizzò il primo padre Adamo; si
rivolse poi a tutti gli altri e disse: "Dietro di me voi tutti che siete
morti a causa del legno toccato da costui! Ecco, infatti, che io vi faccio
risorgere tutti per mezzo del legno della croce".
Così
dicendo li mandò tutti fuori, mentre il nostro primo padre Adamo fu visto pieno
di gioia, e disse: "Ti ringrazio per la tua grandezza, o Signore, avendomi
tratto fuori dal profondissimo Ade". Così tutti i profeti e i santi,
dissero: "Ti ringraziamo, o Cristo, salvatore del mondo, poiché hai tratto
fuori la nostra vita dalla corruzione".
[2]
Dopo che si erano espressi così, il salvatore benedisse Adamo con il segno
della croce sulla sua fronte, ed ugualmente fece per i patriarchi, i profeti, i
martiri, i primi padri e, presili, salì dall'Ade. E mentre egli proseguiva il
cammino, i padri lo seguivano salmodiando e dicendo: "Benedetto colui che
viene nel nome del Signore! Alleluia! A lui la gloria di tutti i santi".
[9,
1] (25) Incontro con due vegliardi. Proseguendo dunque il cammino verso il
paradiso, tenne per mano il primo padre Adamo e affidò lui e tutti i giusti
all'arcangelo Michele. E mentre entravano per la porta del paradiso, si fecero
loro incontro due vegliardi ai quali dissero i santi padri: "Chi siete voi
che non avete visto la morte né siete discesi nell'Ade, bensì dimorate in
paradiso in anima e corpo?".
Uno
di essi rispose: "Io sono Enoc, colui che fu gradito a Dio, dal quale fui
trasferito qui. E questo è Elia, il tesbita. Vivremo fino alla fine del mondo,
quando saremo mandati da Dio a resistere all'anticristo e ad essere uccisi da
lui. Ma anche a risorgere dopo tre giorni, a essere presi nelle nubi per andare
incontro al Signore".
[10,
1] (26) Incontro con il bhuon ladrone. Essi parlavano così allorché venne un
altro uomo umile portando egli pure una croce sulle spalle. A lui domandarono i
santi padri: "Chi sei tu dall'apparenza del predone?". Rispose loro:
"Come dite, nel mondo io ero predone e ladro, perciò gli Ebrei mi presero
e condannarono alla morte in croce insieme a nostro Signore Gesù Cristo. Quando
egli pendeva dalla croce, io, vedendo i segni che avvenivano, credetti in lui e
lo pregai dicendo: "Signore, non dimenticarmi allorché regnerai!". E
subito egli mi rispose: "Amen, Amen, io ti dico che oggi sarai con me nel
paradiso".
[2]
Portando dunque la mia croce, venni in paradiso, trovai l'arcangelo Michele e
gli dissi: "Il Signore nostro Gesù che fu crocifisso mi mandò qui;
conducimi perciò alla porta dell'Eden". Quando la spada fiammeggiante vide
il segno della croce, mi aprì ed entrai. Allora l'arcangelo mi disse:
"Aspetta un poco, giacché viene Adamo, il primo padre del genere umano,
con i giusti, anch'essi per entrare qui. Ed ora, vedendovi, vi sono venuto
incontro"".
Quando
i santi udirono queste cose, gridarono tutti a gran voce: "Grande è il
Signore nostro e grande è la sua potenza!"".
[11,
1] (27) I risorti battezzati nel Giordano. Noi due fratelli abbiamo visto e
udito tutte queste cose, e siamo stati mandati dall'arcangelo Michele e
incaricati di annunziare la risurrezione del Signore, ma prima ancora di andare
nel Giordano ed essere battezzati. Ove appunto ci siamo recati e siamo stati
battezzati con altri morti risorti. Poi siamo venuti a Gerusalemme e abbiamo
terminato la pasqua della risurrezione.
Ma
ora non possiamo intrattenerci oltre in questo luogo. L'amore di Dio Padre, la
grazia del Signore nostro Gesù Cristo e la comunione dello Spirito santo sia
con voi tutti.
[2]
Essi scrissero così, sigillarono i rotoli e ne diedero uno al sommo sacerdote e
l'altro a Giuseppe e Nicodemo.
E
subito sparirono, a gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Amen.
VANGELO
DI NICODEMO
(Discesa
di Gesù agli inferi)
II
Recensione
latina "A" *
[1,
1] (17) ** Invito di Giuseppe. Giuseppe s'alzò e disse ad Anna e Caifa:
"Veramente e giustamente vi meravigliate avendo udito che Gesù è stato
visto vivo dopo la morte e che è salito in cielo. Ma più meraviglioso è il
fatto che egli non risorse dai morti solo, ma ha risuscitato vivi, fuori dai
sepolcri, molti altri morti, e sono stati visti da molti in Gerusalemme. Ed ora
ascoltatemi: giacché tutti conosciamo il beato Simeone, sommo sacerdote, colui
che prese nelle sue mani il bambino Gesù, nel tempio. Questo Simeone ebbe due
figli, fratelli germani, e tutti noi siamo stati alla loro dormizione e alla
loro sepoltura. Andate, dunque, a vedere i loro sepolcri: sono aperti, poiché
essi risorsero, ed ecco che si trovano nella città di Arimatea ed abitano
insieme in preghiera. Si sentono gridare, ma non parlano con alcuno e sono
silenziosi come i morti. Ma, venite, andiamo da loro, e con ogni onore e
rispetto conduciamoli qui da noi. Scongiurandoli, forse, ci parleranno del
mistero della loro risurrezione".
[2]
Carino e Leucio risorti. All'udire queste cose, tutti si rallegrarono. Anna e
Caifa, Nicodemo, Giuseppe e Gamaliel andarono e non li trovarono nel loro
sepolcro. Ma proseguendo poi fino alla città di Arimatea, quivi li trovarono in
ginocchio e in preghiera. Li baciarono e poi, con ogni onore e nel timore di
Dio, li condussero a Gerusalemme, nella sinagoga. Chiusero le porte, presero la
legge del Signore, la posero tra le loro mani e li scongiurarono, per il Dio
Adonai e il Dio di Israele che ha parlato ai nostri padri per mezzo della legge
e dei profeti, dicendo: "Credete voi che Gesù vi abbia risuscitato dai
morti? Diteci come siete risorti dai morti".
[3]
Udito questo giuramento, i corpi di Carino e di Leucio fremettero, i loro cuori
furono turbati e gemettero. Assieme guardarono in cielo, con le dita si fecero
un segno di croce sulla lingua e subito presero a parlare dicendo: "Date a
ognuno di noi un rotolo di carta e scriveremo quanto abbiamo visto e
udito". Ricevutili, si sedettero e ognuno scrisse, dicendo:
[2,
1] (18) "Signore Gesù Cristo, risurrezione e vita dei morti, permettici di
parlare dei misteri divini della tua maestà, avveratisi dopo la tua morte in
croce, giacché siamo stati scongiurati per il tuo nome santo. Tu hai infatti
ordinato ai tuoi servi di non riferire ad alcuno i segreti della tua maestà,
quello che tu hai compiuto negli inferi.
Abramo
e Isaia. Mentre stavamo nella profonda caligine delle tenebre con tutti i nostri
padri, avvenne improvvisamente un aureo calore solare e una luce purpurea
splendette su di noi.
Immediatamente,
il padre di tutto il genere umano con tutti i patriarchi e profeti esultarono,
dicendo: "Questa luce è il principio della luce sempiterna che la luce
coeterna promise di trasmetterci".
Isaia
esclamò e disse: "Questa è la luce del Padre, del figlio di Dio, come
avevo predetto quand'ero vivo in terra: la terra di Zabulon e la terra di
Neftali al di là del Giordano, la terra della Galilea dei gentili, il popolo
che sedeva nelle tenebre vide una gran luce, e una luce risplendette tra coloro
che erano nella regione dell'ombra di morte. Ora giunse e risplendette per noi
che sediamo nella morte".
[2]
Il vecchio Simeone. E mentre tutti esultavano nella luce che risplendette per
noi, sopraggiunse nostro padre Simeone e disse esultante: "Glorificate il
Signore Gesù Cristo figlio di Dio, giacché, quando nacque bambino, io nel
tempio lo ricevetti tra le mie mani e spinto dallo Spirito santo, confessai e
dissi: ora i miei occhi hanno visto la tua salvezza che hai preparato al
cospetto di tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele". Tutta la moltitudine dei santi, udendo questo, esultava ancora di
più.
[3]
Giovanni Battista. Dopo di ciò venne uno che pareva un eremita, e tutti
l'interrogavano: "Chi sei tu?". Rispondendo loro, disse: "Io sono
Giovanni, voce e profeta dell'Altissimo, precorsi davanti alla sua venuta per
preparare le sue vie e dare al suo popolo la conoscenza della salvezza per la
remissione dei suoi peccati. E vedendolo venire a me, mosso dallo Spirito santo,
dissi: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. E lo
battezzai nel fiume Giordano, e vidi lo Spirito santo discendere sopra di lui
sotto l'apparenza di una colomba e udii una voce che diceva dal cielo: Questo è
il mio figlio diletto, nel quale mi compiaccio. Ed ora precorsi davanti a lui e
discesi ad annunziarvi che è imminente la sua visita: egli, oriente e figlio di
Dio, viene dall'alto su di noi che sediamo nelle tenebre e nell'ombra di
morte".
[3,
1] (19) Adamo e l'albero della misericordia. Quando il padre Adamo, colui che fu
creato per primo, udì queste cose, e cioè che Gesù era stato battezzato da
Giovanni nel Giordano, esclamò verso suo figlio Set: "Racconta ai tuoi
figli patriarchi e profeti tutto quanto hai udito dall'arcangelo Michele quando,
allorché ero malato, ti mandai alle porte del paradiso affinché supplicassi
Dio che ti inviasse un suo angelo per darti l'olio dell'albero della
misericordia per ungere il mio corpo".
Allora
Set, avvicinatosi ai santi patriarchi e profeti disse: "Io, Set, pregavo
Dio alle porte del paradiso, allorché mi apparve l'angelo del Signore, Michele,
dicendo: Io sono stato mandato a te dal Signore. Io sono costituito sopra il
corpo umano. E a te, Set, io dico: non affaticarti pregando e supplicando con le
lacrime per avere l'olio dell'albero della misericordia ed ungere così tuo
padre Adamo a causa del suo corpo dolorante. In nessun modo, infatti, potrai
attingere ad esso se non negli ultimissimi giorni e tempi, se non quando si
compieranno cinquemila e cinquecento anni".
[2]
Allora verrà sulla terra l'amabilissimo figlio di Dio a risuscitare il corpo di
Adamo e i corpi dei morti: al suo avvento, egli sarà battezzato nel Giordano.
Quando uscirà dall'acqua del Giordano, ungerà tutti coloro che credono in lui
con l'olio della sua misericordia: quello sarà olio di misericordia per la
generazione di coloro che nasceranno nella vita eterna dall'acqua e dallo
Spirito santo.
Poi
l'amabilissimo figlio di Dio, Cristo Gesù, discenderà dentro la terra e
introdurrà nel paradiso il padre nostro Adamo presso l'albero della
misericordia".
All'udire
da Set tutte queste cose, tutti i patriarchi e i profeti esultarono con grande
gioia.
[4,
1] (20) Alterco tra Satana e l'Infero. E mentre tutti i santi esultavano, ecco
che Satana, principe e duce della morte, disse all'Infero: "Preparati a
ricevere Gesù che si gloria di essere figlio di Dio, mentre è un uomo che teme
la morte, dicendo: L'anima mia è triste fino alla morte. Mi ha contrariato in
molti modi facendomi del male, e con la parola guarì molti ch'io avevo fatto
ciechi, storpi, sordi, lebbrosi e tormentati; e quelli ch'io ti avevo condotti
morti, questi egli li tirò fuori da te".
[2]
L'Infero rispose e disse al principe Satana: "Chi è costui che è così
potente, se è un uomo che teme la morte? Tutti i potenti della terra che tu mi
hai assoggettato e condotto qui con la tua potenza sono, infatti, rimasti
soggetti al mio potere.
Se
dunque tu sei potente, chi è quest'uomo Gesù che teme la morte e contraria la
tua potenza? Se nell'umanità è così potente, veramente ti assicuro che nella
sua divinità è onnipotente e nessuno può resistere al suo potere. E quando
dice di temere la morte, ti vuole sorprendere, e per te sarà un guaio per i
secoli sempiterni".
Rispondendo,
il principe del Tartaro, Satana, disse: "Perché tu dubiti e hai paura di
ricevere quel Gesù, mio e tuo avversario? Io, infatti, lo tentai e suscitai
contro di lui l'invidia e l'ira del mio antico popolo ebraico; ho appuntito la
lancia per colpirlo, ho mescolato fiele e aceto per dargli da bere, ho preparato
il legno per metterlo sulla croce e i chiodi per configgerlo, la sua morte è
imminente per condurlo a te, soggetto a te e a me".
[3]
L'Infero rispose e disse: "Tu mi hai detto che egli è quello che estrasse
da te i morti. Ci sono stati molti che mentre vivevano sulla terra hanno preso
dei morti da me, non però per mezzo del loro proprio potere, bensì per opera
di preghiera a Dio, e il loro Dio onnipotente li portò via da me. Chi è questo
Gesù che, senza preghiere, per mezzo della sua parola portò via da me dei
morti? Forse è quello stesso che con la parola del suo comando restituì alla
vita Lazzaro morto da quattro giorni, maleodorante e in dissoluzione, ch'io già
tenevo morto".
[4]
Satana, principe della morte, rispose dicendo: "E' proprio lui, Gesù".
Udendo questo, l'Infero gli disse: "Per la tua forza e la mia, ti scongiuro
di non addurlo qui da me. Io, infatti, quando udii il comando della sua parola
tremai, atterrito dalla paura, e i miei ministri furono tutti sconvolti con me.
Non abbiamo potuto trattenere lo stesso Lazzaro, ma scuotendosi con tutta
l'agilità e la celerità di un'aquila se ne salì, uscendo da noi; la stessa
terra che custodiva il corpo morto di Lazzaro lo restituì subito vivo. Di qui
io comprendo che quell'uomo che ha potuto fare questo, è un Dio forte nel suo
comando, potente tra l'umanità e salvatore del genere umano. Se l'addurrai qui
da me, libererà tutti coloro che sono chiusi in questo carcere crudele e legati
dalle catene dei peccati, e li condurrà alla vita eterna della sua divinità".
[5,
1] (21) Aprite le porte! E mentre il principe Satana e l'Infero parlavano così
tra loro, improvvisamente venne una voce come un tuono e un grido spirituale:
"O prìncipi, togliete le vostre porte, alzatevi, porte eterne, ed entrerà
il re della gloria". L'Infero, all'udire ciò, disse al principe Satana:
"Allontanati da me ed esci fuori dalle mie sedi: se sei un abile
combattente, lotta contro il re della gloria. Ma che relazione c'è tra te e
lui?".
E
l'Infero scacciò Satana fuori delle sue sedi. Ed ai suoi empi ministri,
l'Infero disse: "Chiudete le dure porte di bronzo e ponete su di esse le
sbarre di ferro, resistete con forza affinché noi che custodiamo la prigione
non siamo presi prigionieri".
[2]
Ma all'udire queste cose, tutta la moltitudine dei santi, con una voce di
rimprovero, disse all'Infero: "Apri le tue porte affinché entri il re
della gloria".
E
David esclamò dicendo: "Quando ero vivo, in terra, non vi ho forse
predetto: Diano gloria al Signore le sue misericordie e i suoi prodigi verso i
figli degli uomini poiché ha spezzato le porte di bronzo e infranto le sbarre
di ferro? Egli li ha liberati dalla via delle loro iniquità".
E
così anche Isaia disse: "Quando ero vivo, in terra, non vi ho forse
predetto: S'alzeranno i morti, risorgeranno quelli che sono nei sepolcri ed
esulteranno quelli che sono sulla terra, giacché la rugiada che viene dal
Signore è la loro guarigione? Io dissi ancora: Dov'è, o morte, il tuo aculeo?
Dov'è, o infero, la tua vittoria?".
[3]
Tutti i santi, udendo da Isaia queste cose, dissero all'Infero: "Apri le
tue porte. Ora tu sarai vinto, debole e impotente". E risuonò una gran
voce, come un tuono, che diceva: "O prìncipi, togliete le vostre porte,
alzatevi, porte infernali ed entrerà il re della gloria".
L'Infero,
vedendo che avevano gridato così per due volte, quasi non lo sapesse, domandò:
"Chi è il re della gloria?". Rispondendo all'Infero, David disse:
"Conosco le parole di questo grido, giacché io, per mezzo dello spirito,
ho vaticinato le stesse cose. Ed ora ti dico quanto ho già affermato prima: il
Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia, questi è il re della
gloria. Lo stesso Signore guardò dal cielo in terra per udire i gemiti dei
prigionieri e liberare i figli di coloro che sono stati uccisi. Ed ora,
sporchissimo e puzzolentissimo Infero, apri le tue porte affinché entri il re
della gloria".
[4]
Mentre David parlava così, in forma umana, sopraggiunse all'Infero il Signore
delle maestà: illuminò le tenebre eterne, sciolse i vincoli indissolubili e
l'ausilio della sua invincibile potenza visitò noi che sedevamo nelle tenebre
profonde dei nostri delitti e nell'ombra di morte dei nostri peccati.
[6,
1] (22) Cristo nella sede dell'Infero e della morte. A questa vista, l'Infero e
la morte, e gli empi loro ministri con i crudeli ufficiali, constatando un così
grande splendore nel loro regno, allorché videro improvvisamente Cristo nella
loro sede, ebbero paura ed esclamarono: "Siamo stati vinti da te!".
Chi
sei tu, mandato dal Signore per nostra confusione?
Chi
sei tu, che senza essere soggetto alla corruzione, nell'integra testimonianza
della tua maestà, condanni con furore il nostro potere?
Chi
sei tu, piccolo e grande, umile ed eccelso, soldato e imperatore, lottatore
mirabile sotto l'apparenza di servo, morto e vivo, re della gloria, che la croce
sostenne ucciso?
Tu
che giacesti morto nel sepolcro, sei disceso a noi vivo! Alla tua morte tremò
tutto il creato e sono state scosse tutte le stelle. Ed ora ecco che, libero tra
i morti, perturbi le nostre legioni.
Chi
sei tu che assolvi quanti, legati dal peccato originale, sono tenuti
prigionieri, e li restituisci alla primitiva libertà?
Chi
sei tu che con la tua splendida luce divina inondi coloro che sono accecati
nelle tenebre dei peccati?".
[2]
Anche tutte le legioni dei demoni scosse da una identica paura, nel terrore
della loro confusione, gridarono ad una sola voce: "Donde vieni tu, Gesù,
che sei un uomo così forte e così splendido nella maestà, così eccellente e
senza macchia e così immune da peccato? Il mondo terrestre, infatti, che finora
ci è sempre stato soggetto e pagava i tributi in nostro favore, non ci ha mai
trasmesso un uomo morto di questo genere, mai ha destinato agli inferi doni di
questo genere.
Chi
sei dunque tu che hai passato i nostri confini così intrepido, che non soltanto
non temi i nostri supplizi, ma cerchi pure di liberare tutti dalle nostre
catene? Forse tu sei quel Gesù del quale diceva il nostro principe, Satana,
che, dopo la tua morte in croce, avresti ricevuto il potere su tutto il
mondo".
[3]
Allora il re della gloria, calpestando la morte, afferrò il principe Satana e
lo consegnò in potere dell'Infero, e attrasse Adamo al suo splendore.
[7,
1] (23) Apostrofe dell'Infero a Satana. Allora l'Infero prese il principe Satana
e con molti rimproveri, gli disse: "O principe della perdizione e duce
dello sterminio, Beelzebub, irrisione degli angeli e sputo dei giusti, perché
hai voluto compiere queste cose? Hai voluto crocifiggere il re della gloria e al
suo decesso ci hai promesso un bottino così grande? Insipiente, tu ignoravi
quanto facevi. Ecco ormai che questo Gesù, con il fulgore della sua divinità,
disperde tutte le tenebre della morte, spezza le salde fondamenta delle carceri,
scaccia i prigionieri e scioglie coloro che sono legati. Ci insultano tutti
coloro che solevano sospirare sotto i nostri tormenti, alle loro suppliche
vengono espugnati i nostri imperi, vinti i nostri regni e nel genere umano non
c'è più alcuno che ci rispetti. E acerbamente ci minacciano i morti che mai
furono superbi verso di noi, i prigionieri che non riuscirono mai a essere
lieti.
[2]
O principe Satana, padre di tutti i cattivi, degli empi e dei rinnegati, perché
hai voluto agire così? Di coloro che dall'inizio fino ad ora avevano disperato
della salvezza e della vita, ora non si ode qui più alcun lamento, non risuona
più il loro gemito, né sui loro volti vi è più traccia di lacrime.
O
principe Satana, detentore delle chiavi degli inferi, quelle tue ricchezze che
avevi acquisite per mezzo dell'albero della prevaricazione e della perdita del
paradiso, ora le hai perdute per mezzo dell'albero della croce, ed è perita
tutta la tua gioia. Quando tu hai appeso questo Cristo Gesù, re della gloria,
hai agito contro di te e contro di me. Ora sperimenterai quanti tormenti eterni
e infiniti supplizi dovrai patire sotto la mia custodia sempiterna.
[3]
O principe Satana, autore della morte e fonte di ogni superbia, dovevi prima
indagare se vi era qualcosa di cattivo in questo Gesù: perché, senza alcun
motivo, ingiustamente, hai osato crocifiggere colui nel quale non avevi trovato
alcuna colpa, e hai condotto nella nostra regione un uomo innocente e giusto, e
hai perduto i colpevoli, gli empi e gli ingiusti di tutto il mondo?".
Satana
in luogo dei morti liberati. Mentre l'Infero così parlava al principe Satana,
il re della gloria disse all'Infero: "Il principe Satana sarà sotto il tuo
potere per tutti i secoli in luogo di Adamo e dei suoi figli, i miei
giusti".
[8,
1] (24) I morti liberati. E stendendo la sua mano il Signore disse: "Venite
a me, tutti voi, miei santi, che portate la mia immagine e somiglianza. Voi che
siete stati dannati a causa dell'albero, del diavolo e della morte, vedete ora
il diavolo e la morte dannati a causa dell'albero". Tutti i santi si
radunarono subito sotto la mano del Signore.
Presa
la mano destra di Adamo, il Signore gli disse: "Pace a te e a tutti i figli
tuoi, miei giusti.
Allora
Adamo, gettatosi alle ginocchia del Signore, lo pregava con lacrime e a gran
voce, dicendo: "Ti esalterò, Signore, poiché mi hai preso, non
permettendo che i miei nemici si rallegrassero su di me. Signore Dio, gridai a
te e tu mi hai sanato, o Signore: hai estratto dagli inferi l'anima mia, mi hai
liberato da coloro che discendono giù nel lago. Salmeggiate al Signore voi
tutti suoi santi e lodate la memoria della santità: poiché nella sua
indignazione c'è l'ira, ma nella sua volontà c'è la vita".
Così
pure tutti i santi di Dio, inginocchiati ai piedi del Signore, dissero
all'unisono: "Sei giunto, o redentore del mondo! Come avevi predetto per
mezzo della legge e dei tuoi profeti, così hai realmente fatto. Hai redento i
vivi per mezzo della tua croce e per mezzo della morte in croce sei disceso da
noi a toglierci dagli inferi e dalla morte per mezzo della tua maestà. Signore,
come hai posto in cielo il titolo della tua gloria e in terra hai eretto la tua
croce come titolo della redenzione, così poni nell'Infero il segno della
vittoria della tua croce, affinché più non domini la morte".
[2]
Stendendo la sua mano, il Signore fece il segno della croce sopra Adamo e sopra
tutti i suoi santi e, tenendo la destra di Adamo, salì dagli inferi seguìto da
tutti i santi.
Allora
il santo David gridò forte dicendo: "Cantate al Signore un cantico nuovo,
poiché ha compiuto cose mirabili. La sua destra portò salvezza per mezzo suo e
del suo santo braccio. Il Signore manifestò la sua salvezza, al cospetto delle
genti rivelò la sua giustizia".
E
tutta la moltitudine dei santi rispose dicendo: "Questa è la gloria di
tutti i suoi santi! Amen, alleluia".
[3]
Dopo di ciò, Abacuc profeta esclamò dicendo: "Sei venuto per la salvezza
del tuo popolo, per liberare i tuoi eletti". E tutti i santi risposero:
"Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Il Signore è Dio, e ci ha
illuminato. Amen, alleluia".
Dopo,
anche il profeta Michea esclamò dicendo: "Quale Dio è come te, Signore,
che tolga le iniquità e rimuova i peccati? Ed ora tu trattieni la tua ira
dimostrando così che tu sei spontaneamente misericordioso, ci perdoni e hai
misericordia di noi, assolvi tutte le nostre iniquità e hai immerso tutti i
nostri peccati nelle profondità del mare, come avevi giurato ai nostri padri
negli antichi giorni.
E
tutti i santi risposero dicendo: "Questo è il nostro Dio in eterno e nei
secoli dei secoli, egli ci reggerà per sempre. Amen, alleluia".
Così
parlarono tutti i profeti, riferendo parole sacre dalle loro lodi e anche tutti
i santi seguivano il Signore gridando: "Amen, alleluia".
[9,
1] (25) Incontro con Enoc ed Elia. Ed il Signore, tenendo per mano Adamo, lo
consegnò all'arcangelo Michele: e tutti i santi seguivano Michele arcangelo che
li introdusse nella grazia gloriosa del paradiso. E corsero loro incontro due
uomini onusti di giorni. Interrogati dai santi: "Chi siete voi che non
eravate morti con noi negli inferi e vi trovate in paradiso con il corpo?",
uno di essi rispose e disse loro: "Io sono Enoc e sono stato traslato qui
per mezzo della parola del Signore. Questo qui con me è Elia tesbita che è
stato assunto con il carro di fuoco. Fino ad ora non abbiamo gustato la morte,
siamo invece mantenuti fino all'avvento dell'anticristo per combattere contro di
lui con prodigi e segni divini, essere poi uccisi da lui a Gerusalemme ed
infine, dopo tre giorni e mezzo, essere nuovamente assunti vivi tra le
nubi".
[10,
1] (26) Il buon ladrone e la sua croce. Mentre Enoc ed Elia parlavano con i
santi, sopraggiunse un altro uomo dall'aspetto miserabile, portando sulle sue
spalle il segno della croce. Alla sua vista tutti i santi gli dissero: "Chi
sei tu? Il tuo aspetto infatti è quello di un ladro. E perché porti sulle
spalle il segno della croce?". Egli rispose loro e disse: "Avete detto
bene! Poiché sono stato un ladro e sulla terra ho fatto ogni genere di mali.
Gli Ebrei mi crocifissero con Gesù, vidi le cose mirabili che avvennero nel
creato quando Gesù fu crocifisso, credetti che egli era il creatore di tutte le
creature e il re onnipotente, e lo supplicai dicendo: Ricordati di me, Signore,
quando giungerai nel tuo Regno.
[2]
Subito egli accolse la mia supplica e mi disse: "in verità ti dico, oggi
sarai con me in paradiso. Mi diede poi questo segno della croce dicendo: Portalo
camminando in paradiso e, qualora l'angelo che custodisce il paradiso non ti
permettesse di entrare, mostragli questo segno della croce e digli: mi ha
mandato Gesù Cristo, figlio di Dio, che ora è crocifisso. Io feci così e
dissi all'angelo che custodisce il paradiso tutte queste cose. Udito ciò da me,
egli subito aprì, mi fece entrare e mi pose alla destra del paradiso, dicendo:
ecco, aspetta un poco, fino all'ingresso del padre di tutto il genere umano,
Adamo, con tutti i suoi figli santi e giusti, dopo il trionfo e la gloria
dell'ascensione di Cristo Signore crocifisso".
[3]
Udendo tutte queste parole del ladro, tutti i santi patriarchi e profeti dissero
a una sola voce: "Benedetto, o Signore onnipotente, padre dei beni eterni e
padre delle misericordie, che hai concesso una tale grazia ai tuoi peccatori e
li hai introdotti nuovamente nella grazia del paradiso e nei tuoi pingui
pascoli: questa è infatti la vera vita spirituale. Amen, amen".
[11,
1] (27) I risorti battezzati nel Giordano. Questi sono i misteri divini e sacri
che abbiamo visto e udito noi, Carino e Leucio. Non ci è concesso di narrare
gli altri misteri di Dio come ci ha ordinato l'arcangelo Michele, dicendo:
"Andate a Gerusalemme dai vostri fratelli e restate in preghiera
supplicando e glorificando la risurrezione del Signore Gesù Cristo che vi ha
risuscitato con se stesso dalla morte. Non parlerete con alcun uomo ma resterete
come muti fino a quando giunga l'ora in cui lo stesso Signore vi permetterà di
riferire i misteri della sua divinità".
[2]
L'arcangelo Michele ci ha ordinato di andare al di là del Giordano, in un luogo
ricco e fertile, dove sono molti che risorsero con noi a testimonianza della
risurrezione di Cristo Signore. Poiché, noi che siamo risuscitati dai morti,
abbiamo soltanto un permesso di tre giorni per celebrare in Gerusalemme la
pasqua del Signore con i nostri parenti vivi in testimonianza della risurrezione
di Cristo Signore. Siamo anche stati battezzati nel santo fiume Giordano e
ognuno di noi ha ricevuto una stola candida.
[3]
Al di là del Giordano. "Tre giorni dopo, celebrata la pasqua del Signore,
tutti coloro che erano risorti con noi, sono stati rapiti nelle nubi e portati
al di là del Giordano e non sono più stati visti da alcuno. A noi invece è
stato detto di perseverare in preghiera nella città di Arimatea.
Questo
è quanto il Signore ci ha ordinato di riferire a voi: date a lui lode e
ringraziamento, e fate penitenza affinché abbia misericordia di voi. Pace a voi
dallo stesso Signore Gesù Cristo, salvatore di tutti noi. Amen".
[4]
Quando terminarono di scrivere tutte queste cose in vari rotoli di carta, si
alzarono. Carino diede ciò che aveva scritto nelle mani di Anna, di Caifa e di
Gamaliel; e Leucio diede quanto aveva scritto nelle mani di Nicodemo e di
Giuseppe. E subito si trasfigurarono, diventando straordinariamente diafani e
non sono più stati visti. I loro scritti poi sono stati trovati uguali: neppure
una sola lettera vi era in più o in meno.
[5]
Udendo tutte queste mirabili cose dette da Carino e Leucio, tutti i membri della
sinagoga degli Ebrei dissero l'un l'altro: "Tutte queste cose sono state
fatte veramente dal Signore, e benedetto sia il Signore nei secoli dei secoli,
amen". E in grande fretta uscirono tutti tremanti, pieni di timore, e
percuotendosi il petto andarono ognuno a casa propria.
[6]
Tutte queste cose dette dagli Ebrei nella loro sinagoga furono subito riferite
al preside da Giuseppe e Nicodemo.
Lo
stesso Pilato scrisse tutte le cose che dagli Ebrei erano state fatte e dette a
proposito di Gesù e annotò tutti i fatti nei pubblici registri del suo
pretorio.
[12,
1] (28) Pilato, le autorità ebraiche e le Scritture. Dopo di ciò, Pilato andò
nel tempio degli Ebrei, radunò tutti i prìncipi dei sacerdoti, i grammatici,
gli scribi, i dottori della legge, ed entrò con essi nel sacrario del tempio;
ordinò che fossero chiuse tutte le porte e disse loro: "Abbiamo udito che
in questo tempio avete un grande armadio di libri. Vi prego perciò che sia
posto davanti a noi". E mentre questo armadio di libri ornato di oro e di
gemme preziose veniva portato da quattro ministri, Pilato disse a tutti:
"Vi scongiuro per il Dio dei vostri padri, che vi ha ordinato di edificare
questo tempio quale luogo del suo sacrario, di non tacermi la verità. Voi
sapete tutte le cose che sono scritte nei libri di questo armadio, e ora dite se
nelle Scritture avete trovato che questo Gesù, colui che avete crocifisso, è
il figlio di Dio che doveva venire per la salvezza del genere umano, ed entro
quanti anni doveva venire. Fatemi sapere se l'avete crocifisso coscientemente o
incoscientemente".
[2]
Così scongiurati, Anna e Caifa ordinarono che uscissero dal sacrario tutti
quelli che erano con loro; poi chiusero tutte le porte del tempio e del
sacrario, e dissero a Pilato: "Siamo stati scongiurati da te, giudice
eccellente, per la costruzione di questo tempio, di stenderti un resoconto
veritiero. Dopo che abbiamo crocifisso Gesù, ignorando che fosse il figlio di
Dio, e ritenendo che facesse prodigi in virtù di qualche incantesimo, abbiamo
tenuto una grande assemblea in questo tempio. E discutendo tra di noi a
proposito dei segni delle opere mirabili che aveva fatto Gesù, abbiamo trovato
molti testimoni della nostra stirpe che asseriscono di avere visto Gesù, vivo
dopo la sua passione e morte penetrare nell'alto dei cieli. Abbiamo visto anche
due testimoni che Gesù ha risuscitato dai morti i quali ci annunziarono le
molte cose mirabili fatte da Gesù tra i morti, cose che sono state scritte e
che sono nelle nostre mani.
[3]
Le autorità ebraiche riconoscono Gesù. E' nostra consuetudine che ogni anno,
aprendo questo sacro armadio di libri davanti alla nostra assemblea, cerchiamo
una testimonianza di Dio. Nel primo libro dei settanta abbiamo trovato che
l'arcangelo Michele ha parlato al terzo figlio del primo uomo, Adamo, di
cinquemila e cinquecento anni, dopo i quali sarebbe venuto dai cieli Cristo, il
dilettissimo figlio di Dio. Abbiamo considerato anche che forse era il Dio di
Israele che disse a Mosè: "Fatti un'arca dell'alleanza della lunghezza di
due cubiti e mezzo, della larghezza di un cubito e mezzo e dell'altezza di un
cubito e mezzo". In questi cinque cubiti e mezzo abbiamo inteso e
conosciuto la formazione dell'arca dell'antica alleanza, giacché entro
cinquemila e cinquecento anni doveva venire Gesù Cristo nell'arca del suo corpo
e abbiamo riscontrato che egli è lo stesso Dio di Israele, figlio di Dio.
[4]
Dopo la sua passione, stupiti dai segni che avvenivano per mezzo suo, noi
principi dei sacerdoti abbiamo aperto questa Bibbia e abbiamo indagato tutte le
generazioni fino alla generazione di Giuseppe, contando Maria madre di Cristo e
della stirpe di David, e abbiamo trovato che, dal tempo in cui Dio fece il cielo
e la terra e il primo uomo fino al diluvio vi sono 2212 anni; dal diluvio fino
alla erezione della torre vi sono 531 anni; dall'erezione della torre fino ad
Abramo vi sono 606 anni; da Abramo fino all'uscita dei figli d'Israele
dall'Egitto vi sono 470 anni; e dall'uscita dei figli d'Israele dall'Egitto fino
alla costruzione del tempio vi sono 511 anni; dalla costruzione del tempio fino
alla sua distruzione vi sono 464 anni; con la Bibbia di Esdra siamo giunti fino
a qui; indagando dall'incendio del tempio fino all'avvento di Cristo e alla sua
nascita abbiamo trovato che ci sono 636 anni. La somma totale è di 5500 anni,
secondo quanto abbiamo trovato scritto nella Bibbia, come aveva predetto Michele
arcangelo a Set, terzo figlio di Adamo: dopo 5500 anni sarebbe venuto Cristo, il
figlio di Dio.
[5]
Finora non l'abbiamo detto ad alcuno affinché non vi fossero dissensi nelle
nostre assemblee; ma ora che tu ci hai scongiurati, eccellente giudice, per
questo sacro armadio di libri, sulle divine testimonianze, te lo abbiamo
manifestato. A nostra volta ti scongiuriamo, per la tua vita e per la tua
salute, di non manifestare ad alcuno in Gerusalemme queste parole".
[13,
1] (29) Lettera di Pilato a Claudio imperatore. Udite queste parole di Anna e
Caifa, Pilato le ripose tutte tra gli atti del Signore e salvatore, nei pubblici
registri del pretorio, e scrisse una lettera a Claudio, re della città di Roma,
dicendo:
[2]
"Ponzio Pilato a Claudio suo re, salute.
Avvenne
or ora che, come io stesso provai, gli Ebrei punissero se stessi e i loro
posteri con una crudele condanna. Infatti Dio aveva dato la promessa ai loro
padri che avrebbe mandato loro dal cielo il suo santo che giustamente sarebbe
stato chiamato loro re, e aveva promesso che questo sarebbe stato mandato in
terra per mezzo di una vergine: questo dunque venne nella Giudea mentre io ero
preside. E avendo visto che dava luce ai ciechi, mondava i lebbrosi, guariva i
paralitici, metteva in fuga i demoni dagli uomini, risuscitava i morti,
comandava ai venti camminava a piedi asciutti sulle onde del mare, e faceva
molti altri segni miracolosi, tutto il popolo ebraico lo diceva figlio di Dio;
ma i prìncipi dei sacerdoti, presi da invidia contro di lui, lo catturarono e
me lo consegnarono. Mentendo ed asserendo una cosa per l'altra, dissero che
costui era un mago e agiva contro la loro legge.
[3]
Io credetti che le cose fossero così e, fattolo flagellare, lo consegnai al
loro arbitrio. Essi lo crocifissero, e quando fu sepolto gli posero le guardie.
Ma, mentre i miei soldati facevano la guardia, nel terzo giorno, egli risorse.
[4]
L'iniquità degli Ebrei però si accanì a tal punto da dare denaro ai miei
soldati, dicendo: "Dite che i suoi discepoli hanno rapito il suo
corpo". Ma, preso il denaro, non poterono tacere quanto era accaduto:
testimoniarono infatti di aver visto che egli era risorto e di avere ricevuto
denaro dagli Ebrei.
Ho
riferito queste cose affinché, qualora qualcuno mentisca, tu non ritenga giusto
credere alle menzogne degli Ebrei".
VANGELO
DI NICODEMO
(Discesa
di Gesù agli inferi)
II
Recensione
latina "B" *
[1,
1] (17) ** Adda, Finee ed Egia. Allora rabbi Adda, rabbi Finee e rabbi Egia, i
tre uomini che erano venuti dalla Galilea a testimoniare di avere visto Gesù
assunto in cielo, si alzarono in mezzo alla moltitudine dei prìncipi degli
Ebrei e, davanti ai sacerdoti e leviti convocati al consiglio del Signore,
dissero: "Mentre noi venivamo dalla Galilea verso il Giordano, ci si fece
incontro una moltitudine di uomini vestiti di bianco, che prima erano morti e
tra essi abbiamo visto anche Carino e Leucio. Si avvicinarono a noi, ci baciammo
l'un l'altro poiché erano stati nostri cari amici, e li interrogammo:
"Diteci, amici e fratelli, come mai quest'anima e questa carne? E chi sono
costoro ai quali vi accompagnate? E come avete il corpo voi che una volta siete
morti?".
[2]
Essi risposero dicendo: "Siamo risorti con Cristo dagli inferi. Egli stesso
ci ha risuscitato dai morti. Da questo voi comprendete che le porte della morte
e delle tenebre sono state distrutte e le anime dei santi sono state tolte di là
e sono salite in cielo con Cristo Signore. A noi infatti dallo stesso Signore è
stato ordinato di camminare per un determinato tempo lungo le sponde del
Giordano e sui monti, e di non farci vedere da tutti né parlare con tutti, ma
solo con coloro ai quali piacerà a lui. Anche ora non avremmo potuto né
parlare né apparire a voi, se non ci fosse stato permesso dallo Spirito
santo"". [3] Udendo queste cose, tutta la moltitudine presente al
consiglio fu atterrita dal timore e si meravigliava tremando e domandandosi se
tutto ciò che testimoniavano questi Galilei fosse realmente avvenuto.
Allora
Caifa e Anna dissero al consiglio: "Ora deve farsi chiaro su tutte le cose
che costoro hanno manifestato, dalla prima all'ultima. Se si dimostrerà vero
che Carino e Leucio sono vivi nel corpo e se noi li potremo contemplare con i
nostri occhi, vuol dire che è proprio vero ciò che questi hanno testimoniato:
quando li avremo trovati, ci assicureranno su di ogni cosa. Ma se così non
avverrà, sappiate che si tratta soltanto di menzogne".
[4]
Allora piacque loro di prendere subito la decisione di scegliere uomini idonei,
timorati di Dio, che sapevano quando quelli erano morti e conoscevano la tomba
ove erano stati sepolti, affinché facessero una diligente ricerca e vedessero
se le cose erano veramente come avevano sentito.
Andarono
dunque uomini, in numero di quindici, che avevano assistito alla loro morte,
erano andati con i loro piedi là ove era stati sepolti e avevano osservato i
loro sepolcri. Giunti che furono trovarono i loro sepolcri aperti e così quelli
di molti altri, ma non trovarono neppure i segni delle ossa o della loro
polvere.
Con
tutta fretta ritornarono per riferire quanto avevano veduto.
[5]
Turbati da un profondo timore, i membri di tutta la sinagoga dissero l'un
l'altro: "Che cosa si può fare?". Anna e Caifa proposero:
"Mandiamo là ove abbiamo udito che essi si trovano! Inviamo da loro uomini
tra i più nobili affinché li supplichino e scongiurino: forse si degneranno di
venire da noi".
Mandarono
dunque a loro, Nicodemo, Giuseppe e i tre rabbini galilei che li avevano visti,
affinché li pregassero di venire da loro. Questi andarono, percorsero tutta la
regione del Giordano e i monti, ma non trovandoli se ne stavano ritornando.
[6]
I risorti discendono dal monte Amalech. Quand'ecco improvvisamente apparire dal
monte Amalech una grande moltitudine che scendeva: erano quasi dodicimila uomini
risorti con il Signore. Pur riconoscendone molti, non poterono parlare con loro
a causa del timore e della apparizione angelica; se ne stavano quindi a guardare
e a sentire da lontano quelli che camminavano salmodiando e dicendo: "Il
Signore è risorto dai morti, come aveva detto. Esultiamo dunque e rallegriamoci
tutti, giacché egli regna in eterno".
Pieni
di ammirazione, quelli che erano stati inviati caddero a terra dalla paura; ma
un angelo del Signore li sollevò da terra e li avvertì di cercare Carino e
Leucio nelle loro case.
[7]
Carino e Leucio. Alzatisi, andarono alle loro case e li trovarono in preghiera.
Entrati da loro, si prostrarono a salutarli, poi si alzarono e dissero:
"Amici di Dio, tutta la moltitudine degli Ebrei ci ha inviati a voi, avendo
udito che siete risorti dai morti, per pregarvi e supplicarvi affinché vogliate
venire da essi, e possiamo così conoscere tutte le meravigliose opere di Dio
accadute vicino a noi, nei nostri giorni". Ad un cenno di Dio, essi subito
si alzarono, andarono con loro ed entrarono nella loro sinagoga.
Allora
la moltitudine degli Ebrei con i sacerdoti pose tra le loro mani i libri della
legge, e li scongiurarono per il Dio Heloi, per il Dio Adonai, per la legge e
per i profeti dicendo: "Diteci in che modo siete risorti dai morti e
narrate le cose mirabili accadute nei nostri giorni, cose che abbiamo mai udito
siano avvenute in alcun tempo. Dalla paura si sono già confuse e disseccate le
nostre ossa, e la terra trema sotto i nostri piedi: abbiamo infatti unito tutti
i nostri cuori per spargere un sangue giusto e santo".
[8]
Carino e Leucio fecero dei segni con le mani affinché fosse dato loro un rotolo
di carta e l'inchiostro. Si comportarono così perché lo Spirito santo non
aveva loro permesso di parlare con essi.
Dati
a ognuno dei fogli di carta, li separarono l'uno dall'altro in camere distinte.
Dopo aver fatto con le dita il segno della croce di Cristo, essi principiarono a
scrivere ognuno nel suo rotolo; e quand'ebbero finito, quasi all'unisono
esclamarono nelle loro camere: "Amen".
Alzatisi,
Carino diede il suo foglio a Anna e Leucio a Caifa, poi si salutarono e uscirono
ritornandosene ai loro sepolcri.
[9]
Allora Anna e Caifa aprirono il rotolo di carta e presero a leggere ognuno per
conto proprio. Ma tutto il popolo se l'ebbe a male; tutti gridavano:
"Leggeteci questi scritti pubblicamente! Dopo che saranno stati letti li
conserveremo affinché questa verità di Dio non sia mutata in una falsità
dall'accecamento degli immondi e bugiardi".
Allora
Anna e Caifa, tremanti, diedero il rotolo di carta a rabbi Adda, a rabbi Finee e
a rabbi Egia che erano venuti dalla Galilea e avevano annunziato che Gesù era
stato assunto in cielo: e tutta la moltitudine degli Ebrei confermò loro la sua
fiducia affinché leggessero questo scritto. Ed essi lessero il foglio di carta
contenente queste cose.
[2,
1] (18) "Io Carino. Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivo, permettimi
di parlare delle tue opere meravigliose che hai compiuto agli inferi.
Aprite
le porte! Dunque, mentre eravamo agli inferi incatenati nelle tenebre e
nell'ombra di morte, improvvisamente risplendette su di noi una grande luce e si
scossero l'inferno e le porte della morte. Si udì la voce del figlio del Padre
altissimo, come la voce di un tuono, che proclamava, dicendo: "Ritraete, o
prìncipi, le vostre porte, alzatevi, porte eterne! Si approssima ad entrare il
re della gloria, Cristo".
[2]
Venne allora Satana, il duce della morte, fuggendo atterrito mentre diceva ai
suoi ministri e agli inferi: "Correte, miei ministri e voi tutti inferi!
Chiudete le vostre porte, sistemate le sbarre di ferro, combattete con forza e
perseveranza, affinché non siamo presi e incatenati". Allora, furono
scossi tutti i suoi empi ministri e presero a chiudere, con ogni diligenza, le
porte della morte, ad accostare poco alla volta le serrature e le sbarre di
ferro, a tenere stretti in mano tutti i loro strumenti e a lanciare grida
terribili e spaventose.
[3,
1] (19) Colloquio tra Satana e l'Inferno. Allora Satana disse all'Inferno:
"Preparati a ricevere colui che ti condurrò". L'Inferno rispose a
Satana così: "Questa voce non può essere altro che il grido del figlio
del Padre altissimo, giacché al suono hanno tremato la terra e tutti i luoghi
dell'infero; penso perciò che io e tutti i miei lacci siamo già aperti. Ma ti
scongiuro, Satana, capo di tutti i mali, per le tue e le mie forze, di non
introdurlo qui da me, affinché mentre lo vogliamo catturare non siamo da lui
catturati. Ed infatti, se solo alla sua voce tutta la mia forza fu così
infranta, che pensi che farà quando giungerà di presenza?"
[2]
Satana, duce della morte, gli rispose: "Che hai da gridare? Non temere,
vecchio e pessimo amico! Io, infatti, ho aizzato contro di lui il popolo
ebraico, ordinai che fosse preso a schiaffi e già ho portato a termine il suo
tradimento ad opera di un suo discepolo. Inoltre, è un uomo che ha molta paura
della morte, e dalla paura disse: La mia anima è triste fino alla morte! L'ho
portato fino ad essa, giacché ora pende innalzato sulla croce".
[3]
Allora l'Inferno gli disse: "Se egli è colui che con una sola parola ha
fatto sfuggire dal mio seno, come un'aquila, Lazzaro morto da quattro giorni,
costui non è un uomo nella sua umanità, ma un Dio nella sua maestà. Ti
supplico di non addurlo qui da me".
Satana
gli rispose: "Comunque preparati, non avere paura! Ormai pende dalla croce,
e non posso fare diversamente". Allora l'Inferno rispose a Satana: "Se
dunque non puoi fare altro, ecco che si avvicina la tua rovina. Io resterò
abbattuto e senza onore, ma tu sarai tormentato sotto il mio dominio".
[4,
1] (20) Adamo e l'albero della misericordia. I santi di Dio udivano la
discussione tra Satana e l'Inferno. Sebbene essi non si conoscessero ancora
reciprocamente, erano ormai già in procinto di conoscersi.
Ma
il nostro santo padre, Adamo, rispose a Satana in questo modo: "Duce della
morte, di che cosa hai paura e tremi? Ecco che viene il Signore a distruggere
tutte le tue menzogne; tu sarai preso da lui e relegato per sempre".
[2]
Allora, tutti i santi udendo come la voce del padre nostro Adamo rispose con
fermezza a Satana, furono confermati nella gioia; corsero tutti dal padre Adamo
e si radunarono in quel posto attorno a lui. Vedendo tutta quella moltitudine,
il padre nostro Adamo prese a osservare accuratamente se tutti erano stati
procreati da lui nel mondo. E guardando tutto all'intorno gli astanti, versava
lacrime amarissime e volgendosi a suo figlio Set, disse: "Figlio Set,
racconta ai santi patriarchi e profeti quanto ti aveva detto il custode del
paradiso, allorché ti avevo mandato da lui a prendere dell'olio della
misericordia per ungere il mio corpo malato".
[3]
Egli, allora, rispose: "Quando, davanti alle porte del paradiso, con le
lacrime, ho pregato e supplicato il Signore e chiamai il custode del paradiso
affinché mi desse dell'olio, uscì l'arcangelo Michele e mi disse: Set, perché
stai piangendo? Sappi bene che tuo padre Adamo non riceverà, ora, di quest'olio
della misericordia, ma dopo molte generazioni nel mondo. Il dilettissimo figlio
di Dio verrà, infatti, dal cielo nel mondo, sarà battezzato da Giovanni nel
fiume Giordano, ed allora tuo padre Adamo riceverà di quest'olio della
misericordia e così tutti coloro che credono in lui. E il regno di coloro che
credettero in lui resterà nei secoli".
[5,
1] (21) Isaia, Giovanni Battista e David. All'udire queste cose, tutti i santi
esultarono nuovamente nella gioia. E uno dei presenti, di nome Isaia, proclamò
a gran voce: "Padre Adamo e voi tutti che lo circondate, udite le mie
parole. Quand'ero in terra, sotto l'ammaestramento dello Spirito santo, a
proposito di questa luce, ho cantato profeticamente: il popolo che sedeva nelle
tenebre, vide una gran luce, per gli abitatori della regione dell'ombra di
morte, sorse una luce".
Udita
questa voce, il padre Adamo e tutti gli altri si voltarono a lui e gli
domandarono: "Tu chi sei? Sono, infatti, vere le cose che dici!". Egli
rispose dicendo: "Il mio nome è Isaia".
[2]
Apparve allora un altro presso di lui dall'aspetto di eremita. Essi
l'interrogarono dicendo: "Chi sei tu che porti sul corpo tali segni?".
Egli rispose con fermezza: "Io sono Giovanni Battista, voce e profeta
dell'Altissimo. Io ho proceduto davanti alla faccia dello stesso Signore per
ridurre in strade pianeggianti i sentieri deserti e tortuosi. Con il mio dito ho
indicato ai gerosolimitani l'agnello del Signore e il figlio di Dio, e l'ho
glorificato.
L'ho
battezzato nel fiume Giordano, e ho udito la voce del Padre che risuona dal
cielo proclamando a suo riguardo: Questo è il mio figlio diletto, nel quale mi
sono compiaciuto. Da lui io ricevetti la promessa che egli sarebbe disceso agli
inferi".
Allora
il padre Adamo, all'udire queste cose, gridò a gran voce esclamando:
"Alleluia!". Che significa: "Il Signore viene per tutte le
case!".
[6,
1] (22) Poi un altro dei presenti, di nome David, che incedeva con le insegne
quasi fosse imperatore, proclamò: "Quando ero in terra rivelai al popolo
gli arcani della misericordia di Dio e della sua visita e, riferendomi a tutti i
secoli, profetizzai le gioie future, dicendo: Diano gloria a Dio le sue
misericordie e le sue opere meravigliose per i figli degli uomini, poiché spezzò
le porte di bronzo e frantumò le sbarre di ferro".
Allora
i santi patriarchi e profeti incominciarono a conoscersi l'un l'altro e a
parlare ognuno delle proprie profezie. Il santo Geremia incominciò dunque a
ripensare le sue profezie e a dire ai patriarchi e profeti: "Quand'ero in
terra ho profetato sul figlio di Dio che apparve sulla terra e si intrattenne
con gli uomini".
[2]
Tutti i santi esultarono, allora, per la luce del Signore, per la presenza del
padre Adamo e per le risposte di tutti i patriarchi e profeti, ed esclamarono:
"Alleluia, benedetto colui che viene nel nome del Signore!".
Tanto
che al loro grido di gioia Satana ebbe paura e cercò una via di scampo. Ma non
gli fu possibile perché l'Inferno e i suoi ministri lo tenevano nell'inferno
avvinto e vigilato da ogni parte, e gli dicevano: "Di che hai paura? Noi
non ti lasciamo uscire di qua, in alcun modo. Ricevi queste cose, delle quali
sei ben degno, da colui contro il quale tu combatterai ogni giorno; in caso
contrario, sappi che sarai da lui incatenato e assoggettato alla mia
vigilanza".
[7,
1] (23) E risuonò nuovamente la voce del figlio del Padre altissimo, come il
fragore di un grande tuono, che diceva: "Togliete, o prìncipi, le vostre
porte, alzatevi, o porte eterne, ed entrerà il re della gloria".
Allora
Satana e l'Inferno gridarono, dicendo: "Chi è questo re della
gloria?". E la voce del Signore rispose loro: "Il Signore forte e
potente, il Signore potente in battaglia".
[2]
Il buon ladrone e la sua croce. Dopo questa voce venne un uomo, avente l'aspetto
di un ladro, che portava una croce sulle spalle e dal di fuori gridava, dicendo:
"Apritemi affinché io possa entrare". Satana gli dischiuse un poco la
porta introducendolo nell'interno del recinto, e subito la chiuse alle sue
spalle. Tutti i santi lo videro splendente, e subito gli domandarono: "Il
tuo aspetto è quello di un ladro. Indicaci che cos'è che tu porti sulla
schiena". Egli rispose umilmente: "Veramente sono stato un ladro in
tutto e per tutto, e gli Ebrei mi appesero a una croce con il mio Signore Gesù
Cristo, figlio del Padre altissimo. Io poi sono venuto qui prima di lui: egli
stesso viene subito dopo di me".
[3]
Allora il santo David, acceso d'ira contro Satana innalzò forte la voce
proclamando: "Apri, abiettissimo, le tue porte, affinché entri il re della
gloria".
Similmente
insorsero contro Satana tutti i santi di Dio e volevano afferrarlo e dividerlo
tra loro. Nuovamente si udì gridare dentro: "Togliete, o prìncipi, le
vostre porte, alzatevi, o porte eterne, ed entrerà il re della gloria".
A
quella voce chiara e distinta l'Inferno e Satana interrogarono nuovamente,
dicendo: "Chi è questo re della gloria?". E da quella mirabile voce,
fu detto loro: "Il Signore degli eserciti è il re della gloria".
[8,
1] (24) Satana legato. Ed ecco che improvvisamente l'Inferno si scosse, si
infransero le porte della morte, si frantumarono le serrature, si spezzarono le
sbarre di ferro e caddero a terra, e si aprì ogni cosa. Satana rimase in mezzo
confuso e avvilito con i piedi avvinti da un ceppo.
[2]
Ed ecco il Signore Gesù Cristo venire nello splendore di una luce eccelsa,
mansueto, grande e umile, portando in mano una catena: la avvinse al collo di
Satana, gli legò le mani dietro la schiena, lo scaraventò all'indietro nel
Tartaro e gli mise il suo santo piede sulla gola, dicendo: "Per tutti i
secoli hai fatto tanti mali, non ti sei arrestato in alcun modo. Oggi ti affido
al fuoco eterno"
[3]
E chiamato immediatamente l'Inferno, gli ordinò: "Prendi questo pessimo e
perverso soggetto e tienilo sotto la tua custodia fino al giorno in cui te
l'ordinerò io".
Egli
lo prese dai piedi del Signore e piombò con lui nel profondo dell'abisso.
[9, 1] (25) Il re della gloria e Adamo ed Eva. Allora il Signore Gesù, salvatore di tutti, mitissimo e pio, salutò benevolmente Adamo e gli disse: "Pace a te, o Adamo, con i tuoi figli, per tutti i secoli dei secoli. Amen". Allora il padre Adamo si prostrò ai piedi del Signore e alzatosi baciò le sue mani e pianse dirottamente testimoniando a tutti e dicendo: "Ecco le mani che mi hanno plasmato!".
Diceva
poi al Signore: "Sei giunto, o re della gloria, a liberare gli uomini e ad
aggregarli al tuo regno perpetuo!".
Allora
la nostra madre Eva, si prostrò allo stesso modo ai piedi del Signore e
alzatasi baciò le sue mani, versò copiose lacrime, testimoniando a tutti e
dicendo: "Ecco le mani che mi hanno plasmato!".
[2]
Allora tutti i santi, adorando lo acclamarono dicendo: "Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Il Signore Dio ci illuminò. Amen per tutti i
secoli. Alleluia nel mondo senza fine: lode, onore, virtù e gloria perché sei
venuto dall'alto a visitarci".
E
si radunarono sotto le mani del Signore cantando sempre alleluia e godendo
insieme della gloria.
[3]
Il morso e la croce. Allora il Salvatore esaminò tutto attentamente e diede un
morso all'Inferno. Poi con rapidità, ne gettò una parte nel Tartaro e una
parte portò seco in alto.
[10,
1] (26) Allora tutti i santi di Dio pregarono il Signore di lasciare presso gli
inferi il segno della vittoria, cioè la santa croce, affinché i perversi suoi
ministri non riescano a trattenere come colpevole uno che è stato assolto dal
Signore.
E
così avvenne. Il Signore pose la sua croce in mezzo all'inferno quale segno di
vittoria, e vi rimarrà in eterno.
Poi
siamo usciti tutti di lì con il Signore, abbandonando nel Tartaro Satana e
l'Inferno. A noi e a molti altri fu ordinato di risorgere con il corpo per
rendere nel mondo testimonianza della risurrezione del Signore nostro Gesù
Cristo e di quanto è avvenuto negli inferi.
[2]
Queste, fratelli carissimi, sono le cose che abbiamo visto e che sotto
giuramento vi testimoniamo, e testifica con noi colui che per noi è morto e
risorto. Giacché, come è stato scritto, così avvenne in tutto e per
tutto".
[11,
1] (27) Angoscia e pentimento degli Ebrei. Ma allorché il foglio di carta fu
letto interamente tutti coloro che avevano udito caddero bocconi e piangendo
amaramente si percuotevano il petto con violenza gridando: "Guai a noi!
Perché a noi miseri capitò questo? Fugge Pilato, fugge Anna e Caifa, fuggono i
sacerdoti e i leviti e anche il popolo ebraico piangendo ed esclamando: Guai a
noi i miseri che abbiamo versato sulla terra un sangue santo!".
[2]
Per tre giorni dunque e per tre notti non assaggiarono pane e acqua, né alcuno
di loro ritornò nella sinagoga. Il terzo giorno, radunato il consiglio, fu
letto il foglio di carta di Leucio: in esso non fu trovata neppure una sillaba
in più o in meno di quanto conteneva lo scritto di Carino.
[3]
Allora la sinagoga fu commossa, tutti piansero per quaranta giorni e quaranta
notti, aspettando da Dio la rovina e la vendetta divina. Ma quel pio e altissimo
misericordioso non li distrusse immediatamente, per dar loro un comodo spazio di
penitenza.
Queste, fratelli carissimi, sono le testimonianze di Carino e di Leucio su Cristo figlio di Dio e sulle sue sante gesta negli inferi. A lui rendiamo tutti lode e gloria per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.
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